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	<title>Orme di Speranza &#187; Madonna</title>
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	<description>Racconti dalla Arcidiocesi di Acerenza</description>
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		<title>Ordinazione presbiterale di don Francesco Paolo Nardone</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 22:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cattedrale]]></category>
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		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
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		<category><![CDATA[Mons. Ricchiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Basilica Cattedrale di Acerenza, 25 ottobre 2008.
Tutta la comunità diocesana si è stretta intorno don Francesco Paolo Nardone nella maestosa Cattedrale di Acerenza in occasione della sua  ordinazione sacerdotale. Raccogliamo in questo breve testo gli spunti essenziali offerti nella magistrale omelia di S.E. Mons. Ricchiuti, Arcivescovo di Acerenza.  
L&#8217;ordinazione di un nuovo presbitero è un dono della Chiesa alla comunità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basilica Cattedrale di Acerenza, 25 ottobre 2008.</p>
<p>Tutta la comunità diocesana si è stretta intorno don Francesco Paolo Nardone nella maestosa Cattedrale di Acerenza in occasione della sua  ordinazione sacerdotale. <a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone.gif" rel="lightbox[508]"><img class="alignleft size-medium wp-image-512" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone-300x200.gif" alt="" width="300" height="200" /></a>Raccogliamo in questo breve testo gli spunti essenziali offerti nella magistrale omelia di S.E. Mons. Ricchiuti, Arcivescovo di Acerenza.  </p>
<p>L&#8217;ordinazione di un nuovo presbitero è un dono della Chiesa alla comunità degli uomini. Ringraziamo pertanto la Chiesa di Acerenza per il dono di un nuovo sacerdote nella persona di Don Francesco Paolo Nardone. Egli viene ordinato nella felice circostanza della Peregrinatio Mariae, con l&#8217;immagine della Madonna di Lourdes, nella nostra Arcidiocesi.</p>
<p><span id="more-508"></span></p>
<p>Il sì di Maria  e il sì di un giovane che risponde alla vocazione sacerdotale concorrono a rendere presente Cristo tra noi perché anche oggi egli possa parlare ai suoi discepoli ed alla sua Chiesa.</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone2.gif" rel="lightbox[508]"><img class="alignright size-medium wp-image-513" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone2-199x300.gif" alt="" width="199" height="300" /></a>Gli avevano chiesto quale fosse il grande comandamento della Legge, Gesù rispose: “L&#8217;amore per Dio e per il prossimo è il grande comandamento della Legge”. San Giovanni e San Paolo confermano che in continuità con le Scritture anche il Nuovo Testamento si fonda sull&#8217;amore e Benedetto XVI nell&#8217;enciclica “Deus Charitas est” precisa che Cristo ha fuso in maniera inscindibile l&#8217;amore per Dio e l&#8217;amore per il prossimo.</p>
<p>Il Sacerdote è l&#8217;immagine vivente di questa sintesi: egli per amore mette nelle mani di Dio la sua vita e la spende nel servire Dio a favore degli uomini.</p>
<p>Don Francesco Paolo Nardone si è lasciato amare dalla sua famiglia e dalla Chiesa. Ha imparato ad amare e così ha avuto il coraggio di perdersi nel Signore con un impegno irrevocabile. La Chiesa ringrazia mamma Maria e papà Alfonso perché la famiglia è la prima culla della vocazione di Francesco.</p>
<p>Servire la Chiesa, sposa e madre, questo è l&#8217;orizzonte ideale verso il quale si orienta il sacerdote che non può lasciarsi distrarre dalle suggestioni della carriera o di altri obiettivi che esulino dal servizio alla Chiesa ed ai fratelli.</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone3.gif" rel="lightbox[508]"><img class="alignleft size-medium wp-image-514" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone3-208x300.gif" alt="" width="208" height="300" /></a>Amico ed educatore delle giovani generazioni il sacerdote sa leggere i segni dei tempi per orientare i giovani verso una visione progettuale della vita che sia coerente con il disegno provvidenziale di Dio in una dimensione vocazionale.</p>
<p>L&#8217;arcivescovo ha invitato don Francesco ad abbandonarsi al Signore perché in questo atteggiamento c&#8217;è tutta la spiritualità del sacerdote che fa risplendere fra gli uomini la luce della Chiesa.</p>
<p>Grazie al sacerdote nella celebrazione eucaristica Cristo viene a noi per sopravvivere con noi e farci sopravvivere con lui anche dopo di noi.</p>
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		<title>La Madonna di Lourdes pellegrina nella diocesi di Acerenza</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2008 18:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani e Società ]]></category>
		<category><![CDATA[Cattedrale]]></category>
		<category><![CDATA[Diocesi]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna]]></category>
		<category><![CDATA[Mons. Ricchiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nostro stare insieme qui stasera, ha detto l&#8217;Arcivescovo Mons. Ricchiuti nell&#8217;omelia, è segnato da momenti di grande emozione e di commozione profonda. La straordinaria partecipazione che si è riversata per le nostre strade a seguito dell&#8217;icona della Madonna di Lourdes  ha fatto esplodere Acerenza in un corale canto di lode. Maria magnifica il Signore perché Lei, umile creatura, intuisce che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/lourdes-o31.gif" rel="lightbox[492]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-497" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/lourdes-o31-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Il nostro stare insieme qui stasera, ha detto l&#8217;Arcivescovo Mons. Ricchiuti nell&#8217;omelia, è segnato da momenti di grande emozione e di commozione profonda. La straordinaria partecipazione che si è riversata per le nostre strade a seguito dell&#8217;icona della Madonna di Lourdes  ha fatto esplodere Acerenza in un corale canto di lode. Maria magnifica il Signore perché Lei, umile creatura, intuisce che nel suo seno stava per avere origine una svolta epocale che avrebbe segnato tutta la storia  dell&#8217;umanità.</p>
<p>Il trono dei potenti viene abbattuto, i ricchi rimandati a casa a mani vuote, gli umili esaltati perché Dio è con loro. Parte da questa radicale rivoluzione il cammino dell&#8217;umanità verso il futuro per la realizzazione del regno di Dio.</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/lourdes-o6.gif" rel="lightbox[492]"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-498" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/lourdes-o6-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Nella maternità di Maria e nella fecondità dello Spirito c&#8217;è l&#8217;incontro dell&#8217;ineffabile amore di Dio e della umile disponibilità di Maria, di qui l&#8217;ineffabile bellezza del divino che irrompe nell&#8217;umano. Deliziatevi di questa maternità di Maria che è immagine fedele della maternità di Dio secondo la felice espressione di Papa Luciani.</p>
