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	<title>Orme di Speranza &#187; Famiglia</title>
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	<description>Racconti dalla Arcidiocesi di Acerenza</description>
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		<title>La giornata degli immigrati</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 10:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono Ileana, vengo dalla Romania e lavoro da tre anni ad Acerenza.
Anche quest&#8217;anno la signore del gruppo &#8220;Caritas&#8221; sono state più che gentili ad organizzare un bell&#8217; incontro per tutti noi in occasione della giornata degli immigrati: 18-01-2009.
La festa è incominciata con la celebrazione della Santa Messa nel convento Parrocchia S.Antonio, da Don Pierpaolo. E&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/02/giorn_migrantes_1.jpg" rel="lightbox[856]"><img class="alignleft size-medium wp-image-861" title="La giornata degli immigrati" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/02/giorn_migrantes_1-225x300.jpg" alt="La giornata degli immigrati" width="225" height="300" /></a>Sono Ileana, vengo dalla Romania e lavoro da tre anni ad Acerenza.<br />
Anche quest&#8217;anno la signore del gruppo &#8220;Caritas&#8221; sono state più che gentili ad organizzare un bell&#8217; incontro per tutti noi in occasione della giornata degli immigrati: 18-01-2009.<br />
La festa è incominciata con la celebrazione della Santa Messa nel convento Parrocchia S.Antonio, da Don Pierpaolo. E&#8217; stato un momento spirituale bellissimo che ci ha ricordato che Dio è uno, anche se le confessioni religiose sono diverse, nella casa di Dio siamo tutti suoi figli. Dopo la messa, nel salone vicino alla chiesa, tutti gli immigrati hanno portato dei piatti specifici nazionali,<br />
in modo che abbiano potuto assaggiare anche gli italiani sapori diversi di pietanze e dolci. Sulla tavola si sono ritrovati piatti Rumeni (dolci e salati) insieme con quelli bulgari, graditi da tutti.<br />
Mentre parlavamo tra noi, ho fatto una riflessione: proprio il territorio e la lingua italiana ci hanno avvicinati, per chiedere informazioni riguardo alle ricette bulgare abbiamo parlato tutti in italiano. <span id="more-856"></span><br />
Mi sono resa conto che l&#8217;Italia ha dato modo di avvicinarmi e relazionarmi con cittadini di diverse nazionalità.<br />
Acerenza è diventata il nostro punto comune, in luogo accogliente che ci permette di lavorare, comunicare, fare amicizia con delle persone speciali.<br />
Dopo aver assaporato e gustato tutto, la serata è stata allietata da danze Rumene e Bulgare alle quali hanno partecipato tutte le signore del gruppo Caritas, le amiche, Don Giuseppe che ha partecipato con tanta allegria ed entusiasmo.<br />
La musica e il ballo sono il linguaggio universale per tutti i cittadini del mondo, così ci siamo sentiti ancora più uniti. Purtroppo, si attraversa un periodo molto difficile, quando con gli occhi dell&#8217;opinione pubblica sono stati visti tanti esempi negativi, atteggiamenti sbagliati ed episodi violenti da parte di alcuni immigrati, fatti conclamati con veemenza da tutti noi immigrati.<br />
<a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/02/giorn_migrantes_2.jpg" rel="lightbox[856]"><img class="alignright size-medium wp-image-862" title="La festa degli immigrati" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/02/giorn_migrantes_2-300x225.jpg" alt="La festa degli immigrati" width="300" height="225" /></a>La gente di Acerenza trova nella fede la forza di non aver pregiudizi e ci mostra comprensione e tolleranza, nel modo che la nostra integrazione è realizzata senza difficoltà. Io sono u esempio concreto, come ortodossa, da un anno faccio parte del gruppo cristiano &#8220;Legione di Maria&#8221; dove mi trovo benissimo, ho incontrato delle persone sensibili e gentili che mi hanno accolta con amore cristiano. In mezzo a loro ho imparato a parlare e scrivere la lingua italiana, che mi ha permesso di esporre questa testimonianza e di approfondire i principi cristiani cattolici.<br />
Ogni anno queste giornate mi hanno fatto felice sentendomi parte della grande famiglia umana.<br />
Grazie, Acerenza, per tutto quello che mi hai dato, mi dai e mi darai ancora&#8230;</p>
<p>Noszek Edith Ileana</p>
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		<title>Il movimento dei Cursillos apre la sezione di Acerenza</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 09:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;CURSILLOS DE CRISTIANDAD&#8221; è una curiosa parola spagnola che vuol dire &#8220;PICCOLO CORSO DI CRISTIANITA&#8217; &#8220;. Si tratta proprio di un corso della durata di soli tre giorni, ma intensi, durante i quali si riscopre il significato del battesimo e dei doveri che ne scaturiscono.
Il movimento dei Cursillos si basa sul cosiddetto &#8220;TREPPIEDE&#8221;: Studio della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;CURSILLOS DE CRISTIANDAD&#8221; è una curiosa parola spagnola che vuol dire &#8220;PICCOLO CORSO DI CRISTIANITA&#8217; &#8220;. Si tratta proprio di un corso della durata di soli tre giorni, ma intensi, durante i quali si riscopre il significato del battesimo e dei doveri che ne scaturiscono.<br />
Il movimento dei Cursillos si basa sul cosiddetto &#8220;TREPPIEDE&#8221;: Studio della Parola, Pietà ed Azione. E&#8217; diviso geograficamente in territori: il terzo unisce Puglia, Basilicata e Calabria.<br />
Il cammino degli aderenti inizia con questi tre giorni vissuti tra rollos (testimonianze) di laici e rollos tenuti da sacerdoti riguardanti la vita di grazia, i sacramenti, la fede, alternati a visite al Santissimo Sacramento, preghiere e canti.<br />
Il &#8220;piccolo corso&#8221; si conclude con la consapevolezza che Cristo conta su di noi e noi contiamo su Cristo, ma da quel momento inizia il quarto giorno che vuol dire portare quell&#8217;esperienza nel vissuto, in famiglia, negli ambienti frequentati. La quotidianità potrebbe affievolire l&#8217;entusiasmo accumulato in quei giorni allora, oltre che attingere dalla Pasqua domenicale, ci si ritrova ogni settimana nell&#8217;incontro chiamato &#8220;ULTREYA&#8221; che vuol dire &#8220;ANDARE AVANTI&#8221; &#8220;ANDARE OLTRE&#8221;, oltre la vita terrena, oltre la sofferenza, oltre i nostri limiti, un incontro durante il quale ci si confronta sul brano del Vangelo della domenica, si visita il Santissimo per lodarLo, ringraziarLo ed affidarGli le nostre vite.<span id="more-853"></span><br />
Anche nella nostra diocesi e precisamente a Tolve, i Cursillos sono presenti da dieci anni. In quest&#8217;arco di tempo sono 55 i laici che hanno fatto l&#8217;esperienza tra cui alcuni fratelli di Castelmezzano, Irsina e Albano di Lucania, 5 le consacrate e 6 i presbiteri.<br />
Quest&#8217;anno S.E. Monsignor Ricchiuti ci ha fatto dono del decreto di riconoscimento e quindi anche i Cursillos di Cristianità da oggi rientrano ufficialmente tra i gruppi riconosciuti nella Chiesa diocesana acheruntina.<br />
Noi componenti del movimento eravamo già impegnati in parrocchia, da oggi lo faremo con una carica in più ed è con il cuore colmo di gioia che lodiamo Dio, lo ringraziamo dei benefici che ci ha fatto attraverso il Vescovo, e i nostri sacerdoti don Nicola Moles e don Nico Baccelliere, ai quali va il nostro affetto e il nostro ringraziamento. Un ringraziamento va anche a tutti i sacerdoti che nel corso degli anni si sono alternati lasciando sempre un segno indelebile nei nostri cuori. &#8220;DE COLORES ED ULTREYA&#8221;</p>
<p>Marilena Mirauda</p>
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		<title>Dopo mille anni liturgia per le Chiese orientali in Acerenza</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 19:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dai tempi della venuta dei Normanni (IX secolo) non si ha notizia di liturgie di fedeli in comunione con i Patriarcati orientali ad Acerenza, oggi, domenica 28 dicembre, padre Adrian della Chiesa Ortodossa di Rumania ha celebrato la Divina liturgia (Messa) per gli immigrati del suo Patriarcato (Bucarest) nella Cappella di S. Laviero (detta del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/padriano2.gif" rel="lightbox[756]"><img class="alignleft size-medium wp-image-761" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/padriano2-194x300.gif" alt="" width="194" height="300" /></a>Dai tempi della venuta dei Normanni (IX secolo) non si ha notizia di liturgie di fedeli in comunione con i Patriarcati orientali ad Acerenza, oggi, domenica 28 dicembre, padre Adrian della Chiesa Ortodossa di Rumania ha celebrato la Divina liturgia (Messa) per gli immigrati del suo Patriarcato (Bucarest) nella Cappella di S. Laviero (detta del Purgatorio).</p>
