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	<title>Orme di Speranza &#187; Cultura</title>
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	<description>Racconti dalla Arcidiocesi di Acerenza</description>
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		<title>Lettera dell&#8217;Arcivescovo ai giovani in occasione della Giornata Diocesana dei Giovani.</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 11:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani e Società ]]></category>
		<category><![CDATA[Acerenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Acerenza 04 aprile 2009
Carissimi giovani,
durante gli incontri dei Giovedì di Quaresima, mentre vi ascoltavo attraverso i vostri sms, le vostre domande e i vostri sguardi carichi di attese, pensavo già al nostro incontro della GDG09 ad Acerenza e a questo mio messaggio, affinché il Signore mi concedesse le giuste parole per descrivere il mio desiderio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/04/avis-giornata-dei-giovani-129.jpg" rel="lightbox[884]"><img class="size-medium wp-image-887 alignleft" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/04/avis-giornata-dei-giovani-129-200x300.jpg" alt="avis-giornata-dei-giovani-129" width="200" height="300" /></a>Acerenza 04 aprile 2009</p>
<p>Carissimi giovani,<br />
durante gli incontri dei Giovedì di Quaresima, mentre vi ascoltavo attraverso i vostri sms, le vostre domande e i vostri sguardi carichi di attese, pensavo già al nostro incontro della GDG09 ad Acerenza e a questo mio messaggio, affinché il Signore mi concedesse le giuste parole per descrivere il mio desiderio di vedervi, in questo mondo così pieno di contraddizioni, entusiasti protagonisti di una storia che si rinnova attraverso la vostra vita di cristiani, testimoni di Cristo Risorto, nostra speranza.</p>
<p>Oggi, alla vigilia della Domenica delle Palme, mentre ci apprestiamo a vivere la Giornata n &#8211; Mondiale della Gioventù, vi chiedo con cuore di padre di accogliere con generosità l&#8217;invito di Cristo ad essere annunciatori del suo Vangelo nell&#8217;ambiente familiare, nei luoghi dove studiate , lavorate e trascorrete il vostro tempo libero, nelle relazioni di amicizia e ovunque voi siete presenti come donne e uomini: da cristiani per ridar speranza di vita ad un mondo dove troppo pessimismo frena la fiducia nel futuro.<span id="more-884"></span><br />
Noi, cristiani, siamo ottimisti, crediamo nel futuro perchè esso non finisce nell&#8217;assurdo del nulla, ma approda in Dio, Padre nostro e Signore nostro.<br />
È questo l&#8217;orizzonte che deve caratterizzare il nostro mondo: la &#8216; convivialità delle differenze&#8217;, la ricchezza delle tradizioni, la creatività di tutti voi giovani, le opportunità che il mondo vi offre, i progetti che abitano il vostro cuore. Tutto deve concorrere a creare una cultura della convivenza.<br />
Questo ci insegna Gesù: saper con-vivere con gli altri per realizzare quella fraternità che non può realizzarsi se esasperiamo le differenze e i propri punti di vista.<br />
Non vi chiedo di rinunciare alle vostre ragioni, ma da ragazze e ragazzi cristiani di sperimentare relazioni libere e liberanti, che abbiano sempre il loro fondamento nel Vangelo di Cristo e diventino accoglienti dell&#8217;altro.<br />
Cari giovani, a voi affido questa grande missione, che ho maturato nella mia personale preghiera di questi giorni: siate esperti animatori di con-vivenza. Rifacendomi alla Beata Geltrude, fondatrice delle suore sacramentino di Bergamo, prossima alla canonizzazione il 26 aprile 09, vi affido il suo progetto di santità: &#8220;Impara a farsi santo chi sa ben convivere coni fratelli&#8221;.<br />
Proprio in questo trova la sua pienezza il comandamento affidatoci da Cristo: amatevi come io vi ho amati.<br />
Miei cari amici grazie per quello che siete, io vi seguo con la preghiera e l&#8217;amicizia, non arrendetevi alla cultura relativistica che vi consuma, ma siate protagonisti della vostra vita, tracciando, anche tra le contraddizioni, lo stile bello e affascinante di una fede che ci fa amare senza misura ogni nostro fratello e la nostra stessa esistenza.</p>
<p>Vostro</p>
<p>don Giovanni, Arcivescovo</p>
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		<title>Prove tecniche di unità</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 19:07:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani e Società ]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[CONVEGNO NAZIONALE DEI DELEGATI PER L&#8217;ECUMENISMO E IL DIALOGO INTERRELIGIOSO IN UNITATE SPIRITUS (ROMA, 24-27 NOVEMBRE)
Un traguardo importante per i tanti immigrati nel Sud Italia è stato quanto stabilito, dal punto di vista religioso e dell&#8217;integrazione culturale, nel Convegno nazionale degli addetti cattolici alle questioni ecumeniche. Nella “splendida cornice” del Clarhotel, già casa dei Claretiani, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/01/unita1.gif" rel="lightbox[809]"><img class="alignleft size-medium wp-image-812" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/01/unita1-300x225.gif" alt="unita1" width="300" height="225" /></a>CONVEGNO NAZIONALE DEI DELEGATI PER L&#8217;ECUMENISMO E IL DIALOGO INTERRELIGIOSO IN UNITATE SPIRITUS (ROMA, 24-27 NOVEMBRE)</p>
<p>Un traguardo importante per i tanti immigrati nel Sud Italia è stato quanto stabilito, dal punto di vista religioso e dell&#8217;integrazione culturale, nel Convegno nazionale degli addetti cattolici alle questioni ecumeniche. Nella “splendida cornice” del Clarhotel, già casa dei Claretiani, è avvenuto il primo incontro ufficiale tra le diocesi di Italia e le tre grandi giurisdizioni ortodosse storiche nel nostro Paese. L&#8217;evento era nato solo per raccogliere i suggerimenti pratici riguardanti i rapporti “di vicinato” tra le diocesi e i credenti non cattolici ma è divenuto un vero vertice esecutivo nazionale della Metropolia greco-ortodossa, della nascente Arcidiocesi russa in Italia e della neonata diocesi rumena e dei cattolici rappresentati dai Vescovi dell&#8217;Ufficio nazionale CEI per l&#8217;ecumenismo e il dialogo interreligioso (UNEDI).<span id="more-809"></span> Benchè nel programma fossero equamente distribuiti i tempi delle relazioni nelle “aree“ ortodossia, protestantesimo, ebraismo e islam, tutta l&#8217;attenzione e la tensione dei presenti si è concentrata nelle decisioni pratiche che i cattolici dovranno adottare secondo le richieste del metropolita Zervos del Patriarcato Ecumenico, dell&#8217;Arcivescovo Innokentij e del vescovo rumeno Siluan. Decisione unanime dei Delegati è stata quella di riconoscere come interlocutori primi i rappresentanti di quelle giurisdizioni, ad ogni livello, persino negli Uffici CEI, di più, di riconoscerli come interlocutori indispensabili, come in una vera Conferenza episcopale “allargata”, continuano, insomma, le prove tecniche di unità. Le prove erano non di unificazione bensì dell&#8217;Unità perchè il confronto dei delegati con i singoli gerarchi orientali dava l&#8217;impressione di un dialogo tra i fedeli e i propri pastori, come se fossero i vescovi propri dei delegati!</p>
<p>I cattolici chiedevano a ciascun rappresentante ortodosso decisioni specifiche locali o in materia dell&#8217;amministrazione dei sacramenti con lo stesso impegno e i medesimi scopi che esistono tra i delegati cattolici ed i propri ordinari. Persino le tensioni tra i relatori ortodossi avevano il carattere eccessivamente schietto di una disputa tra parrocchie di paese.</p>
<p>La franchezza estrema era moderata dal diplomatico Mons. Paglia ma evidenziava i pregiudizi dei cattolici verso gli orientali separati in Italia (si accusava una competizione tra i ministri ortodossi), e le effettive difficoltà di giurisdizione tra Russi e Costantinopoli. Tutto ciò ha fatto cadere il tono formale, i cattolici e gli ortodossi si sono espressi con la massima chiarezza fino a rasentare “incidenti diplomtici” di sua eminenza Zervos con alcuni delegati diocesani e con l&#8217;arcivescovo russo. Non ci sono state maschere di buonismo né dichiarazioni di principi generici. Ci sono state domande precise e risposte pratiche.<a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/01/unita.gif" rel="lightbox[809]"><img class="alignright size-medium wp-image-813" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/01/unita-300x225.gif" alt="unita" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Il tema reale che si è manifestato è stato ovviamente l&#8217;amministrazione dei sacramenti e il (difficile) riconoscimento dei competenti ministri, risultato sarà la raccolta delle proposte dei delegati diocesani in un vade mecum o addirittura di un Direttorio in materia di sacramenti e liturgia. Sacramenti e liturgia sono gli ambiti più complessi in cui si vive e definisce l&#8217;appartenenza ecclesiale degli orientali. Intanto, dice il vescovo Siluan dei rumeni, rimane l&#8217;impossibilità di partecipazione eucaristica tra cattolici ed ortodossi e si chiede di non imputare generali colpe verso gruppi stranieri in Italia in occasione di delitti; occorre non enfatizzare le contese interortodosse (come per i luoghi di culto tra russi e greco-ortodossi, per esempio), sottolinea Zervos e sua eminenza Innokentij ricorda il diritto degli stranieri di  conservare beni e identità religiosi senza recriminazioni da parte degli Italiani che stigmatizzarono la collaborazione politico religiosa degli Orientali.</p>
<p>L&#8217;arcivescovo di Acerenza ha già anticipato quanto raccomandato al Convegno: la Caritas e i gruppi ecumenici lavorino strettamente per favorire anagrafi e contatti, evitare incomprensioni e sopratutto per evitare che qualcuno passi alla Chiesa di Roma allo scopo di garantirsi aiuti socio-economici.</p>
<p>sac. Giuseppe Nardozza</p>
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		<title>Buon Natale da Orme di Speranza</title>
		<link>http://ormedisperanza.altervista.org/2008/12/buon-natale-da-orme-di-speranza/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Dec 2008 21:07:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cattedrale]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; Natale e il presepe della Cattedrale ci accoglie maestoso, come da tradizione, rievocando in grandi e piccini il fascino della magica notte in cui nacque il Salvatore del Mondo.
