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	<title>Orme di Speranza &#187; Itinerari</title>
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	<description>Racconti dalla Arcidiocesi di Acerenza</description>
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		<title>Un pomeriggio a Castelmezzano</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 19:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Narrando narrando]]></category>
		<category><![CDATA[Azione Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Castelmezzano]]></category>

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		<description><![CDATA[In una bella giornata di sole, con la neve ai bordi della strada, ci incamminiamo verso Castelmezzano.
Ore 14,10 la Presidente di Azione Cattolica Ada Grippo parte da Palazzo San Gervasio, passa da Banzi alle 14,18 dove trova me ad aspettarla. Alle 14,30 siamo a Genzano di Lucania dove incontriamo Pierpaolo Sacquegna. In prossimità di Potenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una bella giornata di sole, con la neve ai bordi della strada, ci incamminiamo verso Castelmezzano.<br />
Ore 14,10 la Presidente di Azione Cattolica Ada Grippo parte da Palazzo San Gervasio, passa da Banzi alle 14,18 dove trova me ad aspettarla. Alle 14,30 siamo a Genzano di Lucania dove incontriamo Pierpaolo Sacquegna. In prossimità di Potenza ci aspetta Don Michele Cillis.<br />
La compagnia è al completo e alle 15,40 raggiungiamo Castelmezzano.<br />
Superfluo dire, per chi conosce bene la zona, che il paesaggio è stupendo, spettacolare e suggestivo, sembra un presepe.<br />
Davanti la Chiesa ci aspetta il Parroco Don Alessandro Paradiso con un gruppo di signore. Dopo i saluti, la Presidente ed io entriamo in Chiesa per l&#8217;incontro con gli adulti per parlare di Azione Cattolica, mentre Don Michele con Pierpaolo e Don Alessandro vanno ad incontrare i ragazzi per introdurre il discorso su l&#8217;A.C.R..<br />
Quello che più mi ha colpito è stato l&#8217;entusiasmo con cui siamo stati accolti e durante l&#8217;incontro, dove i partecipanti diventavano sempre più numerosi, mentre Ada si addentrava nel discorso sullo spirito e il modo di fare dell&#8217;Azione Cattolica, era evidente l&#8217;interesse dei presenti su questa nuova esperienza che si preparavano a vivere.<br />
All&#8217;incontro si sono aggiunti Franca Nigro e Don Mimmo Beneventi.<br />
Il discorso diventava sempre più interessante e lo è stato ancora di più dopo la lettura del passo del Vangelo di San Marco (Mc 1, 21-39) sulla giornata di Cafarnao.<span id="more-878"></span><br />
Gesù riempie le sue giornate donandosi a noi completamente e lo fa fino in fondo morendo sulla croce per noi. Con la Sua Resurrezione però ci da ancora di più, la speranza della salvezza per tutti.<br />
Lo spirito di coloro che aderiscono all&#8217;Azione Cattolica, non semplicemente con la tessera, deve essere improntato sulla capacità che ognuno ha di donarsi agli altri, senza secondi fini, tenendo sempre presente però la speranza della salvezza.<br />
La partecipazione agli incontri e alle varie iniziative dell&#8217;Azione Cattolica deve essere affrontata con il sorriso sulle labbra, senza affannarci per i problemi della vita perché quelli ci sono e ci saranno sempre, sta a noi affrontarli nel migliore dei modi, senza dimenticare che Dio è sempre con noi, non ci abbandona mai.<br />
L&#8217;incontro si è concluso con una decisione molto importante: si sono stabilite alcune date per gli incontri quindicinali che all&#8217;inizio saranno seguiti dalla signora Franca Nigro oltre che da Don Alessandro, il quale sopraggiungendo ha condiviso l&#8217;entusiasmo generale.<br />
Come inizio direi niente male! Buona fortuna.</p>
<p>Pina Duca &#8211; Vice Presidente Adulti &#8211; Banzi</p>
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		<title>San Chirico Nuovo</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 18:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna]]></category>
		<category><![CDATA[San Chirico Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[San Rocco]]></category>
		<category><![CDATA[Tolve]]></category>

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		<description><![CDATA[San Chirico ha antiche origini, sorge intorno al VI° secolo a.C. in una località denominata “Serra”. Ritrovamenti archeologici hanno riportato alla luce due templi dedicati alla Dea Artimis, a Demetra  e ad Afrodite. Da questi ultimi ritrovamenti si è appurato che nel VI sec. a.C. il sito in località Serra è stato abitato da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>San Chirico ha antiche origini, sorge intorno al VI° secolo a.C. in una località denominata “Serra”. Ritrovamenti archeologici hanno riportato alla luce due templi dedicati alla Dea Artimis, a Demetra  e ad Afrodite. Da questi ultimi ritrovamenti si è appurato che nel VI sec. a.C. il sito in località Serra è stato abitato da genti di cultura Daunia nord-lucana, forse i Peukentiantes. Degli avvenimenti succedutesi durante l’epoca romana non si hanno dati rilevanti.</p>
<p>L&#8217;attuale San Chirico risale probabilmente al 960 d.C., ad opera di una colonia greco-bizantina che, per sfuggire alle persecuzioni iconoclastiche nel loro paese, riparò da queste parti raggruppandosi attorno ad una torre, costruita dagli stessi bizantini verso l’anno 826 d.C. come avamposto e limite di confine dai Longobardi. Col passare del tempo, intorno alla torre, si raggrupparono altri nuclei di persone che scelsero per denominazione “Sanctus Quiricus”, nome di un loro santo, che bambino di appena tre anni, nato nella città di Iconia (Asia Minore) da nobile stirpe, venne martirizzato sotto gli occhi della madre Regina Pollonica di nome Giuditta, nell’anno 303 d.C. a Tarso in Cilicia, <span id="more-270"></span>sotto l’imperatore Diocleziano. Prova tangibile dell’esistenza di questa colonia greco-bizantina sono numerose parole presenti nel dialetto locale e l&#8217;appellativo di “Griciudd” (greci) con cui ancora oggi vengono denominati i cittadini di San Chirico. Con la conquista normanna San Chirico venne assegnata alla famiglia Sanseverino, che verso il 1160, intorno alla vecchia torre, fece costruire un imponente castello di cui non restano tracce, se non una torre.</p>
<p>Il possesso dei feudi rimase ai Sanseverino fino al 1404, anno in cui il loro casato si ribellò al potere Regio, per ritornare in loro potere dopo circa trentasei anni. Nel 1460, San Chirico partecipò alla famosa rivolta dei feudatari capeggiata da Giannantonio Orsino, principe di Taranto, con l&#8217;intento di sottrarsi all&#8217;egemonia regia aragonese perché opprimente ma, la ribellione fallì. Quando i Francesi occuparono il regno di Napoli nel XVIII sec. San Chirico ebbe funzioni territoriali e amministrative autonome.</p>
