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	<title>Orme di Speranza &#187; Chiesa</title>
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	<description>Racconti dalla Arcidiocesi di Acerenza</description>
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		<title>Omelia per la Veglia Pasquale 2009</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2009 20:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Mons. Ricchiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Miei cari fratelli e sorelle, 
benvenuti in questa ‘NOTTE BEATA’ e  ‘NEL GIORNO CHE HA FATTO IL SIGNORE’ perché in comunione gioiosa con tutta la Chiesa anche in questa nostra Basilica Cattedrale….. ‘divampi la Speranza’!
E gli occhi, i cuori e le menti si spalanchino, pulsino e si aprano alla dirompente notizia: CRISTO E’ RISORTO, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Miei cari fratelli e sorelle, </p>
<p>benvenuti in questa ‘NOTTE BEATA’ e  ‘NEL GIORNO CHE HA FATTO IL SIGNORE’ perché in comunione gioiosa con tutta la Chiesa anche in questa nostra Basilica Cattedrale….. ‘divampi la Speranza’!</p>
<p>E gli occhi, i cuori e le menti si spalanchino, pulsino e si aprano alla dirompente notizia: CRISTO E’ RISORTO, SI’, EGLI E’ DAVVERO RISORTO!</p>
<p>Il cammino quaresimale, l’attraversata del deserto con tutti i suoi rischi e pericoli, ma avendo davanti a noi la Parola di Dio,  la fatica, la fame ed il digiuno che ci hanno reso consapevoli della nostra fragilità e, allo stesso tempo, con il sacramento della Riconciliazione, forti nella grazia di Cristo, li abbiamo ormai alle nostre spalle: con Lui, il Risorto ed il vivente, il Vincitore del peccato e della morte, siamo usciti alla luce, purificati e illuminati.</p>
<p>Che le nostre voci esplodano nel canto dei rinati, dei risuscitati e delle creature nuove: ALLELUJA,  ALLELUJA, ALLELUJA!<span id="more-961"></span></p>
<p>Non c’è più posto per domande angoscianti: “Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?”, come si chiedevano Maria di  Magdala, Maria di Giacomo e Salome recandosi al sepolcro. (Mc 16, 3)</p>
<p>Non c ‘è paura che tenga: “ Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui”, annuncia loro quel misterioso giovane, vestito di bianco.(Mc. 16,6)</p>
<p>Non c ‘è tempo da perdere: “Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”, senza indugi e senza spiegazioni.(Mc 16,7)</p>
<p>Spiazzati, completamente spiazzati in quel pietosissimo desiderio, ieri come oggi, di ungere e di imbalsamare, di custodire gelosamente sino a farla ricoprire di polvere, di disinnescare e rendere innocua, di devitalizzare la notizia della RISURREZIONE DEL SIGNORE fulcro e fondamento della fede cristiana.</p>
<p>Abbandoniamo dunque il sepolcro, fuggiamo pure stupiti e increduli dalla tomba vuota e agganciamo questa nostra storia, incrociamo le strade dei nostri amici, condividiamo ‘le speranze e le  attese, i dolori e le angosce’(Gaudium et Spes),  testimoniamo, soprattutto a quanti si sono allontanati dalla Chiesa, con la nostra vita che Cristo Risorto è la Speranza dell’umanità. </p>
<p>Raccontiamo, come abbiamo ascoltato questa notte, il fascino di un Dio che ‘in principio’ si inventò letteralmente il grande cosmo nel quale siamo e ci muoviamo, perché ogni creatura, in particolare la persona umana, portasse impressa su di sé la Sua immagine.</p>
<p>Che nonostante l’orgogliosa disobbedienza e la devastante autosufficienza della creatura umana, il primo Adamo, Dio non ha mai cessato di inseguirla e di cercarla, con pazienza e con amore, svelando progressivamente la Sua presenza con parole e con gesti nelle vicende del popolo di Israele e preparando così definitivamente il Suo venire nella storia nel Suo Figlio Gesù Cristo, il nuovo Adamo.</p>
<p>L’Incarnazione, la Passione, la Morte , la Risurrezione e l’ Ascensione  del Signore costituiscono  il MISTERO PASQUALE , l’evento di salvezza e di grazia per l’umanità di ogni tempo e di ogni luogo.</p>
<p>Ma questo evento ci riguarda personalmente, ne siamo coinvolti, anzi ne siamo protagonisti per il dono della fede che abbiamo ricevuto: la Pasqua di Cristo è la nostra Pasqua!</p>
<p>Lo splendido brano dell’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani, proclamata nella Liturgia della Parola di questa Veglia, spiega questo nostro coinvolgimento nel mistero pasquale: battezzati e quindi con-morti, con-sepolti, con-risorti con Cristo. Inizia così la nostra storia di creature nuove e il battesimo di Lucia sarà gioiosa memoria del nostro battesimo e della nostra rinascita alla vita nuova.</p>
<p>Vedete dunque, fratelli e sorelle, in che modo i segni della liturgia della Veglia di Risurrezione diventano eloquenti: le tenebre, il fuoco, la luce e l’acqua.</p>
<p>Passare dal buio alla luce, lasciarsi guidare da quella luce, immergersi non per naufragare ma per riemergere dall’acqua salvati e santificati: è questo il senso del cammino di fede di discepoli di Cristo e di membra vive della Chiesa. </p>