<p>Solo una decina di fedeli rumeni ha intonato i canti natalizi nella graziosa cappella ma le immagini della liturgia orientale, grazie alle riprese fatte per <em>Raitre</em>, incoraggeranno gli immigrati ortodossi della nostra regione che le vedranno. Padre Adrian saluta i presenti definendoli ornamento del suo <em>epitrachilio </em>(stola) perché coloro che si sono inebriati con lui delle antichissime preghiere e dei sacri canti saranno d&#8217;ora in poi nella sua responsabilità di pastore. Meglio, ha spiegato il ministro sacro che lavora in una nota falegnameria di Acerenza, i presenti da ora in poi sono nel cammino comune verso la liturgia interminabile escatologica. <span id="more-756"></span></p>
<p>Il Patriarcato di Romania dal 1925 ha introdotto il medesimo calendario liturgico gregoriano modificato dai Papi nel rinascimento per motivi astronomici per cui è coincisa la Festa della Sacra Famiglia con quella dei cattolici. La lunga eucarestia (2 ore) è sembrata brevissima per la piacevole intonazione dei canti della moglie di padre Adrian e delle fedeli presenti visibilmente commosse forse per i ricordi delle famiglie lontane: un pegno di normalità per gli immigrati italiani spesso al centro delle cronache nere. Al termine della celebrazione il prete (tale è anche per la dottrina cattolica) ha annunciato Dio come «la madre paziente alla quale il bimbo morde il seno appena succhiato» o «come madre che lava il bimbo che si sporca in continuazione»: una boccata di speranza, di ottimismo e di fiducia che gli immigrati possono infondere nei nostri paesi sempre più carenti di giovani. </p>
<p>Una cosa eccezionale: il ministro separato (per i cattolici) ha menzionato l&#8217;Arcivescovo cattolico di Acerenza nella lista dei rappresentanti – solo e rigorosamente ortodossi ! &#8211; delle Chiese mondiali, perché per p. Adrian «ormai è il vescovo insieme a quello ortodosso (Siluan di Roma, n.d.a.)» così come ha avuto per vicissitudini varie, doppio padrino di battesimo e altro «ma un&#8217;unica moglie!» Quest&#8217;ultima si è lasciata andare ad un gesto scherzoso di schiaffi per la <em>boutade </em>del marito ma così ha richiamato il motivo della presenza degli immigrati tra noi: mantenere la propria famiglia e non impoverire quelle italiane! Nei saluti del celebrante non è stato tralasciato il sostegno anche materiale della Arcidiocesi di Acerenza agli immigrati ed in particolare allo stesso “prete – falegname- padre di famiglia”.</p>
<p>P. Adrian celebrerà a Potenza (06 gennaio, parr. S. Anna, via Dante) a Tursi (04 gennaio) e Ginosa/ Castellaneta (11 gennaio).</p>
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		<title>Consacrazione della basilica di S.Giovanni in Laterano. Festa del 4 Novembre</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 19:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani e Società ]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
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		<description><![CDATA[S. E. l&#8217;Arcivescovo Mons. Giovanni Ricchiuti ha presieduto in cattedrale l&#8217;Eucarestia nella festa della Consacrazione della Basilica di San Giovanni in Laterano, nella festa del ringraziamento, e nella festa delle Forze armate.
Dall&#8217;ascolto della Parola abbiamo potuto comprendere la bellezza del mistero della Chiesa. La Basilica di San Giovanni in Laterano, madre di tutte le Chiese, cattedra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/4nov2.gif" rel="lightbox[571]"><img class="alignleft size-medium wp-image-581" title="Mons. Giovanni Ricchiuti" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/4nov2-200x300.gif" alt="" width="200" height="300" /></a>S. E. l&#8217;Arcivescovo Mons. Giovanni Ricchiuti ha presieduto in cattedrale l&#8217;Eucarestia nella festa della Consacrazione della Basilica di San Giovanni in Laterano, nella festa del ringraziamento, e nella festa delle Forze armate.</p>
<p>Dall&#8217;ascolto della Parola abbiamo potuto comprendere la bellezza del mistero della Chiesa. La Basilica di San Giovanni in Laterano, madre di tutte le Chiese, cattedra del magistero del Vescovo di Roma è segno della presenza di Dio in mezzo al popolo. Eppure nessuna Cattedrale per quanto maestosa e bella può compiutamente rappresentare l&#8217;immagine di Dio. La cattedrale è un segno ma il tempio autentico è il cuore dell&#8217;uomo dove Dio deve essere onorato in spirito e verità.</p>
<p>E tuttavia dobbiamo prestare attenzione a questi luoghi dove gli uomini, ciascuno dei quali è tempio dello Spirito Santo, si incontrano per pregare insieme, per partecipare all&#8217;Eucarestia. E&#8217; infatti l&#8217;Eucarestia il fondamento della Chiesa  i cui effetti a partire dal Tabernacolo, dalla Chiesa di pietra, si effondono nella quotidianità della famiglia e nella espressione civile della comunità cristiana.<span id="more-571"></span><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/4nov3.gif" rel="lightbox[571]"><img class="alignright size-medium wp-image-576" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/4nov3-187x300.gif" alt="" width="187" height="300" /></a> La comunità degli uomini che si pone alla sequela di Cristo non può non essere che giusta, solidale, feconda di progresso.</p>
<p>Una comunità che onora il Signore in verità e giustizia saprà anche ringraziare il Signore per i frutti con cui la terra ripagherà in abbondanza il lavoro dell&#8217;uomo. Questa è il senso della festa del ringraziamento che oggi celebriamo. Oggi tradizionalmente gli agricoltori in festa esprimono la loro gioia per il raccolto che nella loro saggezza, povero o ricco, essi considerano sempre come un dono del Signore.</p>
<p>Oggi ricorre anche la festa delle Forze armate, in ricordo dei caduti della prima e della seconda guerra mondiale. Questa ricorrenza che vede qui raccolte le associazioni dei combattenti e reduci, delle famiglie dei caduti, dei carabinieri in congedo, le autorità civili e miliari e tanti bambini delle nostre scuole è una occasione preziosa per ricordare ai nostri giovani le vittime delle guerre. <a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/4nov1.gif" rel="lightbox[571]"><img class="alignleft size-medium wp-image-575" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/4nov1-167x300.gif" alt="" width="167" height="300" /></a>Questa festa ci deve richiamare  al ricordo delle inaudite sofferenze che la guerra ha inflitto all&#8217;umanità tutta, ai vinti ed ai vincitori, quelle sofferenze che i nostri anziani hanno sperimentato e che oggi ci testimoniano con tanta dignità e discrezione. Preghiamo dunque per i nostri caduti e preghiamo anche il Signore ci allontani da una mentalità che esalta la violenza in tutte le sue espressioni. Don Marcello Cozzi è stato recentemente fatto segno di minacce di morte ha ricevuto infatti una lettera con alcune cartucce. E&#8217; violeza e guerra anche questa. Vorremmo offrire tutta la nostra solidarietà a Don Marcello mentre preghiamo per tutti i morti delle guerre di ieri e di oggi impegnandoci in ogni modo perchè con l&#8217;aiuto di Dio non ci siano morti in guerra anche domani.</p>
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		<title>Acerenza: Canio Orlando festeggia i 100 cento anni</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 20:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Canio Orlando, classe 1908, era un giovane artigiano quando  conobbe Lucia, una ragazza   dotata di un sorriso splendente e capace di un amore pudico e profondo, autentico e irresistibile. Aveva trent’anni Canio quando  riuscì a coronare il suo sogno e sposare Lucia e trentuno quando nacque Donato, il frutto del loro amore.