<p>Ottenuta l&#8217;indipendenza, l&#8217;Università di San Chirico volle che si aggiungesse la parola “Nuovo”, non solo per differenziarsi da San Chirico Raparo, ma anche per estinguere una volta per sempre San Chirico de Tulbis (di Tolve). Inoltre si volle dare alla cittadinanza uno stemma araldico che richiamasse la sua origine da un antico popolo guerriero greco (Coronei) oppure la figura leggendaria del grande Scanderberg, eroe nazionale albanese. E così si ebbe nello stemma: “Cielo azzurro, con un cavaliere che indossa elmo e giaco d&#8217;oro, brache di color porporo-amaranto, stivali e schinieri di cuoio, armato di spada su un cavallo bianco”. Ormai indipendente da Tolve, San Chirico Nuovo partecipa attivamente ai moti insurrezionali che portarono all’Unità d&#8217;Italia.</p>
<p>Oggi San Chirico Nuovo appartiene alla provincia di Potenza e dista 37 km dal capoluogo. Conta 1.632 abitanti ed ha una superficie di 23,2 km quadrati per una densità abitativa di 70,34 abitanti per km quadrato. Sorge a 745 metri sopra il livello del mare. Molto interessanti appaiono: la Chiesa Matrice di S. Nicola di Bari, la Chiesa di S. Giovanni Battista, Palazzo Padula.</p>
<p>Informazioni e curiosità su San Chirico Nuovo sono reperibili presso i seguenti siti Internet da cui è stato possibile desumere le informazioni necessarie per redigere l’articolo:</p>
<p>www.basilicata.cc/lucania/schiricon.it<br />
www.basilicata.indettaglio.it<br />
www.aptbasilicata.it</p>
<p>Manifestazioni ed eventi:<br />
16 luglio, Festa in onore della Madonna del Carmine<br />
22 agosto, Festa patronale in onore di San Rocco<br />
5 settembre, Festa in onore della Madonna del Rosario<br />
5 ottobre, Festa in onore della Madonna del Rosario</p>
<p>Saverio Monaco</p>
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		<title>Il convento francescano di Santa Maria della Neve</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jun 2007 23:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Iacobuzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Francescani]]></category>
		<category><![CDATA[Natività]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Santa Maria della Neve&#8221; è il nome del convento francescano sorto in territorio di Laurenzana nel 1473, nei pressi di un&#8217;antica cappella detta di San Niccolò.
Sebbene l&#8217;apertura ufficiale avvenga solo alla fine del &#8216;400 con Sisto IV, i francescani sarebbero giunti verso la metà del &#8216;200, portandovi insieme a quella per San Francesco la devozione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Santa Maria della Neve, “Abramo e Isacco” - foto R. Villani, dal libro “Pittura Murale in Basilicata”" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/smneve-abramo_e_isacco.jpg" rel="lightbox[257]"><img title="Santa Maria della Neve, “Abramo e Isacco” - foto R. Villani, dal libro “Pittura Murale in Basilicata”" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/smneve-abramo_e_isacco.miniatura.jpg" alt="Santa Maria della Neve, “Abramo e Isacco” - foto R. Villani, dal libro “Pittura Murale in Basilicata”" align="left" /></a>&#8220;Santa Maria della Neve&#8221; è il nome del convento francescano sorto in territorio di Laurenzana nel 1473, nei pressi di un&#8217;antica cappella detta di San Niccolò.</p>
<p>Sebbene l&#8217;apertura ufficiale avvenga solo alla fine del &#8216;400 con Sisto IV, i francescani sarebbero giunti verso la metà del &#8216;200, portandovi insieme a quella per San Francesco la devozione per Sant&#8217;Antonio.<br />
Tra le &#8220;memorie&#8221; che il convento custodisce affrescate, scopriamo il giovane Manfredi, conte di Gravina, visitare la miracolosa chiesetta di San Niccolò. Ma del vecchio insediamento resterà solo ricordo nell&#8217;affresco anonimo del &#8220;corrituretto&#8221;.</p>
<p><a title="Santa Maria della Neve, “Natività, parte 1? - foto R. Villani, dal libro “Pittura Murale in Basilicata”" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/smneve-nativita-1.jpg" rel="lightbox[257]"><img title="Santa Maria della Neve, “Natività, parte 1? - foto R. Villani, dal libro “Pittura Murale in Basilicata”" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/smneve-nativita-1.miniatura.jpg" alt="Santa Maria della Neve, “Natività, parte 1? - foto R. Villani, dal libro “Pittura Murale in Basilicata”" align="right" /></a>Il nuovo secolo si apre con la presenza umana di Fra Egidio da Laurenzana (1443-1518), la cui figura ravviva un forte interesse religioso, accentuatosi dopo la morte quando il corpo del frate riemergerà incorrotto. Attorno sul suo ricordo cresceranno i segni di una santità &#8220;muta ma operosa&#8221;, che faranno di lui il Beato della Terra di Laurenzana.<span id="more-257"></span></p>
<p>Nei secoli successivi il convento vede avviarsi il suo lento ma inesorabile declino, e sul finire del secolo si determinerà la nuova destinazione d&#8217;uso dell&#8217;antico complesso. La chiesa verrà demolita, il chiostro sepolto e di Santa Maria della Neve scomparirà persino il nome.</p>
<p><a title="Santa Maria della Neve, “Natività, parte 2? - foto R. Villani, dal libro “Pittura Murale in Basilicata”" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/smneve-nativita-2.jpg" rel="lightbox[257]"><img title="Santa Maria della Neve, “Natività, parte 2? - foto R. Villani, dal libro “Pittura Murale in Basilicata”" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/smneve-nativita-2.miniatura.jpg" alt="Santa Maria della Neve, “Natività, parte 2? - foto R. Villani, dal libro “Pittura Murale in Basilicata”" align="left" /></a>Oggi l&#8217;antico convento è ritornato alla luce con le &#8220;antiquissime pitture a fresco del corrituretto&#8221;, opera pregevole di un ancora ignoto pittore che ivi la produsse in data certamente anteriore al 1527. Ma non sono le sole tracce superstite dell&#8217;arte francescana a Santa Maria della Neve. Monumenti di valore storico e di pregio artistico resistono ancora in alcune vele del chiostro. Sono ancora riconoscibili tra queste taluni episodi della vita di San Francesco e del Beato Egidio da Laurenzana.</p>
<p>Salvatore Iacobuzio</p>
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		<title>Laurenzana ed Abetina (Parco di Gallipoli &#8211; Cognato)</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jun 2007 14:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna]]></category>

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		<description><![CDATA[Laurenzana è un centro dell&#8217;Appennino Lucano (850 mt) nel bacino del Basento,  posto su uno sperone delimitato dai torrenti Scarrafone e Serrapotamo.
