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	<title>Orme di Speranza &#187; Scuola</title>
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	<description>Racconti dalla Arcidiocesi di Acerenza</description>
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		<title>Marta ci racconta il campo scuola ACR</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 20:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani e Società ]]></category>
		<category><![CDATA[Azione Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[TU SEGUIMI!
Sono una bambina di nome Marta, quest’anno ho partecipato al campo-scuola diocesano ACR “TU SEGUIMI”.
È stata un’esperienza fantastica e ora ve la racconto…
Appena arrivata mi vergognavo di stare con persone che non conoscevo, soprattutto con i ragazzi degli altri paesi. Il sacerdote che ci ha accolto è stato Don Michele.
Un signore di nome Pierpaolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/09/acr.gif" rel="lightbox[996]"><img class="alignleft size-medium wp-image-997" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/09/acr-300x168.gif" alt="acr" width="300" height="168" /></a>TU SEGUIMI!</p>
<p>Sono una bambina di nome Marta, quest’anno ho partecipato al campo-scuola diocesano ACR “TU SEGUIMI”.<br />
È stata un’esperienza fantastica e ora ve la racconto…<br />
Appena arrivata mi vergognavo di stare con persone che non conoscevo, soprattutto con i ragazzi degli altri paesi. Il sacerdote che ci ha accolto è stato Don Michele.<br />
Un signore di nome Pierpaolo ci ha regalato un cappellino e una maglietta con il nostro nome.<br />
Sono stati formati 4 gruppi in base ai colori delle magliette. In ogni gruppo si facevano tante attività, si creavano oggetti e nuove preghiere.<br />
Già il primo giorno ci siamo sistemati nei bungalow. Erano puliti ed eravamo i primi a dormire lì, bastava portarsi solo le lenzuola, i vestiti e una torcia.</p>
<p>Chi preparava la colazione, il pranzo e la cena erano alcune mamme dei bambini. A turno si sparecchiava e si apparecchiava ed è stato bello conoscere tanti amici in queste occasioni.<br />
È stato bello che tutte le sere c’erano dei giochi e alcune sere la discoteca e l’ultimo giorno la caccia al tesoro.<br />
Al mattino è stato bello svegliarsi con tante amiche intorno a me.</p>
<p>Il tema del campeggio era dedicato a San Pietro e ogni giorno si aggiungeva un pezzo per costruire una barca con reti, disegni e pesci.<br />
Alla fine del campo-scuola eravamo tutti tristi di andare via e tornare a casa.<br />
Vi consiglio di partecipare all’ACR e soprattutto a un campo-scuola perché è un’esperienza bellissima.</p>
<p>Marta La Gala</p>
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		<title>Il saluto di Ada Grippo, Presidente Diocesano dell’Azione Cattolica</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 20:38:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani e Società ]]></category>
		<category><![CDATA[Azione Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Diocesi]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Un vivo ringraziamento al Presidente Nazionale di Azione Cattolica  che ha voluto oggi condividere con noi questa giornata di grazia. Un filiale ringraziamento a Sua Eccellenza l’Arcivescovo che ci gratifica con la sua paterna attenzione. Un vivo ringraziamento all’Assistente Don Tonino Cardillo ed agli Assistenti di tutti i settori. Esprimo a tutti voi la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/ac3.gif" rel="lightbox[685]"><img class="alignleft size-medium wp-image-691" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/ac3-300x200.gif" alt="" width="300" height="200" /></a>Un vivo ringraziamento al Presidente Nazionale di Azione Cattolica  che ha voluto oggi condividere con noi questa giornata di grazia. Un filiale ringraziamento a Sua Eccellenza l’Arcivescovo che ci gratifica con la sua paterna attenzione. Un vivo ringraziamento all’Assistente Don Tonino Cardillo ed agli Assistenti di tutti i settori. Esprimo a tutti voi la gioia di incontrarvi per questo momento di comunione, di riflessione e di preghiera.</p>
<p>Presidente, questa associazione è impegnata a fare propri i percorsi formativi nazionali di settore, attraverso la sistematicità e la continuità. Come tutte le associazioni desidera vivere responsabilmente la vocazione battesimale riscoprendo quotidianamente la gioia del dono di sè agli altri. E&#8217; altresì impegnata a condividere pienamente le scelte dell&#8217;Arivescovo e del Consiglio Pastorale Diocesano. In particolare la diocesi, attraverso iniziative significative quali: la scuola di teologia; il convegno sulla Sacra Scrittura; le tre sere bibliche sul Vangelo di Marco, vuole offrire a noi laici strumenti e mezzi per crescere nella fede e per dare ragione della Speranza che viene da Cristo.<span id="more-685"></span></p>