<p>Nella maternità di Maria si adombra profeticamente la fecondità della Chiesa che in quanto comunità di amore annuncia l&#8217;avvento del regno di Dio.<span id="more-492"></span></p>
<p>La Madonna di Lourdes che viene pellegrina nella nostra diocesi, nella nostra cattedrale, ci ricorda il nostro essere chiesa locale nella chiesa universale ci testimonia l&#8217;amore di Dio per la nostra Chiesa locale ci rende partecipi dell&#8217;mmenso patrimonio di 150 anni di grazia che Maria irradia da Lourdes richiamando milioni e milioni di pellegrini.</p>
<p>E quando questa sera abbiamo esclamato Ave Maria con il rosario fra le dita abbiamo inteso affidare con fiducia a Lei la nostra chiesa, le nostre famiglie, i nostri ammalati, le nostre sofferenze, le nostre debolezze.</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/lourdes-o4.gif" rel="lightbox[492]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-499" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/lourdes-o4-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Maria sia sempre nella nostra vita ad alimentare la nostra speranza, la nostra fiducia, la nostra gioia e ci induca ogni giorno a magnificare il Signore che dall&#8217;alto della croce ha voluto farci dono della sua madre ed Egli stesso ha pregato Maria perché ci riconoscesse come suoi figli.</p>
<p>Avvicinatevi a questa città, a questa comunità di fede e deliziatevi della maternità di Maria.</p>
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		<title>San Chirico Nuovo</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 18:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Monaco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[San Chirico Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[San Rocco]]></category>
		<category><![CDATA[Tolve]]></category>

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		<description><![CDATA[San Chirico ha antiche origini, sorge intorno al VI° secolo a.C. in una località denominata “Serra”. Ritrovamenti archeologici hanno riportato alla luce due templi dedicati alla Dea Artimis, a Demetra  e ad Afrodite. Da questi ultimi ritrovamenti si è appurato che nel VI sec. a.C. il sito in località Serra è stato abitato da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>San Chirico ha antiche origini, sorge intorno al VI° secolo a.C. in una località denominata “Serra”. Ritrovamenti archeologici hanno riportato alla luce due templi dedicati alla Dea Artimis, a Demetra  e ad Afrodite. Da questi ultimi ritrovamenti si è appurato che nel VI sec. a.C. il sito in località Serra è stato abitato da genti di cultura Daunia nord-lucana, forse i Peukentiantes. Degli avvenimenti succedutesi durante l’epoca romana non si hanno dati rilevanti.</p>
<p>L&#8217;attuale San Chirico risale probabilmente al 960 d.C., ad opera di una colonia greco-bizantina che, per sfuggire alle persecuzioni iconoclastiche nel loro paese, riparò da queste parti raggruppandosi attorno ad una torre, costruita dagli stessi bizantini verso l’anno 826 d.C. come avamposto e limite di confine dai Longobardi. Col passare del tempo, intorno alla torre, si raggrupparono altri nuclei di persone che scelsero per denominazione “Sanctus Quiricus”, nome di un loro santo, che bambino di appena tre anni, nato nella città di Iconia (Asia Minore) da nobile stirpe, venne martirizzato sotto gli occhi della madre Regina Pollonica di nome Giuditta, nell’anno 303 d.C. a Tarso in Cilicia, <span id="more-270"></span>sotto l’imperatore Diocleziano. Prova tangibile dell’esistenza di questa colonia greco-bizantina sono numerose parole presenti nel dialetto locale e l&#8217;appellativo di “Griciudd” (greci) con cui ancora oggi vengono denominati i cittadini di San Chirico. Con la conquista normanna San Chirico venne assegnata alla famiglia Sanseverino, che verso il 1160, intorno alla vecchia torre, fece costruire un imponente castello di cui non restano tracce, se non una torre.</p>
<p>Il possesso dei feudi rimase ai Sanseverino fino al 1404, anno in cui il loro casato si ribellò al potere Regio, per ritornare in loro potere dopo circa trentasei anni. Nel 1460, San Chirico partecipò alla famosa rivolta dei feudatari capeggiata da Giannantonio Orsino, principe di Taranto, con l&#8217;intento di sottrarsi all&#8217;egemonia regia aragonese perché opprimente ma, la ribellione fallì. Quando i Francesi occuparono il regno di Napoli nel XVIII sec. San Chirico ebbe funzioni territoriali e amministrative autonome.</p>
<p>Ottenuta l&#8217;indipendenza, l&#8217;Università di San Chirico volle che si aggiungesse la parola “Nuovo”, non solo per differenziarsi da San Chirico Raparo, ma anche per estinguere una volta per sempre San Chirico de Tulbis (di Tolve). Inoltre si volle dare alla cittadinanza uno stemma araldico che richiamasse la sua origine da un antico popolo guerriero greco (Coronei) oppure la figura leggendaria del grande Scanderberg, eroe nazionale albanese. E così si ebbe nello stemma: “Cielo azzurro, con un cavaliere che indossa elmo e giaco d&#8217;oro, brache di color porporo-amaranto, stivali e schinieri di cuoio, armato di spada su un cavallo bianco”. Ormai indipendente da Tolve, San Chirico Nuovo partecipa attivamente ai moti insurrezionali che portarono all’Unità d&#8217;Italia.</p>
<p>Oggi San Chirico Nuovo appartiene alla provincia di Potenza e dista 37 km dal capoluogo. Conta 1.632 abitanti ed ha una superficie di 23,2 km quadrati per una densità abitativa di 70,34 abitanti per km quadrato. Sorge a 745 metri sopra il livello del mare. Molto interessanti appaiono: la Chiesa Matrice di S. Nicola di Bari, la Chiesa di S. Giovanni Battista, Palazzo Padula.</p>
<p>Informazioni e curiosità su San Chirico Nuovo sono reperibili presso i seguenti siti Internet da cui è stato possibile desumere le informazioni necessarie per redigere l’articolo:</p>
<p>www.basilicata.cc/lucania/schiricon.it<br />
www.basilicata.indettaglio.it<br />
www.aptbasilicata.it</p>
<p>Manifestazioni ed eventi:<br />
16 luglio, Festa in onore della Madonna del Carmine<br />
22 agosto, Festa patronale in onore di San Rocco<br />
5 settembre, Festa in onore della Madonna del Rosario<br />
5 ottobre, Festa in onore della Madonna del Rosario</p>
<p>Saverio Monaco</p>
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		<title>Laurenzana ed Abetina (Parco di Gallipoli &#8211; Cognato)</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jun 2007 14:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna]]></category>

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		<description><![CDATA[Laurenzana è un centro dell&#8217;Appennino Lucano (850 mt) nel bacino del Basento,  posto su uno sperone delimitato dai torrenti Scarrafone e Serrapotamo.
