Il matrimonio cristiano tra profezia e compimento

Un particolare dello sposalizio della Vergine di RaffaelloProvo a tratteggiare le caratteristiche essenziali del matrimonio cristiano alla luce del primo dei due racconti di creazione che si trovano all’inizio del libro della Genesi: il racconto della tradizione detta sacerdotale (cf. Gn 1,1 – 2,4a).
Urge, per prima cosa, presentare una giustificazione delle parole impiegate per titolare quest’articolo. La dicitura «matrimonio cristiano» corrisponde alla certezza che Gesù Cristo è la consistenza di ogni cosa (cf. Col 1,17) e dunque anche del patto matrimoniale che il Creatore ha iscritto nella natura dell’uomo e della donna (cf. CCC 1603). Il matrimonio cristiano, poi, in quanto parte integrante della rivelazione di Dio all’uomo nella storia, è inserito nella dinamica di profezia e compimento, dinamica che trova in Cristo la sua origine, il suo centro ed il suo vertice (cf. Eb 1,1-2; DV 2-4).
Il racconto di Gn 1,1 – 2,4a presenta la creazione di tutte le cose come conseguenza della Parola di Dio. È per la Parola di Dio che il caos e le tenebre primordiali (cf. Gn 1,2) cedono il posto alla luce, al firmamento, alla terra ed al mare, agli astri, agli animali e, finalmente, all’uomo. Il settimo giorno Dio entra nel suo riposo e porta così a compimento la settimana della creazione. Sulla base della struttura formale del racconto emerge in tutta evidenza la centralità della creazione dell’uomo: essa viene realizzata nella seconda parte del sesto giorno, dopo cioè la creazione di ogni altra cosa ed immediatamente prima del settimo giorno, quello che Dio benedice e consacra (cf. Gn 2,3). Inoltre, mentre sulle altre creature, il Creatore volge il suo sguardo constatando che esse sono “cosa buona” (cf. Gn 1,4.10.12.18.21.25), alla fine del sesto giorno, dopo aver creato l’uomo, il Signore sperimenta un sussulto di compiacimento, il sussulto dell’artista dinanzi al suo capolavoro: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (cf. Gn 1,31).
Fissiamo ora la nostra attenzione sul capolavoro di Dio, sulla creatura umana: «E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (cf. Gn 1,26-27). Sul significato delle due parole ebraiche tsélem e demút tradotte in italiano rispettivamente con immagine e somiglianza, sono stati versati i proverbiali fiumi d’inchiostro. Certo è che questi due termini definiscono l’uomo come costitutivamente relativo a Dio.
Più precisamente, il termine immagine sembra indicare una speciale similitudine di natura tra l’uomo ed il suo Creatore, un’analogia rintracciabile nel fatto che l’uomo è dotato di intelletto e volontà ed è perciò capace, unico tra tutte le creature terrestri, di una relazione personale con Dio (cf. nota BJ a Gn 1,26). Il secondo termine, somiglianza, sembra avere la funzione di completare il primo, mettendo in guardia da un’interpretazione troppo materialistica dello stesso e sottolineando la misteriosità e la trascendenza di Dio (cf. nota TOB a Gn 1,26). Dopo questa precisazione, l’autore biblico riprende solo il primo termine, immagine, e lo fa per affermare che proprio l’esistenza nella natura umana di una “modalità” maschile e di una femminile è la documentazione più immediata del fatto che la creatura umana è immagine di Dio.
La creatura umana è concepita dal Creatore come un essere costitutivamente aperto alla comunione con un “altro da sé” che, pur condividendo la medesima natura umana, la possiede secondo una modalità, una “polarità” distinta e complementare: l’uomo per la donna e la donna per l’uomo. Proprio in tale complementarietà l’immagine di Dio risplende. Alla luce della rivelazione di Dio offertaci da Gesù, è possibile scorgere, nella comunione dell’uomo e della donna un limpido riflesso del Mistero della vita intima di Dio, della comunione d’amore del Padre e del Figlio nel vincolo dello Spirito Santo.
L’effetto più immediato della comunione dell’uomo e della donna – comunione in cui come si è visto si reperisce l’espressione più eloquente del fatto che la creatura umana è immagine di Dio – è la fecondità della loro unione. Difatti, subito dopo aver creato l’uomo e la donna, il Creatore li benedice e dice loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra» (cf. Gn 1,28). Il Creatore, l’amante della vita (cf. Sap 11,26), vuole che la vita umana si trasmetta attraverso l’unione tra l’uomo e la donna, segno della comunione d’amore del Padre e del Figlio nello Spirito Santo, segno di quella comunione da cui ogni vita sgorga come l’acqua dalla sua sorgente.
A conclusione di questo breve percorso, è possibile osservare che i beni e le esigenze del matrimonio cristiano, ossia l’unità e l’indissolubilità, la fedeltà e l’apertura alla fecondità (cf. CCC 1643-1654) sono radicati nel Mistero della Creazione, Mistero che Cristo ha purificato dalla ferite causate dalla durezza del cuore (cf. Mt 19,8) conducendolo al suo pieno compimento.
Alla luce di Cristo il matrimonio risplende come sacramento dell’alleanza di Cristo e della sua Chiesa (cf. Ef 5,25-26) e segno profetico delle nozze dell’Agnello (cf. Ap 19,7), verso le quali la Chiesa cammina con gioiosa speranza.

don Cesare Mariano

[Siglario: BJ= Bible de Jérusalem; CCC = Catechismo della Chiesa Cattolica; DV = Dei Verbum; TOB = Traduction Oecuménique de la Bible]

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