<p>La nostra più alta ambizione è quella di inserirci in maniera produttivo nel progetto pastorale che Sua Eccellenza propone alla Chiesa di Acerenza e, tramite il collegamento con il Consiglio nazionale di A.C. vogliamo portare nella Chiesa locale il respiro universale della Chiesa.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>San Rocco tra storia e devozione</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jun 2007 11:57:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrando narrando]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[San Rocco]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Tolve]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 15 Aprile, presso il convento di San Francesco, si è tenuta la seconda giornata di studio rocchiana, organizzata dagli Amici del Pellegrino, con il tema &#8220;San Rocco tra storia e devozione&#8221;. Sono intervenuti: Franco Mattia, Paolo Ascagni, Gianpaolo Vigo, Adriano Badoer, Michele Iannuzzi e Nicola Montesano. Il giornalista RAI Edmondo Soave ha coordinato i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/srfi.jpg" title="San Rocco" rel="lightbox[263]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/srfi.thumbnail.jpg" alt="Una raffigurazione di San Rocco" title="Una raffigurazione di San Rocco" align="left" /></a>Domenica 15 Aprile, presso il convento di San Francesco, si è tenuta la seconda giornata di studio rocchiana, organizzata dagli Amici del Pellegrino, con il tema &#8220;San Rocco tra storia e devozione&#8221;. Sono intervenuti: Franco Mattia, Paolo Ascagni, Gianpaolo Vigo, Adriano Badoer, Michele Iannuzzi e Nicola Montesano. Il giornalista RAI Edmondo Soave ha coordinato i vari interventi.</p>
<p>Dopo i saluti e i ringraziamenti del parroco Don Nicola Moles e del sindaco Pasquale Pepe, la parola è passata a Franco Mattia, vice presidente del Consiglio regionale della Basilicata. Egli, sottolineando l&#8217;importanza dell&#8217;incontro, simbolo eloquente della vitalità, della dedizione e dell&#8217;impegno assunti dalle associazioni rocchiane in Italia e nel mondo, ha insistito sulla necessità di una giornata regionale da dedicare al culto di San Rocco. Per la realizzazione di un appuntamento nazionale, aperto alle parrocchie, alle confraternite e ai comitati di festa, dovranno impegnarsi il Consiglio regionale, la Chiesa e l&#8217;amministrazione comunale.<span id="more-263"></span></p>
<p>Il vescovo don Giovanni Ricchiuti ha focalizzato l&#8217;attenzione sull&#8217;aspetto religioso della festa di San Rocco. &#8220;Si vuole purificare la devozione con il rischio di sradicarla. Ma ciò deve essere impedito perché la religiosità di popolo è il fondamento della chiesa&#8221;-ha affermato. Ricordando la sua esperienza vissuta lo scorso agosto, don Giovanni ha affermato che la festa patronale ha ritrovato il modo di far rivivere la fede, grazie anche all&#8217;impegno degli Amici del Pellegrino. Questi accolgono i pellegrini nello stesso modo in cui San Rocco accoglie le vite spezzate dei numerosi devoti. Monsignor Ricchiuti ha concluso augurando che Tolve diventi un centro di raduno di confraternite e che rilanci una buona e vera testimonianza di fede in questo tempo indifferente e distaccato dalla religione.</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/05/procsrocco.jpg" title="Tolve - La processione di San Rocco" rel="lightbox[263]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/05/procsrocco.miniatura.jpg" title="Tolve - La processione di San Rocco" alt="Tolve - La processione di San Rocco" align="right" /></a>Edmondo Soave con un breve excursus sulla vita del Santo ha lasciato la parola a Paolo Ascagni, direttore della rivista &#8220;Vita Sancti Rochi&#8221;. Egli ha affermato che le conoscenze storiche su San Rocco sono ridotte poiché sono state contaminate da &#8220;incrostazioni&#8221; leggendarie che rendono il lavoro storico complicato. Nell&#8217;ultimo periodo, però, si sta assistendo al rifiorire degli studi storici e ad un nuovo culto della figura del santo prettamente devozionale. Confrontando le agiografie di diversi autori si notano punti di contatto e punti in cui le varie versioni divergono. Ad esempio tutti sono concordi nell&#8217;affermare che San Rocco sia nato a Montpellier, mentre divergono sul nome della madre: secondo alcuni si chiamava Libera, secondo altri Franca. Ascagni si è poi soffermato sulle località visitate dal Santo ed ha affermato che il suo culto è nato a Piacenza, città che non compare sulle agiografie. Il lavoro storico relativo al Santo è iniziato nell&#8217;Ottocento e si è sviluppato soltanto nel Novecento. Nel 1479 a Milano è stato ritrovato il primo documento su San Rocco, mentre nel Quattrocento il suo culto non si era ancora sviluppato in Francia. Quindi, ha sostenuto Ascagni, possiamo affrmare che il culto è nato in Italia e si è sviluppato progressivamente in Austria, Germania, Belgio, Francia ed, infine, in Spagna.</p>