Il suo paesaggio è tipicamente lucano: tradisce i problemi della montagna  calva e del terreno argilloso, ma rivela al tempo stesso le bellezze dei sopravvissuti e rari boschi della  Lata e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Laurenzana - lo stemma" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/laurenzana-2.miniatura.jpg" alt="Laurenzana - lo stemma" align="left" /><strong>Laurenzana</strong> è un centro dell&#8217;Appennino Lucano (850 mt) nel bacino del Basento,  posto su uno sperone delimitato dai torrenti Scarrafone e Serrapotamo.</p>
<p>Il suo paesaggio è tipicamente lucano: tradisce i problemi della montagna  calva e del terreno argilloso, ma rivela al tempo stesso le bellezze dei sopravvissuti e rari boschi della  Lata e dell&#8217;Abetina. L&#8217;antica  ubicazione dell&#8217;agglomerato urbano lascia facilmente indovinare le esigenze  difensive introdotte dal feudalesimo e mantenuto dalla lotta alla malaria,  mentre la semplicità dell&#8217;edilizia e la costipazione mettono abbondantemente  allo scoperto i valori di una civiltà umanamente intensa. L&#8217;agricoltura,  naturalmente, è stata nel passato l&#8217;attività economica più diffusa,  insieme alla pastorizia ed all&#8217;allevamento. Parallelamente, tuttavia,  sono fiorite altre attività:  di tipo artigianale (<em>ferro battuto, legno</em>), industriale (<em>liquori</em>) e commerciale non trascurabili, neppure  in senso qualitativo.</p>
<p>Il  flusso migratorio post-unitario e post-bellico, col conseguente decremento  demografico, ha notevolmente contratto le suddette attività.<span id="more-253"></span></p>
<p><img title="Laurenzana - la fortezza" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/laurenzana-1.miniatura.jpg" alt="Laurenzana - la fortezza" align="right" /></p>
<p>Le origini del paese risalgono,  probabilmente, al XII sec. quando i Normanni edificarono una fortezza  in virtù della posizione  strategica del paese. Dopo  un periodo di dominio aragonese il paese passò attraverso diverse famiglie feudali. Attraversando  il paese è possibile vedere la chiesa <strong>Madre dell&#8217;Assunta</strong>, di  cui si può ammirare il  portale in pietra del 1780. Vicino  alla chiesa è situato il <strong>Belvedere</strong>, dal quale si possono ammirare  le valli e le montagne circostanti. Interessante è la chiesa della <strong> Madonna del Carmine</strong>, nel cui interno è conservata una tela del  1611 di Giovanni Battista  Serra da Tricarico. Degno di menzione è poi il <strong>C</strong><strong>astello</strong>, costruito  nel 1300 e ristrutturato nel 1600 (è visitabile il cortile d&#8217;ingresso,  da ammirare una torre cilindrica e parte delle mura) situato  in posizione dominante l&#8217;abitato, di  cui restano, purtroppo, soltanto i ruderi. Interessanti sono, inoltre,  la <strong>Chiesa dell&#8217;Assunta</strong> con un portale in pietra del 1780 in  cui sono conservate le spoglie del <strong>Beato Egidio da Laurenzana</strong>,  e la <strong>Chiesa del Cimitero</strong> o dell&#8217;ex <strong>Convento di Santa Maria  da Nives</strong> (conserva affreschi del secolo XV). Fuori dell&#8217;abitato  caratteristica appare la <strong>Fontana di Acqua della Pietra</strong> dove l&#8217;acqua  sgorga da due rocce.</p>
<p><img title="Laurenzana - l'Abetina" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/laurenzana-3.miniatura.jpg" alt="Laurenzana - l'Abetina" align="left" /></p>
<p>Nelle vicinanze  dell&#8217;abitato è possibile fare escursioni  nell&#8217;<strong>Abetina di Laurenzana</strong> che si estende per circa 800 ettari  dove crescono i faggi e l&#8217;abete bianco con tronchi con circonferenza  fino a quattro metri. L&#8217;Abetina  di Laurenzana rappresenta uno dei pochi relitti presenti nell&#8217;Italia  meridionale di bosco misto di cerro, faggio e abete bianco. Nella  zona sono presenti, inoltre, prugnoli e rovi, macchioni di rosa  selvatica, alberelli di  pero selvatico o di perastro. Interessante  è la fauna, con la presenza di specie quali il lupo ed il gatto selvatico,  la lepre, il ghiro ed il  quercino, donnole, puzzole, martore e tassi. Sono tante, inoltre, le specie di uccelli  falconiformi che abitano il bosco, da citare: il nibbio reale, lo sparviero, la poiana e il gheppio.</p>
<p>Le notizie  su Laurenzana sono state desunte dal sito dell&#8217;Apt di Basilicata (<a href="http://www.aptbasilicata.it/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">www.aptbasilicata.it</span></a>) e dal sito <a href="http://www.basilicata.cc/lucania/laurenzana/" target="_blank">http://www.basilicata.cc/lucania/laurenzana/</a>.</p>
<p>ricerca sitografica a cura di Saverio Monaco</p>
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		<title>Cancellara un paese da presepe</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2007 17:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Cancellara]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Il paese ha antichissime origini, X-VII secolo a.C. come è testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti in località &#8220;Serra del Carpine&#8221;. Cancellara è citata per la prima volta nel 1189 nel dizionario storico-blasonico del Di Crollalanza, inserita nel sistema amministrativo del Giustizierato di Basilicata, quando Eustachio Santoro era barone di Cancellara, Castelnuovo e Casale di S. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/stcan.gif" title="Lo stemma di Cancellara" rel="lightbox[167]"><img align="left" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/stcan.miniatura.gif" alt="Lo stemma di Cancellara" title="Lo stemma di Cancellara" /></a>Il paese ha antichissime origini, X-VII secolo a.C. come è testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti in località &#8220;Serra del Carpine&#8221;. Cancellara è citata per la prima volta nel 1189 nel dizionario storico-blasonico del Di Crollalanza, inserita nel sistema amministrativo del Giustizierato di Basilicata, quando Eustachio Santoro era barone di Cancellara, Castelnuovo e Casale di S. M. di Giambove.</p>
<p>Infatti è solo dopo l&#8217;anno mille, nel periodo di influenza Federiciana, che si può parlare di una vera e propria &#8220;Terra Cancellariae&#8221; e sono di quest&#8217; epoca l&#8217;imponente castello medievale che domina il paese e l&#8217; antico borgo.<span id="more-167"></span></p>