Lo splendido presepe, con statue di scuola napoletana della seconda metà del XVIII secolo, è stato allestito dai ragazzi della parrocchia &#8230;
A loro ed a tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/natale-31.gif" rel="lightbox[730]"><img class="alignleft size-medium wp-image-735" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/natale-31-200x300.gif" alt="" width="200" height="300" /></a><strong>E&#8217; Natale</strong> e il presepe della Cattedrale ci accoglie maestoso, come da tradizione, rievocando in grandi e piccini il fascino della magica notte in cui nacque il Salvatore del Mondo.</p>
<p><strong>Lo splendido presepe</strong>, con statue di scuola napoletana della seconda metà del XVIII secolo, è stato allestito dai <strong>ragazzi della parrocchia</strong> &#8230;</p>
<p>A loro ed a tutti i lettori la Redazione di ORME DI SPERANZA augura un <strong>SANTO NATALE ED UN FELICE ANNO 2009</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Appello del Pastore all&#8217;Azione Cattolica Diocesana</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 20:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Azione Cattolica]]></category>
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		<description><![CDATA[Una breve sintesi delle riflessioni di S.E. Mons. Ricchiuti in occasione del Convegno dell&#8217;Azione Cattolica Diocesana.
Questa è la domenica della gioia. E&#8217; una sosta nel percorso penitenziale intrapreso per la nostra conversione nel cammino verso il Natale.
La Chiesa oggi professa con gioia la certezza che il Signore non mancherà di venire incontro all&#8217;uomo. Giovanni Battista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/ad21.gif" rel="lightbox[682]"><img class="alignleft size-medium wp-image-689" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/ad21-200x300.gif" alt="" width="200" height="300" /></a><em>Una breve sintesi delle riflessioni di S.E. Mons. Ricchiuti in occasione del Convegno dell&#8217;Azione Cattolica Diocesana</em>.</p>
<p>Questa è la domenica della gioia. E&#8217; una sosta nel percorso penitenziale intrapreso per la nostra conversione nel cammino verso il Natale.</p>
<p>La Chiesa oggi professa con gioia la certezza che il Signore non mancherà di venire incontro all&#8217;uomo. Giovanni Battista mentre ci invita a preparare la strada al Signore che viene svela anche il progetto di Dio sull&#8217;uomo: Chi viene dopo di me vi battezzerà con il fuoco dello Spirito Santo. Accogliamo con gioia questo annuncio. Non lasciamoci scoraggiare dalle difficoltà del momento presente, non spegniamo il canto di lode che San Paolo ci mette sulla bocca in questa domenica , né la gioia che proviamo per la buona notizia dell&#8217;avvento del Signore.<span id="more-682"></span></p>
<p>Io vorrei rivolgere all&#8217;Azione Cattolica il Messaggio di Paolo ai tessalonicesi: &#8220;Facciamo emergere nella nostra vita lo splendore della Fede, della Carità e della Speranza.&#8221; L&#8217;Azione Cattolica deve la sua grandezza ai testimoni che l&#8217;hanno tenuta viva in questi 62 anni di presenza nella storia della nostra diocesi. Sulle colonne di questa cattedrale oggi ci sono le immagini di persone che nelle diverse parrocchie della diocesi hanno testimoniato con la loro vita la fedeltà all&#8217;Azione Cattolica. Sull&#8217;esempio di chi vi ha preceduto nella fede anche voi bambini, ragazzi, giovani, adulti siete chiamati alla santità. Il Vescovo guarda a voi con fiducia per il futuro della nostra Chiesa Locale, per questo territorio, per la crescita spirituale, culturale, civile, economica delle nostre comunità.</p>
<p>Vorrei rivolgere a tutta l&#8217;Azione Cattolica un appello: Vivete con piena consapevolezza il vostro ruolo laicale in comunione con il ministero ordinato e percorriamo insieme questo cammino di Chiesa. La Chiesa non può prescindere dall&#8217;Azione Cattolica, sono convinto e fiducioso che le donne e gli uomini dell&#8217;Azione Cattolica, resi uomini nuovi dall&#8217;azione dello Spirito Santo, potranno svolgere un ruolo importante nella nostra Chiesa e nella comunità civile.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Franco Miano: &#8220;Azione Cattolica, uomini fino in fondo, fino in cima&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 19:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Si è svolto ad Acerenza il convegno Diocesano di Azione Cattolica con la partecipazione del Presidente Nazionale, prof. Franco Miano. riportiamo qui di seguito una sintesi della sua relazione
Come donne e uomini dell’Azione Cattolica noi siamo chiamati a vivere nella laicità in comunione con il magistero ordinario il nostro cammino di Chiesa, e lo facciamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/ac.gif" rel="lightbox[669]"><img class="alignleft size-medium wp-image-672" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/ac-300x214.gif" alt="" width="300" height="214" /></a></p>
<p><em>Si è svolto ad Acerenza il convegno Diocesano di Azione Cattolica con la partecipazione del Presidente Nazionale, prof. Franco Miano. riportiamo qui di seguito una sintesi della sua relazione</em></p>
<p>Come donne e uomini dell’Azione Cattolica noi siamo chiamati a vivere nella laicità in comunione con il magistero ordinario il nostro cammino di Chiesa, e lo facciamo nella consapevolezza delle difficoltà di questo particolare momento storico, con il cuore pieno di gioia e traboccante di Speranza perché Cristo ci accompagna nel nostro cammino.</p>
<p>Concretamente la vita dell&#8217;Azione Cattolica è sinergia tra laici e pastori, tra azione e magistero.Una vita che conta ormai 140 anni di storia, una storia importante, spesso profetica , un laboratorio di servizio e di spiritualità che si è concretizzato in animazione liturgica, catechesi ed esercizio della carità, esperienze profetiche che poi sono state tradotte in indicazioni pastorali dal Concilio.</p>
<p><span id="more-669"></span></p>
<p> Si tratta di memoria viva che caratterizza nei tratti fondamentali la nostra identità ma noi, aperti come siamo al futuro, non guardiamo con nostalgia al passato. Nell&#8217;Azione Cattolica abbiamo ragazzi, giovani e adulti, tutti impegnati costruire un futuro migliore. Per ogni età della vita c&#8217;è lo spazio dell&#8217;impegno e della Speranza.</p>
<p>Il tempo che il Signore ci dona di vivere va pensato e vissuto come risposta alla Sua chiamata così come hanno fatto i testimoni che ci hanno preceduto. Il Papa ci ha detto che i Santi dell&#8217;Azione Cattolica hanno fatto grande la nostra Associazione e che a ciascuno di noi, se ci impegniamo in adeguati percorsi formativi sotto la guida dei nostri pastori, sarà possibile realizzare nella nostra vita un capolavoro di santità.</p>