<p>Dopo Ascagni è intervenuto Gianpaolo Vigo, presidente dell&#8217;associazione &#8220;San Rocco Italia&#8221;.Egli ha delineato i caratteri generali dell&#8217;associazione internazionale ed ha affermato che Montpellier è in contatto con venti nazioni. Vigo ha auspicato l&#8217;organizzazione di progetti in cui possano coordinarsi le varie regioni delle comunità europee, la creazione di cammini locali rocchiani e a Tolve la costruzione di un museo della religiosità popolare curato dagli Amici del Pellegrino.</p>
<p>La parola è passata quindi a Adriano Badoer, rappresentante dell&#8217;Arciconfraternita della Scuola Grande di San Rocco di Venezia. Egli ha asserito che le confraternite a Venezia fungono da ammortizzatori sociali e si occupano dei bisognosi. Le scuole di carità veneziane si dividono in piccole o minori e grandi. In passato le prime erano circa ottanta e potevano contare su almeno 1000 iscritti, ad esse appartenevano le corporazioni dei mestieri. Le seconde erano inizialmente sette ma ne sono sopravvissute soltanto quattro, fra cui quella di San Rocco, ricca di materiale storico e artistico; si conservano tra gli altri dipinti di Tintoretto, Tiziano e Giorgione.</p>
<p>Nicola Montesano, storico medievale, ha affrontato il tema della storia della festa di San Rocco a Tolve. Un primo culto embrionale del Santo risale almeno al 1543, essendo già attestato nella visita pastorale di quell&#8217;anno del vescovo Michele Saraceno. Nel 1647-48 poi, il regno di Napoli è devastato dalla peste bubbonica e anche a Tolve si ricorre all&#8217;intercessione di San Rocco nonostante il patrono di Tolve fino ad allora fosse stato San Nicola. Nel 1700 Tolve passa ai Carafa, che fanno allargare la chiesa , i lavori si conclusero nel 1753 e la chiesa venne destinata al culto di San Rocco.</p>
<p>Il convegno si è concluso con l&#8217;intervento di Michele Iannuzzi, presidente dell&#8217;associazione &#8220;Amici del pellegrino&#8221; che ha focalizzato l&#8217;attenzione sugli ex-voto e sul loro valore. L&#8217;ex-voto è un oggetto che il devoto dona al santo come ringraziamento per una grazia ricevuta o come risoluzione di una promessa. è errato definirlo come mera ricompensa, esso infatti si carica di un valore affettivo particolare e definisce un legame destinato a restare per sempre tra il devoto e il santo. Tutti i pellegrini, dopo la visita al Santo, rivedono gli ex-voto donati e rinnovano di anno in anno tale legame. Iannuzzi ha insistito perciò sulla necessità di costiturire un museo degli ex voto e della religiosità popolare a Tolve, affinché tale patrimonio di fede e di cultura non vada perduto e possa essere valorizzato.</p>
<p>Come ha ribadito il professor Venezia che ha voluto esprimere il suo pensiero &#8220;a proposito della vita di San Rocco; &#8220;Solum certum nihil certum esse&#8221;, ossia, l&#8217;unica cosa certa è che niente è certo. C&#8217;è bisogno di conoscer meglio la vicenda biografica di San Rocco e di indagare sulla diffusione del culto in suo onore, specie qui nel Mezzogiorno d&#8217;Italia, dove è ormai appurato il Santo non giunse mai in vita ma è ancora tanto venerato. Ben vengano dunque in futuro altre iniziative come questa nella nostra comunità, San Rocco ci rappresenta ed è necessario saperne di più.</p>
<p>Ilaria Pappalardo</p>
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		<title>Per la pace, sempre!</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2007 18:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mons. Giovanni Ricchiuti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Acerenza]]></category>
		<category><![CDATA[Diocesi]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei miei occhi e in quelli di quanti vi hanno partecipato scorre ancora il fiume, coloratissimo e chiassoso, dei ragazzi e delle ragazze che lungo il bel corso di Genzano hanno camminato domenica 28 gennaio cantando e pregando per la pace. E quando la ‘marcia&#8217; è sfociata nella chiesa di S:Maria delle Grazie mi sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/colomba.jpg" title="Per la pace, sempre!" rel="lightbox[171]"><img align="left" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/colomba.miniatura.jpg" alt="Per la pace, sempre!" title="Per la pace, sempre!" /></a>Nei miei occhi e in quelli di quanti vi hanno partecipato scorre ancora il fiume, coloratissimo e chiassoso, dei ragazzi e delle ragazze che lungo il bel corso di Genzano hanno camminato domenica 28 gennaio cantando e pregando per la pace. E quando la ‘marcia&#8217; è sfociata nella chiesa di S:Maria delle Grazie mi sono tornate in mente le parole del Salmo: &#8220;Quale gioia quando mi dissero&#8230;. Andiamo alla casa del Signore&#8230;. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme&#8230; Domandate pace per Gerusalemme&#8230; Sia pace sulle tue mura!&#8221;</p>
<p>Conversando poi con i ragazzi ho chiesto loro che ne pensassero sul futuro della pace nel mondo e dalle risposte ricevute ho potuto capire quanto possa diventare irrealizzabile il sogno di una umanità senza conflitti e senza guerre se non ci si impegna a cambiare completamente logica e mentalità in tal senso.<span id="more-171"></span></p>