<p>Sorse come centro fortificato, munito di castello e di mura, intorno al Mille per opera dei Normanni. Il territorio, fu assegnato dagli Angioini ai de Beaumont. Successivamente appartenne agli Acquaviva D&#8217;Aragona, che ristrutturarono il Castello, ai Monteforte, Acciaiuoli, Orsini Del Balzo, Zurlo, Caracciolo, Capano ed infine venne acquistato dai Carafa per passare poi agli Arcamone, che nel 1775 lo vendettero a Benedetto Candida.</p>
<p>Il 1700 rappresentò per il paese un periodo di grandi trasformazioni: fu il secolo di maggiore espansione urbanistica e demografica nonché di notevole crescita culturale ad opera soprattutto dei frati francescani minori del Convento dell&#8217; Annunziata. Nel 1799 aderì agli ideali della Repubblica Partenopea.</p>
<p>Da ricordare sono anche i frequenti terremoti che nel corso dei secoli hanno danneggiato notevolmente Cancellara. Degni di nota sono: quello del 1694, quello del 1857 che fece diverse vittime e quello del 1980 che rovinò la Chiesa Madre e rese inagibile il castello rendendo necessario anche l&#8217; abbattimento di parte del piano superiore.</p>
<p>Sicuramente il simbolo di Cancellara è il castello medievale, situato in posizione dominante l&#8217;abitato, conserva ancora la caratteristica struttura feudale a fuso. Il castello fu costruito dalla famiglia Acquaviva d&#8217;Aragona intorno al trecento ed ospitò in un passato glorioso i vari principi feudali: i Caracciolo, i Carafa, i Pappacoda. Agli inizi del 1600 riveste un ruolo di notevole importanza nella vita del feudo ed è punto di riferimento per la comunità cittadina. Nel 1694 fu semidistrutto dal terremoto e rimase diruto per lungo tempo e ricostruito agli inizi dell&#8217;Ottocento; successivi eventi sismici ne hanno modificato l&#8217; aspetto a come ci appare oggi.</p>
<p>Alle spalle del castello, proseguendo per le caratteristiche viuzze del borgo antico si trova la chiesetta di S. Caterina di Alessandria (VI secolo), conosciuta anche come Cappella di S.Antonio nel cui interno c&#8217;è una pietra tombale che chiude il vano dove sono conservati i resti di Pietro Cancellario, comandante Romano che, secondo la tradizione, ha dato il nome e l&#8217;origine al paese. In essa è possibile ammirare affreschi di Giovanni Todisco da Abriola e Luca del Giovanni da Eboli raffiguranti episodi della vita di S. Giorgio e S. Caterina.</p>
<p>In adiacenza al castello interessante è la Chiesa Madre di Santa Maria del Carmine, costruita nel XVI sec. con facciata interamente rifatta, caratterizzata da un particolare campanile a cuspide; all&#8217; interno della chiesa si può ammirare il quadro della Madonna Delle Grazie del cinquecento.</p>
<p>Dal piazzale antistante la chiesa e il castello percorrendo una stretta e caratteristica stradina si raggiunge la Cappella di San Rocco, risalente al XV secolo. Una particolarità è costituita dal campanile e dall&#8217;orologio settecentesco, ancora oggi funzionante, con uno speciale sistema di ingranaggi ancora integri nonostante gli anni. Con i rintocchi diversi di due campane, una per le ore ed una per i quarti d&#8217;ora, udibili da buona parte del comprensorio comunale, scandisce con precisione le 24 ore della giornata, suddivise in blocchi di 6 ore e 4/4.</p>
<p>Da piazza S. Rocco, proseguendo per via V. Emanuele III si giunge in Largo Monastero ove si trova il Convento e la chiesa annessa della SS. Annunziata, fondati nel 1604 dai coniugi don Marino Caracciolo e donna Ippolita Pappacoda de la Nois, signori e padroni di Cancellara. La Chiesa, con portale in pietra locale scolpita, datato 1763, presenta un interno a due navate e conserva dipinti di G. Balducci e G. De Gregorio, detto il Pietrafesa.</p>
<p>Ciò che più colpisce iI visitatore che giunge a Cancellara soprattutto se arriva al tramonto, quando si accendono le luminarie nelle strade, è l&#8217; aspetto &#8220;presepistico&#8221; del paese che dona un senso di estrema pace e tranquillità. Oltre alle bellezze architettoniche a Cancellara certamente si possono trovare aria salubre e prelibatezze culinarie: dalla pasta fatta in casa, ai latticini, all&#8217; ottimo vino e olio e soprattutto la rinomata &#8220;salsiccia di Cancellara&#8221; (la sauz&#8217; zza) la cui tradizione viene rinnovata annualmente il 3 febbraio in occasione della festività di S. Biagio (Santo Patrono).</p>
<p><strong>Leggende e misteri sul castello di Cancellara</strong></p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/cascan.jpg" title="Il castello di Cancellara" rel="lightbox[167]"><img align="right" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/cascan.miniatura.jpg" alt="Il castello di Cancellara" title="Il castello di Cancellara" /></a>Diverse sono le leggende e i misteri che aleggiano sul castello di Cancellara a cui non si è ancora riusciti a dare una risposta.</p>
<p>Si racconta che quando fu costruito il castello, l&#8217;architetto, ignoto, volle costruire ben 365 stanze, numero che ricorda i giorni dell&#8217;anno. Forse perché così il barone poteva goderne la luce da ogni angolo.</p>
<p>A proposito della luce vi è un aneddoto molto interessante; pare che ancora oggi, qualcuno conosca una stanza del castello dove non compare per niente la luce. Molti hanno tentato di illuminarla, ma non c&#8217;è stato nulla da fare. Alcuni abitanti di Cancellara pensano che ivi fosse l&#8217;inizio dell&#8217;Inferno e, per questo, non tutti pensano di trovarla per non finirci direttamente da vivi.</p>
<p>Altra leggenda è quella della stanza del tesoro: pare che ci fosse una stanza contenente un tesoro il cui pezzo pregiato fosse una chioccia d&#8217; oro con i pulcini anch&#8217; essi dorati. Molti l&#8217; hanno cercata ma mai trovata, o forse il primo&#8230; Come ogni castello anche quello di Cancellara pare avesse un passaggio segreto che sbucasse fuori dal centro abitato, si presuppone vicino la fiumara; molti sono i misteri sul percorso di tale passaggio di certo è che quando eravamo bambini i ragazzi più grandi per impressionarci ci raccontavano di strane storie di fantasmi e &#8220;munacidd&#8221; che esistevano all&#8217; interno di una grotta la cui apertura è visibile dalla fiumara.</p>
<p>Tra leggende e misteri comunque di certo c&#8217;è che secoli fa il castello e la piazza sottostante (piazza Sedile) fossero ad uno stesso livello e che uno smottamento li abbia collocati nella posizione attuale.</p>
<p>Pino Peluso</p>
