La politica come “servizio” e non come “privilegio”

Pensare al “bene comune” non è un segno di debolezza ma d’umanità e giustizia. Pensiamo a quanti politici in questo momento stanno pronunciando valanghe di parole sulle quali da sempre si appuntano critiche, ironie, giudizi di merito e di metodo. Parole però che solo di rado consolano e spesso inquietano. Si tratta di una spezia da maneggiare con cautela perché, come tutti i sentimenti, se in eccesso, genera sdolcinature insopportabili, eccessi enfatici, retorica emotiva, arroganza. Via le caste, via i privilegi, questo è il semplice rumore che sale insistente dalla società civile; ormai la politica non può più fare a meno di ascoltare i sentimenti le opinioni e le ragioni della gente e di questa ns società purtroppo in crisi d’identità e di valori. Eppure non solo nelle relazioni quotidiane ma anche negli ambienti religiosi, non si deve amputare la partecipazione alla vita politica, anche appassionata. Non si vive solo di comunicazioni asettiche come quelle delle stazioni ferroviarie o degli aeroporti. Nell’esistenza ci sono momenti in cui bisogna sì essere modesti, ma farsi valere secondo i propri meriti portando avanti i propri valori e non rimanere di bronzo di fronte alle storture della società. Ci sono verità che suppongono una loro difesa e un’adesione fremente e non un assenso freddo come ad un teorema geometrico. Mi piace citare un passo della bibbia: “Gli abitanti della città somigliano a chi li governa (Sir 10,2)”. Chè sferzata se considerassimo la classe politica del nostro passato! Ma chè bella sfida nella speranza di una politica finalmente plasmata ad immagine di una società fatta di valori “Veri”. La visione ideologica dell’antichità presumeva che i filosofi e politici avessero la capacità di elevarsi fino alla divinità, mentre la gente semplice dovesse accontentarsi e vivere ad un livello inferiore. Il Cristianesimo ha per fortuna capovolto questa visione e insegna che la santità e la rettitudine non consistono in una qualche sovrumana grandezza o in qualche talento superiore.Ecco come uscire dal pantano e dalla paralisi di valori. In Italia la religione cattolica dovrebbe essere nei fatti una sorta di religione ufficiale, e forse intrecciarsi con i gradi più alti dello Stato. E’ vero! La Chiesa scongiura questo pericolo e non perde di vista la differenza tra le due cose per non arrivare ad una politicizzazione della fede incompatibile sia con la sua libertà sia anche con la sua universalità; ma bisogna certamente, difendere la sua libertà, la libertà della fede e anche la sua universalità. Può la Chiesa aiutare a ritrovare i “Veri” valori nella vita politica? Forse sì, perché essa in tutta la sua fragilità, in tutto il suo inserimento nelle cose umane di un determinato tempo, anche nei peccati di un certo tempo, tuttavia è una realtà diversa, un segno di una nuova società futura per il futuro e muove la storia verso il futuro. La grandezza dei cristiani non consiste nel dominare ma nel servire. E’ questo il senso che bisognerebbe seguire per vivere la politica come servizio e non come privilegio ed è questo che anche il mondo cattolico chiede alle future istituzioni.

Michele Paolucci

Un pensiero su “La politica come “servizio” e non come “privilegio”

  1. Donato Pepe

    Mi ha fatto molto pensare il tuo rifemento biblico, i cittadini rassomigliano a chi li governa. Questo è vero soprattutto in democrazia dove i governanti sono espressione di libere elezioni e i cittadini sono formati dai mezzi di comunicazione di massa che sono comwenque aggangiati alle diverse caste di potere.
    I cittadini dunque rassomigliano alle amministrazioni e le città, l’ambiente sono la icona della sensibilità e della cultura politica di un paese.

    Lette così quanta pena da vedere le immagini di Napoli, quanta pena nasce nel vedere le processioni laiche, le blasfeme parodie del papa.

    Io credo che quando saremo di fronte al Giudice Supremo dovremo implorare la sua misericordia per la qualità della nostra partecipazione politica. Forse anche i nostri direttori spirituali, i nostri confessori, dovrebbero aiutarci a fare un esame di coscienza: dopo aver dato a Dio quel che è di Dio, hai dato a Cesare quel che è di Cesare.

    Sono rimasto schioccato dalle parole del nostro vescovo al consiglio comunale: “La politica è cosa sacra”. Forse la testimonianza cristiana nel campo politico è una delle possibili vie dell’evangelizzazione.

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