<p>Consentitemi ora di rivolgervi qualche domanda, forse un po’ inquietante, ma che sento doverosa: vi sembra che noi, cristiani di oggi, avvertiamo l’urgenza di ritornare ad essere coraggiosi ed audaci testimoni del Risorto? Di sposare sempre e comunque le ragioni della vita e mai quelle portatrici di morte? Di lottare contro ogni tentazione di arrendevolezza di fronte al male che è nel mondo? Di non portare acqua al mulino della disperazione e del pessimismo ma, al contrario, di lasciare scorrere il fiume della speranza?  Di credere che nessun macigno è inamovibile perché la Pasqua è, secondo una felice immagine la “festa delle pietre rotolate”(+ don Tonino Bello)   </p>
<p>Condivido con voi le difficoltà del momento storico, ecclesiale e civile, mondiale direi, che stiamo attraversando; un passaggio ed una transizione che sembrano non voler finire perché le fedi religiose(cristianesimo compreso) si mostrano a volte incapaci di trasformare questa storia assediate dal secolarismo e dal pensiero dominante che ritiene possibile costruire un futuro senza Dio.</p>
<p>Perché si continuano a percorrere strade di sviluppo e di progresso, bugiarde e menzognere, con l’unico obiettivo da parte dei potenti di questa terra di conservare  e preservare sé stessi da ogni sorpresa e lasciare le briciole agli ultimi e ai poveri.</p>
<p>Perché la pace stenta a disegnare il suo arcobaleno nelle vicende dell’umanità sopraffatto dalle nubi minacciose di popoli in eterno conflitto tra di loro, dal ricorso al nucleare ma non per scopi pacifici, dalla convinzione spesso diffusa che la soluzione dei problemi risiede nel passo degli eserciti e nel crepitìo delle armi.</p>
<p>Perché c’è disperazione nella generazione giovanile assediata dal consumismo e abbandonata dagli adulti,  come ha affermato qualcuno, ma ancora fiduciosa nei valori che possono dischiudere davanti a loro un possibile futuro di speranza.</p>
<p>Vengono in mente, davanti a questo scoraggiante orizzonte, ai giovani di ieri e ai giovani di oggi le parole di una nota canzone degli anni ’60 …..la ricordate?</p>
<p>DIO E’ MORTO ……ai bordi delle strade, nei campi di sterminio, coi miti della razza, con gli odi di partito……</p>
<p>Ma la stessa canzone terminava: ‘perché noi tutti ormai sappiamo che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge! </p>
<p>Sì, cari fratelli  e sorelle, Gesù Cristo è risorto!</p>
<p>Annunciamolo con le labbra e con la vita, indossiamo l’abito della festa, rivestiamoci di speranza, facciamoci coraggio l’un l’altro, diventino i nostri volti luminosi e sorridenti perché nel tremendo duello tra la vita e la morte ha vinto la VITA!</p>
<p>Diciamolo anche a quei nostri fratelli e sorelle che stanno vivendo una Pasqua di sofferenza e dolore nelle tendopoli di L’Aquila dopo i giorni del devastante terremoto, preghiamo per i  loro morti, abbracciamoli con la nostra carità e solidarietà!</p>
<p>Auguri a tutti e a ciascuno di voi di una SANTA PASQUA! </p>
<p>Acerenza, 12.04.’09</p>
<p>Veglia Pasquale</p>
<p>                                                                                      + Giovanni Ricchiuti   </p>
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		<title>Omelia per la messa crismale 2009: l&#8217;Olio della Chiesa</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 22:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Cattedrale]]></category>
		<category><![CDATA[Mons. Ricchiuti]]></category>

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Sorelle e fratelli carissimi,
ritorna il Giovedì Santo che ci vede convocati in questa nostra Basilica Cattedrale per la celebrazione della Messa Crismale e vedo, con grande gioia, che non manca nessuno: ci siete tutti, chiesa di Dio che sei in Acerenza, con me, tuo vescovo, e voi presbiteri, seminaristi, religiose, religiosi, comunità parrocchiali, associazioni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/04/piero01.jpg" rel="lightbox[947]"><img class="alignleft size-medium wp-image-937" title="Omelia per la messa crismale 2009: l'Olio della Chiesa" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/04/piero01-232x300.jpg" alt="piero01" width="232" height="300" /></a></p>
<p>Sorelle e fratelli carissimi,</p>
<p>ritorna il Giovedì Santo che ci vede convocati in questa nostra Basilica Cattedrale per la celebrazione della Messa Crismale e vedo, con grande gioia, che non manca nessuno: ci siete tutti, chiesa di Dio che sei in Acerenza, con me, tuo vescovo, e voi presbiteri, seminaristi, religiose, religiosi, comunità parrocchiali, associazioni e movimenti.<br />
A tutti e a ciascuno porgo il mio più cordiale, fraterno e paterno: BENVENUTI!<br />
Permettetemi di rivolgervi una domanda: perché siamo qui?</p>
<p><em>Per continuare la lettura clicca </em><a href="http://www.diocesiacerenza.it/" target="_blank"><em>qui</em></a></p>
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		<title>La pace di Cristo perchè Egli non sia più crocifisso nei poveri e nei diseredati</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 19:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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Sintesi dell&#8217;omelia di Mons. Ricchiuti in occasione della Domenica delle Palme.