<p>Ciò sarà concretamente possibile seguendo la via che Giovanni Paolo II ci aveva già indicato a Loreto quando ci ammoniva:”rispondete alla domanda di santità secondo la vostra condizione laicale attraverso la contemplazione, la comunione e l&#8217;esercizio fedele della missione”. Sarà bello camminare insieme nutriti dalla Parola di Dio nella partecipazione alla vita ecclesiale ed alla vita civile vivendo insieme un costante impegno formativo. Infatti la bellezza dell&#8217;Azione Cattolica consiste nel percorrere insieme la via della santità alla quale tutti siamo chiamati. Sarà bello allora riscoprire insieme il senso vocazionale della vita . In questi anni l’Azione cattolica ci ha riproposto la domanda di Cristo ai suoi discepoli:”E voi chi dite che io sia?”  Non è una domanda retorica, ma una domanda di vita. Chi è Gesù per me? per noi? Chi è che ci chiama ed a cosa ci chiama? Cosa dice Cristo nella mia, nella nostra vita?</p>
<p>Noi scegliamo di fare Azione Cattolica perché Cristo ci ha chiamati all’unità; perché avvertiamo la gioia di una risposta entusiastica in comunione; perché avvertiamo una responsabilità condivisa.</p>
<p>Non è facile oggi sentire una chiamata. Facciamo fatica ad ascoltare. Per ascoltare la voce del Signore bisogna fargli spazio. Ma la vita associativa ci chiede di ascoltare anche la voce dei fratelli, bisogna trovare il tempo e le motivazioni per vivere in prossimità con loro. Chiamati ad essere santi significa essere chiamati alla pienezza dell&#8217;essere perché l&#8217;azione, il fare ha senso solo se c&#8217;è profondità ed autenticità dell&#8217;essere.</p>
<p>Con il battesimo noi siamo stati chiamati alla santità, il Signore non ci chiede l’impossibile, diventeremo santi con l’azione intesa come risposta alla chiamata e con un costante impegno formativo.</p>
<p>In un tempo in cui si sente il pressante bisogno di affermare se stessi, di differenziarsi dagli altri percepiti come massa, noi dell’Azione Cattolica scegliamo di rinnegare noi stessi per  metterci a servizio della comunità ecclesiale e civile, noi scegliamo di fare unità, di associarci.</p>
<p>L’Azione Cattolica, nel suo piccolo, senza alcuna presunzione di esclusività o di autosufficienza,  rende visibile e concreta la popolarità della Chiesa, in quanto appunto popolo di Dio.</p>
<p>In un tempo in cui, nel mezzogiorno di Italia, si assiste ad un diffuso fenomeno di fuga e di abbandono dei luoghi e delle comunità, noi di Azione Cattolica scegliamo di vivere con il vescovo e con la chiesa locale nel luogo che il Signore ci ha donato come nostro spazio di vita e di santità.</p>
<p>Il papa ci ha detto: “Questo essere collegati alla vita delle persone ed alle realtà delle vostre chiese locali attribuisce un ruolo particolare alla vostra vocazione.</p>
<p>Anche noi in quanto laici con il battesimo siamo consacrati, partecipiamo al Sacerdozio comune, siamo chiamati ad una ministerialità in equilibrio fra Chiesa universale e Chiesa locale, fra comunità ecclesiale e comunità civile, tra fede e cultura.  Si tratta di un equilibrio difficile ma necessario. Per questa ragione l’impegno formativo volto a configurare la nostra persona ad immagine di Dio è essenziale per ciascuno di noi ma nello stesso tempo è importante aver cura della vita associaziativa e della educazione dei giovani, impegno assolutamente centrale per l’Azione Cattolica. Si perché siamo chiamati alla fecondità dello Spirito che ci chiama a vivere in pienezza ed a partecipare la vita. In questo senso siamo chiamati ad essere donne ed uomini fino in fondo, fino in cima.</p>
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		<title>La dimensione missionaria della Chiesa oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 21:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mons. Ricchiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[La dimensione missionaria della Chiesa oggi non si esaurisce nell&#8217;andare in terra di missione in quanto il fenomeno della immigrazione porta sul nostro territorio tante persone di diverse etnie, cultura e religione. Queste persone chiedono di essere accolte, integrate nel rispetto delle proprie tradizioni e della propria cultura.
Per decenni la Chiesa di Acerenza ha sostenuto l&#8217;attività [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La dimensione missionaria della Chiesa oggi non si esaurisce nell&#8217;andare in terra di missione in quanto il fenomeno della immigrazione porta sul nostro territorio tante persone di diverse etnie, cultura e religione. Queste persone chiedono di essere accolte, integrate nel rispetto delle proprie tradizioni e della propria cultura.</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/zilli2.gif" rel="lightbox[453]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-478" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/zilli2-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Per decenni la Chiesa di Acerenza ha sostenuto l&#8217;attività di evangelizzazione e di promozione umana svolta da Padre Antonio Grillo, sacerdote acheruntino, missionario a Bambadinga dove nel 1985 arrivò anche un sacerdote Brasiliano membro del PIME (Pontificio Istituto  Missioni Estere) Don Carlos Pedro Zilli.</p>
<p>Recentemente la Santa Sede ha istituito a Bafatà una nuova Diocesi e vi ha consacrato Vescovo appunto Don Carlos Pedro Zilli.</p>
<p>L&#8217;estate scorsa una folta delegazione di sacerdoti e laici diocesani acheruntini guidata dall&#8217;Arcivescovo Mons. Ricchiuti e da Pare Antonio Grillo si recò a Bambadinga, dove fu accolta dal vescovo di Bafatà , Mons. Zilli; nacque in quella occasione il progetto di un gemellaggio fra la diocesi di Acerenza e la diocesi di Bafatà.<span id="more-453"></span></p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/abbraccio2.gif" rel="lightbox[453]"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-479" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/abbraccio2-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Mons. Zilli è venuto a sua volta nella diocesi di Acerenza, ha visitato le comunità parrocchiali promuovendo ovunque un significativo risveglio della spirito missionario.</p>
<p>Le immagini a corredo di questo post si riferiscono alla solenne concelebrazione che ha avuto luogo nella Cattedrale di Acerenza il 15 ottobre ultimo scorso in occasione del terzo anniversario dell&#8217;ingresso di Mons. Ricchiuti. Erano presenti: il clero diocesano; Mons. Zilli, vescovo di Bafatà;  Padre Antonio Grillo, missionario acheruntino;  Padre Adriano, un sacerdote rumeno di rito ortodosso. La Cattedrale era gremita di fedeli provenienti dalle diverse comunità parrocchiali della diocesi.</p>
<p>E stata una emozionante esperienza di spiritualità missionaria.</p>
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		<title>Una lettura dell&#8217;ultima enciclica di Benedetto XVI</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 15:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Domenico Baccelliere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[SPE SALVI: salvati dalla speranza.