Il suo paesaggio è tipicamente lucano: tradisce i problemi della montagna  calva e del terreno argilloso, ma rivela al tempo stesso le bellezze dei sopravvissuti e rari boschi della  Lata e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Laurenzana - lo stemma" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/laurenzana-2.miniatura.jpg" alt="Laurenzana - lo stemma" align="left" /><strong>Laurenzana</strong> è un centro dell&#8217;Appennino Lucano (850 mt) nel bacino del Basento,  posto su uno sperone delimitato dai torrenti Scarrafone e Serrapotamo.</p>
<p>Il suo paesaggio è tipicamente lucano: tradisce i problemi della montagna  calva e del terreno argilloso, ma rivela al tempo stesso le bellezze dei sopravvissuti e rari boschi della  Lata e dell&#8217;Abetina. L&#8217;antica  ubicazione dell&#8217;agglomerato urbano lascia facilmente indovinare le esigenze  difensive introdotte dal feudalesimo e mantenuto dalla lotta alla malaria,  mentre la semplicità dell&#8217;edilizia e la costipazione mettono abbondantemente  allo scoperto i valori di una civiltà umanamente intensa. L&#8217;agricoltura,  naturalmente, è stata nel passato l&#8217;attività economica più diffusa,  insieme alla pastorizia ed all&#8217;allevamento. Parallelamente, tuttavia,  sono fiorite altre attività:  di tipo artigianale (<em>ferro battuto, legno</em>), industriale (<em>liquori</em>) e commerciale non trascurabili, neppure  in senso qualitativo.</p>
<p>Il  flusso migratorio post-unitario e post-bellico, col conseguente decremento  demografico, ha notevolmente contratto le suddette attività.<span id="more-253"></span></p>
<p><img title="Laurenzana - la fortezza" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/laurenzana-1.miniatura.jpg" alt="Laurenzana - la fortezza" align="right" /></p>
<p>Le origini del paese risalgono,  probabilmente, al XII sec. quando i Normanni edificarono una fortezza  in virtù della posizione  strategica del paese. Dopo  un periodo di dominio aragonese il paese passò attraverso diverse famiglie feudali. Attraversando  il paese è possibile vedere la chiesa <strong>Madre dell&#8217;Assunta</strong>, di  cui si può ammirare il  portale in pietra del 1780. Vicino  alla chiesa è situato il <strong>Belvedere</strong>, dal quale si possono ammirare  le valli e le montagne circostanti. Interessante è la chiesa della <strong> Madonna del Carmine</strong>, nel cui interno è conservata una tela del  1611 di Giovanni Battista  Serra da Tricarico. Degno di menzione è poi il <strong>C</strong><strong>astello</strong>, costruito  nel 1300 e ristrutturato nel 1600 (è visitabile il cortile d&#8217;ingresso,  da ammirare una torre cilindrica e parte delle mura) situato  in posizione dominante l&#8217;abitato, di  cui restano, purtroppo, soltanto i ruderi. Interessanti sono, inoltre,  la <strong>Chiesa dell&#8217;Assunta</strong> con un portale in pietra del 1780 in  cui sono conservate le spoglie del <strong>Beato Egidio da Laurenzana</strong>,  e la <strong>Chiesa del Cimitero</strong> o dell&#8217;ex <strong>Convento di Santa Maria  da Nives</strong> (conserva affreschi del secolo XV). Fuori dell&#8217;abitato  caratteristica appare la <strong>Fontana di Acqua della Pietra</strong> dove l&#8217;acqua  sgorga da due rocce.</p>
<p><img title="Laurenzana - l'Abetina" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/06/laurenzana-3.miniatura.jpg" alt="Laurenzana - l'Abetina" align="left" /></p>
<p>Nelle vicinanze  dell&#8217;abitato è possibile fare escursioni  nell&#8217;<strong>Abetina di Laurenzana</strong> che si estende per circa 800 ettari  dove crescono i faggi e l&#8217;abete bianco con tronchi con circonferenza  fino a quattro metri. L&#8217;Abetina  di Laurenzana rappresenta uno dei pochi relitti presenti nell&#8217;Italia  meridionale di bosco misto di cerro, faggio e abete bianco. Nella  zona sono presenti, inoltre, prugnoli e rovi, macchioni di rosa  selvatica, alberelli di  pero selvatico o di perastro. Interessante  è la fauna, con la presenza di specie quali il lupo ed il gatto selvatico,  la lepre, il ghiro ed il  quercino, donnole, puzzole, martore e tassi. Sono tante, inoltre, le specie di uccelli  falconiformi che abitano il bosco, da citare: il nibbio reale, lo sparviero, la poiana e il gheppio.</p>
<p>Le notizie  su Laurenzana sono state desunte dal sito dell&#8217;Apt di Basilicata (<a href="http://www.aptbasilicata.it/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">www.aptbasilicata.it</span></a>) e dal sito <a href="http://www.basilicata.cc/lucania/laurenzana/" target="_blank">http://www.basilicata.cc/lucania/laurenzana/</a>.</p>
<p>ricerca sitografica a cura di Saverio Monaco</p>
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		<title>Cancellara un paese da presepe</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2007 17:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il paese ha antichissime origini, X-VII secolo a.C. come è testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti in località &#8220;Serra del Carpine&#8221;. Cancellara è citata per la prima volta nel 1189 nel dizionario storico-blasonico del Di Crollalanza, inserita nel sistema amministrativo del Giustizierato di Basilicata, quando Eustachio Santoro era barone di Cancellara, Castelnuovo e Casale di S. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/stcan.gif" title="Lo stemma di Cancellara" rel="lightbox[167]"><img align="left" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/stcan.miniatura.gif" alt="Lo stemma di Cancellara" title="Lo stemma di Cancellara" /></a>Il paese ha antichissime origini, X-VII secolo a.C. come è testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti in località &#8220;Serra del Carpine&#8221;. Cancellara è citata per la prima volta nel 1189 nel dizionario storico-blasonico del Di Crollalanza, inserita nel sistema amministrativo del Giustizierato di Basilicata, quando Eustachio Santoro era barone di Cancellara, Castelnuovo e Casale di S. M. di Giambove.</p>
<p>Infatti è solo dopo l&#8217;anno mille, nel periodo di influenza Federiciana, che si può parlare di una vera e propria &#8220;Terra Cancellariae&#8221; e sono di quest&#8217; epoca l&#8217;imponente castello medievale che domina il paese e l&#8217; antico borgo.<span id="more-167"></span></p>
<p>Sorse come centro fortificato, munito di castello e di mura, intorno al Mille per opera dei Normanni. Il territorio, fu assegnato dagli Angioini ai de Beaumont. Successivamente appartenne agli Acquaviva D&#8217;Aragona, che ristrutturarono il Castello, ai Monteforte, Acciaiuoli, Orsini Del Balzo, Zurlo, Caracciolo, Capano ed infine venne acquistato dai Carafa per passare poi agli Arcamone, che nel 1775 lo vendettero a Benedetto Candida.</p>