In comunione con tutta la Chiesa dopo aver celebrato ieri la giornata diocesana della gioventù oggi celebriamo la festa della Domenica delle Palme. Questi panni rossi che richiamano il colore dei paramenti sacri della odierna liturgia richiamano il sangue e il martirio, vogliono riproporre soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/04/imgp0277.jpg" rel="lightbox[916]"><img class="alignleft size-medium wp-image-924" title="La pace di Cristo perchè Egli non sia più crocifisso nei poveri e nei diseredati" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/04/imgp0277-300x225.jpg" alt="imgp0277" width="300" height="225" /></a></p>
<p><em>Sintesi dell&#8217;omelia di Mons. Ricchiuti in occasione della Domenica delle Palme.</em></p>
<p>In comunione con tutta la Chiesa dopo aver celebrato ieri la giornata diocesana della gioventù oggi celebriamo la festa della Domenica delle Palme. Questi panni rossi che richiamano il colore dei paramenti sacri della odierna liturgia richiamano il sangue e il martirio, vogliono riproporre soprattutto ai nostri giovani, speranza della Chiesa, il sacrificio di Gesù, figlio di Dio che porta a compimento la sua obbedienza al Padre. Obbediente fino alla morte e alla morte di Croce.</p>
<p>Questa è una domenica dai due volti, il primo quello festoso; l&#8217;ingresso trionfale di Gesù come avevano previsto le scritture, che cioè Gesù sarebbe entrato a Gerusalemme cavalcando un&#8217;asina mentre la gente lo acclamava agitando rami d&#8217;ulivo e stendendo come tappeti a terra i propri mantelli.<span id="more-916"></span></p>
<p>L&#8217;altro volto di questa giornata; quello di Gesù sofferente e di Gesù morto.<br />
Oggi la Chiesa invita i giovani a farsi portatori della Croce di Cristo, perchè senza la Croce non potremo professarci discepoli di Cristo. Il signore ci invita a prendere sulle nostre spalle la Croce perchè senza la Croce non riusciremo a vivere la gioia della resurrezione. La passione di Cristo è segno della sofferenza di tanti nostri fratelli. Sarebbe accaduto un giorno che il figlio di Javè sarebbe stato riconosciuto per l&#8217;offesa fatta al suo volto.<br />
Stamattina abbiamo ascoltato questo racconto con la stessa emozione con cui l&#8217;avevano ascoltato i primi cristiani. Il centurione dice: <em>&#8220;Veramente questi era figlio di Dio&#8221;</em>, e noi ci siamo inginocchiati trafitti dall&#8217;immagine del Figlio di Dio morto. In verità  manca ancora qualcosa alla passione del signore: è la nostra passione, è la passione della Chiesa.</p>
<p>A volte diamo l&#8217;impressione di una chiesa trionfante, ma l&#8217;icona più coerente che rappresenta compiutamente la Chiesa è l&#8217;immagine della Croce d Cristo sulla quale è crocifissa anche la sua Chiesa. Dov&#8217;è dunque Cristo? E&#8217; fra i crocifissi della storia, fra coloro che soffrono e muoiono per la fame, per la malattia, per la guerra.</p>
<p>La domenica delle palme propone il valore della pace, perchè Cristo non sia più crocifisso nei poveri e nei diseredati.</p>
<p>Il Signore ci dia la grazia di lasciarci attrarre da lui, perchè ciascuno di noi abbia il coraggio di camminare con lui sulla via del Calvario, perchè possa giungere alla gioia della resurrezione.</p>
<p>Amen.</p>
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		<title>Messaggio di S.E. Mons. Ricchiuti per la Quaresima 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 21:53:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Diocesi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Mons. Ricchiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Carissimi,
vi scrivo nel Mercoledì delle Ceneri giorno iniziale del ‘forte’ tempo liturgico quaresimale e del cammino della Chiesa che, ricordando i 40 anni esodali del popolo di Israele verso la libertà e seguendo Gesù nei 40 giorni e nelle 40 notti trascorsi nel deserto (Mt 4,1-2), intende fare esperienza di fedeltà al suo Maestro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/02/ceneri2.jpg" rel="lightbox[868]"><img class="alignleft size-medium wp-image-871" title="Mons. Giovanni Ricchiuti" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2009/02/ceneri2-200x300.jpg" alt="ceneri2" width="200" height="300" /></a><span style="color: #000000;">Carissimi,</span></p>
<p>vi scrivo nel Mercoledì delle Ceneri giorno iniziale del ‘forte’ tempo liturgico quaresimale e del cammino della Chiesa che, ricordando i 40 anni esodali del popolo di Israele verso la libertà e seguendo Gesù nei 40 giorni e nelle 40 notti trascorsi nel deserto (Mt 4,1-2), intende fare esperienza di fedeltà al suo Maestro e al suo Signore, riscoprire la propria identità di uomini e di donne chiamati a vivere il dono e la responsabilità del Battesimo e proclamare, nella Risurrezione del Signore, l’Alleluja della Vita e della Speranza.</p>
<p>I giorni della Quaresima non saranno leggeri perché a cominciare da questa sera, piegando il nostro capo davanti al vescovo o al presbitero per l’imposizione delle ceneri, ci sarà rivolto un invito che non concede sconti e non consente obiezioni: CONVERTITI E CREDI AL VANGELO!</p>
<p>Seguire Cristo, mettere in pratica il Vangelo e vivere quotidianamente con gioia e con entusiasmo la nostra appartenenza alla Chiesa, dobbiamo ammetterlo, sta riuscendo sempre più difficile e la tentazione di prendere le distanze, di ascoltare altri maestri e di incamminarsi su strade più agevoli è lì, sempre in agguato.<span id="more-868"></span></p>
<p>Ci vogliono molta umiltà e molto coraggio per ammettere i propri errori, confessare i propri peccati e fare inversione di marcia. Ma non è possibile credere al Vangelo e affidarsi alla Parola del Signore se non si immette nella mente e nel cuore il dinamismo della conversione, del cambiamento di mentalità e del rinnovamento della vita.</p>
