“Gesù di Nazaret”

Introduzione alla lettura del libro di Joseph Ratzinger Benedetto XVI

Papa Benedetto XVIL’opera cristologica, che da poche settimane il Santo Padre ha offerto allo studio e alla meditazione dei credenti e di tutti coloro che sinceramente “cercano il volto di Dio”, «non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del volto del Signore» (p.20). Questo potrebbe significare riscoprire nell’autore innanzi tutto la figura del credente che non smette mai di lasciarsi interrogare dalla sua fede, mosso dal profondo desiderio di giungere alla conoscenza della verità su se stesso: «Solo a partire da Dio si può comprendere l’uomo e solo se egli vive in relazione con Dio, la sua vita diventa giusta. Dio però non è un lontano sconosciuto. Egli ci mostra il suo volto in Gesù; nel suo agire e nella sua volontà riconosciamo i pensieri e la volontà di Dio stesso» (p.157).

Per introdursi nella lettura dell’opera è necessario soffermarsi adeguatamente sulle pagine iniziali della premessa (7-19) in cui l’autore si preoccupa di fornire la chiave metodologica per una giusta comprensione di quanto poi scriverà nel corso del libro. Questa premessa metodologica ci informa che è intenzione dell’autore, attraverso un confronto serio e scientifico con altri teologi ed esegeti, presentare come storicamente fondata la relazione tra il Gesù di Nazaret, che ha condotto la sua esistenza in un tempo e luogo ben precisi (il Gesù storico pre-pasquale), e il Cristo della fede, vale a dire quel Gesù Cristo che è giunto fino a noi attraverso la predicazione e la testimonianza della Chiesa e che continua ad essere il Vivente, operante attraverso il suo Santo Spirito nella vita della Chiesa e del mondo intero. «Per la mia presentazione di Gesù questo significa anzitutto che io ho fiducia nei Vangeli. Naturalmente do per scontato quanto il Concilio e la moderna esegesi dicono sui generi letterari, sull’intenzionalità delle affermazioni, sul contesto comunitario dei Vangeli e il loro parlare in questo contesto vivo. Pur accettando, per quanto mi era possibile, tutto questo, ho voluto fare il tentativo di presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, come il “Gesù storico” in senso vero e proprio. Benedetto XVIIo sono convinto, e spero che se ne possa rendere conto anche il lettore, che questa figura è molto più logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni. Io ritengo che proprio questo Gesù – quello dei Vangeli – sia una figura storicamente sensata e convincente» (p.17-18).

È determinante accogliere la «provocazione» contenuta in queste parole: «io ho fiducia nei Vangeli», vale a dire ri-considerare dall’inizio la relazione tra la fidarsi e il comprendere, poiché oggi tanti cristiani-cattolici, facilmente influenzati da una subdola operazione che mira a distruggere la fondatezza storica della fede cristiana e a svuotare la figura di Gesù della sua natura divina, ritengono che per poter esprimere un atto di fede responsabile va preteso continuamente dai Vangeli che essi rendano ragione di se stessi. Invece il «Gesù di Nazaret» di J. Ratzinger, inserendosi nel percorso maggiormente accreditato della riflessione biblico-teologica cristiana, ribadisce che Dio si lascia incontrare da chi si avvicina a Lui con un atteggiamento di fiducia e di umiltà. Questo non significa rinunciare al rigore scientifico della ricerca storica, come ribadisce l’autore stesso: «Va detto innanzi tutto che il metodo storico – proprio per l’ intrinseca natura della teologia e della fede – è e rimane una dimensione irrinunciabile del lavoro esegetico. Per la fede biblica infatti è fondamentale il riferimento a eventi storici reali […]. Se dunque la storia, la fattività, in questo senso appartiene essenzialmente alla fede cristiana, quest’ultima deve esporsi al metodo storico. È la fede stessa che lo esige» (p.11). Vuol dire invece ritenere che la scelta di fidarsi della testimonianza resa dalla comunità apostolica nella stesura dei Vangeli costituisce la condizione metodologica necessaria e adeguata senza la quale il metodo storico, lasciato a se stesso, non riesce a far emergere dai testi scritturistici tutta la pienezza del loro significato (cf p.19). La fede dunque è la condizione imprescindibile per entrare nella comprensione del Mistero di Gesù. È quanto S. Anselmo esprime in una preghiera particolarmente bella e commovente:

Insegnami a cercarti e mostrati a chi ti cerca; perché non posso cercarti se tu non me lo insegni, né posso trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderando e ti desideri cercando, che io ti trovi amando e ti ami trovandoti […]. Infatti non cerco di comprendere per credere; ma credo per comprendere. In verità mi sono convinto che non potrei comprendere se non credessi” (Proslogion I). C’è da augurarsi che soprattutto tanti cristiani-cattolici si lascino affascinare e interrogare dalla lettura di questo libro «perché si possano rendere conto della solidità degli insegnamenti che hanno ricevuto» (Lc 1,4), «affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina» (Ef 4,14).

Filippo Nicolò

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