Nel 1939 la guerra si abbatté come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/centenario5.gif" rel="lightbox[552]"><img class="alignleft size-medium wp-image-554" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/centenario5-166x300.gif" alt="" width="166" height="300" /></a>Canio Orlando, classe 1908, era un giovane artigiano quando  conobbe Lucia, una ragazza   dotata di un sorriso splendente e capace di un amore pudico e profondo, autentico e irresistibile. Aveva trent’anni Canio quando  riuscì a coronare il suo sogno e sposare Lucia e trentuno quando nacque Donato, il frutto del loro amore.</p>
<p>Nel 1939 la guerra si abbatté come una immane tragedia sulla felicità dei giovani sposi e mast’ Cani’ venne strappato alla famiglia e inviato al fronte in Polonia dove il suo battaglione fu distrutto ed egli, insieme a pochi altri superstiti,  fu fatto prigioniero da una pattuglia australiana.  Dopo molte peripezie, caricato insieme ad altri prigionieri su un carro bestiame, fu condotto in un campo di concentramento ad Alessandria d’Egitto,  poi in Libia, in Eritrea, in Cirenaica e quindi in India dove rimase un tempo imprecisato, forse qualche anno. <a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/centenario5.gif" rel="lightbox[552]"><span id="more-552"></span></a>Qui finalmente fu raggiunto dalla Croce Rossa, <a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/centenario8.gif" rel="lightbox[552]"><img class="alignright size-medium wp-image-555" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/centenario8-300x200.gif" alt="" width="300" height="200" /></a>che, dopo averlo identificato gli offrì un foglio di carta ed una busta perchè desse notizie di sé alla famiglia. Fu poi imbarcato e, dopo 29 giorni di avventurosa navigazione, arrivò in Australia per essere condotto a lavorare nei campi di un azienda privata come uno schiavo.</p>
<p>Canio Orlando dovette sopportare tutte le contraddizioni e le sofferenze di un mondo profondamente malato. Gli fu negata la famiglia, la dignità, l’identità e tutti i diritti fondamentali del vivere civile.  <a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/centenario7.gif" rel="lightbox[552]"><img class="alignleft size-medium wp-image-556" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/11/centenario7-200x300.gif" alt="" width="200" height="300" /></a>Canio non si perse d&#8217;animo il ricordo di Lucia che teneva amorevolmente fra le braccia il loro bambino, il loro futuro gli consentì di superare prove difficilissime..</p>
<p>Trascorsero diversi, lunghissimi anni fino al 1947 quando finalmente fu imbarcato su una nave e, dopo un mese di navigazione, sbarcò a Napoli.</p>
<p>Quando Canio Orlando arrivò ad Acerenza il figlio Donato aveva ormai otto anni.  I giovani della parrocchia che gli fanno corona in questa foto hanno molto da apprendere dall&#8217;esperienza centenaria di Zio Canio.  In primo luogo il valore fondamentale della famiglia. Zio Canio, persona schiva e riservata, ha fatto comprendere come l&#8217;amore è un valore profondo che va vissuto nell&#8217;autenticità non esibito.  L&#8217;amore quando è autentico riesce  a dare senso a tutta una vita e consente  di superare tutte le avversità ed é persino più forte della barbarie umana e della guerra.</p>
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		<title>Ordinazione presbiterale di don Francesco Paolo Nardone</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 22:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basilica Cattedrale di Acerenza, 25 ottobre 2008.
Tutta la comunità diocesana si è stretta intorno don Francesco Paolo Nardone nella maestosa Cattedrale di Acerenza in occasione della sua  ordinazione sacerdotale. Raccogliamo in questo breve testo gli spunti essenziali offerti nella magistrale omelia di S.E. Mons. Ricchiuti, Arcivescovo di Acerenza.  
L&#8217;ordinazione di un nuovo presbitero è un dono della Chiesa alla comunità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basilica Cattedrale di Acerenza, 25 ottobre 2008.</p>
<p>Tutta la comunità diocesana si è stretta intorno don Francesco Paolo Nardone nella maestosa Cattedrale di Acerenza in occasione della sua  ordinazione sacerdotale. <a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone.gif" rel="lightbox[508]"><img class="alignleft size-medium wp-image-512" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone-300x200.gif" alt="" width="300" height="200" /></a>Raccogliamo in questo breve testo gli spunti essenziali offerti nella magistrale omelia di S.E. Mons. Ricchiuti, Arcivescovo di Acerenza.  </p>
<p>L&#8217;ordinazione di un nuovo presbitero è un dono della Chiesa alla comunità degli uomini. Ringraziamo pertanto la Chiesa di Acerenza per il dono di un nuovo sacerdote nella persona di Don Francesco Paolo Nardone. Egli viene ordinato nella felice circostanza della Peregrinatio Mariae, con l&#8217;immagine della Madonna di Lourdes, nella nostra Arcidiocesi.</p>
<p><span id="more-508"></span></p>
<p>Il sì di Maria  e il sì di un giovane che risponde alla vocazione sacerdotale concorrono a rendere presente Cristo tra noi perché anche oggi egli possa parlare ai suoi discepoli ed alla sua Chiesa.</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone2.gif" rel="lightbox[508]"><img class="alignright size-medium wp-image-513" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone2-199x300.gif" alt="" width="199" height="300" /></a>Gli avevano chiesto quale fosse il grande comandamento della Legge, Gesù rispose: “L&#8217;amore per Dio e per il prossimo è il grande comandamento della Legge”. San Giovanni e San Paolo confermano che in continuità con le Scritture anche il Nuovo Testamento si fonda sull&#8217;amore e Benedetto XVI nell&#8217;enciclica “Deus Charitas est” precisa che Cristo ha fuso in maniera inscindibile l&#8217;amore per Dio e l&#8217;amore per il prossimo.</p>
<p>Il Sacerdote è l&#8217;immagine vivente di questa sintesi: egli per amore mette nelle mani di Dio la sua vita e la spende nel servire Dio a favore degli uomini.</p>
<p>Don Francesco Paolo Nardone si è lasciato amare dalla sua famiglia e dalla Chiesa. Ha imparato ad amare e così ha avuto il coraggio di perdersi nel Signore con un impegno irrevocabile. La Chiesa ringrazia mamma Maria e papà Alfonso perché la famiglia è la prima culla della vocazione di Francesco.</p>
<p>Servire la Chiesa, sposa e madre, questo è l&#8217;orizzonte ideale verso il quale si orienta il sacerdote che non può lasciarsi distrarre dalle suggestioni della carriera o di altri obiettivi che esulino dal servizio alla Chiesa ed ai fratelli.</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone3.gif" rel="lightbox[508]"><img class="alignleft size-medium wp-image-514" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone3-208x300.gif" alt="" width="208" height="300" /></a>Amico ed educatore delle giovani generazioni il sacerdote sa leggere i segni dei tempi per orientare i giovani verso una visione progettuale della vita che sia coerente con il disegno provvidenziale di Dio in una dimensione vocazionale.</p>
<p>L&#8217;arcivescovo ha invitato don Francesco ad abbandonarsi al Signore perché in questo atteggiamento c&#8217;è tutta la spiritualità del sacerdote che fa risplendere fra gli uomini la luce della Chiesa.</p>
<p>Grazie al sacerdote nella celebrazione eucaristica Cristo viene a noi per sopravvivere con noi e farci sopravvivere con lui anche dopo di noi.</p>
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		<title>San Chirico Nuovo</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 18:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Monaco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna]]></category>
		<category><![CDATA[San Chirico Nuovo]]></category>
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		<category><![CDATA[Tolve]]></category>

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		<description><![CDATA[San Chirico ha antiche origini, sorge intorno al VI° secolo a.C. in una località denominata “Serra”. Ritrovamenti archeologici hanno riportato alla luce due templi dedicati alla Dea Artimis, a Demetra  e ad Afrodite. Da questi ultimi ritrovamenti si è appurato che nel VI sec. a.C. il sito in località Serra è stato abitato da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>San Chirico ha antiche origini, sorge intorno al VI° secolo a.C. in una località denominata “Serra”. Ritrovamenti archeologici hanno riportato alla luce due templi dedicati alla Dea Artimis, a Demetra  e ad Afrodite. Da questi ultimi ritrovamenti si è appurato che nel VI sec. a.C. il sito in località Serra è stato abitato da genti di cultura Daunia nord-lucana, forse i Peukentiantes. Degli avvenimenti succedutesi durante l’epoca romana non si hanno dati rilevanti.</p>