<p>Il 1700 rappresentò per il paese un periodo di grandi trasformazioni: fu il secolo di maggiore espansione urbanistica e demografica nonché di notevole crescita culturale ad opera soprattutto dei frati francescani minori del Convento dell&#8217; Annunziata. Nel 1799 aderì agli ideali della Repubblica Partenopea.</p>
<p>Da ricordare sono anche i frequenti terremoti che nel corso dei secoli hanno danneggiato notevolmente Cancellara. Degni di nota sono: quello del 1694, quello del 1857 che fece diverse vittime e quello del 1980 che rovinò la Chiesa Madre e rese inagibile il castello rendendo necessario anche l&#8217; abbattimento di parte del piano superiore.</p>
<p>Sicuramente il simbolo di Cancellara è il castello medievale, situato in posizione dominante l&#8217;abitato, conserva ancora la caratteristica struttura feudale a fuso. Il castello fu costruito dalla famiglia Acquaviva d&#8217;Aragona intorno al trecento ed ospitò in un passato glorioso i vari principi feudali: i Caracciolo, i Carafa, i Pappacoda. Agli inizi del 1600 riveste un ruolo di notevole importanza nella vita del feudo ed è punto di riferimento per la comunità cittadina. Nel 1694 fu semidistrutto dal terremoto e rimase diruto per lungo tempo e ricostruito agli inizi dell&#8217;Ottocento; successivi eventi sismici ne hanno modificato l&#8217; aspetto a come ci appare oggi.</p>
<p>Alle spalle del castello, proseguendo per le caratteristiche viuzze del borgo antico si trova la chiesetta di S. Caterina di Alessandria (VI secolo), conosciuta anche come Cappella di S.Antonio nel cui interno c&#8217;è una pietra tombale che chiude il vano dove sono conservati i resti di Pietro Cancellario, comandante Romano che, secondo la tradizione, ha dato il nome e l&#8217;origine al paese. In essa è possibile ammirare affreschi di Giovanni Todisco da Abriola e Luca del Giovanni da Eboli raffiguranti episodi della vita di S. Giorgio e S. Caterina.</p>
<p>In adiacenza al castello interessante è la Chiesa Madre di Santa Maria del Carmine, costruita nel XVI sec. con facciata interamente rifatta, caratterizzata da un particolare campanile a cuspide; all&#8217; interno della chiesa si può ammirare il quadro della Madonna Delle Grazie del cinquecento.</p>
<p>Dal piazzale antistante la chiesa e il castello percorrendo una stretta e caratteristica stradina si raggiunge la Cappella di San Rocco, risalente al XV secolo. Una particolarità è costituita dal campanile e dall&#8217;orologio settecentesco, ancora oggi funzionante, con uno speciale sistema di ingranaggi ancora integri nonostante gli anni. Con i rintocchi diversi di due campane, una per le ore ed una per i quarti d&#8217;ora, udibili da buona parte del comprensorio comunale, scandisce con precisione le 24 ore della giornata, suddivise in blocchi di 6 ore e 4/4.</p>
<p>Da piazza S. Rocco, proseguendo per via V. Emanuele III si giunge in Largo Monastero ove si trova il Convento e la chiesa annessa della SS. Annunziata, fondati nel 1604 dai coniugi don Marino Caracciolo e donna Ippolita Pappacoda de la Nois, signori e padroni di Cancellara. La Chiesa, con portale in pietra locale scolpita, datato 1763, presenta un interno a due navate e conserva dipinti di G. Balducci e G. De Gregorio, detto il Pietrafesa.</p>
<p>Ciò che più colpisce iI visitatore che giunge a Cancellara soprattutto se arriva al tramonto, quando si accendono le luminarie nelle strade, è l&#8217; aspetto &#8220;presepistico&#8221; del paese che dona un senso di estrema pace e tranquillità. Oltre alle bellezze architettoniche a Cancellara certamente si possono trovare aria salubre e prelibatezze culinarie: dalla pasta fatta in casa, ai latticini, all&#8217; ottimo vino e olio e soprattutto la rinomata &#8220;salsiccia di Cancellara&#8221; (la sauz&#8217; zza) la cui tradizione viene rinnovata annualmente il 3 febbraio in occasione della festività di S. Biagio (Santo Patrono).</p>
<p><strong>Leggende e misteri sul castello di Cancellara</strong></p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/cascan.jpg" title="Il castello di Cancellara" rel="lightbox[167]"><img align="right" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/cascan.miniatura.jpg" alt="Il castello di Cancellara" title="Il castello di Cancellara" /></a>Diverse sono le leggende e i misteri che aleggiano sul castello di Cancellara a cui non si è ancora riusciti a dare una risposta.</p>
<p>Si racconta che quando fu costruito il castello, l&#8217;architetto, ignoto, volle costruire ben 365 stanze, numero che ricorda i giorni dell&#8217;anno. Forse perché così il barone poteva goderne la luce da ogni angolo.</p>
<p>A proposito della luce vi è un aneddoto molto interessante; pare che ancora oggi, qualcuno conosca una stanza del castello dove non compare per niente la luce. Molti hanno tentato di illuminarla, ma non c&#8217;è stato nulla da fare. Alcuni abitanti di Cancellara pensano che ivi fosse l&#8217;inizio dell&#8217;Inferno e, per questo, non tutti pensano di trovarla per non finirci direttamente da vivi.</p>
<p>Altra leggenda è quella della stanza del tesoro: pare che ci fosse una stanza contenente un tesoro il cui pezzo pregiato fosse una chioccia d&#8217; oro con i pulcini anch&#8217; essi dorati. Molti l&#8217; hanno cercata ma mai trovata, o forse il primo&#8230; Come ogni castello anche quello di Cancellara pare avesse un passaggio segreto che sbucasse fuori dal centro abitato, si presuppone vicino la fiumara; molti sono i misteri sul percorso di tale passaggio di certo è che quando eravamo bambini i ragazzi più grandi per impressionarci ci raccontavano di strane storie di fantasmi e &#8220;munacidd&#8221; che esistevano all&#8217; interno di una grotta la cui apertura è visibile dalla fiumara.</p>
<p>Tra leggende e misteri comunque di certo c&#8217;è che secoli fa il castello e la piazza sottostante (piazza Sedile) fossero ad uno stesso livello e che uno smottamento li abbia collocati nella posizione attuale.</p>
<p>Pino Peluso</p>
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		<title>Brindisi Montagna, &#8220;culla&#8221; del medioevo</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2007 18:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Brindisi di montagna]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna]]></category>

