Gli echi dell’omelia sul sagrato della chiesa

Acerenza, Domenica 16 novembre 2008.

La cattedrale piano piano si svuota dopo la messa delle undici. C’è un tenue sole d’autunno sul sagrato della Chiesa. L’omelia di Don Giuseppe Nardozza è stata incisiva. A ciascuno di noi il Signore ha dato dei talenti, cioè un tempo e delle opportunità. Le utilizziamo produttivamente per far crescere la nostra Chiesa e la nostra comunità civile?

Rina Travascio, presidente dell’AC parrocchiale, tenta una sintesi: ” Volendo tentare un bilancio credo che nella nostra comunità c’è disponibilità, impegno e partecipazione. La nostra comunità è vivace ed attiva, nonostante che la comunità sia piccola. Va comunque registrato un indice di dispersione  nel senso che le attività non sempre risultano ispirate ad un coerente progetto pastorale in ambito ecclesiale o ad una puntuale programmazione nella dimensione civile.”

Anna Rita Ianniello: “Io vivo fuori Acerenza e francamente ogni volta che torno ho una strana sensazione come di decellerazione. Faccio fatica ad ambientarmi in una comunità dai ritmi lenti, una comunità che mi appare dormiente. Francamente alcuni anni fa quando io ero inserita nella dimensione ecclesiale e civile di Acerenza la comunità era molto più dinamica”.

Don Giuseppe Nardozza: Negli ultimi tempi  le nostre parrocchie stanno recuperando  un certo dinamismo, c’è però ancora molto da fare soprattutto per vincere una sorta di propensione a farsi da parte a non partecipare, una indisponibilità  difficile da interpretare io la ricondurrei alla paura di esporsi.

Anna Rita: “Bisogna aiutare le persone a riconoscere i propri sentimenti, a consapevolizzare le motivazioni  che sottendono alle loro scelte relazionali, occorre dare senso alla propria disponibilità perchè la nostra azione sia funzionale ai dinamismi della vita ecclesiale e civile.”

Rosalba Bochiccio: “Personalmente io avverto la positività della partecipazione alla dimensione ecclesiale dove la persona è accolta, ed aiutata a crescere, ciononostante va segnalata la situazione di profonda emrginazione e di solitudine nella quale vivono diverse persone della nostra comunità che trovandosi in una situazione di disagio o di difficoltà relazionale non riescono ad esprimere una disponibilità alla partecipazione. La sofferenza che si accompagna alla solitudine di queste persone non può non pesare sulla coscienza di noi cristiani. Aiutandoli ad inserirsi potremmo scoprire anche in essi una grande ricchezza interiore. Anche quelli sono dei talenti  che noi colpevolmente abbiamo sotterrato e di essi il Signore ci chiederà conto.”

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