<p>L&#8217;attuale San Chirico risale probabilmente al 960 d.C., ad opera di una colonia greco-bizantina che, per sfuggire alle persecuzioni iconoclastiche nel loro paese, riparò da queste parti raggruppandosi attorno ad una torre, costruita dagli stessi bizantini verso l’anno 826 d.C. come avamposto e limite di confine dai Longobardi. Col passare del tempo, intorno alla torre, si raggrupparono altri nuclei di persone che scelsero per denominazione “Sanctus Quiricus”, nome di un loro santo, che bambino di appena tre anni, nato nella città di Iconia (Asia Minore) da nobile stirpe, venne martirizzato sotto gli occhi della madre Regina Pollonica di nome Giuditta, nell’anno 303 d.C. a Tarso in Cilicia, <span id="more-270"></span>sotto l’imperatore Diocleziano. Prova tangibile dell’esistenza di questa colonia greco-bizantina sono numerose parole presenti nel dialetto locale e l&#8217;appellativo di “Griciudd” (greci) con cui ancora oggi vengono denominati i cittadini di San Chirico. Con la conquista normanna San Chirico venne assegnata alla famiglia Sanseverino, che verso il 1160, intorno alla vecchia torre, fece costruire un imponente castello di cui non restano tracce, se non una torre.</p>
<p>Il possesso dei feudi rimase ai Sanseverino fino al 1404, anno in cui il loro casato si ribellò al potere Regio, per ritornare in loro potere dopo circa trentasei anni. Nel 1460, San Chirico partecipò alla famosa rivolta dei feudatari capeggiata da Giannantonio Orsino, principe di Taranto, con l&#8217;intento di sottrarsi all&#8217;egemonia regia aragonese perché opprimente ma, la ribellione fallì. Quando i Francesi occuparono il regno di Napoli nel XVIII sec. San Chirico ebbe funzioni territoriali e amministrative autonome.</p>
<p>Ottenuta l&#8217;indipendenza, l&#8217;Università di San Chirico volle che si aggiungesse la parola “Nuovo”, non solo per differenziarsi da San Chirico Raparo, ma anche per estinguere una volta per sempre San Chirico de Tulbis (di Tolve). Inoltre si volle dare alla cittadinanza uno stemma araldico che richiamasse la sua origine da un antico popolo guerriero greco (Coronei) oppure la figura leggendaria del grande Scanderberg, eroe nazionale albanese. E così si ebbe nello stemma: “Cielo azzurro, con un cavaliere che indossa elmo e giaco d&#8217;oro, brache di color porporo-amaranto, stivali e schinieri di cuoio, armato di spada su un cavallo bianco”. Ormai indipendente da Tolve, San Chirico Nuovo partecipa attivamente ai moti insurrezionali che portarono all’Unità d&#8217;Italia.</p>
<p>Oggi San Chirico Nuovo appartiene alla provincia di Potenza e dista 37 km dal capoluogo. Conta 1.632 abitanti ed ha una superficie di 23,2 km quadrati per una densità abitativa di 70,34 abitanti per km quadrato. Sorge a 745 metri sopra il livello del mare. Molto interessanti appaiono: la Chiesa Matrice di S. Nicola di Bari, la Chiesa di S. Giovanni Battista, Palazzo Padula.</p>
<p>Informazioni e curiosità su San Chirico Nuovo sono reperibili presso i seguenti siti Internet da cui è stato possibile desumere le informazioni necessarie per redigere l’articolo:</p>
<p>www.basilicata.cc/lucania/schiricon.it<br />
www.basilicata.indettaglio.it<br />
www.aptbasilicata.it</p>
<p>Manifestazioni ed eventi:<br />
16 luglio, Festa in onore della Madonna del Carmine<br />
22 agosto, Festa patronale in onore di San Rocco<br />
5 settembre, Festa in onore della Madonna del Rosario<br />
5 ottobre, Festa in onore della Madonna del Rosario</p>
<p>Saverio Monaco</p>
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		<title>«Amare e desiderare la vita»</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2007 17:25:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrando narrando]]></category>
		<category><![CDATA[Acerenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 4 febbraio l&#8217;arcidiocesi di Acerenza ha festeggiato la &#8220;Giornata per la vita&#8221;, celebrata per la ventinovesima volta dalla Chiesa italiana. S. E. Mons. Giovanni Ricchiuti, per l&#8217;occasione, ha voluto presiedere le celebrazioni eucaristiche in due comunità parrocchiali: a Pietragalla in mattinata, a Cancellara nel pomeriggio.
Quest&#8217;anno il tema della vita acquista una valenza tanto maggiore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Pietragalla - Giornata della Vita 2007 - L’Arcivescovo Ricchiuti sul sagrato della Chiesa Madre" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/giovi2k7a.jpg" rel="lightbox[207]"><img title="Pietragalla - Giornata della Vita 2007 - L’Arcivescovo Ricchiuti sul sagrato della Chiesa Madre" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/giovi2k7a.miniatura.jpg" alt="Pietragalla - Giornata della Vita 2007 - L’Arcivescovo Ricchiuti sul sagrato della Chiesa Madre" align="left" /></a>Il 4 febbraio l&#8217;arcidiocesi di Acerenza ha festeggiato la &#8220;Giornata per la vita&#8221;, celebrata per la ventinovesima volta dalla Chiesa italiana. S. E. Mons. Giovanni Ricchiuti, per l&#8217;occasione, ha voluto presiedere le celebrazioni eucaristiche in due comunità parrocchiali: a Pietragalla in mattinata, a Cancellara nel pomeriggio.</p>
<p>Quest&#8217;anno il tema della vita acquista una valenza tanto maggiore quanto più questioni etiche di immediata attualità si impongono alla considerazione generale. Il primo riferimento è ovviamente al dibattuto tema dell&#8217;eutanasia, riportato alla ribalta dal recente caso umano, oltre che mediatico, di Piergiorgio Welby. Accanto ad esso il problema violenza nelle sue diverse, a volte impensate o inimmaginabili, manifestazioni: domestica, di vicinato, carnale, scolastica, da stadio, bellica. Infine, le annose piaghe della povertà e della fame.<span id="more-207"></span></p>
<p>Tali questioni sono sintomatiche di una decisa messa in discussione del «senso profondo di un dono così prezioso che Dio ci ha fatto» e dell&#8217;arbitrarietà con cui l&#8217;uomo ne dispone. Proprio per questo i vescovi italiani lanciano un messaggio forte alla comunità cristiana: &#8220;Amare e desiderare la vita&#8221; è il richiamo a una riflessione sull&#8217;enorme valore dell&#8217;esistenza. «La società attuale sembra dominata da un&#8217;incapacità a comprendere l&#8217;importanza di questa irripetibile esperienza di cui Dio ci fa dono,<a title="Pietragalla - Giornata della Vita 2007 - Alcuni momenti della celebrazione" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/giovi2k7b.jpg" rel="lightbox[207]"><img title="Pietragalla - Giornata della Vita 2007 - Alcuni momenti della celebrazione" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/giovi2k7b.miniatura.jpg" alt="Pietragalla - Giornata della Vita 2007 - Alcuni momenti della celebrazione" align="right" /></a> permeata com&#8217;è da una filosofia di vita che è tedio, paranoia &#8211; nota Sua Eccellenza -. Noi come cristiani, invece, dobbiamo proteggere l&#8217;esistenza, individualmente e comunitariamente, prendere a cuore il tema della vita senza farci abbattere dalle previsioni pessimistiche del futuro e sconcertare dal disvalore della vita».</p>
<p>Un segnale importante per inneggiare alla vita è stato offerto in entrambe le parrocchie dalla partecipazione alla Santa Messa delle famiglie dei battezzati nell&#8217;ultimo anno, con la consegna di alcune pergamene riportanti il messaggio dell&#8217;episcopato italiano e i versi di &#8220;Vivi la vita&#8221; della Beata Teresa di Calcutta. L&#8217;arcivescovo Ricchiuti ha sottolineato come sia proprio la famiglia «il luogo privilegiato in cui si cresce per amare e desiderare la vita».</p>
<p>Al termine della liturgia il Vescovo, attorniato dai bambini sul sagrato, ha lanciato in aria dei palloncini con la poesia di Madre Teresa affinché il suo grido d&#8217;amore per la vita, accolto dal Cielo,<br />
si possa diffondere tra l&#8217;umanità.</p>
<p>Michele Bianchi, Salvatore Iacobuzio</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I DICO e la famiglia: Intervista al sen. Boccia</title>
		<link>http://ormedisperanza.altervista.org/2007/04/intervista-sen-boccia/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2007 23:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Paolucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani e Società ]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Divorzio, aborto&#8230; famiglia, hanno da sempre segnato profondamente la storia della società italiana.