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		<description><![CDATA[La prima notizia storiografica certa relativa a Brindisi Montagna (già Brindisi di Montagna; la preposizione di è stata cancellata con un decreto del presidente della Repubblica G. Gronchi) risale al 1268, anno in cui Carlo I d’Angiò, con regio decreto, affidò il feudo di Brindisi ed Anzi a Guidone da Foresta, nominandolo Primus Dominus Brundusii [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Brindisi Montagna - panorama" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/03/binmon.jpg" rel="lightbox[157]"><img title="Brindisi Montagna - panorama" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/03/binmon.miniatura.jpg" alt="Brindisi Montagna - panorama" align="right" /></a>La prima notizia storiografica certa relativa a Brindisi Montagna (già Brindisi di Montagna; la preposizione di è stata cancellata con un decreto del presidente della Repubblica G. Gronchi) risale al 1268, anno in cui Carlo I d’Angiò, con regio decreto, affidò il feudo di Brindisi ed Anzi a Guidone da Foresta, nominandolo Primus Dominus Brundusii de Montanea et Ansiae, “primo signore di Brindisi di Montagna ed Anzi” (cf. A. Pisani, Cronistoria, 45). Da otto anni, in ricordo del conferimento del feudo, l’ultima domenica d’ottobre, si celebrano annualmente le “Giornate medievali”.</p>
<p>È evidente che l’inizio della storiografia (ossia della storia in quanto documentata) non coincide con l’inizio della storia di Brindisi. In mancanza di documenti d’archivio, si possono fare delle congetture.<span id="more-157"></span></p>
<p>In base ad esse, è stato ipotizzato che l’origine della comunità brindisina (o brindisese, come qualcuno preferisce per sottolineare la diversità rispetto alla città pugliese; cf. D. Allegretti, Peregrinazioni e pellegrinaggi brindisesi, 11) risalirebbe al tempo della seconda guerra punica, quando alcuni soldati romani, forse dispersi o forse stanchi di combattere, si stabilirono in vetta al monte su cui sorge l’attuale paese.</p>
<p><a title="Brindisi Montagna, il castello" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/05/gdg062.jpg" rel="lightbox[157]"><img title="Brindisi Montagna, il castello" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/05/gdg062.miniatura.jpg" alt="Brindisi Montagna, il castello" align="left" /></a>Si trattava forse di soldati provenienti dalla città di Brindisi di Puglia e da qui potrebbe derivare il misterioso nome di Brundusium de Montanea, o Brondusium de Montanis o Brundisium de Monte (cf. AA. Vari, Brindisi di Montagna in età moderna, 47). Sono state avanzate anche altre ipotesi, secondo cui l’origine di Brindisi viene ricondotta agli Eruli o ai Longobardi. A. Pisani le considera «semplici congetture, senza una fondata e persuasiva dimostrazione» (cf. Cronistoria, 44).</p>
<p>Le notizie in nostro possesso permettono di distinguere due fasi nella storia di Brindisi: la prima va dal 1268 (anno dell’assegnazione del feudo a Guidone da Foresta) al 1456, quando due terribili terremoti, il 5 ed il 30 dicembre, colpirono Campania, Lucania ed Abruzzo, causando numerose vittime (tra trenta e sessantamila). A seguito dei due terremoti, l’abitato di Brindisi, che allora si estendeva tra le Coste di Fonzo ed il piano di Mincio dalle parti dell’attuale Aia di Brindisi fu distrutto e completamente abbandonato, poiché i pochi superstiti rinunciarono a riedificare le loro case e si stabilirono nei paesi vicini. (cf. A. Pisani, Cronistoria, 44; D. Allegretti, Peregrinazioni e pellegrinaggi brindisesi, 29). Negli anni in cui il paese giace distrutto e disabitato, avviene un fatto importante: nel 1505 i Certosini di Padula erigono a Grancia (cioè fattoria, azienda rurale di proprietà della Certosa) la Rettoria di San Demetrio, ubicata nel territorio di Brindisi (cf. A. Pisani, Cronistoria, 31).</p>
<p>La seconda fase della storia documentabile di Brindisi ha inizio tra il 1534 ed il 1536. In quegli anni l’imperatore Carlo V si prodigò molto per favorire con onori simbolici, doni e privilegi, l’accoglienza in Italia meridionale dei Greci e degli Albanesi che cercavano di sfuggire all’invasione ottomana. Tra gli “espatriati” (che furono circa 25000), una trentina di famiglie provenienti dalla città greca di Corone (nel Peloponneso) si insediarono nel territorio di Brindisi e riedificarono il paese. Il 29 giugno del 1595 i Coronei di Brindisi decisero di riedificare (a croce greca) la vecchia chiesa di S. Nicolò, nucleo originario dell’attuale Chiesa Madre di S. Nicola Vescovo. Ai Greci si aggiunsero, nel 1628, alcune famiglie albanesi originarie di Croia. Dal 1628 Brindisi ottenne dal conte di Bisignano la possibilità di avere dei sacerdoti propri di rito greco. Nel 1727 arrivò il primo parroco di rito latino, don Gerardo Amati, che si preoccupò di dare alla Chiesa Madre l’attuale configurazione a croce latina e, più in generale, di latinizzare la comunità brindisina (cf. A. Pisani, Cronistoria, 18-19; D. Allegretti, Peregrinazioni e pellegrinaggi brindisesi, 31-33.40-50).</p>
<p>Nei sec. XVIII-XIX-XX, Brindisi condivide la sorte dei paesi vicini, passando dal dominio austriaco (1707-1734), a quello dei Borboni di Spagna (1735-1806 e 1815-1860), con la parentesi bonapartiana (1806-1815), fino all’unità d’Italia (1860-1861). Dal 1860 al 1864 Brindisi visse sotto la minaccia delle bande di briganti che infestavano i boschi circostanti. Tra gli eventi tumultuosi di quegli anni ve n’è uno che ha segnato profondamente la memoria collettiva dei brindisini (cf. A. Pisani, Cronistoria, 77; D. Allegretti, Tradizioni popolari in Brindisi Montagna, 1): il 2 novembre 1861, grazie ad un’improvvisa coltre di nebbia che ammantò il paese, i brindisini furono risparmiati dall’incursione delle bande di Crocco, Borjes e Serravalle. La tradizione attribuisce il fatto all’intervento miracoloso della Madonna delle Grazie, alla quale i brindisini sono molto devoti.</p>
<p>don Cesare Mariano</p>
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		<title>Un salto nel passato: Vaglio di Basilicata ed il Natale negli anni &#8216;50</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Feb 2007 20:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Monaco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Natività]]></category>