<p>Se è vero che il futuro è nei giovani di oggi tocca a noi , adulti, soprattutto nel campo politico e pedagogico, credenti e non credenti, non spegnere la speranza.</p>
<p>Ma, stando alle vicende del mondo e di casa nostra, è forte purtroppo la tentazione di scoraggiamento e di pessimismo che può ingenerare atteggiamenti di rassegnazione e di arrendevolezza al solo pensare che le uniche strade per la pace siano quelle percorse da eserciti in armi e che i cieli si aprano non a colombe con ramoscelli di ulivo ma ad aerei dotati di intelligenza di morte.</p>
<p>Si ha bisogno prima di tutto di una riflessione che, come ha scritto il Santo Padre Benedetto XVI nel suo messaggio per l&#8217;annuale Giornata della Pace, rimetta al centro di questo problema il &#8220;cuore&#8221; della persona umana perché la pace è questione di &#8230;cuore.</p>
<p>Si ha bisogno di una politica mondiale che offra segni di cambiamento radicale e profondo, che scelga il metodo del dialogo, che abbia a cuore la convivenza serena e pacifica tra i popoli, che distrugga gli arsenali e le fabbriche di armi riconvertendo il tutto in cantieri per la salvaguardia del creato.</p>
<p>Si ha bisogno di una famiglia e di una scuola impegnate a educare alla pace le giovani generazioni attraverso una pedagogia del rispetto per l&#8217;altro, di accoglienza, di tolleranza e di solidarietà.</p>
<p>Si ha bisogno di una Chiesa e di Religioni che formino uomini e donne di pace, che coraggiosamente denuncino la drammatica stupidità della guerra come criterio di soluzione dei problemi del mondo.</p>
<p>E&#8217; verso questo futuro che i ragazzi e le ragazze della domenica della pace, su iniziativa dell&#8217;A.C.R. della nostra diocesi cui va il mio grazie, così come a tutta Genzano per l&#8217;accoglienza entusiasta, si sono incamminati. Non lasciamoli soli!!!</p>
<p>Per noi, Chiesa, da qualche giorno è incominciato il cammino quaresimale e mentre alzeremo il nostro sguardo su &#8220;Colui che hanno trafitto&#8221; invocheremo da Lui, da Gesù Cristo, il dono vero e autentico della pace e della concordia tra i popoli.</p>
<p>Acerenza, 21 febbraio 2007</p>
<p>Mercoledì delle Ceneri</p>
<p>Vostro</p>
<p>+ Giovanni, Arcivescovo</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/monsricchstemma.jpg" title="Lo stemma di Mons. Giovanni Ricchiuti" rel="lightbox[171]"><img align="absBottom" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/monsricchstemma.miniatura.jpg" alt="Lo stemma di Mons. Giovanni Ricchiuti" title="Lo stemma di Mons. Giovanni Ricchiuti" /></a></p>
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		<title>Un salto nel passato: Vaglio di Basilicata ed il Natale negli anni &#8216;50</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Feb 2007 20:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Natività]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Natale d’altri tempi: &#8220;Gesù nasce a Vaglio nel dopoguerra&#8221;. Questo il titolo dato al Presepe itinerante ideato dalle insegnanti della Scuola Primaria &#8220;N. M. Tamburrino&#8221; di Vaglio di Basilicata con la collaborazione del personale ATA, dei genitori degli alunni e con il patrocinio del Comune. Il visitatore ha respirato il sapore acre del fumo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Natale d’altri tempi: &#8220;Gesù nasce a Vaglio nel dopoguerra&#8221;. </em>Questo il titolo dato al Presepe itinerante ideato dalle insegnanti della Scuola Primaria &#8220;N. M. Tamburrino&#8221; di Vaglio di Basilicata con la collaborazione del personale ATA, dei genitori degli alunni e con il patrocinio del Comune. Il visitatore ha respirato il sapore acre del fumo che sale dal paiolo, ha ascoltato il martellare del fabbro, ha riannodato i fili con un passato fatto di semplicità e familiarità.</p>
<p>Bellissima l’ambientazione scenica tipicamente lucana ma, vicina &#8220;spiritualmente&#8221; alla Palestina. Vaglio di Basilicata piccola Betlemme. Illuminato da 200 citronelle e riscaldato dal calore di fuochi accesi per strada e dalla musica di sette &#8220;suonatori&#8221; che hanno ritmato canti natalizi, il Presepe si è snodato lungo le tre vie principali del paese Sabato 23 Dicembre. La Natività, punto di partenza e di arrivo, allestita nell’ex Palazzo Baronale &#8220;U Spurt&#8221; ha, idealmente, raccolto il pensiero di un paese che ha assaporato il gusto amaro di &#8220;una vigilia&#8221; di Natale degli anni ’50.<span id="more-145"></span></p>
<p>Non solo religiosità: lungo il percorso un forno, le &#8220;botteghe&#8221; del falegname, del barbiere, del fabbro, del calzolaio, una sartoria con radio d’epoca che trasmette musiche del tempo, una cantina e, poi ancora, un’osteria, un negozio in cui si trova di tutto un pò. Ma anche tre famiglie, ugualmente allegre, ma ognuna con una caratterizzazione e connotazione e, soprattutto, un piccole ovile ed una stalla in cui un angelo annuncia la nascita del Salvatore del mondo.</p>