Oggi le famiglie sono le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza.
In questi giorni viviamo un evento che avrà una profonda ricaduta sociale sul nostro futuro: &#8211; Il nuovo disegno di legge sui &#8220;Diritti e doveri di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Antonio BOCCIA - Senatore della XV Legislatura" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/senboccia.jpg" rel="lightbox[200]"><img title="Antonio BOCCIA - Senatore della XV Legislatura" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/senboccia.miniatura.jpg" alt="Antonio BOCCIA - Senatore della XV Legislatura" align="left" /></a>Divorzio, aborto&#8230; famiglia, hanno da sempre segnato profondamente la storia della società italiana.</p>
<p>Oggi le famiglie sono le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza.</p>
<p>In questi giorni viviamo un evento che avrà una profonda ricaduta sociale sul nostro futuro: &#8211; Il nuovo disegno di legge sui &#8220;Diritti e doveri di persone stabilmente conviventi&#8221; (Dico).</p>
<p>Nelle pagine di OdS evidenziamo le opinioni del laicato politico con l&#8217;intervista al sen. Boccia e, nel successivo articolo, di un rappresentante della Chiesa Cattolica, il nostro Don Domenico Baccelliere.</p>
<p>Le riportiamo sul nostro giornale con pari dignità in un&#8217;ottica di proficuo confronto fra le due parti.<span id="more-200"></span></p>
<p>Con i DICO si andrà a regolamentare ed influenzare una realtà sociale e giuridica più che bimillenaria ed i principi del diritto naturale che la caratterizzano. L&#8217;importanza dell&#8217;argomento ci porta a voler ascoltare dunque, le idee di chi ha avuto la nostra legittimazione a rappresentarci nel Parlamento Italiano e cosa importante per noi, della voce chiarificatrice dei rappresentanti della Chiesa.</p>
<blockquote>
<ol>
<li><strong>Sen. Boccia, qual è la sua opinione sull&#8217;introduzione dei DICO nella legislazione italiana?</strong><br />
Credo sia opportuno disciplinare con legge i diritti ed i doveri delle persone che vivono stabilmente &#8220;in coppia&#8221; ancorché senza vincolo matrimoniale.</li>
<li><strong>Come giudica l&#8217;intervento della C.E.I. nel dare indirizzi precisi ed impegnativi vs i cattolici e vs i Parlamentari di area cattolica sulla questione della famiglia?</strong><br />
Doveroso e per certi versi tardivo.</li>
<li><strong>Per una parte della società civile questa è una legge sull&#8217;amore fra le persone, fatta senza amore! Che ne dice?</strong><br />
Se non ci fosse amore fra le persone che vivono stabilmente insieme non esisterebbe il problema. Noi dobbiamo proprio e soltanto misurarci con il fenomeno di due persone che si amano e vivono stabilmente insieme. La società deve decidere se ignorare il fatto o se, preso atto della realtà, disciplinare i diritti ed i doveri delle persone interessate. In questo deve esserci una sostanziale differenza d&#8217;atteggiamento verso le coppie eterosessuali e le coppie omosessuali.</li>
<li><strong>Quali sono i punti del ddl che la Chiesa mette maggiormente in discussione?<br />
</strong>Francamente non l&#8217;ho capito. Sarà un mio limite! Mi pare ci sia un&#8217;opposizione segnata dall&#8217;appartenenza partitica da parte del cardinale Ruini che, quindi, è priva di verità. Salvo &#8220;FAMIGLIA CRISTIANA&#8221;, non ho visto una sola idea su come si debba affrontare la situazione. Soprattutto non ho sentito un minimo di autocritica sulle responsabilità della &#8221; Gerarchia&#8221; rispetto al diffondersi preoccupante del fenomeno delle coppie di fatto. Le famiglie sono state lasciate per anni senza punti di riferimento e senza guida spirituale nella formazione dei propri figli e&#8230; non sono mancati i cattivi esempi. Aspetto con interesse il &#8220;documento&#8221; della CEI per avere lumi e confido nella Divina Provvidenza che non sia influenzato da circostanze&#8230; temporali. Condivido i richiami del Papa ai valori della famiglia ed anche la Sua avversità verso il riconoscimento giuridico delle &#8220;coppie di fatto&#8221;, ma su ciò i cattolici, in particolare quelli impegnati in politica, non hanno mai avuto perplessità. Taluni facinorosi hanno attribuito ai cattolici schierati con il centrosinistra un&#8217;opinione diversa al solo fine di poter sostenere i partiti del centrodestra, ma si trattava, appunto, di facinorosi. Aspetto che anche il Papa dica una parola chiara su come pensa che la società debba comportarsi nei confronti di due persone che si amano e vivono stabilmente insieme.</li>
<li><strong>Vi sono dei punti positivi?<br />
</strong>Per ora vedo come positivo solo il fatto che la questione finalmente è all&#8217;attenzione della comunità e della Chiesa.</li>
<li><strong>Quali saranno i risvolti immediati nella vita sociale di tutti i giorni? </strong><br />
Ne dobbiamo parlare se e quando la legge sarà approvata. Ora si fanno un mucchio di chiacchiere e purtroppo la cosa si è eccessivamente politicizzata. Il probabile voto segreto in Parlamento farà giustizia sulla vera volontà del legislatore. Per parte mia contribuirò alla definizione di una legge che miri a migliorare la qualità della vita della comunità fondata sulla famiglia e che si limiti ad affermare esclusivamente diritti e doveri delle persone eterosessuali che decidono di vivere insieme senza vincolo matrimoniale, nella strettissima osservanza del dettato costituzionale e del Programma che, con Prodi, ho presentato agli elettori.</li>
</ol>
</blockquote>
<p>La famiglia va promossa e difesa, ma più promossa che difesa, perché non ci si può fermare ed affidarsi al solo dettato costituzionale, in quanto in Italia, nel Mezzogiorno, in Basilicata, le politiche familiari non decollano; il dovere di assicurare alle famiglie tutti quegli aiuti &#8211; economici, sociali, educativi, politici, culturali &#8211; per far fronte in modo umano alle loro responsabilità, non è garantito. I loro scarsi risultati ci dicono che per un giovane senza le &#8220;giuste conoscenze&#8221; è difficilissimo trovare un lavoro dignitoso o che non sia precario. Mancano le basi per farsi una famiglia, per accedere ad un mutuo, per crescere serenamente un figlio. Tutto ciò che era normale venti anni fa, oggi lo è molto meno.</p>
<p>Forse siamo obbligati da una minoranza ad una legge comunque dovuta. Ma sulle convivenze, la Chiesa vuole educare ad una regolarizzazione sia civile che religiosa per risolvere il problema alla radice.<br />
Per tornare a noi, il mondo politico è convinto che: &#8220;Non ci sia motivo per ritenere che le molte discussioni di questi giorni possano mettere in crisi i rapporti fra Stato e Chiesa cattolica. Sono rapporti che poggiano su basi solide e sull&#8217;idea condivisa dell&#8217;applicazione del dettato costituzionale&#8221;.</p>
<p>Quindi come profeticamente ha detto il ns sen. Boccia con qualche giorno d&#8217;anticipo sulla prima crisi politica del governo: &#8211; &#8220;dei DICO ne dobbiamo parlare se e quando la legge sarà approvata&#8221;-, a qualcuno sarà venuto da pensare e misurare, anche indirettamente, quanto sia importante il tema morale della famiglia nella ns Italia. L&#8217;avvenire dell&#8217;umanità passa attraverso la famiglia. In bocca al lupo.</p>
<p>Michele Paolucci</p>
<blockquote><p>- La società deve decidere se ignorare il fatto o se, preso atto della realtà, disciplinare i diritti ed i doveri delle persone interessate<br />
- <em>La giustificazione di un intervento legislativo in materia dunque rimane molto labile: dal punto di vista naturale impossibile, dal punto di vista culturale discutibile</em></p>