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		<description><![CDATA[Natale d’altri tempi: &#8220;Gesù nasce a Vaglio nel dopoguerra&#8221;. Questo il titolo dato al Presepe itinerante ideato dalle insegnanti della Scuola Primaria &#8220;N. M. Tamburrino&#8221; di Vaglio di Basilicata con la collaborazione del personale ATA, dei genitori degli alunni e con il patrocinio del Comune. Il visitatore ha respirato il sapore acre del fumo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Natale d’altri tempi: &#8220;Gesù nasce a Vaglio nel dopoguerra&#8221;. </em>Questo il titolo dato al Presepe itinerante ideato dalle insegnanti della Scuola Primaria &#8220;N. M. Tamburrino&#8221; di Vaglio di Basilicata con la collaborazione del personale ATA, dei genitori degli alunni e con il patrocinio del Comune. Il visitatore ha respirato il sapore acre del fumo che sale dal paiolo, ha ascoltato il martellare del fabbro, ha riannodato i fili con un passato fatto di semplicità e familiarità.</p>
<p>Bellissima l’ambientazione scenica tipicamente lucana ma, vicina &#8220;spiritualmente&#8221; alla Palestina. Vaglio di Basilicata piccola Betlemme. Illuminato da 200 citronelle e riscaldato dal calore di fuochi accesi per strada e dalla musica di sette &#8220;suonatori&#8221; che hanno ritmato canti natalizi, il Presepe si è snodato lungo le tre vie principali del paese Sabato 23 Dicembre. La Natività, punto di partenza e di arrivo, allestita nell’ex Palazzo Baronale &#8220;U Spurt&#8221; ha, idealmente, raccolto il pensiero di un paese che ha assaporato il gusto amaro di &#8220;una vigilia&#8221; di Natale degli anni ’50.<span id="more-145"></span></p>
<p>Non solo religiosità: lungo il percorso un forno, le &#8220;botteghe&#8221; del falegname, del barbiere, del fabbro, del calzolaio, una sartoria con radio d’epoca che trasmette musiche del tempo, una cantina e, poi ancora, un’osteria, un negozio in cui si trova di tutto un pò. Ma anche tre famiglie, ugualmente allegre, ma ognuna con una caratterizzazione e connotazione e, soprattutto, un piccole ovile ed una stalla in cui un angelo annuncia la nascita del Salvatore del mondo.</p>
<p>Educare al senso di appartenenza ad una comunità, ad una sua storia, alle sue tradizioni, ai valori di cui è portatrice: questo il messaggio. La piccola Vaglio entusiasta si è stretta intorno al nostro Arcivescovo Mons G. Ricchiuti che, dopo un caloroso intervento sui valori cristiani, ha benedetto il Bambin Gesù custode e paladino della fede più pura, spalancando le porte al Natale.</p>
<p>Saverio Monaco</p>
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		<title>Anzi, le origini nella mitologia greca</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Sep 2006 22:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonino Palumbo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Madonna]]></category>

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Le sue origini “leggendarie” ne fanno discendere il toponimo da Anzi, figlio di Ulisse e Circe.La sua comparsa documentaria, invece, parla di un’antica Anxia. E’ la “Tabula peutingeriana”, risalente al governo imperiale di Teodosio (347-395 a.C.) a rendere nota al mondo l’esistenza del centro appartenente alla comunità montana Camastra Alto Sauro. Un paese incastonato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/05/anzi1.jpg" title="Anzi, panorama" rel="lightbox[105]"><img align="left" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/05/anzi1.miniatura.jpg" alt="Anzi, panorama" title="Anzi, panorama" /></a></p>
<p>Le sue origini “leggendarie” ne fanno discendere il toponimo da Anzi, figlio di Ulisse e Circe.La sua comparsa documentaria, invece, parla di un’antica Anxia. E’ la “Tabula peutingeriana”, risalente al governo imperiale di Teodosio (347-395 a.C.) a rendere nota al mondo l’esistenza del centro appartenente alla comunità montana Camastra Alto Sauro. Un paese incastonato in uno sprone di roccia nuda, a un’altitudine che varia fra i 550 e gli oltre 1150 metri, e rappresentato da uno stemma che presenta una torre merlata sopra tre monti e sui merli tre spighe di grano. Simbolo dell’antico castello, che ancora oggi veglia dall’alto sulla cittadina fondata millenni or sono dai Pelasgi, che avevano abbandonato la città enotria di Laraia. <span id="more-105"></span>Fortificata dai Goti nel 408 d.C., occupata dai Longobardi meno di due secoli dopo, Anzi fu resa importante dai Normanni. Nel 1133 re Ruggiero la “sbancò”, mentre nel 1191 fu la volta dell’imperatore Enrico VI. Passato sotto gli angioini e i feudatari Guevara, l’abitato di Anzi passò nel 1568 ai marchesi Carafa di Belvedere.<br />
Un titolo &#8211; quello di marchesi &#8211; che divenne solo nominale dal 1810, una volta abolito il feudalesimo.<br />
Poco meno di duemila, al censimento Istat del 2001, gli anzesi rimasti in paese. Nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, erano più del doppio, ben 4074. A metà dello scorso secolo, invece, si è avuta l’ultima impennata, con la popolazione che era salita dai 2299 abitanti de 1921 ai 3371 del 1951 (fonte Istat).<br />
Di intatto oggi, rispetto al passato, è rimasto poco. Questo poco è la torre del palazzo marchesale dei Carafa. Oltre a questa, da vedere ci sono anche l’arco della piazza, i palazzi Fittipaldi, Pomarici, Rossi, De Stefano, D’Aquino e Lovece. Una particolare attenzione la meritano le chiese. La cappella di Santa Maria del Rosario e della Seta ha origini che si perdono nei secoli addietro. Lo stile romanico del sacrario di santa Lucia conferma la tradizione locale che lo vuole risalente al XII secolo. Alla chiesa della Trinità o di S.Antonio e’ legata la figura di Antonio Scirosci, un frate francescano che per la sua corposa dottrina ecclesiale ottenne la laurea dottorale ed il berretto rosso a quattro punte della “Sorbona”, prestigiosa accademia parigina. All’interno, un quadro del Pietrafesa, all’anagrafe Giovanni De Gregorio, raffigurante la Trinità e l’Incoronazione della Vergine con gli Angeli, e una Madonna del Rosario del XVI secolo di Michele Manchelli.<br />
Infine, la chiesa di san Donato, già di sant’Andrea e di san Giuliano Eremita.<br />
Fra le ricette tipiche di Anzi, le patate fritte con peperoni crusch e i freciedd al ragù.<br />
Informazioni e curiosità su Anzi sono reperibili presso il curato sito Internet <a target="_blank" href="http://www.anzibasilicata.it/" title="Il portale di informazione dedicato ad Anzi">www.anzibasilicata.it</a></p>
<p>ricerca sitografica a cura di Antonino Palumbo</p>
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		<title>Acerenza, la città  cattedrale</title>
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		<pubDate>Sun, 14 May 2006 14:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Acerenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cattedrale]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Acerenza è una delle più antiche città della Lucania, situata a 836 metri sul livello del mare, su un altipiano tra il fiume Bradano ed il suo affluente Fiumarella.