Ogni enciclica è un momento solenne, oserei dire un evento per tutta la comunità cristiana. Se infatti anche il mondo laico presta particolare attenzione alle parole e agli scritti di S. S. Benedetto XVI, i singoli credenti hanno il dovere di leggere e rileggere, anche com&#8217;unitariamente, se possibile una enciclica del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SPE SALVI: salvati dalla speranza.</p>
<p>Ogni enciclica è un momento solenne, oserei dire un evento per tutta la comunità cristiana. Se infatti anche il mondo laico presta particolare attenzione alle parole e agli scritti di S. S. Benedetto XVI, i singoli credenti hanno il dovere di leggere e rileggere, anche com&#8217;unitariamente, se possibile una enciclica del Papa. Il tema della speranza poi, a maggior ragione, è un tema importante, se non addirittura urgente per l&#8217;uomo post-moderno, così imbrigliato in un mondo dai tanti mezzi che ha perduto di vista l&#8217;esistenza dei fini.Come il Catechismo della Chiesa Cattolica sostiene, la speranza è la seconda virtù teologale che ci fa desiderare il regno dei cieli, ossia l&#8217;eterna felicità, fidandoci delle promesse di Cristo e sostenuti dalla sua grazia (cfr. 1817). Al pari delle altre due virtù teologali, la fede e la carità, anch&#8217;essa è un dono di Dio, che però deve essere coltivato per non rischiare di andare perduto. Il dono ricevuto infatti nel Battesimo va coltivato con la preghiera, con i sacramenti ed anche con lo studio, facendolo diventare così cultura. L’obiettivo dell’Enciclica, che è stata pubblicata il 30 novembre 2007, dopo la precedente sulla carità, è proprio questo: è un aiuto dal punto di vista culturale alla comprensione cristiana della speranza, fondandola sul Nuovo Testamento («la fede è speranza») e sulla tradizione sempre viva della Chiesa.Dopo Deus caritas est giunge la riflessione sulla speranza, mentre attendiamo con ansia la terza della trilogia sulle virtù teologali: la fede.<span id="more-281"></span></p>
<p>Chiesa e speranza vivono della stessa linfa. Nei secoli è stato sempre così: il credente era rinvigorito dalla speranza che alimentava all’interno della Chiesa. La crisi della speranza invece ha le sue origini nell’epoca moderna, e il Papa lo sottolinea nei nn.16-23, quando la speranza cristiana ha iniziato ad essere sostituita dalla fede nel progresso con la diffusione delle ideologie moderne. L’opera filosofica di Francesco Bacone (1561-1626) ha segnato una stagione culturale viva ancora oggi in base alla quale la speranza nella vita eterna, base dell’ottimismo e della gioia anche in questa vita segnata dall’amore, è stata superata dalla speranza nelle conquiste della scienza e della tecnica.</p>
<p>Questa nuova condizione si è insediata anche nella comunità dei credenti. La redenzione dell’uomo così non passa più attraverso la morte e la risurrezione di Cristo, ma attraverso la fede nel progresso, che illude prometeicamente dell’esistenza di un futuro sempre necessariamente migliore grazie alla sola scienza. La conseguenza è che Dio viene relegato nell’ambito individualistico, privato e la fede ha importanza come fatto individuale, mentre il mondo, la cultura, la politica vanno in altra direzione. E «il cristianesimo moderno, di fronte ai successi della scienza nella progressiva strutturazione del mondo, si era in gran parte concentrato soltanto sull’individuo e sulla sua salvezza. Con ciò ha ristretto l’orizzonte della sua speranza e non ha riconosciuto sufficientemente la grandezza del suo compito» (n. 25).</p>
<p>Non desta meraviglia il fatto che il Papa citi Sant’Agostino in più passi dell’Enciclica: è un appassionato studioso e un ammiratore del Santo di Ippona. La meraviglia invece dei più è data dalle citazioni filosofiche e in particolare dalla due note su Kant. Non dimentichiamo che il papa è filosofo prima che teologo: la citazione di Kant è legittima e motivata. Chi conosce il filosofo di Königsberg sa quanto egli abbia parlato della speranza e della speranza cristiana in particolare. La terza delle tre domande del criticismo kantiano viene addirittura citata: “che cosa possiamo sperare” (le altre due sono: “che cosa posso sapere” e “che cosa devo fare”). Secondo Kant la “speranza è ciò che non è in nostro potere”, cioè che non dipende da noi uomini, ma da Dio. Alla fin fine ciò che non dipende da noi è che i giusti siano premiati con la vita eterna e gli empi dannati: a che varrebbe altrimenti essere onesti e buoni su questa terra? I beni eterni sono quindi l’oggetto della nostra speranza ma su di essi a nessuno di noi è data la certezza. Ciò che già vediamo, non potrebbe mai essere oggetto della nostra speranza.</p>
<p>Il Papa conosce il pensiero del filosofo e per questo lo cita e lo completa. Sostiene infatti che ci sono dei luoghi specifici nei quali la speranza viene alimentata ed esercitata: la preghiera, l’agire e il soffrire ed il Giudizio. Insomma un quadro sintetico ma ricco di spunti per la crescita e la riflessione di tutti.</p>
<p>Con la caduta delle ideologie che hanno seminato illusioni di speranza, il cristianesimo conosce oggi una nuova opportunità di riproporre la speranza della Redenzione attraverso la persona di Cristo. È una opportunità da cogliere tutti insieme per comunicare agli sfiduciati e agli smarriti di cuore la speranza che salva e che, insieme all’amore, rende migliore già questa nostra vita terrena.</p>
<p>Al cristiano non è concesso il lusso della disperazione o addirittura la sensazione di non potersi salvare: senza la speranza vana sarebbe anche la nostra vita. Alla Chiesa non è dato perdere la speranza al pari del mondo. Ci sia di monito l’atteggiamento di Renzo del Manzoni al lazzaretto nella speranza di rivedere l’amata Lucia che non trovò: «Così svanì affatto quella cara speranza, e andandosene, non solo portò via il conforto che aveva recato, ma, come accade le più volte, lasciò l’uomo in peggiore stato di prima».</p>
<p>Don Nico Baccelliere</p>
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		<title>La politica come &#8220;servizio&#8221; e non come &#8220;privilegio&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 19:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Paolucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani e Società ]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Pensare al &#8220;bene comune&#8221; non è un segno di debolezza ma d’umanità e giustizia. Pensiamo a quanti politici in questo momento stanno pronunciando valanghe di parole sulle quali da sempre si appuntano critiche, ironie, giudizi di merito e di metodo. Parole però che solo di rado consolano e spesso inquietano. Si tratta di una spezia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pensare al &#8220;bene comune&#8221; non è un segno di debolezza ma d’umanità e giustizia. Pensiamo a quanti politici in questo momento stanno pronunciando valanghe di parole sulle quali da sempre si appuntano critiche, ironie, giudizi di merito e di metodo. Parole però che solo di rado consolano e spesso inquietano. Si tratta di una spezia da maneggiare con cautela perché, come tutti i sentimenti, se in eccesso, genera sdolcinature insopportabili, eccessi enfatici, retorica emotiva, arroganza. Via le caste, via i privilegi, questo è il semplice rumore che sale insistente dalla società civile; ormai la politica non può più fare a meno di ascoltare i sentimenti le opinioni e le ragioni della gente e di questa ns società purtroppo in crisi d’identità e di valori. Eppure non solo nelle relazioni quotidiane ma anche negli ambienti religiosi, non si deve amputare la partecipazione alla vita politica, anche appassionata. Non si vive solo di comunicazioni asettiche come quelle delle stazioni ferroviarie o degli aeroporti. Nell’esistenza ci sono momenti in cui bisogna sì essere modesti, ma farsi valere secondo i propri meriti portando avanti i propri valori e non rimanere di bronzo di fronte alle storture della società. Ci sono verità che suppongono una loro difesa e un’adesione fremente e non un assenso freddo come ad un teorema geometrico. Mi piace citare un passo della bibbia: “Gli abitanti della città somigliano a chi li governa (Sir 10,2)”. Chè sferzata se considerassimo la classe politica del nostro passato! Ma chè bella sfida nella speranza di una politica finalmente plasmata ad immagine di una società fatta di valori “Veri”. La visione ideologica dell’antichità presumeva che i filosofi e politici avessero la capacità di elevarsi fino alla divinità, mentre la gente semplice dovesse accontentarsi e vivere ad un livello inferiore. <span id="more-277"></span>Il Cristianesimo ha per fortuna capovolto questa visione e insegna che la santità e la rettitudine non consistono in una qualche sovrumana grandezza o in qualche talento superiore.Ecco come uscire dal pantano e dalla paralisi di valori. In Italia la religione cattolica dovrebbe essere nei fatti una sorta di religione ufficiale, e forse intrecciarsi con i gradi più alti dello Stato. E’ vero! La Chiesa scongiura questo pericolo e non perde di vista la differenza tra le due cose per non arrivare ad una politicizzazione della fede incompatibile sia con la sua libertà sia anche con la sua universalità; ma bisogna certamente, difendere la sua libertà, la libertà della fede e anche la sua universalità. Può la Chiesa aiutare a ritrovare i “Veri” valori nella vita politica? Forse sì, perché essa in tutta la sua fragilità, in tutto il suo inserimento nelle cose umane di un determinato tempo, anche nei peccati di un certo tempo, tuttavia è una realtà diversa, un segno di una nuova società futura per il futuro e muove la storia verso il futuro. La grandezza dei cristiani non consiste nel dominare ma nel servire. E’ questo il senso che bisognerebbe seguire per vivere la politica come servizio e non come privilegio ed è questo che anche il mondo cattolico chiede alle future istituzioni.</p>
