Archivio della categoria: Itinerari

Un pomeriggio a Castelmezzano

In una bella giornata di sole, con la neve ai bordi della strada, ci incamminiamo verso Castelmezzano.
Ore 14,10 la Presidente di Azione Cattolica Ada Grippo parte da Palazzo San Gervasio, passa da Banzi alle 14,18 dove trova me ad aspettarla. Alle 14,30 siamo a Genzano di Lucania dove incontriamo Pierpaolo Sacquegna. In prossimità di Potenza ci aspetta Don Michele Cillis.
La compagnia è al completo e alle 15,40 raggiungiamo Castelmezzano.
Superfluo dire, per chi conosce bene la zona, che il paesaggio è stupendo, spettacolare e suggestivo, sembra un presepe.
Davanti la Chiesa ci aspetta il Parroco Don Alessandro Paradiso con un gruppo di signore. Dopo i saluti, la Presidente ed io entriamo in Chiesa per l’incontro con gli adulti per parlare di Azione Cattolica, mentre Don Michele con Pierpaolo e Don Alessandro vanno ad incontrare i ragazzi per introdurre il discorso su l’A.C.R..
Quello che più mi ha colpito è stato l’entusiasmo con cui siamo stati accolti e durante l’incontro, dove i partecipanti diventavano sempre più numerosi, mentre Ada si addentrava nel discorso sullo spirito e il modo di fare dell’Azione Cattolica, era evidente l’interesse dei presenti su questa nuova esperienza che si preparavano a vivere.
All’incontro si sono aggiunti Franca Nigro e Don Mimmo Beneventi.
Il discorso diventava sempre più interessante e lo è stato ancora di più dopo la lettura del passo del Vangelo di San Marco (Mc 1, 21-39) sulla giornata di Cafarnao. Continua a leggere

San Chirico Nuovo

San Chirico ha antiche origini, sorge intorno al VI° secolo a.C. in una località denominata “Serra”. Ritrovamenti archeologici hanno riportato alla luce due templi dedicati alla Dea Artimis, a Demetra e ad Afrodite. Da questi ultimi ritrovamenti si è appurato che nel VI sec. a.C. il sito in località Serra è stato abitato da genti di cultura Daunia nord-lucana, forse i Peukentiantes. Degli avvenimenti succedutesi durante l’epoca romana non si hanno dati rilevanti.

L’attuale San Chirico risale probabilmente al 960 d.C., ad opera di una colonia greco-bizantina che, per sfuggire alle persecuzioni iconoclastiche nel loro paese, riparò da queste parti raggruppandosi attorno ad una torre, costruita dagli stessi bizantini verso l’anno 826 d.C. come avamposto e limite di confine dai Longobardi. Col passare del tempo, intorno alla torre, si raggrupparono altri nuclei di persone che scelsero per denominazione “Sanctus Quiricus”, nome di un loro santo, che bambino di appena tre anni, nato nella città di Iconia (Asia Minore) da nobile stirpe, venne martirizzato sotto gli occhi della madre Regina Pollonica di nome Giuditta, nell’anno 303 d.C. a Tarso in Cilicia, Continua a leggere

Il convento francescano di Santa Maria della Neve

Santa Maria della Neve, “Abramo e Isacco” - foto R. Villani, dal libro “Pittura Murale in Basilicata”“Santa Maria della Neve” è il nome del convento francescano sorto in territorio di Laurenzana nel 1473, nei pressi di un’antica cappella detta di San Niccolò.

Sebbene l’apertura ufficiale avvenga solo alla fine del ‘400 con Sisto IV, i francescani sarebbero giunti verso la metà del ‘200, portandovi insieme a quella per San Francesco la devozione per Sant’Antonio.
Tra le “memorie” che il convento custodisce affrescate, scopriamo il giovane Manfredi, conte di Gravina, visitare la miracolosa chiesetta di San Niccolò. Ma del vecchio insediamento resterà solo ricordo nell’affresco anonimo del “corrituretto”.

Il nuovo secolo si apre con la presenza umana di Fra Egidio da Laurenzana (1443-1518), la cui figura ravviva un forte interesse religioso, accentuatosi dopo la morte quando il corpo del frate riemergerà incorrotto. Continua a leggere

Laurenzana ed Abetina (Parco di Gallipoli – Cognato)

Laurenzana - lo stemmaLaurenzana è un centro dell’Appennino Lucano (850 mt) nel bacino del Basento, posto su uno sperone delimitato dai torrenti Scarrafone e Serrapotamo.