Vista dalla valle la città dà l&#8217;impressione di una fortezza inespugnabile. Anticamente la sua posizione era considerata fondamentale dal punto di vista strategico in quanto dominava le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Acerenza, panorama" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/panoracer.jpg" rel="lightbox[31]"><img title="Acerenza, panorama" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/panoracer.miniatura.jpg" alt="Acerenza, panorama" align="left" /></a>Acerenza è una delle più antiche città della Lucania, situata a 836 metri sul livello del mare, su un altipiano tra il fiume Bradano ed il suo affluente Fiumarella.</p>
<p>Vista dalla valle la città dà l&#8217;impressione di una fortezza inespugnabile. Anticamente la sua posizione era considerata fondamentale dal punto di vista strategico in quanto dominava le grandi arterie che collegavano il Sud Italia a Roma: la via Appia, l&#8217;Appia-Traiana e la via Erculea, che da Acerenza portava ad Erculea sulla costa Ionica. Acerenza sarebbe secondo alcuni l&#8217;antichissima Aa-cher-her fondata da abitanti della città di Osch.</p>
<p>Secondo altri il nome della città deriva dalla palude Acheronte che esisteva nelle regioni dell&#8217;Epiro. G. Racioppi, infine, scrisse che la città sarebbe stata fondata dai popoli osco-lucani, abitanti dell&#8217;antica Akere, l&#8217;Acerra campana.<span id="more-31"></span></p>
<p>A nord-ovest dell&#8217;abitato è ben visibile una collinetta conica chiamata Tumulo che, secondo tradizione, sarebbe la sepoltura del Console Romano Claudio Marcello il quale, caduto nel 208 a.C. nella Guerra Annibalica, venne in questo modo onorato. Acerenza fu conquistata dai Romani nel 320 a.C., divenne colonia Romana nel 210 a.C. e sotto l&#8217;impero di Diocleziano (243-313) con prefetto Agrippa furono martirizzati due santi San Mariano e San Laviero nativi della città. Con la fine dell&#8217;Impero Romano, Acerenza fu invasa dagli Ostrogoti prima e dai Bizantini dopo, mentre nella seconda metà del VI secolo seguì l&#8217;invasione Longobarda. Nel 603 la città fu aggregata al ducato longobardo di Benevento e scelta come sede di Gastaldato. Nell&#8217;XI secolo giunsero in Italia i mercenari Normanni i quali dal 1041 al 1044 costituirono una federazione di dodici contadi: Acerenza fu assegnata al conte Asclettino, inoltre, la diocesi Acherontina fu elevata a rango di sede metropolitana. La nomina del primo arcivescovo metropolita si fa risalire al Concilio di Melfi, 1056: fu questo, con tutta probabilità, il contesto storico che permise la costruzione della Cattedrale.</p>
<p>Roberto il Guiscardo che aveva riconquistato Acerenza aveva prestato giuramento di fedeltà alla Chiesa di Roma, inoltre, durante il Concilio, il Vescovo Godano, monaco clunyacense, chiese ed ottenne generosi finanziamenti che servirono per la costruzione di una nuova e più imponente Cattedrale. Tuttavia, fu Arnaldo abate di Cluny, venuto al seguito di altri Normanni, che nominato Arcivescovo di Acerenza nel 1067, continuò e portò a compimento i lavori di costruzione, a mezzo di maestranze locali, dirette da architetti francesi che trasferirono in loco le architetture transalpine dell&#8217;Abbazia di Cluny. Lo stesso Arnaldo nel 1080 consacrò solennemente il nuovo e maestoso tempio a Santa Maria Assunta ed a San Canio. La storia recente colloca la città come faro e riferimento soprattutto religioso della regione.</p>
<p>Il turista che visita Acerenza rimane incantato dallo splendore del Borgo Medievale: in esso troneggiano la Cattedrale in stile Romanico-Clunyacense, Chiese gentilizie, un Castello Longobardo, eleganti ed umili portali ornati di sculture o da stemmi, vicoli ricchi di angoli e piazzette di una suggestività eccezionale. Accanto a manifestazioni religiose e culturali come la Festa di San Canio (25 Maggio) e Sant&#8217;Antonio (13 Giugno), un momento emergente è rappresentato dal Corteo Storico &#8211; Dai Longobardi ai Normanni Storia di una Cattedrale che si tiene ogni anno l&#8217;11 e 12 Agosto. Oltre cento figuranti animano le vie del Centro Storico con giochi, mercati e momenti di spettacolo. Piatti tipici della cucina sono i classici Maccaroun a desct col formaggio, Zzridd con fagioli, U Cutturid, R Patat au Forn con agnello mollicato, i Sasanid pasta di casa cotta nel mosto, la Lagn Acchiappout dolce con mandorle ed uvetta. Molto apprezzati sono il rinomato vino Aglianico prodotto dalla Cantina Basilium Winers e l&#8217;Olio di oliva.</p>
<p>Saverio Monaco</p>
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		<title>Oppido Lucano, millenni di storia</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Apr 2006 12:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Madonna]]></category>
		<category><![CDATA[Oppido Lucano]]></category>

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		<description><![CDATA[Si perdono nella notte dei tempi le origini del primo insediamento umano a Oppido Lucano. Il centro devoto a sant&#8217;Antonio e alla Madonna del Belvedere mosse i suoi primi passi nel Neolitico. Nel periodo preromano, l&#8217;area era particolarmente viva. Numerosi sono i reperti ritrovati sul monte Montrone, datati anche VIII secolo a.C. L&#8217;insediamento osco-lucano sviluppatosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/opsantuono.jpg" title="Oppido Lucano, millenni di storia" rel="lightbox[55]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/opsantuono.miniatura.jpg" title="Oppido Lucano, millenni di storia" alt="Oppido Lucano, millenni di storia" align="left" /></a>Si perdono nella notte dei tempi le origini del primo insediamento umano a Oppido Lucano. Il centro devoto a sant&#8217;Antonio e alla Madonna del Belvedere mosse i suoi primi passi nel Neolitico. Nel periodo preromano, l&#8217;area era particolarmente viva. Numerosi sono i reperti ritrovati sul monte Montrone, datati anche VIII secolo a.C. L&#8217;insediamento osco-lucano sviluppatosi sulla sommità del colle oppidano è stato identificato da alcuni con l&#8217;Opinum presente nell&#8217;Itinerarium Antonini, importante asse viario. A Oppido fu scoperta la Tabula Bantina, uno dei documenti più significativi in lingua osca. In epoca romana, l&#8217;agro del centro bradanico divenne una &#8220;corona&#8221; di villae: testimonianze del periodo sono oggi gli insediamenti di Sant&#8217;Igino e Masseria Ciccotti.</p>