<p>Qualche giorno fa Benedetto XVI, il nostro Santo Padre, ci ha fatto pervenire il Suo messaggio per la Quaresima con un invito rivolto a tutti noi Suoi fratelli, desiderosi di essere da Lui confermati nella fede, a vivere questi giorni nella preghiera e nella carità ma con una particolare attenzione “alla pratica del digiuno personale e comunitario, coltivando altresì l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera e l’elemosina”. E più avanti aggiunge, citando il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II (Enc. Veritatis Splendor, 21) che “a ben vedere il digiuno ha come sua finalità di aiutare ciascuno di noi a fare di sé dono totale a Dio”.</p>
<p>Proviamo dunque, carissimi fratelli e sorelle, a dare inizio al cammino quaresimale con il domandare al Signore la grazia della conversione ponendo in atto, coraggiosamente e generosamente, scelte, atteggiamenti e comportamenti per uno stile di vita cristiana sobrio ed essenziale, che renda possibile un passaggio spirituale da una pienezza di sé ad un ‘prosciugamento’ della propria autosufficienza e del proprio orgoglio sì da consentire al Signore di entrare nella nostra vita con la sua parola e con il suo amore.</p>
<p>E tutto questo sarà possibile se vivremo i giorni quaresimali come tempo<strong> PER LA PAROLA, PER LA RICONCILIAZIONE, PER LA CARITA’</strong>.</p>
<p>PER LA PAROLA: perché “non di solo pane vivrà l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”!</p>
<p>Così rispose Gesù al tentatore, avvertendo in sè i morsi della fame dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti nel deserto (Mt 4,1-4), insegnando ai Suoi discepoli di ogni tempo che non si dà vita cristiana là dove non si lascia spazio e primato alla Sua parola.</p>
<p>Lettura personale della Sacra Scrittura, cura della liturgia della Parola nell’eucarestia domenicale, centri di ascolto della Parola nelle nostre famiglie, narrazione del Vangelo nel cammino catechistico. Quante possibilità di non difficile attuazione nelle nostre comunità!</p>
<p>Anche a livello diocesano vivremo momenti privilegiati intorno alla Parola nelle Stazioni Quaresimali, nei Ritiri Spirituali dei Catechisti (01/03 p.v.) e delle Famiglie(22/03p.v.), e nella Quaresima Giovani(5-12-18-26/03pp.vv.)</p>
<p>Ma sarà necessario, permettetemi di suggerirvelo, mettere in pratica un digiuno delle nostre parole, delle chiacchiere inutili, dei pettegolezzi e delle maldicenze, delle lamentele….. per far silenzio e ‘deserto’ dentro di noi e attorno a noi.</p>
<p>Solo in quel silenzio sarà possibile ascoltare il Signore e consentirGli di cambiare il nostro cuore.</p>
<p>PER LA RICONCILIAZIONE: con Dio, con i fratelli e con sé stessi.</p>
<p>L’ascolto della Parola non può non portare ad una revisione di vita, della propria vita cristiana, per verificare fino a che punto il Vangelo stia davvero agendo in noi sì da renderci testimoni e discepoli fedeli di Gesù Cristo.</p>
<p>Sicuramente ‘il nostro cuore ci rimprovererà qualcosa’(1Gv 3,20) e nelle profondità della nostra coscienza forse potranno affiorare sensi di colpa e rimorsi per una fede che non ci fa innamorare di Dio (che esiste e di cui abbiamo bisogno) e che ancora non ce Lo rende presente nel volto del Signore e nella bella esperienza della Chiesa, santa e peccatrice, che è nostra madre.</p>
<p>Sensi di colpa e rimorsi per i conflitti, i litigi, le divisioni, gli odi, l’intolleranza, l’indifferenza e quel senso di superiorità che ci rendono nemici gli uni degli altri, perfino nelle nostre comunità, lontani anni luce da quell’ammonizione evangelica: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”.(Gv 13,35)</p>
<p>Sensi di colpa e rimorsi per le agitazioni, le irrequietezze e la mancanza di equilibrio, di moderazione e di dominio delle nostre passionalità e istintualità.</p>
<p>Impossibile dunque ogni cammino di conversione e di riconciliazione?</p>
<p>No, carissimi fratelli e sorelle, perché il tempo quaresimale si presta in modo meraviglioso a farci ritrovare un rapporto di amore con Dio e con i fratelli.</p>
<p>Dall’apostolo Paolo riceviamo un commovente invito: “Vi supplichiamo in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio!” (2Cor 5,20)</p>
<p>Rientriamo dunque in noi stessi, con umiltà e con fiducia, lasciamo lavorare in noi la grazia di Dio, chiediamo perdono al Signore, accostiamoci alla Confessione sacramentale, incamminiamoci su itinerari di penitenza e sperimenteremo che “qualunque cosa il cuore ci rimproveri, Dio è più grande del nostro cuore”!(1Gv 3,20)</p>
<p>Momenti significativi per vivere la riconciliazione saranno le Celebrazioni Penitenziali nelle nostre parrocchie alle quali vi invito a partecipare in gran numero e, per quanti potranno, il pellegrinaggio diocesano a Roma, in occasione dell’ANNO PAOLINO, sabato 28 marzo p.v.</p>
<p>PER LA CARITA’.</p>
<p>Infine, la Quaresima è il tempo nel quale far esperienza della nostra capacità di apertura del nostro cuore e delle nostre mani a gesti di accoglienza, di condivisione e di solidarietà ai tanti poveri che sono in mezzo a noi.</p>
<p>La dolcezza della Parola ascoltata e la gioia della riconciliazione troveranno pienezza di significato e autenticità nella carità.</p>
<p>Tornano alla mente, a questo proposito, due splendidi passi della Scrittura, l’uno tratto da Isaìa e l’altro dal Deuteronomio.</p>
<p>Nel primo, il profeta scrive: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio&#8230; Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo&#8230;?(Is 58, 6-7)</p>
