Progetto Policoro

La Chiesa contro la disoccupazione

Progetto PolicoroIl Progetto Policoro è nato immediatamente dopo il III Convegno ecclesiale di Palermo tenutosi dal 20 al 24 novembre 1995. Il mese successivo i rappresentanti diocesani delle tre pastorali (lavoro, giovani e caritas) della Calabria, Basilicata e Puglia si incontrarono a Policoro (MT).

Il coordinamento si allargò ben presto alla Campania e al Molise e l’anno seguente (autunno 1996) alla Sicilia e alla Sardegna. Tre sono i principali obiettivi del Progetto Policoro: offrire alle Chiese locali strumenti e opportunità per affrontare il problema della disoccupazione giovanile in una prospettiva di evangelizzazione e di promozione umana; aiutare le Chiese ad interagire tra loro con spirito di solidarietà e di reciprocità; stimolare le varie pastorali e le aggregazioni laiche di ispirazione cristiana a lavorare “a rete” in sinergia e collaborazione reciproca.

Sempre tra gli obiettivi generali vi è il coinvolgimento omogeneo e contemporaneo delle diocesi meridionali in un progetto comune.

Nella diocesi di Acerenza il responsabile del progetto è don Pierpaolo Cilla, parroco della Parrocchia di Sant’Antonio, Amministratore della Cattedrale, e docente di Pedagogia e Psicologia all’I.S.S.R. di Potenza. A don Pier Paolo sono state rivolte alcune domande per meglio comprendere lo spirito del Progetto.

  1. Don Pierpaolo, qual è il suo ruolo nel Progetto Policoro?
    “Attualmente svolgo la funzione di “tutor” del soggetto protagonista del progetto che è l’animatore di comunità. Nella nostra diocesi questa figura è stata individuata in Elena Muscillo di Vaglio di Basilicata. A lei spetterà di dirigere il centro servizi e curare una rete con agenzie di evangelizzazione. Si interesserà inoltre delle varie leggi che regolano le attività portate avanti dal Progetto Policoro”.
  2. Secondo lei a cosa è dovuto l’interesse del ns. Vescovo per questo progetto?
    “Io penso che mons. Ricchiuti ci tenga molto a questo progetto perché crede in una missione della Chiesa a favore della promozione integrale dell’uomo, promozione nel suo aspetto spirituale ma allo stesso tempo anche in quello socio-lavorativo”.
  3. La Diocesi come si colloca nel progetto?
    “La Diocesi è il soggetto che accoglie le proposte delle direttive nazionali. Sostiene materialmente le spese inerenti alle attività intraprese e garantisce soprattutto l’ecclesialità delle iniziative svolte, in quanto è importante sottolineare che si tratta di un’opera della Chiesa”.
  4. Quali sono le iniziative in atto del Progetto Policoro nella nostra Diocesi?
    “Nato circa 10 anni fa, in diocesi è effettivamente partito da appena tre mesi. Noi puntiamo soprattutto sulla formazione degli animatori di comunità. Essi si occuperanno anche degli aspetti legislativi delle leggi esistenti, dei bandi a disposizione e della possibile creazione di cooperative di lavoro. Come iniziative reali, sono previsti innanzi tutto incontri con i giovani anche con la convocazione dei singoli disoccupati”.
  5. Quali sono le prospettive future del progetto?
    “Al più presto si aprirà ad Acerenza un centro servizi che fra i vari compiti si occuperà di: sostenere i giovani disoccupati nelle loro difficoltà umane e sociali; favorire con gesti concreti tale sostegno; aprire alla speranza il cuore e la mente dei giovani”.

Ed è proprio vero che la ‘speranza’ è la forza ed anche l’ultima risorsa dei 3000 Lucani all’anno che, secondo l’Istat, abbandonano la propria terra. Il progetto sembra ambizioso perché vuole riuscire là dove nessuno è mai riuscito. La nuda realtà dei numeri racconta che il flusso dell’emigrazione lucana non si è mai arrestato in nessuno dei 50 anni della storia repubblicana.

Si cerca di cambiare qualcosa: ” là dove da soli non si arriva, in due si riesce meglio”. Con il progetto Policoro istituzioni e Chiesa, collaborando, possono provare a realizzare il sogno di tanti giovani della Basilicata, lavorare a casa loro ma soprattutto lavorare sganciati dall’atavica logica dell’assistenzialismo.

Michele Paolucci

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