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		<title>Brindisi Montagna, &#8220;culla&#8221; del medioevo</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2007 18:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Brindisi di montagna]]></category>
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		<description><![CDATA[La prima notizia storiografica certa relativa a Brindisi Montagna (già Brindisi di Montagna; la preposizione di è stata cancellata con un decreto del presidente della Repubblica G. Gronchi) risale al 1268, anno in cui Carlo I d’Angiò, con regio decreto, affidò il feudo di Brindisi ed Anzi a Guidone da Foresta, nominandolo Primus Dominus Brundusii [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Brindisi Montagna - panorama" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/03/binmon.jpg" rel="lightbox[157]"><img title="Brindisi Montagna - panorama" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/03/binmon.miniatura.jpg" alt="Brindisi Montagna - panorama" align="right" /></a>La prima notizia storiografica certa relativa a Brindisi Montagna (già Brindisi di Montagna; la preposizione di è stata cancellata con un decreto del presidente della Repubblica G. Gronchi) risale al 1268, anno in cui Carlo I d’Angiò, con regio decreto, affidò il feudo di Brindisi ed Anzi a Guidone da Foresta, nominandolo Primus Dominus Brundusii de Montanea et Ansiae, “primo signore di Brindisi di Montagna ed Anzi” (cf. A. Pisani, Cronistoria, 45). Da otto anni, in ricordo del conferimento del feudo, l’ultima domenica d’ottobre, si celebrano annualmente le “Giornate medievali”.</p>
<p>È evidente che l’inizio della storiografia (ossia della storia in quanto documentata) non coincide con l’inizio della storia di Brindisi. In mancanza di documenti d’archivio, si possono fare delle congetture.<span id="more-157"></span></p>
<p>In base ad esse, è stato ipotizzato che l’origine della comunità brindisina (o brindisese, come qualcuno preferisce per sottolineare la diversità rispetto alla città pugliese; cf. D. Allegretti, Peregrinazioni e pellegrinaggi brindisesi, 11) risalirebbe al tempo della seconda guerra punica, quando alcuni soldati romani, forse dispersi o forse stanchi di combattere, si stabilirono in vetta al monte su cui sorge l’attuale paese.</p>
<p><a title="Brindisi Montagna, il castello" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/05/gdg062.jpg" rel="lightbox[157]"><img title="Brindisi Montagna, il castello" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/05/gdg062.miniatura.jpg" alt="Brindisi Montagna, il castello" align="left" /></a>Si trattava forse di soldati provenienti dalla città di Brindisi di Puglia e da qui potrebbe derivare il misterioso nome di Brundusium de Montanea, o Brondusium de Montanis o Brundisium de Monte (cf. AA. Vari, Brindisi di Montagna in età moderna, 47). Sono state avanzate anche altre ipotesi, secondo cui l’origine di Brindisi viene ricondotta agli Eruli o ai Longobardi. A. Pisani le considera «semplici congetture, senza una fondata e persuasiva dimostrazione» (cf. Cronistoria, 44).</p>
<p>Le notizie in nostro possesso permettono di distinguere due fasi nella storia di Brindisi: la prima va dal 1268 (anno dell’assegnazione del feudo a Guidone da Foresta) al 1456, quando due terribili terremoti, il 5 ed il 30 dicembre, colpirono Campania, Lucania ed Abruzzo, causando numerose vittime (tra trenta e sessantamila). A seguito dei due terremoti, l’abitato di Brindisi, che allora si estendeva tra le Coste di Fonzo ed il piano di Mincio dalle parti dell’attuale Aia di Brindisi fu distrutto e completamente abbandonato, poiché i pochi superstiti rinunciarono a riedificare le loro case e si stabilirono nei paesi vicini. (cf. A. Pisani, Cronistoria, 44; D. Allegretti, Peregrinazioni e pellegrinaggi brindisesi, 29). Negli anni in cui il paese giace distrutto e disabitato, avviene un fatto importante: nel 1505 i Certosini di Padula erigono a Grancia (cioè fattoria, azienda rurale di proprietà della Certosa) la Rettoria di San Demetrio, ubicata nel territorio di Brindisi (cf. A. Pisani, Cronistoria, 31).</p>
<p>La seconda fase della storia documentabile di Brindisi ha inizio tra il 1534 ed il 1536. In quegli anni l’imperatore Carlo V si prodigò molto per favorire con onori simbolici, doni e privilegi, l’accoglienza in Italia meridionale dei Greci e degli Albanesi che cercavano di sfuggire all’invasione ottomana. Tra gli “espatriati” (che furono circa 25000), una trentina di famiglie provenienti dalla città greca di Corone (nel Peloponneso) si insediarono nel territorio di Brindisi e riedificarono il paese. Il 29 giugno del 1595 i Coronei di Brindisi decisero di riedificare (a croce greca) la vecchia chiesa di S. Nicolò, nucleo originario dell’attuale Chiesa Madre di S. Nicola Vescovo. Ai Greci si aggiunsero, nel 1628, alcune famiglie albanesi originarie di Croia. Dal 1628 Brindisi ottenne dal conte di Bisignano la possibilità di avere dei sacerdoti propri di rito greco. Nel 1727 arrivò il primo parroco di rito latino, don Gerardo Amati, che si preoccupò di dare alla Chiesa Madre l’attuale configurazione a croce latina e, più in generale, di latinizzare la comunità brindisina (cf. A. Pisani, Cronistoria, 18-19; D. Allegretti, Peregrinazioni e pellegrinaggi brindisesi, 31-33.40-50).</p>
<p>Nei sec. XVIII-XIX-XX, Brindisi condivide la sorte dei paesi vicini, passando dal dominio austriaco (1707-1734), a quello dei Borboni di Spagna (1735-1806 e 1815-1860), con la parentesi bonapartiana (1806-1815), fino all’unità d’Italia (1860-1861). Dal 1860 al 1864 Brindisi visse sotto la minaccia delle bande di briganti che infestavano i boschi circostanti. Tra gli eventi tumultuosi di quegli anni ve n’è uno che ha segnato profondamente la memoria collettiva dei brindisini (cf. A. Pisani, Cronistoria, 77; D. Allegretti, Tradizioni popolari in Brindisi Montagna, 1): il 2 novembre 1861, grazie ad un’improvvisa coltre di nebbia che ammantò il paese, i brindisini furono risparmiati dall’incursione delle bande di Crocco, Borjes e Serravalle. La tradizione attribuisce il fatto all’intervento miracoloso della Madonna delle Grazie, alla quale i brindisini sono molto devoti.</p>
<p>don Cesare Mariano</p>
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		<title>Il &#8220;focolare&#8221;, guida cristiana dei giovani</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Nov 2006 06:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Celebrata a Calvello la terza festa diocesana del nucleo domestico