<p>Nel secondo, leggiamo: “Se vi sarà in mezzo a te qualche tuo fratello che sia bisognoso…., non indurirai il tu cuore e non chiuderai la mano davanti a lui, ma gli aprirai la mano e gli presterai quanto occorre alla necessità in cui si trova”.(Dt 15, 7-8)</p>
<p>Stiamo attraversando tempi difficili per i tanti problemi sociali, drammatici e gravi, che non consentono di guardare con serenità al futuro: famiglie sulla soglia della povertà, anziani in miseria, disoccupazione&#8230;</p>
<p>I poveri, vicini o lontani, continuano a guardare con fiducia alla Chiesa e noi non possiamo deluderli, rimandandoli a mani vuote!</p>
<p>Per quanto e per quel che possiamo, siamo invitati a mettere in atto gesti personali, iniziative caritative (penso a quelle delle Caritas parrocchiali che già da tempo nelle nostre comunità offrono una bella testimonianza di servizio) e associative che, in nome e per amore di Gesù Cristo, continueranno a raccontare la straordinaria storia della carità cristiana.</p>
<p>Carissimi fratelli e sorelle, iniziamo dunque questo cammino quaresimale di conversione e di crescita nella fede con coraggio e con fiducia. Il Signore non farà venir meno la Sua compagnìa alla Sua chiesa, bisognosa di purificazione e di penitenza, perché essa risplenda nel mondo come comunità di uomini e di donne testimoni audaci e forti di Speranza.</p>
<p>Buona e santa Quaresima!</p>
<p>Acerenza, 25.02.’09</p>
<p>Vostro<br />
+ Giovanni, Arcivescovo</p>
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		<title>Dopo mille anni liturgia per le Chiese orientali in Acerenza</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 19:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dai tempi della venuta dei Normanni (IX secolo) non si ha notizia di liturgie di fedeli in comunione con i Patriarcati orientali ad Acerenza, oggi, domenica 28 dicembre, padre Adrian della Chiesa Ortodossa di Rumania ha celebrato la Divina liturgia (Messa) per gli immigrati del suo Patriarcato (Bucarest) nella Cappella di S. Laviero (detta del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/padriano2.gif" rel="lightbox[756]"><img class="alignleft size-medium wp-image-761" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/padriano2-194x300.gif" alt="" width="194" height="300" /></a>Dai tempi della venuta dei Normanni (IX secolo) non si ha notizia di liturgie di fedeli in comunione con i Patriarcati orientali ad Acerenza, oggi, domenica 28 dicembre, padre Adrian della Chiesa Ortodossa di Rumania ha celebrato la Divina liturgia (Messa) per gli immigrati del suo Patriarcato (Bucarest) nella Cappella di S. Laviero (detta del Purgatorio).</p>
<p>Solo una decina di fedeli rumeni ha intonato i canti natalizi nella graziosa cappella ma le immagini della liturgia orientale, grazie alle riprese fatte per <em>Raitre</em>, incoraggeranno gli immigrati ortodossi della nostra regione che le vedranno. Padre Adrian saluta i presenti definendoli ornamento del suo <em>epitrachilio </em>(stola) perché coloro che si sono inebriati con lui delle antichissime preghiere e dei sacri canti saranno d&#8217;ora in poi nella sua responsabilità di pastore. Meglio, ha spiegato il ministro sacro che lavora in una nota falegnameria di Acerenza, i presenti da ora in poi sono nel cammino comune verso la liturgia interminabile escatologica. <span id="more-756"></span></p>
<p>Il Patriarcato di Romania dal 1925 ha introdotto il medesimo calendario liturgico gregoriano modificato dai Papi nel rinascimento per motivi astronomici per cui è coincisa la Festa della Sacra Famiglia con quella dei cattolici. La lunga eucarestia (2 ore) è sembrata brevissima per la piacevole intonazione dei canti della moglie di padre Adrian e delle fedeli presenti visibilmente commosse forse per i ricordi delle famiglie lontane: un pegno di normalità per gli immigrati italiani spesso al centro delle cronache nere. Al termine della celebrazione il prete (tale è anche per la dottrina cattolica) ha annunciato Dio come «la madre paziente alla quale il bimbo morde il seno appena succhiato» o «come madre che lava il bimbo che si sporca in continuazione»: una boccata di speranza, di ottimismo e di fiducia che gli immigrati possono infondere nei nostri paesi sempre più carenti di giovani. </p>
<p>Una cosa eccezionale: il ministro separato (per i cattolici) ha menzionato l&#8217;Arcivescovo cattolico di Acerenza nella lista dei rappresentanti – solo e rigorosamente ortodossi ! &#8211; delle Chiese mondiali, perché per p. Adrian «ormai è il vescovo insieme a quello ortodosso (Siluan di Roma, n.d.a.)» così come ha avuto per vicissitudini varie, doppio padrino di battesimo e altro «ma un&#8217;unica moglie!» Quest&#8217;ultima si è lasciata andare ad un gesto scherzoso di schiaffi per la <em>boutade </em>del marito ma così ha richiamato il motivo della presenza degli immigrati tra noi: mantenere la propria famiglia e non impoverire quelle italiane! Nei saluti del celebrante non è stato tralasciato il sostegno anche materiale della Arcidiocesi di Acerenza agli immigrati ed in particolare allo stesso “prete – falegname- padre di famiglia”.</p>
<p>P. Adrian celebrerà a Potenza (06 gennaio, parr. S. Anna, via Dante) a Tursi (04 gennaio) e Ginosa/ Castellaneta (11 gennaio).</p>
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		<title>Sarà un Natale di gioia</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 19:46:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ S.E. Mons. Ricchiuti ha celebrato in cattedrale l&#8217;Eucarestia secondo la liturgia della IV domenica di Avvento. Ecco una breve sintesi della sua omelia.

