Comunicare è vivere

Fra “Inter Mirifica” e “Orme di Speranza”

(da intermirifica.org)“Comunicatio facit civitatem” Comunicare è vivere (S. Tommaso d’Aquino); l’uomo è per sua natura aperto all’altro….l’uomo non si realizza nella solitudine ma nel comunicare. Ma come si pone la Chiesa nei confronti del variegato mondo della comunicazione?

La riflessione del Magistero sulla comunicazione sociale si apre con “il” decreto conciliare Inter Mirifica (Concilio Vaticano II) a cui sono succedute molteplici decisioni e iniziative. La Chiesa usa mezzi e strumenti per comunicare, ignorare la comunicazione o sottovalutare le sue capacità di incidere sulle coscienze significa precludersi ogni possibilità di evangelizzare la cultura.

“… andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che io ho trasmesso a voi” (Mt 28,18-20).

La comunità cristiana, alla luce di questa parola, ha preso progressivamente coscienza del suo compito e della missione affidatale: trasmettere universalmente e in ogni tempo la parola di salvezza del Signore, così come Gesù stesso aveva trasmesso a lei la parola del Padre.

La comunicazione in un’accezione teologica deve essere capace in ogni tempo di agire come la vanga nel terreno: rivoltare la terra ad ogni stagione, perché rimanga viva e capace di accogliere sempre il seme nuovo che le viene offerto senza inaridirsi mai!

La missione ecclesiale d’oggi, duemila anni dopo Cristo, è fedele al suo impegno: va incontro all’uomo e contemporaneamente sperimenta spazi creati da nuovi canali di trasmissione…i mezzi di comunicazione sociale.

Il medium (media) si presenta come ambiente culturale e comunicativo poiché intrinsecamente muta i diversi significati di spazio, di tempo, della fisicità, creando nuovi ambienti sociali.

Il documento dell’Inter Mirifica, oltre a registrare la situazione dei media, pone l’attenzione sulla comunicazione all’interno dell’azione pastorale della Chiesa proprio a partire dalla consapevolezza che i Padri conciliari ebbero, circa il legame profondo tra media e società, strumenti di comunicazione e industria culturale. Il documento si interessa di comunicazione proprio comprendendo da subito e bene il legame profondo tra strumenti e società, intuendo come i media siano sia forti fattori di coesione sociale sia fautori di immaginario e memoria sociale.

Questa constatazione fa emergere l’esigenza di superare le divisioni anacronistiche tra preti e laici, tra parrocchie e movimenti, tra centro e periferia e di cominciare a pensare una ”Comunicazione” con le caratteristiche costruite attorno all’Eucaristia ed alla domenica, in cui le diverse generazioni si frequentano, dove tutti hanno cittadinanza e contribuiscono a costruire la civiltà dell’amore.

Per questo la nostra azione comunicativa, tende a dare il suo contributo dove si forma opinione pubblica, educazione al rispetto della verità, denunciando, quando occorre, buone abitudini di mediazione e d’espressione.

Ed anche per questo è nato “Orme di speranza”. Dalle pagine di questo giornale nasce la “speranza”, come dice la Chiesa, di creare una prospettiva teologica per la comunicazione della fede, mirando ai nostri lettori nella loro interezza per coltivare una fede consapevole.

Quella che ci piacerebbe condividere è un’esperienza fatta di partecipazione impegnata, ampia e capillare, tutta orientata a rilanciare il cammino intorno all’impegno di “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”.

Comunicare valori veri ancorati a comportamenti e stili di vita realmente presenti nella “Fonte” che li propone, con davanti un solo orizzonte: quello della speranza, da intendersi come stile virtuoso, prima che come contenuto, chiamato a parlare di comunicazione attenta e cordiale e di discernimento degli interrogativi che attraversano l’uomo e il credente d’oggi.

Comunicare non solo pensieri e parole ma anche fatti concreti a cui il cristiano può guardare con fiducia, per sentirsi più forte, di fronte alle continue sfide e critiche cui spesso si trova ad affrontare nell’odierna società, così poco attenta ai valori veri della vita e sempre più presa dalla vanità materiale e dalla cultura dell’apparenza.

Michele Paolucci

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