 Domenica 11 giugno, nella splendida cornice dei boschi dell’Appennino lucano, presso il Santuario della Madonna del monte Saraceno a Calvello, si è svolta la III festa diocesana della famiglia. Una tradizione che si sta consolidando, dopo le prime due svoltesi al santuario di Fondi nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Celebrata a Calvello la terza festa diocesana del nucleo domestico</em><br />
<a title="La locandina dell’evento" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/11/fefam06.jpg" rel="lightbox[125]"><img title="La locandina dell’evento" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/11/fefam06.miniatura.jpg" alt="La locandina dell’evento" align="right" /></a> Domenica 11 giugno, nella splendida cornice dei boschi dell’Appennino lucano, presso il Santuario della Madonna del monte Saraceno a Calvello, si è svolta la III festa diocesana della famiglia. Una tradizione che si sta consolidando, dopo le prime due svoltesi al santuario di Fondi nel 2004 e a Palazzo San Gervasio l’anno scorso.<br />
Quest’anno, per motivi contingenti, è stata spostata dalla tradizionale data del 2 giugno all’11 dello stesso mese, ma l’anno prossimo tornerà a quella consueta della festa della Repubblica.<span id="more-125"></span><br />
Grazie alla fattiva collaborazione tra il responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della famiglia, don Nicola Scioia (il quale, peraltro, dopo aver lasciato le consegne ai suoi collaboratori laici, è dovuto rientrare perché febbricitante), il parroco di Calvello, don Pasquale Orlando, con i suoi collaboratori della parrocchia, e il Comune di Calvello che ha allertato Protezione Civile, Vigili Urbani e Carabinieri, le famiglie intervenute da tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi hanno trovato tutto predisposto al meglio. La presenza, già di buon mattino, di S.E. mons. Giovanni Ricchiuti, ha conferito particolare rilievo all’iniziativa, arricchendola con il suo carisma e la sua parola.<br />
Dopo l’esecuzione di alcuni canti da parte del gruppo di Palazzo, questo ha consegnato l’icona della sua famiglia rappresentante a quella rappresentante la parrocchia di Calvello, che la custodirà fino alla prossima festa.<br />
E’ seguita la recita di un’apposita preghiera e poi brevemente i saluti a tutti i partecipanti da parte del sottoscritto, delegato dell’ufficio diocesano e dell’arcivescovo.<br />
Altri canti di bambini palazzesi hanno introdotto il momento più impegnativo della mattinata, consistente nel porre domande al vescovo sul tema della famiglia. Sul tema delle adozioni a distanza e dell’attenzione da rivolgere anche a chi è più vicino, sollevato da Marco Chiummiento di Acerenza, l’arcivescovo ha richiamato l’importanza della dimensione caritativa della fede e dell’affido familiare, delineando due prospettive: l’incentivazione della formazione dei coniugi e la necessità di saper progettare, con il ruolo che può rivestire il consultorio familiare d’ispirazione cattolica. Michele Calabrese di Calvello ha chiesto se c’è consapevolezza da parte della famiglia di essere la fonte principale di trasmissione della fede e quali sono le modalità di questa trasmissione.<br />
“I genitori sono i primi catechisti dei loro figli” ha detto mons. Ricchiuti, che nell’omelia della S.Messa da lui presieduta poco dopo ha rapportato la festa della SS Trinità a quella della famiglia. Giove Pluvio si preparava intanto a consumare la sua vendetta, che giungeva nel corso della visita al Santuario posto più a monte.<br />
Nel pomeriggio visita alla chiesa Madre di Calvello, intitolata a san Giovanni Battista. Dopo un nuovo scambio di battute con il vescovo, con Concetta Lancellotti di Palazzo San Gervasio che ha proposto di pensare, in questa occasione, a un’attrattiva per gli adolescenti, l’associazione teatrale parrocchiale ha proposto alcuni brani di “Forza venite gente” e “Notre Dame de Paris”. Conclusione con la “preghiera per la famiglia” e con l’annuncio da parte del vescovo che la prossima festa della famiglia si terrà presso il Santuario della Madonna del Belvedere di Oppido Lucano, il 2 giugno 2007.<br />
Il bilancio dell’edizione 2006, infine, parla di una festa bagnata e fortunata: sia perché la parte centrale e più significativa si è svolta comunque regolarmente nello scenario dei boschi del monte Saraceno, sia perché la partecipazione delle famiglie dell’arcidiocesi è stata numerosa ed entusiasta.<br />
L’iniziativa, nata quasi per caso in seno alla “Consulta”, sembra stia crescendo e si stia consolidando. L’augurio è che possa essere sempre più occasione per un proficuo confronto fra le famiglie e con le nostre guide spirituale, affinché si rafforzi sempre più la componente cristiana in questo importantissimo nucleo dell’odierna società, perché la famiglia possa adempiere sempre meglio al decisivo ruolo di guida, soprattutto nei confronti dei giovani.</p>
<p>Rocco Saracino</p>
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		<title>Anzi, le origini nella mitologia greca</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Sep 2006 22:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonino Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna]]></category>

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Le sue origini “leggendarie” ne fanno discendere il toponimo da Anzi, figlio di Ulisse e Circe.La sua comparsa documentaria, invece, parla di un’antica Anxia. E’ la “Tabula peutingeriana”, risalente al governo imperiale di Teodosio (347-395 a.C.) a rendere nota al mondo l’esistenza del centro appartenente alla comunità montana Camastra Alto Sauro. Un paese incastonato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/05/anzi1.jpg" title="Anzi, panorama" rel="lightbox[105]"><img align="left" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/05/anzi1.miniatura.jpg" alt="Anzi, panorama" title="Anzi, panorama" /></a></p>
<p>Le sue origini “leggendarie” ne fanno discendere il toponimo da Anzi, figlio di Ulisse e Circe.La sua comparsa documentaria, invece, parla di un’antica Anxia. E’ la “Tabula peutingeriana”, risalente al governo imperiale di Teodosio (347-395 a.C.) a rendere nota al mondo l’esistenza del centro appartenente alla comunità montana Camastra Alto Sauro. Un paese incastonato in uno sprone di roccia nuda, a un’altitudine che varia fra i 550 e gli oltre 1150 metri, e rappresentato da uno stemma che presenta una torre merlata sopra tre monti e sui merli tre spighe di grano. Simbolo dell’antico castello, che ancora oggi veglia dall’alto sulla cittadina fondata millenni or sono dai Pelasgi, che avevano abbandonato la città enotria di Laraia. <span id="more-105"></span>Fortificata dai Goti nel 408 d.C., occupata dai Longobardi meno di due secoli dopo, Anzi fu resa importante dai Normanni. Nel 1133 re Ruggiero la “sbancò”, mentre nel 1191 fu la volta dell’imperatore Enrico VI. Passato sotto gli angioini e i feudatari Guevara, l’abitato di Anzi passò nel 1568 ai marchesi Carafa di Belvedere.<br />