L&#8217;esperienza che viviamo in questi giorni è l&#8217;ansia di fare doni, non vogliamo ridurci all&#8217;ultimo momento. Molti poi si angustiano perché in questo momento di incertezza economica non ci sono le risorse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> S.E. Mons. Ricchiuti ha celebrato in cattedrale l&#8217;Eucarestia secondo la liturgia della IV domenica di Avvento. Ecco una breve sintesi della sua omelia</em>.<br />
<a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/cattedrale-di-notte-1.gif" rel="lightbox[713]"><img class="alignleft size-medium wp-image-714" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/cattedrale-di-notte-1-200x300.gif" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p>L&#8217;esperienza che viviamo in questi giorni è l&#8217;ansia di fare doni, non vogliamo ridurci all&#8217;ultimo momento. Molti poi si angustiano perché in questo momento di incertezza economica non ci sono le risorse necessarie per celebrare il rito del dono di Natale.</p>
<p>Così persi nella consuetudine del dono natalizio rischiamo di non vivere in maniera autentica il Natale. I nostri doni sono soltanto un segno del dono immensamente più grande che il Signore ci fa in questo giorno di grazia.</p>
<p>Davide eresse un grande tempio di pietra in onore del Signore. Nessun tempio di pietra per quanto grande e maestoso può costituirsi degnamente come casa del Signore. Il tempio di Davide era solo un segno. Dio stesso si costruirà un tempio, farà per sé un&#8217;abitazione e la porrà in mezzo agli uomini, è Dio stesso che si dona agli uomini scegliendo di abitare tra noi. Il tempio di Dio che noi dobbiamo adorare è Gesù, figlio di Maria. <span id="more-713"></span></p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/cattedrale-di-notte-2.gif" rel="lightbox[713]"><img class="alignright size-medium wp-image-715" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/cattedrale-di-notte-2-200x300.gif" alt="" width="200" height="300" /></a>Solo se vivremo in pienezza questo mistero sarà per noi Natale. Non dunque un Natale dei regali ma un Natale di conversione. Noi siamo venuti qui oggi per celebrare l&#8217;Eucarestia, per ricevere appunto un dono anzi <strong>il dono</strong>, il Signore che viene.</p>
<p>Il Natale vissuto con autenticità è in grado di rivoluzionare la nostra vita. Noi desideriamo regali importanti, in confezioni dorate. Dio ha confezionato in maniera diversa il suo dono, un piccolo bambino, in una mangiatoia, in una stalla. Il Figlio di Dio ha scelto la povertà e l&#8217;umiltà perché vuole che anche noi ci accostiamo al Natale a testa bassa, con umiltà di spirito e con cuore penitente.</p>
<p>Se seguiremo con umile disponibilità la via che il Signore ci ha indicato sarà un Natale di gioia, ricco di doni spirituali.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A.C. chiamati alla santità ed alla testimonianza nella festa dell&#8217;Immacolata</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 19:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Azione Cattolica]]></category>
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		<description><![CDATA[Maria è una figura chiave del tempo dell’Avvento, ci accompagna verso la solennità del Natale di Gesù, ci annuncia la venuta del Signore alla fine dei tempi. Misteriosamente nella storia, anche quando  presenta i drammatici segni del peccato, della violenza, della povertà, il Signore amorevolmente ci accompagna verso la meta. Noi siamo stati creati ad immagine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/immacolata-11.gif" rel="lightbox[627]"><img class="size-medium wp-image-633  alignleft" title="Mons. Giovanni Ricchiuti" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/immacolata-11-198x300.gif" alt="" width="198" height="300" /></a>Maria è una figura chiave del tempo dell’Avvento, ci accompagna verso la solennità del Natale di Gesù, ci annuncia la venuta del Signore alla fine dei tempi. Misteriosamente nella storia, anche quando  presenta i drammatici segni del peccato, della violenza, della povertà, il Signore amorevolmente ci accompagna verso la meta. Noi siamo stati creati ad immagine di Dio.  L’avvento è appunto il tempo nel quale, nonostante le nostre infedeltà , Dio ci cerca. Maria Immacolata, in questo tempo di grazia, ci mostra quanto sia bella una creatura umana quando riflette sul suo volto l’immagine di Dio. Così Maria con la sua santità ci ripropone la  stupenda bellezza di una umanità che in Dio trova la sua piena realizzazione. In questo senso l’Immacolata è anticipazione e segno della venuta del Regno del Signore e della pienezza della sua grazia. Rifugiamoci sotto il manto di Maria Immacolata perché quando il Signore verrà ci trovi senza macchia.<span id="more-627"></span><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/immacolata-32.gif" rel="lightbox[627]"><img class="alignright size-medium wp-image-634" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/immacolata-32-197x300.gif" alt="" width="197" height="300" /></a><br />
Tradizionalmente in occasione della festa dell’Immacolata i soci dell’Azione Cattolica rinnovano con la tessera il loro “Sì” alla Chiesa. La conferenza Episcopale Italiana in occasione del 140° anniversario della sua fondazione ci ricorda che gli iscritti all’Azione Cattolica sono chiamati alla santità ed alla testimonianza.<a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/immacolata-3.gif" rel="lightbox[627]"></a><br />
Forti ormai di una tradizione, che conta per la nostra diocesi 62 anni di fedele servizio alla Chiesa, voi rinnovate oggi la vostra adesione. Bianca Zucchini che voi avete scelto come icona della vostra associazione locale, è appunto una persona che con la sua santità di vita al servizio dei fratelli più deboli esprime al meglio la coerenza di una vita vissuta pienamente nell’attuazione del progetto della vostra associazione. La Chiesa di Acerenza avverte l’esigenza di rilanciare l’Azione Cattolica. Dobbiamo superare il pessimismo e la rassegnazione,<a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/immacolata-21.gif" rel="lightbox[627]"><img class="alignleft size-medium wp-image-635" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/immacolata-21-300x211.gif" alt="" width="300" height="211" /></a> dobbiamo cercare motivi nuovi per andare avanti. L’Azione Cattolica ha sempre dato una risposta entusiastica al suo Vescovo che anche oggi la chiama al servizio e al rilancio della sue attività. Auguro a tutte le associazioni di Acerenza e della Diocesi di andare avanti con rinnovato entusiasmo a servizio del popolo di Dio.</p>
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		<title>Ordinazione presbiterale di don Francesco Paolo Nardone</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 22:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basilica Cattedrale di Acerenza, 25 ottobre 2008.
Tutta la comunità diocesana si è stretta intorno don Francesco Paolo Nardone nella maestosa Cattedrale di Acerenza in occasione della sua  ordinazione sacerdotale. Raccogliamo in questo breve testo gli spunti essenziali offerti nella magistrale omelia di S.E. Mons. Ricchiuti, Arcivescovo di Acerenza.  