<p>Michele Paolucci</p>
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		<title>San Chirico Nuovo</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 18:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna]]></category>
		<category><![CDATA[San Chirico Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[San Rocco]]></category>
		<category><![CDATA[Tolve]]></category>

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		<description><![CDATA[San Chirico ha antiche origini, sorge intorno al VI° secolo a.C. in una località denominata “Serra”. Ritrovamenti archeologici hanno riportato alla luce due templi dedicati alla Dea Artimis, a Demetra  e ad Afrodite. Da questi ultimi ritrovamenti si è appurato che nel VI sec. a.C. il sito in località Serra è stato abitato da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>San Chirico ha antiche origini, sorge intorno al VI° secolo a.C. in una località denominata “Serra”. Ritrovamenti archeologici hanno riportato alla luce due templi dedicati alla Dea Artimis, a Demetra  e ad Afrodite. Da questi ultimi ritrovamenti si è appurato che nel VI sec. a.C. il sito in località Serra è stato abitato da genti di cultura Daunia nord-lucana, forse i Peukentiantes. Degli avvenimenti succedutesi durante l’epoca romana non si hanno dati rilevanti.</p>
<p>L&#8217;attuale San Chirico risale probabilmente al 960 d.C., ad opera di una colonia greco-bizantina che, per sfuggire alle persecuzioni iconoclastiche nel loro paese, riparò da queste parti raggruppandosi attorno ad una torre, costruita dagli stessi bizantini verso l’anno 826 d.C. come avamposto e limite di confine dai Longobardi. Col passare del tempo, intorno alla torre, si raggrupparono altri nuclei di persone che scelsero per denominazione “Sanctus Quiricus”, nome di un loro santo, che bambino di appena tre anni, nato nella città di Iconia (Asia Minore) da nobile stirpe, venne martirizzato sotto gli occhi della madre Regina Pollonica di nome Giuditta, nell’anno 303 d.C. a Tarso in Cilicia, <span id="more-270"></span>sotto l’imperatore Diocleziano. Prova tangibile dell’esistenza di questa colonia greco-bizantina sono numerose parole presenti nel dialetto locale e l&#8217;appellativo di “Griciudd” (greci) con cui ancora oggi vengono denominati i cittadini di San Chirico. Con la conquista normanna San Chirico venne assegnata alla famiglia Sanseverino, che verso il 1160, intorno alla vecchia torre, fece costruire un imponente castello di cui non restano tracce, se non una torre.</p>
<p>Il possesso dei feudi rimase ai Sanseverino fino al 1404, anno in cui il loro casato si ribellò al potere Regio, per ritornare in loro potere dopo circa trentasei anni. Nel 1460, San Chirico partecipò alla famosa rivolta dei feudatari capeggiata da Giannantonio Orsino, principe di Taranto, con l&#8217;intento di sottrarsi all&#8217;egemonia regia aragonese perché opprimente ma, la ribellione fallì. Quando i Francesi occuparono il regno di Napoli nel XVIII sec. San Chirico ebbe funzioni territoriali e amministrative autonome.</p>
<p>Ottenuta l&#8217;indipendenza, l&#8217;Università di San Chirico volle che si aggiungesse la parola “Nuovo”, non solo per differenziarsi da San Chirico Raparo, ma anche per estinguere una volta per sempre San Chirico de Tulbis (di Tolve). Inoltre si volle dare alla cittadinanza uno stemma araldico che richiamasse la sua origine da un antico popolo guerriero greco (Coronei) oppure la figura leggendaria del grande Scanderberg, eroe nazionale albanese. E così si ebbe nello stemma: “Cielo azzurro, con un cavaliere che indossa elmo e giaco d&#8217;oro, brache di color porporo-amaranto, stivali e schinieri di cuoio, armato di spada su un cavallo bianco”. Ormai indipendente da Tolve, San Chirico Nuovo partecipa attivamente ai moti insurrezionali che portarono all’Unità d&#8217;Italia.</p>
<p>Oggi San Chirico Nuovo appartiene alla provincia di Potenza e dista 37 km dal capoluogo. Conta 1.632 abitanti ed ha una superficie di 23,2 km quadrati per una densità abitativa di 70,34 abitanti per km quadrato. Sorge a 745 metri sopra il livello del mare. Molto interessanti appaiono: la Chiesa Matrice di S. Nicola di Bari, la Chiesa di S. Giovanni Battista, Palazzo Padula.</p>
<p>Informazioni e curiosità su San Chirico Nuovo sono reperibili presso i seguenti siti Internet da cui è stato possibile desumere le informazioni necessarie per redigere l’articolo:</p>
<p>www.basilicata.cc/lucania/schiricon.it<br />
www.basilicata.indettaglio.it<br />
www.aptbasilicata.it</p>
<p>Manifestazioni ed eventi:<br />
16 luglio, Festa in onore della Madonna del Carmine<br />
22 agosto, Festa patronale in onore di San Rocco<br />
5 settembre, Festa in onore della Madonna del Rosario<br />
5 ottobre, Festa in onore della Madonna del Rosario</p>
<p>Saverio Monaco</p>
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		<title>San Rocco tra storia e devozione</title>
		<link>http://ormedisperanza.altervista.org/2007/06/san-rocco-tra-storia-e-devozione/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Jun 2007 11:57:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrando narrando]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[San Rocco]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Tolve]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 15 Aprile, presso il convento di San Francesco, si è tenuta la seconda giornata di studio rocchiana, organizzata dagli Amici del Pellegrino, con il tema &#8220;San Rocco tra storia e devozione&#8221;. Sono intervenuti: Franco Mattia, Paolo Ascagni, Gianpaolo Vigo, Adriano Badoer, Michele Iannuzzi e Nicola Montesano. Il giornalista RAI Edmondo Soave ha coordinato i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/srfi.jpg" title="San Rocco" rel="lightbox[263]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/srfi.thumbnail.jpg" alt="Una raffigurazione di San Rocco" title="Una raffigurazione di San Rocco" align="left" /></a>Domenica 15 Aprile, presso il convento di San Francesco, si è tenuta la seconda giornata di studio rocchiana, organizzata dagli Amici del Pellegrino, con il tema &#8220;San Rocco tra storia e devozione&#8221;. Sono intervenuti: Franco Mattia, Paolo Ascagni, Gianpaolo Vigo, Adriano Badoer, Michele Iannuzzi e Nicola Montesano. Il giornalista RAI Edmondo Soave ha coordinato i vari interventi.</p>
<p>Dopo i saluti e i ringraziamenti del parroco Don Nicola Moles e del sindaco Pasquale Pepe, la parola è passata a Franco Mattia, vice presidente del Consiglio regionale della Basilicata. Egli, sottolineando l&#8217;importanza dell&#8217;incontro, simbolo eloquente della vitalità, della dedizione e dell&#8217;impegno assunti dalle associazioni rocchiane in Italia e nel mondo, ha insistito sulla necessità di una giornata regionale da dedicare al culto di San Rocco. Per la realizzazione di un appuntamento nazionale, aperto alle parrocchie, alle confraternite e ai comitati di festa, dovranno impegnarsi il Consiglio regionale, la Chiesa e l&#8217;amministrazione comunale.<span id="more-263"></span></p>
<p>Il vescovo don Giovanni Ricchiuti ha focalizzato l&#8217;attenzione sull&#8217;aspetto religioso della festa di San Rocco. &#8220;Si vuole purificare la devozione con il rischio di sradicarla. Ma ciò deve essere impedito perché la religiosità di popolo è il fondamento della chiesa&#8221;-ha affermato. Ricordando la sua esperienza vissuta lo scorso agosto, don Giovanni ha affermato che la festa patronale ha ritrovato il modo di far rivivere la fede, grazie anche all&#8217;impegno degli Amici del Pellegrino. Questi accolgono i pellegrini nello stesso modo in cui San Rocco accoglie le vite spezzate dei numerosi devoti. Monsignor Ricchiuti ha concluso augurando che Tolve diventi un centro di raduno di confraternite e che rilanci una buona e vera testimonianza di fede in questo tempo indifferente e distaccato dalla religione.</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/05/procsrocco.jpg" title="Tolve - La processione di San Rocco" rel="lightbox[263]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/05/procsrocco.miniatura.jpg" title="Tolve - La processione di San Rocco" alt="Tolve - La processione di San Rocco" align="right" /></a>Edmondo Soave con un breve excursus sulla vita del Santo ha lasciato la parola a Paolo Ascagni, direttore della rivista &#8220;Vita Sancti Rochi&#8221;. Egli ha affermato che le conoscenze storiche su San Rocco sono ridotte poiché sono state contaminate da &#8220;incrostazioni&#8221; leggendarie che rendono il lavoro storico complicato. Nell&#8217;ultimo periodo, però, si sta assistendo al rifiorire degli studi storici e ad un nuovo culto della figura del santo prettamente devozionale. Confrontando le agiografie di diversi autori si notano punti di contatto e punti in cui le varie versioni divergono. Ad esempio tutti sono concordi nell&#8217;affermare che San Rocco sia nato a Montpellier, mentre divergono sul nome della madre: secondo alcuni si chiamava Libera, secondo altri Franca. Ascagni si è poi soffermato sulle località visitate dal Santo ed ha affermato che il suo culto è nato a Piacenza, città che non compare sulle agiografie. Il lavoro storico relativo al Santo è iniziato nell&#8217;Ottocento e si è sviluppato soltanto nel Novecento. Nel 1479 a Milano è stato ritrovato il primo documento su San Rocco, mentre nel Quattrocento il suo culto non si era ancora sviluppato in Francia. Quindi, ha sostenuto Ascagni, possiamo affrmare che il culto è nato in Italia e si è sviluppato progressivamente in Austria, Germania, Belgio, Francia ed, infine, in Spagna.</p>