<p>- Il probabile voto segreto in parlamento farà giustizia sulla vera volontà del legislatore<em><br />
- &#8230;la vera intenzione di una parte dei legislatori è quella di equiparare le coppie dello stesso sesso alle altre</em></p>
<p>- Aspetto che anche il papa dica una parola chiara su come pensa che la società debba comportarsi nei confronti di due persone che si amano e vivono stabilmente insieme.<em><br />
- La Chiesa ha il diritto di intervenire su questioni inerenti la difesa della vita e della famiglia</em></p>
<p>- Condivido i richiami del papa ai valori della famiglia ed anche la sua avversità verso il riconoscimento giuridico delle &#8220;coppie di fatto&#8221;<br />
- <em>Non vogliamo dimenticare che, anche in mezzo alle situazioni di crisi familiari, ci sono invece tante famiglie, anzi la maggioranza, le quali vivono in un&#8217;unione ferma e fedele</em></p>
<p>Legenda:<br />
- Sen. Tonio Boccia<br />
- <em>Don Nico Baccelliere</em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Per la pace, sempre!</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2007 18:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mons. Giovanni Ricchiuti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Acerenza]]></category>
		<category><![CDATA[Diocesi]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei miei occhi e in quelli di quanti vi hanno partecipato scorre ancora il fiume, coloratissimo e chiassoso, dei ragazzi e delle ragazze che lungo il bel corso di Genzano hanno camminato domenica 28 gennaio cantando e pregando per la pace. E quando la ‘marcia&#8217; è sfociata nella chiesa di S:Maria delle Grazie mi sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/colomba.jpg" title="Per la pace, sempre!" rel="lightbox[171]"><img align="left" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/colomba.miniatura.jpg" alt="Per la pace, sempre!" title="Per la pace, sempre!" /></a>Nei miei occhi e in quelli di quanti vi hanno partecipato scorre ancora il fiume, coloratissimo e chiassoso, dei ragazzi e delle ragazze che lungo il bel corso di Genzano hanno camminato domenica 28 gennaio cantando e pregando per la pace. E quando la ‘marcia&#8217; è sfociata nella chiesa di S:Maria delle Grazie mi sono tornate in mente le parole del Salmo: &#8220;Quale gioia quando mi dissero&#8230;. Andiamo alla casa del Signore&#8230;. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme&#8230; Domandate pace per Gerusalemme&#8230; Sia pace sulle tue mura!&#8221;</p>
<p>Conversando poi con i ragazzi ho chiesto loro che ne pensassero sul futuro della pace nel mondo e dalle risposte ricevute ho potuto capire quanto possa diventare irrealizzabile il sogno di una umanità senza conflitti e senza guerre se non ci si impegna a cambiare completamente logica e mentalità in tal senso.<span id="more-171"></span></p>
<p>Se è vero che il futuro è nei giovani di oggi tocca a noi , adulti, soprattutto nel campo politico e pedagogico, credenti e non credenti, non spegnere la speranza.</p>
<p>Ma, stando alle vicende del mondo e di casa nostra, è forte purtroppo la tentazione di scoraggiamento e di pessimismo che può ingenerare atteggiamenti di rassegnazione e di arrendevolezza al solo pensare che le uniche strade per la pace siano quelle percorse da eserciti in armi e che i cieli si aprano non a colombe con ramoscelli di ulivo ma ad aerei dotati di intelligenza di morte.</p>
<p>Si ha bisogno prima di tutto di una riflessione che, come ha scritto il Santo Padre Benedetto XVI nel suo messaggio per l&#8217;annuale Giornata della Pace, rimetta al centro di questo problema il &#8220;cuore&#8221; della persona umana perché la pace è questione di &#8230;cuore.</p>
<p>Si ha bisogno di una politica mondiale che offra segni di cambiamento radicale e profondo, che scelga il metodo del dialogo, che abbia a cuore la convivenza serena e pacifica tra i popoli, che distrugga gli arsenali e le fabbriche di armi riconvertendo il tutto in cantieri per la salvaguardia del creato.</p>
<p>Si ha bisogno di una famiglia e di una scuola impegnate a educare alla pace le giovani generazioni attraverso una pedagogia del rispetto per l&#8217;altro, di accoglienza, di tolleranza e di solidarietà.</p>
<p>Si ha bisogno di una Chiesa e di Religioni che formino uomini e donne di pace, che coraggiosamente denuncino la drammatica stupidità della guerra come criterio di soluzione dei problemi del mondo.</p>
<p>E&#8217; verso questo futuro che i ragazzi e le ragazze della domenica della pace, su iniziativa dell&#8217;A.C.R. della nostra diocesi cui va il mio grazie, così come a tutta Genzano per l&#8217;accoglienza entusiasta, si sono incamminati. Non lasciamoli soli!!!</p>
<p>Per noi, Chiesa, da qualche giorno è incominciato il cammino quaresimale e mentre alzeremo il nostro sguardo su &#8220;Colui che hanno trafitto&#8221; invocheremo da Lui, da Gesù Cristo, il dono vero e autentico della pace e della concordia tra i popoli.</p>
<p>Acerenza, 21 febbraio 2007</p>
<p>Mercoledì delle Ceneri</p>
<p>Vostro</p>
<p>+ Giovanni, Arcivescovo</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/monsricchstemma.jpg" title="Lo stemma di Mons. Giovanni Ricchiuti" rel="lightbox[171]"><img align="absBottom" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/monsricchstemma.miniatura.jpg" alt="Lo stemma di Mons. Giovanni Ricchiuti" title="Lo stemma di Mons. Giovanni Ricchiuti" /></a></p>
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		<title>Cancellara un paese da presepe</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2007 17:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Cancellara]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Francescani]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna]]></category>
		<category><![CDATA[San Rocco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il paese ha antichissime origini, X-VII secolo a.C. come è testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti in località &#8220;Serra del Carpine&#8221;. Cancellara è citata per la prima volta nel 1189 nel dizionario storico-blasonico del Di Crollalanza, inserita nel sistema amministrativo del Giustizierato di Basilicata, quando Eustachio Santoro era barone di Cancellara, Castelnuovo e Casale di S. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/stcan.gif" title="Lo stemma di Cancellara" rel="lightbox[167]"><img align="left" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/stcan.miniatura.gif" alt="Lo stemma di Cancellara" title="Lo stemma di Cancellara" /></a>Il paese ha antichissime origini, X-VII secolo a.C. come è testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti in località &#8220;Serra del Carpine&#8221;. Cancellara è citata per la prima volta nel 1189 nel dizionario storico-blasonico del Di Crollalanza, inserita nel sistema amministrativo del Giustizierato di Basilicata, quando Eustachio Santoro era barone di Cancellara, Castelnuovo e Casale di S. M. di Giambove.</p>
<p>Infatti è solo dopo l&#8217;anno mille, nel periodo di influenza Federiciana, che si può parlare di una vera e propria &#8220;Terra Cancellariae&#8221; e sono di quest&#8217; epoca l&#8217;imponente castello medievale che domina il paese e l&#8217; antico borgo.<span id="more-167"></span></p>
<p>Sorse come centro fortificato, munito di castello e di mura, intorno al Mille per opera dei Normanni. Il territorio, fu assegnato dagli Angioini ai de Beaumont. Successivamente appartenne agli Acquaviva D&#8217;Aragona, che ristrutturarono il Castello, ai Monteforte, Acciaiuoli, Orsini Del Balzo, Zurlo, Caracciolo, Capano ed infine venne acquistato dai Carafa per passare poi agli Arcamone, che nel 1775 lo vendettero a Benedetto Candida.</p>