L&#8217;ordinazione di un nuovo presbitero è un dono della Chiesa alla comunità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basilica Cattedrale di Acerenza, 25 ottobre 2008.</p>
<p>Tutta la comunità diocesana si è stretta intorno don Francesco Paolo Nardone nella maestosa Cattedrale di Acerenza in occasione della sua  ordinazione sacerdotale. <a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone.gif" rel="lightbox[508]"><img class="alignleft size-medium wp-image-512" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone-300x200.gif" alt="" width="300" height="200" /></a>Raccogliamo in questo breve testo gli spunti essenziali offerti nella magistrale omelia di S.E. Mons. Ricchiuti, Arcivescovo di Acerenza.  </p>
<p>L&#8217;ordinazione di un nuovo presbitero è un dono della Chiesa alla comunità degli uomini. Ringraziamo pertanto la Chiesa di Acerenza per il dono di un nuovo sacerdote nella persona di Don Francesco Paolo Nardone. Egli viene ordinato nella felice circostanza della Peregrinatio Mariae, con l&#8217;immagine della Madonna di Lourdes, nella nostra Arcidiocesi.</p>
<p><span id="more-508"></span></p>
<p>Il sì di Maria  e il sì di un giovane che risponde alla vocazione sacerdotale concorrono a rendere presente Cristo tra noi perché anche oggi egli possa parlare ai suoi discepoli ed alla sua Chiesa.</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone2.gif" rel="lightbox[508]"><img class="alignright size-medium wp-image-513" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone2-199x300.gif" alt="" width="199" height="300" /></a>Gli avevano chiesto quale fosse il grande comandamento della Legge, Gesù rispose: “L&#8217;amore per Dio e per il prossimo è il grande comandamento della Legge”. San Giovanni e San Paolo confermano che in continuità con le Scritture anche il Nuovo Testamento si fonda sull&#8217;amore e Benedetto XVI nell&#8217;enciclica “Deus Charitas est” precisa che Cristo ha fuso in maniera inscindibile l&#8217;amore per Dio e l&#8217;amore per il prossimo.</p>
<p>Il Sacerdote è l&#8217;immagine vivente di questa sintesi: egli per amore mette nelle mani di Dio la sua vita e la spende nel servire Dio a favore degli uomini.</p>
<p>Don Francesco Paolo Nardone si è lasciato amare dalla sua famiglia e dalla Chiesa. Ha imparato ad amare e così ha avuto il coraggio di perdersi nel Signore con un impegno irrevocabile. La Chiesa ringrazia mamma Maria e papà Alfonso perché la famiglia è la prima culla della vocazione di Francesco.</p>
<p>Servire la Chiesa, sposa e madre, questo è l&#8217;orizzonte ideale verso il quale si orienta il sacerdote che non può lasciarsi distrarre dalle suggestioni della carriera o di altri obiettivi che esulino dal servizio alla Chiesa ed ai fratelli.</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone3.gif" rel="lightbox[508]"><img class="alignleft size-medium wp-image-514" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2008/10/nardone3-208x300.gif" alt="" width="208" height="300" /></a>Amico ed educatore delle giovani generazioni il sacerdote sa leggere i segni dei tempi per orientare i giovani verso una visione progettuale della vita che sia coerente con il disegno provvidenziale di Dio in una dimensione vocazionale.</p>
<p>L&#8217;arcivescovo ha invitato don Francesco ad abbandonarsi al Signore perché in questo atteggiamento c&#8217;è tutta la spiritualità del sacerdote che fa risplendere fra gli uomini la luce della Chiesa.</p>
<p>Grazie al sacerdote nella celebrazione eucaristica Cristo viene a noi per sopravvivere con noi e farci sopravvivere con lui anche dopo di noi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Diocesi festeggia l&#8217;ottantesimo compleanno di Mons. Scandiffio</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 23:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
La Diocesi di Acerenza si stringe affettuosamente intorno all’Arcivescovo Emerito Mons. Michele Scandiffio in occasione del suo onomastico e del suo ottantesimo compleanno.
Rispondendo all’invito di Mons. Giovanni Ricchiuti, l’Arcivescovo Emerito ha espresso la sua profonda riconoscenza e la sua gioia nel celebrare “gli ottant’anni della mia vita nella Chiesa dove ho speso gli ultimi vent’anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2008/09/scandiffio-1.gif" rel="lightbox[289]"><img class="alignleft" title="Mons. Scandiffio" src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2008/09/scandiffio-1.gif" alt="" width="173" height="277" /></a></p>
<p>La Diocesi di Acerenza si stringe affettuosamente intorno all’Arcivescovo Emerito Mons. Michele Scandiffio in occasione del suo onomastico e del suo ottantesimo compleanno.</p>
<p>Rispondendo all’invito di Mons. Giovanni Ricchiuti, l’Arcivescovo Emerito ha espresso la sua profonda riconoscenza e la sua gioia nel celebrare <em>“gli ottant’anni della mia vita nella Chiesa dove ho speso gli ultimi vent’anni di servizio pastorale”</em>.</p>
<p>La vecchiaia letta nella attualità del nostro tempo è icona dell’inefficienza, della debolezza, della inutilità degli ultimi scampoli di vita, solitudine, abbandono, disperazione. La giovinezza invece è il momento del non ancora, della ricerca di un senso, del carpe diem, della insignificanza.</p>
<p>Mons. Scandiffio con voce rauca, stanca, ma con slancio giovanile, utilizzando immagini bibliche, ha fatto una lezione magistrale sulle stagioni della vita. Un vegliardo seduto sul trono con i capelli bianchi circondato dal fuoco, simbolo della vita che si fa progetto a partire da un’esperienza vissuta, e un figlio che scende dalle nubi a far nuove tutte le cose. Con questa immagine Dio Amore svela il segreto della vicenda umana attraverso l’icona della SS. Trinità. Padre e Figlio resi solidali dall’Amore.<span id="more-289"></span></p>
<p>Calata nella vicenda umana, nell’attualità della nostra Chiesa locale, questa immagine di continuità, cementata dall’amore, che vede accomunati da un unico progetto provvidenziale l’anziano ed il giovane, dà senso alla speranza nella solidarietà tra le stagioni della vicenda umana.</p>
<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2008/09/scandiffio-3.gif" rel="lightbox[289]"><img class="alignright" title="Mons. Scandiffio e Mons. Ricchiuti" src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2008/09/scandiffio-3.gif" alt="" width="173" height="260" /></a></p>
<p>Così Mons. Scandiffio ci chiama a ringraziare il Signore per il dono della vita, che riesce ad avere un senso se inquadrata in un disegno provvidenziale.</p>
<p>Mons. Scandiffio ha ringraziato il Santo Padre per avergli affidato la guida di questa Chiesa, storica madre di tutte le Chiese di Basilicata. Confessa la sua debolezza umana che lo faceva sentire inadeguato rispetto al compito affidatogli dal disegno provvidenziale di Dio. Ci invita a confidare nel Signore che, nella festa di San Michele Arcangelo, garantisce la forza e la dignità di ogni progetto umano. Nell’affidare la Chiesa di Acerenza all’Arcangelo San Michele, l’Arcivescovo Emerito ha pregato perchè, accompagnato dall’affettuosa preghiera di tutti noi, egli possa chiudere gli occhi nella pace del Signore.</p>
<p>Il Sindaco di Acerenza, dott. Antonio Giordano, nel farsi portavoce della comunità civile cittadina e diocesana, ha ripercorso tutte le tappe della storia della diocesi nei diciassette anni di governo di Mons Scandiffio, gli ha espresso la gratitudine affettuosa di tutta la comunità diocesana augurandogli, sostenuto da un corale applauso: <strong>ad multos annos</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una lettura dell&#8217;ultima enciclica di Benedetto XVI</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 15:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Domenico Baccelliere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[SPE SALVI: salvati dalla speranza.