Un titolo &#8211; quello di marchesi &#8211; che divenne solo nominale dal 1810, una volta abolito il feudalesimo.<br />
Poco meno di duemila, al censimento Istat del 2001, gli anzesi rimasti in paese. Nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, erano più del doppio, ben 4074. A metà dello scorso secolo, invece, si è avuta l’ultima impennata, con la popolazione che era salita dai 2299 abitanti de 1921 ai 3371 del 1951 (fonte Istat).<br />
Di intatto oggi, rispetto al passato, è rimasto poco. Questo poco è la torre del palazzo marchesale dei Carafa. Oltre a questa, da vedere ci sono anche l’arco della piazza, i palazzi Fittipaldi, Pomarici, Rossi, De Stefano, D’Aquino e Lovece. Una particolare attenzione la meritano le chiese. La cappella di Santa Maria del Rosario e della Seta ha origini che si perdono nei secoli addietro. Lo stile romanico del sacrario di santa Lucia conferma la tradizione locale che lo vuole risalente al XII secolo. Alla chiesa della Trinità o di S.Antonio e’ legata la figura di Antonio Scirosci, un frate francescano che per la sua corposa dottrina ecclesiale ottenne la laurea dottorale ed il berretto rosso a quattro punte della “Sorbona”, prestigiosa accademia parigina. All’interno, un quadro del Pietrafesa, all’anagrafe Giovanni De Gregorio, raffigurante la Trinità e l’Incoronazione della Vergine con gli Angeli, e una Madonna del Rosario del XVI secolo di Michele Manchelli.<br />
Infine, la chiesa di san Donato, già di sant’Andrea e di san Giuliano Eremita.<br />
Fra le ricette tipiche di Anzi, le patate fritte con peperoni crusch e i freciedd al ragù.<br />
Informazioni e curiosità su Anzi sono reperibili presso il curato sito Internet <a target="_blank" href="http://www.anzibasilicata.it/" title="Il portale di informazione dedicato ad Anzi">www.anzibasilicata.it</a></p>
<p>ricerca sitografica a cura di Antonino Palumbo</p>
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		<title>Oppido Lucano, millenni di storia</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Apr 2006 12:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Oppido Lucano]]></category>

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		<description><![CDATA[Si perdono nella notte dei tempi le origini del primo insediamento umano a Oppido Lucano. Il centro devoto a sant&#8217;Antonio e alla Madonna del Belvedere mosse i suoi primi passi nel Neolitico. Nel periodo preromano, l&#8217;area era particolarmente viva. Numerosi sono i reperti ritrovati sul monte Montrone, datati anche VIII secolo a.C. L&#8217;insediamento osco-lucano sviluppatosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/opsantuono.jpg" title="Oppido Lucano, millenni di storia" rel="lightbox[55]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/opsantuono.miniatura.jpg" title="Oppido Lucano, millenni di storia" alt="Oppido Lucano, millenni di storia" align="left" /></a>Si perdono nella notte dei tempi le origini del primo insediamento umano a Oppido Lucano. Il centro devoto a sant&#8217;Antonio e alla Madonna del Belvedere mosse i suoi primi passi nel Neolitico. Nel periodo preromano, l&#8217;area era particolarmente viva. Numerosi sono i reperti ritrovati sul monte Montrone, datati anche VIII secolo a.C. L&#8217;insediamento osco-lucano sviluppatosi sulla sommità del colle oppidano è stato identificato da alcuni con l&#8217;Opinum presente nell&#8217;Itinerarium Antonini, importante asse viario. A Oppido fu scoperta la Tabula Bantina, uno dei documenti più significativi in lingua osca. In epoca romana, l&#8217;agro del centro bradanico divenne una &#8220;corona&#8221; di villae: testimonianze del periodo sono oggi gli insediamenti di Sant&#8217;Igino e Masseria Ciccotti.</p>
<p>Oppido riappare sulla documentazione nel secolo XI, quando i Normanni ne fecero la sede di un imponente castello. E&#8217; qui che probabilmente nacque Giovanni Abdia (o Obadiah), figlio del primo signore di Oppido: Drochus. La crescita demografica favorì l&#8217;installazione a Oppido del mercato settimanale. La fedeltà agli angioini costò al centro del potentino il saccheggio e l&#8217;incendio nel 1348, durante la guerra fra Giovanna I regina di Napoli e Ludovico re d&#8217;Ungheria. <span id="more-55"></span>Agli Angiò successero gli Zurlo, gli Orsini, quindi i De Marinis. Al XV secolo risale la concessione degli statuti mucipali da parte di Raimondo Orsini. Il “fu” centro storico si è sviluppato a goccia ai piedi del maniero e intorno alla chiesa Madre, in perimetro chiuso da tre porte (Portella, Porta Iuso, Porta Suso). Toccata dai moti del 1799 e della prima metà del secolo XIX, Oppido Lucano si è trasformata in Palmira fra il 1862 e il 1933. Fra i figli illustri ci sono anche lo storico Francesco Giannone, l&#8217;architetto Francesco Grimaldi, Lorenzo Cervellino, autore di opere legali in volgare nel Seicento, e il biblista padre Angelo Lancellotti.</p>
<p>Grande devozione riscuote il culto della Madonna, portata in corteo diverse volte, dal martedì dopo Pasqua (festa della Madonna del Belvedere) al giorno di Ferragosto (l&#8217;Assunta). Sant&#8217;Antonio è festeggiato a giugno. Religiosità e passione teatrale danno vita alla Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo, ripresa dal Gruppo Recupero Tradizioni Locali nel 1979 e giunta alla VII edizione. Fra i piatti della tradizione culinaria si ricordano la “Santa Lucia&#8221;, i panini di San Giuseppe, la &#8220;laghene ke la meddiche, re passule e lu baccalaie&#8221; (tagliatelle con mollica di pane, uva passa e baccalà).