<p>Il 1700 rappresentò per il paese un periodo di grandi trasformazioni: fu il secolo di maggiore espansione urbanistica e demografica nonché di notevole crescita culturale ad opera soprattutto dei frati francescani minori del Convento dell&#8217; Annunziata. Nel 1799 aderì agli ideali della Repubblica Partenopea.</p>
<p>Da ricordare sono anche i frequenti terremoti che nel corso dei secoli hanno danneggiato notevolmente Cancellara. Degni di nota sono: quello del 1694, quello del 1857 che fece diverse vittime e quello del 1980 che rovinò la Chiesa Madre e rese inagibile il castello rendendo necessario anche l&#8217; abbattimento di parte del piano superiore.</p>
<p>Sicuramente il simbolo di Cancellara è il castello medievale, situato in posizione dominante l&#8217;abitato, conserva ancora la caratteristica struttura feudale a fuso. Il castello fu costruito dalla famiglia Acquaviva d&#8217;Aragona intorno al trecento ed ospitò in un passato glorioso i vari principi feudali: i Caracciolo, i Carafa, i Pappacoda. Agli inizi del 1600 riveste un ruolo di notevole importanza nella vita del feudo ed è punto di riferimento per la comunità cittadina. Nel 1694 fu semidistrutto dal terremoto e rimase diruto per lungo tempo e ricostruito agli inizi dell&#8217;Ottocento; successivi eventi sismici ne hanno modificato l&#8217; aspetto a come ci appare oggi.</p>
<p>Alle spalle del castello, proseguendo per le caratteristiche viuzze del borgo antico si trova la chiesetta di S. Caterina di Alessandria (VI secolo), conosciuta anche come Cappella di S.Antonio nel cui interno c&#8217;è una pietra tombale che chiude il vano dove sono conservati i resti di Pietro Cancellario, comandante Romano che, secondo la tradizione, ha dato il nome e l&#8217;origine al paese. In essa è possibile ammirare affreschi di Giovanni Todisco da Abriola e Luca del Giovanni da Eboli raffiguranti episodi della vita di S. Giorgio e S. Caterina.</p>
<p>In adiacenza al castello interessante è la Chiesa Madre di Santa Maria del Carmine, costruita nel XVI sec. con facciata interamente rifatta, caratterizzata da un particolare campanile a cuspide; all&#8217; interno della chiesa si può ammirare il quadro della Madonna Delle Grazie del cinquecento.</p>
<p>Dal piazzale antistante la chiesa e il castello percorrendo una stretta e caratteristica stradina si raggiunge la Cappella di San Rocco, risalente al XV secolo. Una particolarità è costituita dal campanile e dall&#8217;orologio settecentesco, ancora oggi funzionante, con uno speciale sistema di ingranaggi ancora integri nonostante gli anni. Con i rintocchi diversi di due campane, una per le ore ed una per i quarti d&#8217;ora, udibili da buona parte del comprensorio comunale, scandisce con precisione le 24 ore della giornata, suddivise in blocchi di 6 ore e 4/4.</p>
<p>Da piazza S. Rocco, proseguendo per via V. Emanuele III si giunge in Largo Monastero ove si trova il Convento e la chiesa annessa della SS. Annunziata, fondati nel 1604 dai coniugi don Marino Caracciolo e donna Ippolita Pappacoda de la Nois, signori e padroni di Cancellara. La Chiesa, con portale in pietra locale scolpita, datato 1763, presenta un interno a due navate e conserva dipinti di G. Balducci e G. De Gregorio, detto il Pietrafesa.</p>
<p>Ciò che più colpisce iI visitatore che giunge a Cancellara soprattutto se arriva al tramonto, quando si accendono le luminarie nelle strade, è l&#8217; aspetto &#8220;presepistico&#8221; del paese che dona un senso di estrema pace e tranquillità. Oltre alle bellezze architettoniche a Cancellara certamente si possono trovare aria salubre e prelibatezze culinarie: dalla pasta fatta in casa, ai latticini, all&#8217; ottimo vino e olio e soprattutto la rinomata &#8220;salsiccia di Cancellara&#8221; (la sauz&#8217; zza) la cui tradizione viene rinnovata annualmente il 3 febbraio in occasione della festività di S. Biagio (Santo Patrono).</p>
<p><strong>Leggende e misteri sul castello di Cancellara</strong></p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/cascan.jpg" title="Il castello di Cancellara" rel="lightbox[167]"><img align="right" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/cascan.miniatura.jpg" alt="Il castello di Cancellara" title="Il castello di Cancellara" /></a>Diverse sono le leggende e i misteri che aleggiano sul castello di Cancellara a cui non si è ancora riusciti a dare una risposta.</p>
<p>Si racconta che quando fu costruito il castello, l&#8217;architetto, ignoto, volle costruire ben 365 stanze, numero che ricorda i giorni dell&#8217;anno. Forse perché così il barone poteva goderne la luce da ogni angolo.</p>
<p>A proposito della luce vi è un aneddoto molto interessante; pare che ancora oggi, qualcuno conosca una stanza del castello dove non compare per niente la luce. Molti hanno tentato di illuminarla, ma non c&#8217;è stato nulla da fare. Alcuni abitanti di Cancellara pensano che ivi fosse l&#8217;inizio dell&#8217;Inferno e, per questo, non tutti pensano di trovarla per non finirci direttamente da vivi.</p>
<p>Altra leggenda è quella della stanza del tesoro: pare che ci fosse una stanza contenente un tesoro il cui pezzo pregiato fosse una chioccia d&#8217; oro con i pulcini anch&#8217; essi dorati. Molti l&#8217; hanno cercata ma mai trovata, o forse il primo&#8230; Come ogni castello anche quello di Cancellara pare avesse un passaggio segreto che sbucasse fuori dal centro abitato, si presuppone vicino la fiumara; molti sono i misteri sul percorso di tale passaggio di certo è che quando eravamo bambini i ragazzi più grandi per impressionarci ci raccontavano di strane storie di fantasmi e &#8220;munacidd&#8221; che esistevano all&#8217; interno di una grotta la cui apertura è visibile dalla fiumara.</p>
<p>Tra leggende e misteri comunque di certo c&#8217;è che secoli fa il castello e la piazza sottostante (piazza Sedile) fossero ad uno stesso livello e che uno smottamento li abbia collocati nella posizione attuale.</p>
<p>Pino Peluso</p>
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		<title>Il Vescovo ha incontrato le autorita&#8217; civili istituzionali</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Feb 2007 19:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonello Bevilacqua</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrando narrando]]></category>
		<category><![CDATA[Acerenza]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Per il secondo anno consecutivo l&#8217;Arcivescovo Giovanni Ricchiuti ha incontrato gli esponenti delle istituzioni locali ricadenti nel territorio diocesano: oltre ai sindaci e ai massimi esponenti delle comunità montane, in questa occasione era presente il presidente della Provincia di Potenza Sabino Altobello. Si è trattato di un incontro ricco di contenuti che ha consentito di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/02/apanace.jpg" title="Acerenza - panorama" rel="lightbox[140]"><img align="right" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/02/apanace.miniatura.jpg" alt="Acerenza - panorama" title="Acerenza - panorama" /></a>Per il secondo anno consecutivo l&#8217;Arcivescovo Giovanni Ricchiuti ha incontrato gli esponenti delle istituzioni locali ricadenti nel territorio diocesano: oltre ai sindaci e ai massimi esponenti delle comunità montane, in questa occasione era presente il presidente della Provincia di Potenza Sabino Altobello. Si è trattato di un incontro ricco di contenuti che ha consentito di effettuare una ricognizione a 360°sulle piccole realtà territoriali in cui viviamo. Se i sindaci hanno parlato delle proprie comunità il presidente Altobello invece ha esposto in maniera complessiva la situazione generale del territorio che amministra ponendo l&#8217;attenzione sugli aspetti sociali, civili ed economici.</p>