<p>Dopo Ascagni è intervenuto Gianpaolo Vigo, presidente dell&#8217;associazione &#8220;San Rocco Italia&#8221;.Egli ha delineato i caratteri generali dell&#8217;associazione internazionale ed ha affermato che Montpellier è in contatto con venti nazioni. Vigo ha auspicato l&#8217;organizzazione di progetti in cui possano coordinarsi le varie regioni delle comunità europee, la creazione di cammini locali rocchiani e a Tolve la costruzione di un museo della religiosità popolare curato dagli Amici del Pellegrino.</p>
<p>La parola è passata quindi a Adriano Badoer, rappresentante dell&#8217;Arciconfraternita della Scuola Grande di San Rocco di Venezia. Egli ha asserito che le confraternite a Venezia fungono da ammortizzatori sociali e si occupano dei bisognosi. Le scuole di carità veneziane si dividono in piccole o minori e grandi. In passato le prime erano circa ottanta e potevano contare su almeno 1000 iscritti, ad esse appartenevano le corporazioni dei mestieri. Le seconde erano inizialmente sette ma ne sono sopravvissute soltanto quattro, fra cui quella di San Rocco, ricca di materiale storico e artistico; si conservano tra gli altri dipinti di Tintoretto, Tiziano e Giorgione.</p>
<p>Nicola Montesano, storico medievale, ha affrontato il tema della storia della festa di San Rocco a Tolve. Un primo culto embrionale del Santo risale almeno al 1543, essendo già attestato nella visita pastorale di quell&#8217;anno del vescovo Michele Saraceno. Nel 1647-48 poi, il regno di Napoli è devastato dalla peste bubbonica e anche a Tolve si ricorre all&#8217;intercessione di San Rocco nonostante il patrono di Tolve fino ad allora fosse stato San Nicola. Nel 1700 Tolve passa ai Carafa, che fanno allargare la chiesa , i lavori si conclusero nel 1753 e la chiesa venne destinata al culto di San Rocco.</p>
<p>Il convegno si è concluso con l&#8217;intervento di Michele Iannuzzi, presidente dell&#8217;associazione &#8220;Amici del pellegrino&#8221; che ha focalizzato l&#8217;attenzione sugli ex-voto e sul loro valore. L&#8217;ex-voto è un oggetto che il devoto dona al santo come ringraziamento per una grazia ricevuta o come risoluzione di una promessa. è errato definirlo come mera ricompensa, esso infatti si carica di un valore affettivo particolare e definisce un legame destinato a restare per sempre tra il devoto e il santo. Tutti i pellegrini, dopo la visita al Santo, rivedono gli ex-voto donati e rinnovano di anno in anno tale legame. Iannuzzi ha insistito perciò sulla necessità di costiturire un museo degli ex voto e della religiosità popolare a Tolve, affinché tale patrimonio di fede e di cultura non vada perduto e possa essere valorizzato.</p>
<p>Come ha ribadito il professor Venezia che ha voluto esprimere il suo pensiero &#8220;a proposito della vita di San Rocco; &#8220;Solum certum nihil certum esse&#8221;, ossia, l&#8217;unica cosa certa è che niente è certo. C&#8217;è bisogno di conoscer meglio la vicenda biografica di San Rocco e di indagare sulla diffusione del culto in suo onore, specie qui nel Mezzogiorno d&#8217;Italia, dove è ormai appurato il Santo non giunse mai in vita ma è ancora tanto venerato. Ben vengano dunque in futuro altre iniziative come questa nella nostra comunità, San Rocco ci rappresenta ed è necessario saperne di più.</p>
<p>Ilaria Pappalardo</p>
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		<title>&#8220;La Passione di Cristo &#8211; Pasqua di Resurrezione&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jun 2007 11:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrando narrando]]></category>
		<category><![CDATA[Acerenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mons. Ricchiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno, ad Acerenza si è svolta la manifestazione, &#8220;La Passione di Cristo &#8211; Pasqua di Resurrezione&#8221;, edizione 2007. L&#8217;evento, che rievoca le fasi della passione di nostro Signore, si è tenuto nei giorni 6 e 7 aprile. Divisa in due giorni la rappresentazione ha potuto cogliere in modo più ampio aspetti della vita e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Acerenza - “La Passione di Cristo – Pasqua di Resurrezione” 2007" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/vcru2k7ace.jpg" rel="lightbox[244]"><img title="Acerenza - “La Passione di Cristo – Pasqua di Resurrezione” 2007" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/vcru2k7ace.miniatura.jpg" alt="Acerenza - “La Passione di Cristo – Pasqua di Resurrezione” 2007" align="left" /></a>Anche quest&#8217;anno, ad Acerenza si è svolta la manifestazione, &#8220;La Passione di Cristo &#8211; Pasqua di Resurrezione&#8221;, edizione 2007. L&#8217;evento, che rievoca le fasi della passione di nostro Signore, si è tenuto nei giorni 6 e 7 aprile. Divisa in due giorni la rappresentazione ha potuto cogliere in modo più ampio aspetti della vita e della morte di Cristo.</p>
<p>Nella prima serata partendo dall&#8217;ingresso in Gerusalemme, ove Gesù è osannato e acclamato come il Messia, attraverso l&#8217;ultima cena e la preghiera nell&#8217;orto degli ulivi, si è giunti fino alla fase del tradimento di Giuda e del suo pentimento, consumato davanti agli anziani del tempio.</p>
<p>Il secondo giorno, dopo la condanna di Cristo davanti agli anziani e a Pilato, si è proceduto attraverso le vie cittadine fino a contrada Sant&#8217;Angelo, dove è avvenuta la crocifissione. Il tutto è stato creato dalla collaborazione di volontari e di parrocchiani spinti dalla fede e dalla volontà di animare il paese con un evento che fosse culturale e nello stesso tempo cristiano.<span id="more-244"></span></p>
<p><a title="Acerenza - “La Passione di Cristo – Pasqua di Resurrezione” 2007" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/vcru2k7ace2.jpg" rel="lightbox[244]"><img title="Acerenza - “La Passione di Cristo – Pasqua di Resurrezione” 2007" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/vcru2k7ace2.miniatura.jpg" alt="Acerenza - “La Passione di Cristo – Pasqua di Resurrezione” 2007" align="right" /></a>Il lavoro effettuato da tutti i partecipanti è stato lungo e dispendioso per le energie e per il tempo impiegati, con l&#8217;obiettivo di creare una rappresentazione suggestiva, commovente ma fedele all&#8217;epoca storica di riferimento. Particolare cura è stata posta nella creazione dei costumi, degli arredi, delle suppellettili, con dettagli derivati da un&#8217;attenta verifica delle fonti storiche. Proficua è stata la collaborazione di artigiani locali che hanno permesso di trasformare le idee in realtà. Anche i dialoghi e i testi sono stati elaborati dallo studio delle Sacre Scritture e proposti in modo semplice e chiaro per consentire a tutti di apprezzare la rappresentazione. Le scene si sono svolte in luoghi suggestivi scelti fra quelli che offre la bellissima città di Acerenza.</p>
<p>I risultati ottenuti in termini di consensi e apprezzamenti hanno enormemente lusingato gli organizzatori, Canio Bochicchio, Mimmo Ianniello, Clementina Monaco, Salvatore Piturro e Canio Scattone, che si sono dedicati alla preparazione e allo svolgimento dell&#8217;evento, per lunghi mesi insieme a tutti i protagonisti della stessa manifestazione.</p>
<p>Un particolare ringraziamento va ai sacerdoti ed a sua eccellenza Mons. Ricchiuti, per l&#8217;enorme contributo morale ed al presidente del Gal &#8211; Sviluppo Vulture Alto Bradano, Franco Perillo, che ha creduto nell&#8217;iniziativa e ha promosso la sponsorizzazione dell&#8217;evento.</p>
<p>Clementina Monaco</p>
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		<title>I DICO e la famiglia: Intervista al sen. Boccia</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2007 23:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Paolucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani e Società ]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Divorzio, aborto&#8230; famiglia, hanno da sempre segnato profondamente la storia della società italiana.
Oggi le famiglie sono le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza.