<p>Educare al senso di appartenenza ad una comunità, ad una sua storia, alle sue tradizioni, ai valori di cui è portatrice: questo il messaggio. La piccola Vaglio entusiasta si è stretta intorno al nostro Arcivescovo Mons G. Ricchiuti che, dopo un caloroso intervento sui valori cristiani, ha benedetto il Bambin Gesù custode e paladino della fede più pura, spalancando le porte al Natale.</p>
<p>Saverio Monaco</p>
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		<title>Verso Verona</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Sep 2006 22:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
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		<description><![CDATA[Dalla relazione di sintesi in preparazione al Convegno ecclesiale nazionale
A conclusione del lavoro di indagine e di riflessione, svolto dalla nostre comunità diocesane in preparazione al Convegno di Verona, vogliamo di seguito percorrere una sintesi della relazione diocesana, individuando i punti culminanti del nostro contributo e sottolineando le linee percorribili per un rilancio delle comunità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dalla relazione di sintesi in preparazione al Convegno ecclesiale nazionale</em></p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/09/vr3.jpg" title="Verso Verona" rel="lightbox[99]"><img align="right" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/09/vr3.miniatura.jpg" alt="Verso Verona" title="Verso Verona" /></a>A conclusione del lavoro di indagine e di riflessione, svolto dalla nostre comunità diocesane in preparazione al Convegno di Verona, vogliamo di seguito percorrere una sintesi della relazione diocesana, individuando i punti culminanti del nostro contributo e sottolineando le linee percorribili per un rilancio delle comunità ecclesiali. Le domande proposte dal questionario per lo sviluppo della relazione di sintesi si sviluppano in tre parti : Prima parte – metodo di lavoro, iniziative e soggetti coinvolti; Seconda parte – La nostra testimonianza; Terza parte – gli ambiti della testimonianza.<br />
Tralasciando la prima parte, di cui abbiamo già trattato nel precedente numero di questa rivista, ci soffermiamo subito sulla seconda parte, fondamentale e consistente, perché traccia una considerazione sulla testimonianza cristiana nel suo dinamismo ecclesiale, che richiama l&#8217;attenzione al discernimento e alla tradizione culturale della nostra diocesi.<span id="more-99"></span><br />
È proprio il discernimento ecclesiale e la promozione dei modelli culturali ispirati al Vangelo, che trovano espressione all&#8217;interno delle associazioni e dei movimenti ecclesiali presenti nella nostra diocesi, in quasi tutte le parrocchie, a favorire il confronto comunitario con il Vangelo, ma il numero dei cristiani che si lascia coinvolgere è molto esiguo e questo interroga quotidianamente le nostre scelte pastorali, le loro direttive e soprattutto le loro finalità. È necessario individuare nelle nostre priorità stili pastorali che mirano a plasmare la coscienza del credente, aiutandolo a rapportarsi con il mondo, luogo naturale dove è chiamato a dare ragione della speranza cristiana.<br />
Ovviamente anche gli organismi di partecipazione diocesani e parrocchiali sono luoghi in cui l&#8217;apporto per l&#8217;esercizio del discernimento vengono favoriti, ma non sollecitano abbastanza l&#8217;impegno sociale del credente, essi limitano il proprio raggio d&#8217;azione alle programmazioni pastorali e alle iniziative ad esse connesse.<br />
Riguardo, poi, al ripiegamento delle comunità su di sé e al prevalere degli aspetti organizzativi a discapito delle relazioni profonde e gratuite possiamo sottolineare che le nostre comunità parrocchiali sono soprattutto luogo di culto religioso, dove l&#8217;uomo vive la propria vita sacramentarle e religiosa e non l&#8217;impegno evangelico. Per questo motivo il ripiegamento su di sé sta diventando la caratteristica peculiare delle nostre parrocchie: manca l&#8217;attenzione alla natura salvifica della comunità, come luogo dove maturare e vivere la fede cristiana, e alla dimensione missionaria verso l&#8217;uomo a cui la comunità annuncia il Vangelo.<br />
È fondamentale compiere una conversione di identità e di espressione: la comunità non deve essere lo spazio del cristiano, il circolo &#8220;sociale&#8221; dei credenti, ma il luogo dell&#8217;incontro con il Vangelo che plasma l&#8217;identità cristiana dell&#8217;uomo, ristabilendo relazioni evangeliche rispetto ai fratelli e al mondo che abitiamo. Essa deve esprimersi nella storia come modello di comunione tra fratelli, che alimentano, nelle diverse realtà del mondo, uno stile di vita evangelico.<br />