Il suo paesaggio è tipicamente lucano: tradisce i problemi della montagna calva e del terreno argilloso, ma rivela al tempo stesso le bellezze dei sopravvissuti e rari boschi della Lata e dell’Abetina. L’antica ubicazione dell’agglomerato urbano lascia facilmente indovinare le esigenze difensive introdotte dal feudalesimo e mantenuto dalla lotta alla malaria, mentre la semplicità dell’edilizia e la costipazione mettono abbondantemente allo scoperto i valori di una civiltà umanamente intensa. L’agricoltura, naturalmente, è stata nel passato l’attività economica più diffusa, insieme alla pastorizia ed all’allevamento. Parallelamente, tuttavia, sono fiorite altre attività: di tipo artigianale (ferro battuto, legno), industriale (liquori) e commerciale non trascurabili, neppure in senso qualitativo.

Il flusso migratorio post-unitario e post-bellico, col conseguente decremento demografico, ha notevolmente contratto le suddette attività. Continua a leggere

Cancellara un paese da presepe

Lo stemma di CancellaraIl paese ha antichissime origini, X-VII secolo a.C. come è testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti in località “Serra del Carpine”. Cancellara è citata per la prima volta nel 1189 nel dizionario storico-blasonico del Di Crollalanza, inserita nel sistema amministrativo del Giustizierato di Basilicata, quando Eustachio Santoro era barone di Cancellara, Castelnuovo e Casale di S. M. di Giambove.

Infatti è solo dopo l’anno mille, nel periodo di influenza Federiciana, che si può parlare di una vera e propria “Terra Cancellariae” e sono di quest’ epoca l’imponente castello medievale che domina il paese e l’ antico borgo. Continua a leggere

Brindisi Montagna, “culla” del medioevo

Brindisi Montagna - panoramaLa prima notizia storiografica certa relativa a Brindisi Montagna (già Brindisi di Montagna; la preposizione di è stata cancellata con un decreto del presidente della Repubblica G. Gronchi) risale al 1268, anno in cui Carlo I d’Angiò, con regio decreto, affidò il feudo di Brindisi ed Anzi a Guidone da Foresta, nominandolo Primus Dominus Brundusii de Montanea et Ansiae, “primo signore di Brindisi di Montagna ed Anzi” (cf. A. Pisani, Cronistoria, 45). Da otto anni, in ricordo del conferimento del feudo, l’ultima domenica d’ottobre, si celebrano annualmente le “Giornate medievali”.

È evidente che l’inizio della storiografia (ossia della storia in quanto documentata) non coincide con l’inizio della storia di Brindisi. In mancanza di documenti d’archivio, si possono fare delle congetture. Continua a leggere

Un salto nel passato: Vaglio di Basilicata ed il Natale negli anni ’50

Natale d’altri tempi: “Gesù nasce a Vaglio nel dopoguerra”. Questo il titolo dato al Presepe itinerante ideato dalle insegnanti della Scuola Primaria “N. M. Tamburrino” di Vaglio di Basilicata con la collaborazione del personale ATA, dei genitori degli alunni e con il patrocinio del Comune. Il visitatore ha respirato il sapore acre del fumo che sale dal paiolo, ha ascoltato il martellare del fabbro, ha riannodato i fili con un passato fatto di semplicità e familiarità.

Bellissima l’ambientazione scenica tipicamente lucana ma, vicina “spiritualmente” alla Palestina. Vaglio di Basilicata piccola Betlemme. Illuminato da 200 citronelle e riscaldato dal calore di fuochi accesi per strada e dalla musica di sette “suonatori” che hanno ritmato canti natalizi, il Presepe si è snodato lungo le tre vie principali del paese Sabato 23 Dicembre. La Natività, punto di partenza e di arrivo, allestita nell’ex Palazzo Baronale “U Spurt” ha, idealmente, raccolto il pensiero di un paese che ha assaporato il gusto amaro di “una vigilia” di Natale degli anni ’50. Continua a leggere