In questi giorni viviamo un evento che avrà una profonda ricaduta sociale sul nostro futuro: &#8211; Il nuovo disegno di legge sui &#8220;Diritti e doveri di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Antonio BOCCIA - Senatore della XV Legislatura" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/senboccia.jpg" rel="lightbox[200]"><img title="Antonio BOCCIA - Senatore della XV Legislatura" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/senboccia.miniatura.jpg" alt="Antonio BOCCIA - Senatore della XV Legislatura" align="left" /></a>Divorzio, aborto&#8230; famiglia, hanno da sempre segnato profondamente la storia della società italiana.</p>
<p>Oggi le famiglie sono le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza.</p>
<p>In questi giorni viviamo un evento che avrà una profonda ricaduta sociale sul nostro futuro: &#8211; Il nuovo disegno di legge sui &#8220;Diritti e doveri di persone stabilmente conviventi&#8221; (Dico).</p>
<p>Nelle pagine di OdS evidenziamo le opinioni del laicato politico con l&#8217;intervista al sen. Boccia e, nel successivo articolo, di un rappresentante della Chiesa Cattolica, il nostro Don Domenico Baccelliere.</p>
<p>Le riportiamo sul nostro giornale con pari dignità in un&#8217;ottica di proficuo confronto fra le due parti.<span id="more-200"></span></p>
<p>Con i DICO si andrà a regolamentare ed influenzare una realtà sociale e giuridica più che bimillenaria ed i principi del diritto naturale che la caratterizzano. L&#8217;importanza dell&#8217;argomento ci porta a voler ascoltare dunque, le idee di chi ha avuto la nostra legittimazione a rappresentarci nel Parlamento Italiano e cosa importante per noi, della voce chiarificatrice dei rappresentanti della Chiesa.</p>
<blockquote>
<ol>
<li><strong>Sen. Boccia, qual è la sua opinione sull&#8217;introduzione dei DICO nella legislazione italiana?</strong><br />
Credo sia opportuno disciplinare con legge i diritti ed i doveri delle persone che vivono stabilmente &#8220;in coppia&#8221; ancorché senza vincolo matrimoniale.</li>
<li><strong>Come giudica l&#8217;intervento della C.E.I. nel dare indirizzi precisi ed impegnativi vs i cattolici e vs i Parlamentari di area cattolica sulla questione della famiglia?</strong><br />
Doveroso e per certi versi tardivo.</li>
<li><strong>Per una parte della società civile questa è una legge sull&#8217;amore fra le persone, fatta senza amore! Che ne dice?</strong><br />
Se non ci fosse amore fra le persone che vivono stabilmente insieme non esisterebbe il problema. Noi dobbiamo proprio e soltanto misurarci con il fenomeno di due persone che si amano e vivono stabilmente insieme. La società deve decidere se ignorare il fatto o se, preso atto della realtà, disciplinare i diritti ed i doveri delle persone interessate. In questo deve esserci una sostanziale differenza d&#8217;atteggiamento verso le coppie eterosessuali e le coppie omosessuali.</li>
<li><strong>Quali sono i punti del ddl che la Chiesa mette maggiormente in discussione?<br />
</strong>Francamente non l&#8217;ho capito. Sarà un mio limite! Mi pare ci sia un&#8217;opposizione segnata dall&#8217;appartenenza partitica da parte del cardinale Ruini che, quindi, è priva di verità. Salvo &#8220;FAMIGLIA CRISTIANA&#8221;, non ho visto una sola idea su come si debba affrontare la situazione. Soprattutto non ho sentito un minimo di autocritica sulle responsabilità della &#8221; Gerarchia&#8221; rispetto al diffondersi preoccupante del fenomeno delle coppie di fatto. Le famiglie sono state lasciate per anni senza punti di riferimento e senza guida spirituale nella formazione dei propri figli e&#8230; non sono mancati i cattivi esempi. Aspetto con interesse il &#8220;documento&#8221; della CEI per avere lumi e confido nella Divina Provvidenza che non sia influenzato da circostanze&#8230; temporali. Condivido i richiami del Papa ai valori della famiglia ed anche la Sua avversità verso il riconoscimento giuridico delle &#8220;coppie di fatto&#8221;, ma su ciò i cattolici, in particolare quelli impegnati in politica, non hanno mai avuto perplessità. Taluni facinorosi hanno attribuito ai cattolici schierati con il centrosinistra un&#8217;opinione diversa al solo fine di poter sostenere i partiti del centrodestra, ma si trattava, appunto, di facinorosi. Aspetto che anche il Papa dica una parola chiara su come pensa che la società debba comportarsi nei confronti di due persone che si amano e vivono stabilmente insieme.</li>
<li><strong>Vi sono dei punti positivi?<br />
</strong>Per ora vedo come positivo solo il fatto che la questione finalmente è all&#8217;attenzione della comunità e della Chiesa.</li>
<li><strong>Quali saranno i risvolti immediati nella vita sociale di tutti i giorni? </strong><br />
Ne dobbiamo parlare se e quando la legge sarà approvata. Ora si fanno un mucchio di chiacchiere e purtroppo la cosa si è eccessivamente politicizzata. Il probabile voto segreto in Parlamento farà giustizia sulla vera volontà del legislatore. Per parte mia contribuirò alla definizione di una legge che miri a migliorare la qualità della vita della comunità fondata sulla famiglia e che si limiti ad affermare esclusivamente diritti e doveri delle persone eterosessuali che decidono di vivere insieme senza vincolo matrimoniale, nella strettissima osservanza del dettato costituzionale e del Programma che, con Prodi, ho presentato agli elettori.</li>
</ol>
</blockquote>
<p>La famiglia va promossa e difesa, ma più promossa che difesa, perché non ci si può fermare ed affidarsi al solo dettato costituzionale, in quanto in Italia, nel Mezzogiorno, in Basilicata, le politiche familiari non decollano; il dovere di assicurare alle famiglie tutti quegli aiuti &#8211; economici, sociali, educativi, politici, culturali &#8211; per far fronte in modo umano alle loro responsabilità, non è garantito. I loro scarsi risultati ci dicono che per un giovane senza le &#8220;giuste conoscenze&#8221; è difficilissimo trovare un lavoro dignitoso o che non sia precario. Mancano le basi per farsi una famiglia, per accedere ad un mutuo, per crescere serenamente un figlio. Tutto ciò che era normale venti anni fa, oggi lo è molto meno.</p>
<p>Forse siamo obbligati da una minoranza ad una legge comunque dovuta. Ma sulle convivenze, la Chiesa vuole educare ad una regolarizzazione sia civile che religiosa per risolvere il problema alla radice.<br />
Per tornare a noi, il mondo politico è convinto che: &#8220;Non ci sia motivo per ritenere che le molte discussioni di questi giorni possano mettere in crisi i rapporti fra Stato e Chiesa cattolica. Sono rapporti che poggiano su basi solide e sull&#8217;idea condivisa dell&#8217;applicazione del dettato costituzionale&#8221;.</p>
<p>Quindi come profeticamente ha detto il ns sen. Boccia con qualche giorno d&#8217;anticipo sulla prima crisi politica del governo: &#8211; &#8220;dei DICO ne dobbiamo parlare se e quando la legge sarà approvata&#8221;-, a qualcuno sarà venuto da pensare e misurare, anche indirettamente, quanto sia importante il tema morale della famiglia nella ns Italia. L&#8217;avvenire dell&#8217;umanità passa attraverso la famiglia. In bocca al lupo.</p>
<p>Michele Paolucci</p>
<blockquote><p>- La società deve decidere se ignorare il fatto o se, preso atto della realtà, disciplinare i diritti ed i doveri delle persone interessate<br />
- <em>La giustificazione di un intervento legislativo in materia dunque rimane molto labile: dal punto di vista naturale impossibile, dal punto di vista culturale discutibile</em></p>
<p>- Il probabile voto segreto in parlamento farà giustizia sulla vera volontà del legislatore<em><br />
- &#8230;la vera intenzione di una parte dei legislatori è quella di equiparare le coppie dello stesso sesso alle altre</em></p>
<p>- Aspetto che anche il papa dica una parola chiara su come pensa che la società debba comportarsi nei confronti di due persone che si amano e vivono stabilmente insieme.<em><br />
- La Chiesa ha il diritto di intervenire su questioni inerenti la difesa della vita e della famiglia</em></p>
<p>- Condivido i richiami del papa ai valori della famiglia ed anche la sua avversità verso il riconoscimento giuridico delle &#8220;coppie di fatto&#8221;<br />
- <em>Non vogliamo dimenticare che, anche in mezzo alle situazioni di crisi familiari, ci sono invece tante famiglie, anzi la maggioranza, le quali vivono in un&#8217;unione ferma e fedele</em></p>