Per favorire la crescita di una fede adulta e la responsabilità missionaria, che traducono in maniera concreta questa conversione culturale, senza dover ricorre a strategie pastorali particolari, si ritiene opportuno soffermarsi sulla proposta aperta di &#8220;metodi&#8221; che favoriscano l&#8217;approccio alla Parola in maniera comunitaria, per carpire l&#8217;uomo dall&#8217;isolamento di una fede intimistica, tipica delle persone religiose, al coinvolgimento di una fede esistenziale, caratteristica del cristianesimo. Solo la condivisione della Parola crea comunione e affascina all&#8217;impegno comunitario. La fede diventa adulta quando i credenti vengono aiutati a consapevolizzare le ragioni della propria fede, quando dalla fede approfondita scaturisce l&#8217;impegno del dono di sé che incontra, nella relazione, soprattutto i destinatari dell&#8217;annuncio, ovvero l&#8217;uomo di ogni epoca storica.<br />
<a target="_blank" href="http://www.convegnoverona.it/" title="IV Convegno Ecclesiale Nazionale"><img align="left" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/09/vr400x63.gif" alt="IV Convegno Ecclesiale Nazionale" title="IV Convegno Ecclesiale Nazionale" id="image100" class="alignleft" /></a> In questa prospettiva, nella nostra realtà diocesana, che riflette poi quella regionale, si sono individuate fatiche e rischi a cui è esposta la testimonianza cristiana da considerare in vista di un rinnovamento opportuno. Innanzitutto nelle nostre comunità parrocchiali lo scontro quotidiano avviene tra le persone abituate a vivere una fede religiosa e quelle, che per diverse esperienze esistenziali, si affacciano nuovamente alle nostre parrocchie, spesso chiuse e ridotte a territorio per pochi. Si manifesta ancora un radicamento ad uno stile di comunità solo cultuale, timidamente si osa andare oltre il culto, che radica nel sentire della maggior parte dei credenti un atteggiamento di fossilizzazione alle tradizioni cultuali, che rallentano, l&#8217;annuncio del Vangelo. La testimonianza cristiana, inoltre, è spesso ostacolata dai compromessi o connubi tra credente e società, stile di vita che come Chiesa abbiamo avallato con la cultura dell&#8217;interdipendenza tra istituzioni, più che di collaborazione e stima. La politica delle raccomandazioni ha sottoposto sempre la coscienza di molti cristiani lucani al favoritismo, espropriandolo della sua natura profetica di denuncia e di supplenza. Il rischio a cui siamo esposti oggi, in questo momento storico, è quello di aggrapparci a nostalgiche &#8220;posizioni&#8221; di potere, che genera un rallentamento dell&#8217;annuncio e un riduzionismo del messaggio evangelico. Questo cambiamento mette in discussione i rapporti di collaborazione per il bene comune, il dialogo con il mondo contemporaneo, di cui bisogna leggere e cogliere le sfide per un&#8217;evangelizzazione delle stesse, ed infine un ritorno ad una spiritualità biblica-contemplativa, che fa coesistere l&#8217;elevazione dell&#8217;anima a Dio, la preghiera, e l&#8217;impegno evangelico per il mondo, il lavoro.<br />
A conclusione di questa sintesi evidenziamo gli strumenti ritenuti idonei per testimoniare il messaggio cristiano nel mondo di oggi e le risorse e le scelte da valorizzare.<br />
A prescindere dagli strumenti di comunicazione, fondamentali per dialogare e incontrare, riteniamo fondamentale far leva sull&#8217;identità del credente. Ogni cristiano deve, innanzitutto, con il suo stile di vita, testimoniare ovunque il suo credo.<br />
Dall&#8217;identità cristiana alla considerazione dei destinatari a cui vogliamo indirizzarci: il mondo della cultura, le povertà umane, la politica e i vari ambiti che caratterizzano e costituiscono l&#8217;ambiente sociale. Dovendo però indicare le risorse da valorizzare è opportuno considerare la scuola, gli ambienti di lavoro, la famiglia, i luoghi dell&#8217;aggregazione giovanile, come opportunità da cogliere per collaborare alla formazione cristiana della persona. Il campo dell&#8217;educazione sfida ogni tipo di cultura e noi non possiamo esimerci da questo ambito privilegiato per testimoniare il Vangelo. Suggeriamo, infine, di recuperare in questo scenario della testimonianza, la proposta culturale delle vite dei santi, riletti nella loro vicenda storica, più che nell&#8217;aureola dei loro prodigi, e i documenti del Concilio Vaticano II da far conoscere e da assumere tra le priorità della formazione cristiana.</p>
<p>don Mimmo Beneventi</p>
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		<title>Il vescovo incontra i sindaci</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Apr 2006 22:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonello Bevilacqua</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Acerenza]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stato un incontro cordiale ed amichevole quello che si è svolto tra S.E. monsignor Giovanni Ricchiuti, arcivescovo della diocesi di Acerenza, i sindaci dei Comuni ricadenti nell&#8217;area diocesana e i presidenti delle tre Comunità Montane (Alto Bradano, Alto Basento e Camastra) ricadenti nello stesso territorio. Si è tenuto alla fine del 2005, il 30 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato un incontro cordiale