<p>Oppido riappare sulla documentazione nel secolo XI, quando i Normanni ne fecero la sede di un imponente castello. E&#8217; qui che probabilmente nacque Giovanni Abdia (o Obadiah), figlio del primo signore di Oppido: Drochus. La crescita demografica favorì l&#8217;installazione a Oppido del mercato settimanale. La fedeltà agli angioini costò al centro del potentino il saccheggio e l&#8217;incendio nel 1348, durante la guerra fra Giovanna I regina di Napoli e Ludovico re d&#8217;Ungheria. <span id="more-55"></span>Agli Angiò successero gli Zurlo, gli Orsini, quindi i De Marinis. Al XV secolo risale la concessione degli statuti mucipali da parte di Raimondo Orsini. Il “fu” centro storico si è sviluppato a goccia ai piedi del maniero e intorno alla chiesa Madre, in perimetro chiuso da tre porte (Portella, Porta Iuso, Porta Suso). Toccata dai moti del 1799 e della prima metà del secolo XIX, Oppido Lucano si è trasformata in Palmira fra il 1862 e il 1933. Fra i figli illustri ci sono anche lo storico Francesco Giannone, l&#8217;architetto Francesco Grimaldi, Lorenzo Cervellino, autore di opere legali in volgare nel Seicento, e il biblista padre Angelo Lancellotti.</p>
<p>Grande devozione riscuote il culto della Madonna, portata in corteo diverse volte, dal martedì dopo Pasqua (festa della Madonna del Belvedere) al giorno di Ferragosto (l&#8217;Assunta). Sant&#8217;Antonio è festeggiato a giugno. Religiosità e passione teatrale danno vita alla Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo, ripresa dal Gruppo Recupero Tradizioni Locali nel 1979 e giunta alla VII edizione. Fra i piatti della tradizione culinaria si ricordano la “Santa Lucia&#8221;, i panini di San Giuseppe, la &#8220;laghene ke la meddiche, re passule e lu baccalaie&#8221; (tagliatelle con mollica di pane, uva passa e baccalà).</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/manipassione.jpg" title="Il manifesto della Sacra Rappresentazione" rel="lightbox[55]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/manipassione.miniatura.jpg" title="Il manifesto della Sacra Rappresentazione" alt="Il manifesto della Sacra Rappresentazione" align="right" /></a> Fra tradizione religiosa e innovazione drammaturgica. La Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo, comune denominatore dei giorni precedenti la Pasqua, si veste a Oppido Lucano di sfumature diverse rispetto ad altri centri del Vulture-Alto Bradano. L&#8217;evento, ripreso del 1979 con cadenza non fissa dal Gruppo Recupero Tradizioni Locali, si è spogliato di alcune figure tradizionali &#8220;profane&#8221;, acquistando invece nuove scene di cospicuo impatto scenico. La &#8220;Passione&#8221; di Oppido Lucano inizia, infatti, con l&#8217;ingresso in Gerusalemme. Cristo e i suoi discepoli sono accolti da una folla di bambini e adulti festanti, che inneggiano al Messia, al &#8220;Figlio di David&#8221;. E&#8217; questo un quadro inserito nel 2001. Il tripudio di palme e voci infantili anticipa le nascoste trame dei sommi sacerdoti, che ordiscono una congiura contro Gesù. La diabolica tentazione di Giuda spiana la strada ai piani di cattura del Sinedrio, che s&#8217;impadronisce di Gesù mentre questi prega nel Jetsemani, l&#8217;orto degli ulivi. Il Nazareno viene in seguito sballottato da un processo all&#8217;altro, dai sacerdoti Anna e Caifa, al governatore romano Ponzio Pilato, al tetrarca della Galilea, Erode. Alla fine, Pilato, scaricando la colpa sui sommi sacerdoti e sul popolo, decreta la crocifissione di quell&#8217;uomo giusto, dopo aver tentato di salvarlo contrapponendolo al malfamato Barabba. La via Crucis per le strade del paese vecchio, lungo la quale si susseguono l&#8217;incontro con la Madonna e le altre due &#8220;Marie&#8221;, quello con le pie donne e quello con la Veronica, precede la crocifissione e la successiva deposizione. Il tutto è curato nei minimi dettagli, da una colonna sonora imponente ai costumi, ai movimenti scenici. Fra questi, l&#8217;arrivo dei soldati romani e del loro governatore.</p>
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		<title>Una &#8220;favola&#8221; attuale&#8230; d&#8217;altri tempi</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Apr 2006 08:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonia Saluzzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Acerenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cattedrale]]></category>
		<category><![CDATA[Diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta, tanto tempo fa, un vescovo africano soave e retto, che amava Dio e le sue creature sopra ogni cosa. Compagno delle sue forze era un pastorale silente e fedele, vigoroso sostenitore di un uomo di tanta fede.
Il vescovo aveva scelto il suo bastone fra mille, ma il suo occhio si era posato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/bascan.jpg" title="Abitacolo del bastone di San Canio ad Acerenza" rel="lightbox[35]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/bascan.miniatura.jpg" title="Abitacolo del bastone di San Canio ad Acerenza" alt="Abitacolo del bastone di San Canio ad Acerenza" align="left" /></a>C&#8217;era una volta, tanto tempo fa, un vescovo africano soave e retto, che amava Dio e le sue creature sopra ogni cosa. Compagno delle sue forze era un pastorale silente e fedele, vigoroso sostenitore di un uomo di tanta fede.</p>
<p>Il vescovo aveva scelto il suo bastone fra mille, ma il suo occhio si era posato sul più &#8220;prezioso&#8221;: un bastone ligneo, nodoso e privo di riccio. I due compagni di viaggio vivevano nella povertà e nell&#8217;amore&#8230; finché un giorno il prefetto di Cartagine, spaventato da &#8220;segni&#8221; straordinari, condannò il povero vescovo alla decapitazione. Il boia ebbe paura di eseguire la condanna e preferì abbandonarlo, su una precaria imbarcazione, in alto mare.</p>
<p>L&#8217;affiatato connubio approdò, miracolosamente, sulle coste della Campania dove continuò il suo cammino evangelico. Ma la vita di un grande uomo non poteva spegnersi in silenzio; così, durante la crudele persecuzione di Diocleziano, fu martirizzato, alla presenza fedele e muta del caro pastorale. Era il 1° settembre dell&#8217;anno 305 e il vescovo martire era San Canio.<span id="more-35"></span></p>
<p>Il 25 maggio del 799 le Sante Reliquie giunsero, per volere del vescovo Leone, nella Cattedrale di Acerenza, dalla cui cresta dell&#8217;alta cima il santo sembra gettare il suo occhio vigile e benevolo sull&#8217;intera Diocesi&#8230; Ma cosa accadde al fedele Bastone?&#8230;continuò a servire il suo Compagno&#8230; il Vescovo Leone, insieme al corpo, trasportò ad Acerenza anche il Pastorale di San Canio. Fu subito deposto e custodito nel cavo di un Altare dedicato al Santo, dal cui foro circolare di appena 15 cm di diametro può essere visto e venerato. Da allora si verifica un fatto straordinario, un fenomeno mai spiegato e inspiegabile con le leggi della fisica: il Bastone si muove spontaneamente per cui a volte è talmente vicino all&#8217;apertura da potersi toccare con le dita, altre è invece a metà o in fondo all&#8217;abitacolo da potersi appena vedere. Noi fedeli crediamo che il Sacro Bastone ligneo, nodoso e privo di riccio, silente e fedele continui a sostenere noi e il nostro cescovo Giovanni Ricchiuti nel Cammino di fede, nel rispetto della povertà e nell&#8217;esempio del nostro umile e Glorioso &#8220;pastore&#8221; San Canio.</p>
<p>Antonia Saluzzi</p>
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