<p>L&#8217;evento si è svolto presso il salone dei convegni del Villaggio Tabor di Acerenza venerdì 29 dicembre 2006.<span id="more-140"></span><br />
Nello specifico sono stati affrontati i problemi che assillano le nostre piccole comunità cittadine: in particolar modo le difficoltà dei disoccupati nel trovare il lavoro, ma anche le problematiche che toccano la collettività più in generale. Durante l&#8217;incontro ciascuno dei presenti ha evidenziato che vi sono ostacoli da superare per la risoluzione dei tanti problemi. Sua Eccellenza Giovanni Ricchiuti ha ribadito che in ciascuno deve essere forte la centralità dei valori più importanti quali la famiglia, che resta il nucleo centrale della società, l&#8217;aiuto concreto verso il prossimo ma soprattutto tendere una mano verso i più bisognosi e verso tutti coloro che sopravvivono tra una miriade di difficoltà. <a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/02/dpe_ltf.jpg" title="Acerenza" rel="lightbox[140]"><img align="left" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/02/dpe_ltf.miniatura.jpg" alt="Acerenza" title="Acerenza" /></a>Questi elementi rappresentano aspetti fondamentali della nostra esistenza e vanno difesi dall&#8217;attacco del consumismo, dell&#8217;individualismo e dell&#8217;egoismo. Tutti i presenti hanno espresso all&#8217;unisono lo stesso concetto vale a dire che è necessaria la reciproca collaborazione tra istituzioni religiose e civili, operando ognuno per le proprie competenze e ruoli al fine di affrontare con risultati positivi i problemi esistenti: in pratica si tratta di sviluppare un percorso unico per il bene delle comunità locali attraverso un impegno sinergico.</p>
<p>Antonello Bevilacqua</p>
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		<title>Perchè i PACS sono contro la PAX &#8220;civile e sociale&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Feb 2007 21:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Domenico Baccelliere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani e Società ]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[La Chiesa ha il diritto di intervenire su questioni inerenti la difesa della vita e della famiglia. Non si può comprendere infatti che si pretenda di escludere la legittimità di manifestare quel giudizio e quell’insegnamento venendo così a colpire la libertà di esprimerlo. Ne verrebbe ferita non solo la libertà della Chiesa, ma la stessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Il Cardinale Ruini" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/02/ruinace.jpg" alt="Il Cardinale Ruini" align="left" />La Chiesa ha il diritto di intervenire su questioni inerenti la difesa della vita e della famiglia. Non si può comprendere infatti che si pretenda di escludere la legittimità di manifestare quel giudizio e quell’insegnamento venendo così a colpire la libertà di esprimerlo. Ne verrebbe ferita non solo la libertà della Chiesa, ma la stessa libertà di manifestazione del pensiero (<em>L’Osservatore Romano </em>dell’1 febbraio 2007). La famiglia è la &#8220;via dell&#8217;uomo&#8221;, il luogo in cui si apre alla vita e all&#8217;esistenza sociale. Rimane il luogo di un forte coinvolgimento affettivo. È oggetto di un&#8217;attesa di riconoscimento personale. Assicura la stabilità necessaria alla missione educativa. È riconosciuta come l&#8217;ultimo rifugio di fronte alla minaccia dell&#8217;emarginazione.<span id="more-139"></span></p>
<p>La sigla PACS sta per “Patti civili di solidarietà”. Ci risulta che patto sia il <em>foedus </em>che i due coniugi contraggono col matrimonio; civile sia tutto ciò che ha a che fare con i valori di una determinata società, nella mutua relazione tra diritti e doveri; solidarietà sia l’impegno della società di prendersi cura dei più deboli. Cosa quindi si intende con la sigla PACS è esattamente il contrario di quanto si vuol far passare per “patto civile di solidarietà”. Questo nuovo istituto giuridico dovrebbe in realtà approvare una formula intermedia tra la vita del <em>single </em>e quella della famiglia nata nel matrimonio.</p>
<p>Le perplessità del Magistero, che sottoscrivo senza alcun dubbio, sono almeno un paio: in primo luogo introdurre i PACS significa offuscare la realtà del matrimonio e il valore della famiglia naturale, che non è un prodotto culturale o storico, ma una realtà <em>a priori, </em>che viene prima della società e dello stesso stato, di cui ne è la cellula fondamentale; in secondo luogo la vera intenzione di una parte dei legislatori è quella di equiparare le coppie dello stesso sesso alla altre. Altrimenti non si spiegherebbe la portata mass-mediatica di questa richiesta. Tali coppie di per sé non costituiscono mai naturalmente una famiglia, né con i PACS né senza: la famiglia infatti si compone di padre, madre e figli. Ulteriore possibilità non è data.</p>
<p>A quanto detto potremmo aggiungere alcune considerazioni giuridiche ed altre addirittura di buon senso. Esse riguardano due tipologie di coppie: quelle che non vogliono sposarsi e quelle che non possono sposarsi. Riguardo alle prime, l’intenzione dei conviventi è proprio quella di non legarsi giuridicamente e non si capisce perché la legge dovrebbe far loro violenza considerandole comunque legate, sia pure attraverso un labile PACS, contro la loro volontà. <img title="Il Cardinale Ruini" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/02/ruinace2.jpg" alt="Il Cardinale Ruini" align="right" />Se non intendono assumere dei doveri non si capisce perché dovrebbero comunque ricevere in cambio dei diritti, che oltretutto rientrano già nella legislazione ordinaria dei diritti individuali (il testamento, la locazione di una casa intestata ad entrambi, o la scelta di assistenza ospedaliera). Riguardo invece alle coppie che non possono sposarsi, esse possono essere impedite da motivi transitori (l’essere minorenni o in attesa di divorzio) o invece economici. Per le prime l’offerta dei PACS è senza senso: la stessa difficoltà che impedisce il matrimonio impedirebbe comunque i PACS. Per le seconde invece è una strada strana quella di offrire loro un “piccolo matrimonio” che non risolverebbe nessuna delle difficoltà in questione, mentre invece occorre tutto lo sforzo della società nel sostegno economico-sociale alle famiglie e a tutti coloro che si accingono a fondarle. Questo è un dettato della nostra stessa Costituzione.</p>
<p>Non vogliamo dimenticare che, anche in mezzo alle situazioni di crisi familiari, ci sono invece tante famiglie, anzi la maggioranza, le quali vivono in un’unione ferma e fedele. E tutto ciò si verifica pure nelle nazioni dove è più forte il problema. Tuttavia, la precarietà del legame coniugale è una delle caratteristiche del mondo contemporaneo. La giustificazione di un intervento legislativo in materia dunque rimane molto labile: dal punto di vista naturale impossibile, dal punto di vista culturale discutibile. Ogni soluzione di compromesso (tipo il DICO, di cui già si sta parlando) non farà che scontentare tutti: laicisti, cattolici, ma soprattutto gli uomini e le donne di buon senso, garanti della pace nella nostra società.</p>
<p>Don Domenico Baccelliere</p>
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