ed amichevole quello che si è svolto tra S.E. monsignor Giovanni Ricchiuti, arcivescovo <a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/cartdioc.gif" title="L’Arcidiocesi di Acerenza" rel="lightbox[29]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/cartdioc.miniatura.gif" title="L’Arcidiocesi di Acerenza" alt="L’Arcidiocesi di Acerenza" align="left" /></a>della diocesi di Acerenza, i sindaci dei Comuni ricadenti nell&#8217;area diocesana e i presidenti delle tre Comunità Montane (Alto Bradano, Alto Basento e Camastra) ricadenti nello stesso territorio. Si è tenuto alla fine del 2005, il 30 dicembre, nel salone di rappresentanza della sede arcivescovile di Acerenza, adornato di numerosi quadri del 1700. Presente all&#8217;incontro, durato un paio d&#8217;ore, anche il parroco di Pietragalla don Tonino Cardillo.</p>
<p>Ringraziando gli amministratori, monsignor Ricchiuti ha sottolineato le ragioni dell&#8217;incontro. Innanzitutto, per dare avvio ad un dialogo con le istituzioni. In secondo luogo, per ringraziare personalmente i Sindaci dell&#8217;accoglienza tributatagli, durante le visite pastorali iniziate dopo l&#8217;insediamento a nuovo vescovo di Acerenza avvenuto il 15 ottobre 2005 attraverso le quali ha avuto la possibilità di conoscere direttamente le nuove comunità presenti nei 17 comuni della diocesi. Infine, per ascoltare i Sindaci e le loro proposte in modo tale da fare un percorso comune, Chiesa ed istituzioni comunali, per il bene delle comunità cittadine.<span id="more-29"></span></p>
<p>A tutti gli amministratori presenti Sua Eccellenza ha fatto dono di una pubblicazione di don Tonino Bello (libro più cd), con parole e frasi di augurio per il lavoro svolto dai Sindaci.</p>
<p>Monsignor Ricchiuti ha sottolineato che &#8220;Io non invado campi che non mi competono e soprattutto rispetto il vostro lavoro, che viene fatto per il bene delle comunità che amministrate. Tengo a precisare che, da quando mi sono insediato, ho notato che intercorre un ottimo rapporto tra sindaci e parroci dei singoli paesi e ciò mi riempie di gioia, in quanto il cammino comune può portare risultati positivi e concreti. Per me &#8211; ha continuato l&#8217;arcivescovo &#8211; questo primo incontro deve rappresentare l&#8217;inizio di un dialogo fruttuoso tra Chiesa ed istituzioni che spero e mi auguro possa continuare nel futuro, magari anche con l&#8217;istituzione di momenti di riflessione su argomenti di pubblico interesse.</p>
<p>Il nostro cammino deve continuare e proseguire in sintonia a servizio della gente e dobbiamo infondere fiducia nei mezzi e nelle capacità dell&#8217;uomo. Occorre sempre guardare avanti in senso positivo per il bene comune.</p>
<p>La mia caratteristica principale &#8211; ha concluso Monsignor Ricchiuti &#8211; è questa: alle parole preferisco i fatti&#8221;.</p>
<p>I sindaci presenti hanno messo in risalto le difficoltà esistenti nelle comunità che amministrano. Il fattore comune è costituito dal disagio giovanile presente, basato in particolare modo sul problema della disoccupazione con fabbriche che chiudono, acuendo ancora di più il problema, ma anche su altri fattori. Tutti insieme hanno sottolineato che occorre aggregare socialmente i giovani in modo tale che nascano e si sviluppino iniziative, idee e progetti, ragion per cui oltre al ruolo della Chiesa e delle Istituzioni Comunali, un compito importante hanno ovviamente le famiglie, la scuola, le associazioni presenti sul territorio.</p>
<p>Occorre cioè invogliare, convincere e motivare i giovani, investendo concretamente sulle loro possibilità dando loro grande fiducia.</p>
<p>Antonello Bevilacqua</p>
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		<title>Giustizia educativa ed equità sociale</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Apr 2006 10:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani e Società ]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; necessario proporre alla scuola grandi obiettivi

Nonostante le suggestioni della illegalità e della devianza, che nella province contermini danno luogo a situazioni molto difficili, la Basilicata è prima in Italia per pace sociale e ordine pubblico. Noi riteniamo che questo sia il risultato dell&#8217;eccellente lavoro prodotto in regione dalle agenzie educative, la famiglia, la Chiesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>E&#8217; necessario proporre alla scuola grandi obiettivi</em></p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/giusteduc.jpg" rel="lightbox[15]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/giusteduc.miniatura.jpg" alt="" align="left" /></a></p>