</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/manipassione.jpg" title="Il manifesto della Sacra Rappresentazione" rel="lightbox[55]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/manipassione.miniatura.jpg" title="Il manifesto della Sacra Rappresentazione" alt="Il manifesto della Sacra Rappresentazione" align="right" /></a> Fra tradizione religiosa e innovazione drammaturgica. La Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo, comune denominatore dei giorni precedenti la Pasqua, si veste a Oppido Lucano di sfumature diverse rispetto ad altri centri del Vulture-Alto Bradano. L&#8217;evento, ripreso del 1979 con cadenza non fissa dal Gruppo Recupero Tradizioni Locali, si è spogliato di alcune figure tradizionali &#8220;profane&#8221;, acquistando invece nuove scene di cospicuo impatto scenico. La &#8220;Passione&#8221; di Oppido Lucano inizia, infatti, con l&#8217;ingresso in Gerusalemme. Cristo e i suoi discepoli sono accolti da una folla di bambini e adulti festanti, che inneggiano al Messia, al &#8220;Figlio di David&#8221;. E&#8217; questo un quadro inserito nel 2001. Il tripudio di palme e voci infantili anticipa le nascoste trame dei sommi sacerdoti, che ordiscono una congiura contro Gesù. La diabolica tentazione di Giuda spiana la strada ai piani di cattura del Sinedrio, che s&#8217;impadronisce di Gesù mentre questi prega nel Jetsemani, l&#8217;orto degli ulivi. Il Nazareno viene in seguito sballottato da un processo all&#8217;altro, dai sacerdoti Anna e Caifa, al governatore romano Ponzio Pilato, al tetrarca della Galilea, Erode. Alla fine, Pilato, scaricando la colpa sui sommi sacerdoti e sul popolo, decreta la crocifissione di quell&#8217;uomo giusto, dopo aver tentato di salvarlo contrapponendolo al malfamato Barabba. La via Crucis per le strade del paese vecchio, lungo la quale si susseguono l&#8217;incontro con la Madonna e le altre due &#8220;Marie&#8221;, quello con le pie donne e quello con la Veronica, precede la crocifissione e la successiva deposizione. Il tutto è curato nei minimi dettagli, da una colonna sonora imponente ai costumi, ai movimenti scenici. Fra questi, l&#8217;arrivo dei soldati romani e del loro governatore.</p>
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		<title>&#8220;Contate su di me&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 01:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Paolucci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diocesi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il benvenuto di Oppido Lucano al nuovo &#8220;pastore&#8221; diocesano
Oppido Lucano ha accolto il nuovo vescovo. All&#8217;arrivo di monsignor Ricchiuti, erano presenti in piazza Guglielmo Marconi numerosi cittadini e tanti bambini con striscioni di saluto. L&#8217;accoglienza era stata preparata in special modo dagli alunni delle scuole elementari, ma a causa di un contrattempo e del conseguente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il benvenuto di Oppido Lucano al nuovo &#8220;pastore&#8221; diocesano</em></p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/panoppido.jpg" title="Oppido Lucano, panorama" rel="lightbox[37]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/panoppido.miniatura.jpg" title="Oppido Lucano, panorama" alt="Oppido Lucano, panorama" align="right" /></a>Oppido Lucano ha accolto il nuovo vescovo. All&#8217;arrivo di monsignor Ricchiuti, erano presenti in piazza Guglielmo Marconi numerosi cittadini e tanti bambini con striscioni di saluto. L&#8217;accoglienza era stata preparata in special modo dagli alunni delle scuole elementari, ma a causa di un contrattempo e del conseguente dilatarsi dei tempi del programma, la presenza dei più piccoli è andata man mano scemando.</p>
<p>Il freddo e il protrarsi dell&#8217;attesa non hanno impedito, però, ai più tenaci e resistenti, di rendere ugualmente una calorosa accoglienza espressa con striscioni e saluti inneggianti al nuovo prelato, che ha ripetuto questi incontri in ogni cittadina della diocesi.</p>
<p>L&#8217;accoglienza istituzionale è stata invece portata, oltre che dal parroco don Giuseppe Greco e da don Nico Baccelliere, dal vicesindaco Franco Maglione, dagli assessori Martino, Fidanza e Manniello, accompagnati dal dirigente scolastico dell&#8217;istituto comprensivo Franco Casale e alcuni docenti delle scuole elementari.<span id="more-37"></span></p>
<p>Monsignor Ricchiuti è stato accompagnato in chiesa Madre, dove si è celebrata la Santa Messa vespertina, come sempre piena di numerosi fedeli, felici e incuriositi dalla presenza del loro nuovo &#8220;pastore&#8221; che dopo l&#8217;omelia, in poche parole, ha espresso il suo pensiero. &#8220;C&#8217;è molto da fare&#8221;.</p>
<p>Dopo la celebrazione eucaristica, l&#8217;arcivescovo si è imbattuto nella gente della piazza salutando e dialogando con i cittadini. La serata ha avuto la sua conclusione con un incontro nella sala consiliare del Comune. Il vicesindaco Franco Maglione ha colto l&#8217;occasione per illustrare a Sua Eccellenza le problematiche più attuali della comunità e i problemi economici e sociali che invadono i territori lucani in questo momento di crisi. I temi centrali sono stati la viabilità, la difesa dell&#8217;ambiente, la valorizzazione dei beni storici e in particolar modo i temi della solidarietà, tolleranza e difesa dei valori; questi ultimi, attualissimi in un momento in cui anche nella comunità oppidana si vede un aumento significativo della presenza di immigrati stranieri.</p>
<p>In un discorso sociale tendente alla pace si è chiesta collaborazione e disponibilità alla Chiesa per affrontare la problematiche dell&#8217;integrazione. Infine si è messo in luce il problema &#8220;giovani&#8221;. Il vescovo è sembrato volenteroso nel far sua, al più presto, la realtà della nuova comunità.</p>
<p>Durante il suo intervento, mons. Ricchiuti si è rivolto alla gente con parole forti. &#8220;Intendo mettermi in cammino assieme a voi &#8211; ha detto &#8211; per combattere le difficoltà&#8221;. Ha chiesto alle autorità locali di svolgere il loro servizio &#8220;per il bene comune&#8221; e ha continuato scherzosamente paragonando &#8220;i gradini per salire nella sala consiliare&#8221; a quelli della chiesa Madre di Oppido: &#8220;in entrambe si entra e si esce con l&#8217;intento di essere buoni cristiani&#8221;. Chiudendo con un &#8220;contate sulla mia presenza&#8221;. A fine serata l&#8217;amministrazione e don Giuseppe Greco hanno omaggiato monsignor Ricchiuti con una icona della Madonna con Bambino e una casula.</p>
<p>Michele Paolucci</p>
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		<pubDate>Mon, 24 Apr 2006 14:19:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Iacobuzio</dc:creator>
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