Anzi, le origini nella mitologia greca

Anzi, panoramaLe sue origini “leggendarie” ne fanno discendere il toponimo da Anzi, figlio di Ulisse e Circe.La sua comparsa documentaria, invece, parla di un’antica Anxia. E’ la “Tabula peutingeriana”, risalente al governo imperiale di Teodosio (347-395 a.C.) a rendere nota al mondo l’esistenza del centro appartenente alla comunità montana Camastra Alto Sauro. Un paese incastonato in uno sprone di roccia nuda, a un’altitudine che varia fra i 550 e gli oltre 1150 metri, e rappresentato da uno stemma che presenta una torre merlata sopra tre monti e sui merli tre spighe di grano. Simbolo dell’antico castello, che ancora oggi veglia dall’alto sulla cittadina fondata millenni or sono dai Pelasgi, che avevano abbandonato la città enotria di Laraia. Continua a leggere

Acerenza, la città  cattedrale

Acerenza, panoramaAcerenza è una delle più antiche città della Lucania, situata a 836 metri sul livello del mare, su un altipiano tra il fiume Bradano ed il suo affluente Fiumarella.

Vista dalla valle la città dà l’impressione di una fortezza inespugnabile. Anticamente la sua posizione era considerata fondamentale dal punto di vista strategico in quanto dominava le grandi arterie che collegavano il Sud Italia a Roma: la via Appia, l’Appia-Traiana e la via Erculea, che da Acerenza portava ad Erculea sulla costa Ionica. Acerenza sarebbe secondo alcuni l’antichissima Aa-cher-her fondata da abitanti della città di Osch.

Secondo altri il nome della città deriva dalla palude Acheronte che esisteva nelle regioni dell’Epiro. G. Racioppi, infine, scrisse che la città sarebbe stata fondata dai popoli osco-lucani, abitanti dell’antica Akere, l’Acerra campana. Continua a leggere

Oppido Lucano, millenni di storia

Oppido Lucano, millenni di storiaSi perdono nella notte dei tempi le origini del primo insediamento umano a Oppido Lucano. Il centro devoto a sant’Antonio e alla Madonna del Belvedere mosse i suoi primi passi nel Neolitico. Nel periodo preromano, l’area era particolarmente viva. Numerosi sono i reperti ritrovati sul monte Montrone, datati anche VIII secolo a.C. L’insediamento osco-lucano sviluppatosi sulla sommità del colle oppidano è stato identificato da alcuni con l’Opinum presente nell’Itinerarium Antonini, importante asse viario. A Oppido fu scoperta la Tabula Bantina, uno dei documenti più significativi in lingua osca. In epoca romana, l’agro del centro bradanico divenne una “corona” di villae: testimonianze del periodo sono oggi gli insediamenti di Sant’Igino e Masseria Ciccotti.

Oppido riappare sulla documentazione nel secolo XI, quando i Normanni ne fecero la sede di un imponente castello. E’ qui che probabilmente nacque Giovanni Abdia (o Obadiah), figlio del primo signore di Oppido: Drochus. La crescita demografica favorì l’installazione a Oppido del mercato settimanale. La fedeltà agli angioini costò al centro del potentino il saccheggio e l’incendio nel 1348, durante la guerra fra Giovanna I regina di Napoli e Ludovico re d’Ungheria. Continua a leggere

Una “favola” attuale… d’altri tempi

Abitacolo del bastone di San Canio ad AcerenzaC’era una volta, tanto tempo fa, un vescovo africano soave e retto, che amava Dio e le sue creature sopra ogni cosa. Compagno delle sue forze era un pastorale silente e fedele, vigoroso sostenitore di un uomo di tanta fede.

Il vescovo aveva scelto il suo bastone fra mille, ma il suo occhio si era posato sul più “prezioso”: un bastone ligneo, nodoso e privo di riccio. I due compagni di viaggio vivevano nella povertà e nell’amore… finché un giorno il prefetto di Cartagine, spaventato da “segni” straordinari, condannò il povero vescovo alla decapitazione. Il boia ebbe paura di eseguire la condanna e preferì abbandonarlo, su una precaria imbarcazione, in alto mare.

L’affiatato connubio approdò, miracolosamente, sulle coste della Campania dove continuò il suo cammino evangelico. Ma la vita di un grande uomo non poteva spegnersi in silenzio; così, durante la crudele persecuzione di Diocleziano, fu martirizzato, alla presenza fedele e muta del caro pastorale. Era il 1° settembre dell’anno 305 e il vescovo martire era San Canio. Continua a leggere