<p>Nonostante le suggestioni della illegalità e della devianza, che nella province contermini danno luogo a situazioni molto difficili, la Basilicata è prima in Italia per pace sociale e ordine pubblico. Noi riteniamo che questo sia il risultato dell&#8217;eccellente lavoro prodotto in regione dalle agenzie educative, la famiglia, la Chiesa e la scuola. La scuola lucana ha una storia importante per il pensiero pedagogico che ha espresso e per l&#8217;attività didattica che ha messo in campo. Essa, tuttavia, non riesce a far presa sui giovani, che sognano il proprio futuro in altre realtà territoriali, attirati come farfalle dalle tremolanti luci metropolitane, dove inevitabilmente rischiano di bruciarsi le ali. Con la loro &#8220;benevola irruzione&#8221;, i vescovi lucani squarciano il velo su verità molto dura, con le quali chi ha la responsabilità di progettare il futuro del nostro territorio dovrebbe necessariamente confrontarsi.<span id="more-15"></span></p>
<p>&#8220;Come può &#8211; dicono i vescovi &#8211; mancare l&#8217;attenzione verso i luoghi in cui si costruisce il futuro? E&#8217; necessario proporre alla scuola grandi obiettivi mettendola in condizione di attuare la giustizia educativa, fondamento di ogni equità sociale ed istituzionale, specialmente nei confronti dei ragazzi che la scuola perde, rendendo povero il nostro futuro&#8221;.</p>
<p>Messaggio forte, esplicito. E&#8217; lecito attendersi che qualcosa cambi in regione per effetto di questo messaggio. Temo di no. In fondo, si tratta solo di un documento pastorale, una nobile voce che grida nella solitudine del deserto. Perché cambi qualcosa davvero sarebbe necessario rilanciare la grande idea progettuale che ci fu proposta in occasione del convegno ecclesiale di Palermo. Inculturare la fede. Questa idea presupponeva la valorizzazione del laicato cattolico, impegnato a promuovere nel quotidiano una cultura e una prassi politica, economica, scientifica, coerente con le indicazioni del magistero. Così oggi, in Basilicata, il messaggio dei vescovi potrebbe costituire un momento di reale svolta nell&#8217;ipotesi che: i docenti delle scuole lucane, soprattutto quelli che si muovono nell&#8217;ambito dei movimenti ecclesiali, facciano seguire al messaggio dei vescovi un&#8217;approfondita riflessione pedagogica per rilanciare, nella scuola pubblica, le grandi potenzialità del personalismo cristiano; i giornalisti cattolici promuovano attenzione da parte della stampa, perché il discorso pedagogico al sud non sia un ozioso monologo degli uomini della scuola; nell&#8217;ipotesi, infine, che i politici che si ispirano al pensiero sociale della Chiesa si attivino, perché la scuola disponga di strutture funzionali, sicure e dignitose e perché la scuola lucana, soprattutto nei piccoli centri, possa darsi un progetto caratterizzato da &#8220;grandi obiettivi&#8221;, in grado di promuovere per la nostra regione risorse umane capaci di progettare un futuro sostenibile in un territorio ricco di tutto (ambiente, acqua, energia, storia, arte), dove però non devono mancare la risorsa uomo, la cultura dell&#8217;iniziativa economica e politica, il pensiero produttivo. In un Mezzogiorno sfiduciato è necessario inculturare la fede, per promuovere fiducia e disponibilità; la speranza, per promuovere capacità progettuale; la carità, per promuovere la cultura dell&#8217;impegno solidale. Non si tratta di svuotare il discorso teologico per infarcirlo di un facile e banale sociologismo. Si tratta invece di comprendere a fondo la storia dell&#8217;incarnazione. Cristo si è fatto uomo per elevare gli uomini al rango di figli di Dio. Non avrebbe senso alcuna fiducia, se non garantita da Cristo, alcun amore se non fecondato dallo Spirito Santo, alcuna speranza se non radicata nel patto di alleanza del Sinai. Dio è fedele. Inculturare la fede non significa immaginare la cultura come patrimonio esclusivo dei credenti. Bisogna anzi prendere atto che la cultura è patrimonio comune e che la città dell&#8217;uomo dà diritto di cittadinanza a tutti, anche a coloro che orientano le proprie idealità in altri orizzonti valoriali.</p>
<p>E&#8217; necessario dunque aprire un confronto aperto per costruire un progetto condiviso per la nostra regione, ove tutti abbiano la possibilità e sentano il dovere di esercitare creativamente per la propria capacità di proposta. E&#8217; necessario che in questo spazio la Chiesa, senza pretendere corsie privilegiate, partecipi a tutti la gioia dell&#8217;annuncio: la novità di Cristo che fa nuove tutte le cose.</p>
<p>Particolare attenzione in Basilicata, dove per ovvie ragioni demografiche non ci sono le condizioni per una diffusione capillare delle suole cattoliche, va riservata alla scuola pubblica, rispettando la sua laicità ma valorizzando al meglio tutti gli insegnanti che si ispirano al personalismo cristiano. Sono tanti, dotati di forti motivazioni e professionalità.</p>
<p>La religione deve permeare di sé tutta la cultura, umanistica e scientifica e per fare ciò, pur rimanendo gli insegnanti di religione una risorsa preziosa da curare con particolare attenzione, vanno accompagnati, sostenuti dai colleghi di altre discipline che si riconoscano nella ispirazione cristiana. Da soli non posso bastare.</p>
<p>Donato Pepe</p>
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