<p>Legenda:<br />
- Sen. Tonio Boccia<br />
- <em>Don Nico Baccelliere</em></p></blockquote>
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		<title>Cancellara un paese da presepe</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2007 17:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Cancellara]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Francescani]]></category>
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		<category><![CDATA[San Rocco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il paese ha antichissime origini, X-VII secolo a.C. come è testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti in località &#8220;Serra del Carpine&#8221;. Cancellara è citata per la prima volta nel 1189 nel dizionario storico-blasonico del Di Crollalanza, inserita nel sistema amministrativo del Giustizierato di Basilicata, quando Eustachio Santoro era barone di Cancellara, Castelnuovo e Casale di S. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/stcan.gif" title="Lo stemma di Cancellara" rel="lightbox[167]"><img align="left" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/stcan.miniatura.gif" alt="Lo stemma di Cancellara" title="Lo stemma di Cancellara" /></a>Il paese ha antichissime origini, X-VII secolo a.C. come è testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti in località &#8220;Serra del Carpine&#8221;. Cancellara è citata per la prima volta nel 1189 nel dizionario storico-blasonico del Di Crollalanza, inserita nel sistema amministrativo del Giustizierato di Basilicata, quando Eustachio Santoro era barone di Cancellara, Castelnuovo e Casale di S. M. di Giambove.</p>
<p>Infatti è solo dopo l&#8217;anno mille, nel periodo di influenza Federiciana, che si può parlare di una vera e propria &#8220;Terra Cancellariae&#8221; e sono di quest&#8217; epoca l&#8217;imponente castello medievale che domina il paese e l&#8217; antico borgo.<span id="more-167"></span></p>
<p>Sorse come centro fortificato, munito di castello e di mura, intorno al Mille per opera dei Normanni. Il territorio, fu assegnato dagli Angioini ai de Beaumont. Successivamente appartenne agli Acquaviva D&#8217;Aragona, che ristrutturarono il Castello, ai Monteforte, Acciaiuoli, Orsini Del Balzo, Zurlo, Caracciolo, Capano ed infine venne acquistato dai Carafa per passare poi agli Arcamone, che nel 1775 lo vendettero a Benedetto Candida.</p>
<p>Il 1700 rappresentò per il paese un periodo di grandi trasformazioni: fu il secolo di maggiore espansione urbanistica e demografica nonché di notevole crescita culturale ad opera soprattutto dei frati francescani minori del Convento dell&#8217; Annunziata. Nel 1799 aderì agli ideali della Repubblica Partenopea.</p>
<p>Da ricordare sono anche i frequenti terremoti che nel corso dei secoli hanno danneggiato notevolmente Cancellara. Degni di nota sono: quello del 1694, quello del 1857 che fece diverse vittime e quello del 1980 che rovinò la Chiesa Madre e rese inagibile il castello rendendo necessario anche l&#8217; abbattimento di parte del piano superiore.</p>
<p>Sicuramente il simbolo di Cancellara è il castello medievale, situato in posizione dominante l&#8217;abitato, conserva ancora la caratteristica struttura feudale a fuso. Il castello fu costruito dalla famiglia Acquaviva d&#8217;Aragona intorno al trecento ed ospitò in un passato glorioso i vari principi feudali: i Caracciolo, i Carafa, i Pappacoda. Agli inizi del 1600 riveste un ruolo di notevole importanza nella vita del feudo ed è punto di riferimento per la comunità cittadina. Nel 1694 fu semidistrutto dal terremoto e rimase diruto per lungo tempo e ricostruito agli inizi dell&#8217;Ottocento; successivi eventi sismici ne hanno modificato l&#8217; aspetto a come ci appare oggi.</p>
<p>Alle spalle del castello, proseguendo per le caratteristiche viuzze del borgo antico si trova la chiesetta di S. Caterina di Alessandria (VI secolo), conosciuta anche come Cappella di S.Antonio nel cui interno c&#8217;è una pietra tombale che chiude il vano dove sono conservati i resti di Pietro Cancellario, comandante Romano che, secondo la tradizione, ha dato il nome e l&#8217;origine al paese. In essa è possibile ammirare affreschi di Giovanni Todisco da Abriola e Luca del Giovanni da Eboli raffiguranti episodi della vita di S. Giorgio e S. Caterina.</p>
<p>In adiacenza al castello interessante è la Chiesa Madre di Santa Maria del Carmine, costruita nel XVI sec. con facciata interamente rifatta, caratterizzata da un particolare campanile a cuspide; all&#8217; interno della chiesa si può ammirare il quadro della Madonna Delle Grazie del cinquecento.</p>
<p>Dal piazzale antistante la chiesa e il castello percorrendo una stretta e caratteristica stradina si raggiunge la Cappella di San Rocco, risalente al XV secolo. Una particolarità è costituita dal campanile e dall&#8217;orologio settecentesco, ancora oggi funzionante, con uno speciale sistema di ingranaggi ancora integri nonostante gli anni. Con i rintocchi diversi di due campane, una per le ore ed una per i quarti d&#8217;ora, udibili da buona parte del comprensorio comunale, scandisce con precisione le 24 ore della giornata, suddivise in blocchi di 6 ore e 4/4.</p>
<p>Da piazza S. Rocco, proseguendo per via V. Emanuele III si giunge in Largo Monastero ove si trova il Convento e la chiesa annessa della SS. Annunziata, fondati nel 1604 dai coniugi don Marino Caracciolo e donna Ippolita Pappacoda de la Nois, signori e padroni di Cancellara. La Chiesa, con portale in pietra locale scolpita, datato 1763, presenta un interno a due navate e conserva dipinti di G. Balducci e G. De Gregorio, detto il Pietrafesa.</p>
<p>Ciò che più colpisce iI visitatore che giunge a Cancellara soprattutto se arriva al tramonto, quando si accendono le luminarie nelle strade, è l&#8217; aspetto &#8220;presepistico&#8221; del paese che dona un senso di estrema pace e tranquillità. Oltre alle bellezze architettoniche a Cancellara certamente si possono trovare aria salubre e prelibatezze culinarie: dalla pasta fatta in casa, ai latticini, all&#8217; ottimo vino e olio e soprattutto la rinomata &#8220;salsiccia di Cancellara&#8221; (la sauz&#8217; zza) la cui tradizione viene rinnovata annualmente il 3 febbraio in occasione della festività di S. Biagio (Santo Patrono).</p>
<p><strong>Leggende e misteri sul castello di Cancellara</strong></p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/cascan.jpg" title="Il castello di Cancellara" rel="lightbox[167]"><img align="right" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/cascan.miniatura.jpg" alt="Il castello di Cancellara" title="Il castello di Cancellara" /></a>Diverse sono le leggende e i misteri che aleggiano sul castello di Cancellara a cui non si è ancora riusciti a dare una risposta.</p>
<p>Si racconta che quando fu costruito il castello, l&#8217;architetto, ignoto, volle costruire ben 365 stanze, numero che ricorda i giorni dell&#8217;anno. Forse perché così il barone poteva goderne la luce da ogni angolo.</p>
<p>A proposito della luce vi è un aneddoto molto interessante; pare che ancora oggi, qualcuno conosca una stanza del castello dove non compare per niente la luce. Molti hanno tentato di illuminarla, ma non c&#8217;è stato nulla da fare. Alcuni abitanti di Cancellara pensano che ivi fosse l&#8217;inizio dell&#8217;Inferno e, per questo, non tutti pensano di trovarla per non finirci direttamente da vivi.</p>
<p>Altra leggenda è quella della stanza del tesoro: pare che ci fosse una stanza contenente un tesoro il cui pezzo pregiato fosse una chioccia d&#8217; oro con i pulcini anch&#8217; essi dorati. Molti l&#8217; hanno cercata ma mai trovata, o forse il primo&#8230; Come ogni castello anche quello di Cancellara pare avesse un passaggio segreto che sbucasse fuori dal centro abitato, si presuppone vicino la fiumara; molti sono i misteri sul percorso di tale passaggio di certo è che quando eravamo bambini i ragazzi più grandi per impressionarci ci raccontavano di strane storie di fantasmi e &#8220;munacidd&#8221; che esistevano all&#8217; interno di una grotta la cui apertura è visibile dalla fiumara.</p>
<p>Tra leggende e misteri comunque di certo c&#8217;è che secoli fa il castello e la piazza sottostante (piazza Sedile) fossero ad uno stesso livello e che uno smottamento li abbia collocati nella posizione attuale.</p>
<p>Pino Peluso</p>
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