Ogni enciclica è un momento solenne, oserei dire un evento per tutta la comunità cristiana. Se infatti anche il mondo laico presta particolare attenzione alle parole e agli scritti di S. S. Benedetto XVI, i singoli credenti hanno il dovere di leggere e rileggere, anche com&#8217;unitariamente, se possibile una enciclica del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SPE SALVI: salvati dalla speranza.</p>
<p>Ogni enciclica è un momento solenne, oserei dire un evento per tutta la comunità cristiana. Se infatti anche il mondo laico presta particolare attenzione alle parole e agli scritti di S. S. Benedetto XVI, i singoli credenti hanno il dovere di leggere e rileggere, anche com&#8217;unitariamente, se possibile una enciclica del Papa. Il tema della speranza poi, a maggior ragione, è un tema importante, se non addirittura urgente per l&#8217;uomo post-moderno, così imbrigliato in un mondo dai tanti mezzi che ha perduto di vista l&#8217;esistenza dei fini.Come il Catechismo della Chiesa Cattolica sostiene, la speranza è la seconda virtù teologale che ci fa desiderare il regno dei cieli, ossia l&#8217;eterna felicità, fidandoci delle promesse di Cristo e sostenuti dalla sua grazia (cfr. 1817). Al pari delle altre due virtù teologali, la fede e la carità, anch&#8217;essa è un dono di Dio, che però deve essere coltivato per non rischiare di andare perduto. Il dono ricevuto infatti nel Battesimo va coltivato con la preghiera, con i sacramenti ed anche con lo studio, facendolo diventare così cultura. L’obiettivo dell’Enciclica, che è stata pubblicata il 30 novembre 2007, dopo la precedente sulla carità, è proprio questo: è un aiuto dal punto di vista culturale alla comprensione cristiana della speranza, fondandola sul Nuovo Testamento («la fede è speranza») e sulla tradizione sempre viva della Chiesa.Dopo Deus caritas est giunge la riflessione sulla speranza, mentre attendiamo con ansia la terza della trilogia sulle virtù teologali: la fede.<span id="more-281"></span></p>
<p>Chiesa e speranza vivono della stessa linfa. Nei secoli è stato sempre così: il credente era rinvigorito dalla speranza che alimentava all’interno della Chiesa. La crisi della speranza invece ha le sue origini nell’epoca moderna, e il Papa lo sottolinea nei nn.16-23, quando la speranza cristiana ha iniziato ad essere sostituita dalla fede nel progresso con la diffusione delle ideologie moderne. L’opera filosofica di Francesco Bacone (1561-1626) ha segnato una stagione culturale viva ancora oggi in base alla quale la speranza nella vita eterna, base dell’ottimismo e della gioia anche in questa vita segnata dall’amore, è stata superata dalla speranza nelle conquiste della scienza e della tecnica.</p>
<p>Questa nuova condizione si è insediata anche nella comunità dei credenti. La redenzione dell’uomo così non passa più attraverso la morte e la risurrezione di Cristo, ma attraverso la fede nel progresso, che illude prometeicamente dell’esistenza di un futuro sempre necessariamente migliore grazie alla sola scienza. La conseguenza è che Dio viene relegato nell’ambito individualistico, privato e la fede ha importanza come fatto individuale, mentre il mondo, la cultura, la politica vanno in altra direzione. E «il cristianesimo moderno, di fronte ai successi della scienza nella progressiva strutturazione del mondo, si era in gran parte concentrato soltanto sull’individuo e sulla sua salvezza. Con ciò ha ristretto l’orizzonte della sua speranza e non ha riconosciuto sufficientemente la grandezza del suo compito» (n. 25).</p>
<p>Non desta meraviglia il fatto che il Papa citi Sant’Agostino in più passi dell’Enciclica: è un appassionato studioso e un ammiratore del Santo di Ippona. La meraviglia invece dei più è data dalle citazioni filosofiche e in particolare dalla due note su Kant. Non dimentichiamo che il papa è filosofo prima che teologo: la citazione di Kant è legittima e motivata. Chi conosce il filosofo di Königsberg sa quanto egli abbia parlato della speranza e della speranza cristiana in particolare. La terza delle tre domande del criticismo kantiano viene addirittura citata: “che cosa possiamo sperare” (le altre due sono: “che cosa posso sapere” e “che cosa devo fare”). Secondo Kant la “speranza è ciò che non è in nostro potere”, cioè che non dipende da noi uomini, ma da Dio. Alla fin fine ciò che non dipende da noi è che i giusti siano premiati con la vita eterna e gli empi dannati: a che varrebbe altrimenti essere onesti e buoni su questa terra? I beni eterni sono quindi l’oggetto della nostra speranza ma su di essi a nessuno di noi è data la certezza. Ciò che già vediamo, non potrebbe mai essere oggetto della nostra speranza.</p>
<p>Il Papa conosce il pensiero del filosofo e per questo lo cita e lo completa. Sostiene infatti che ci sono dei luoghi specifici nei quali la speranza viene alimentata ed esercitata: la preghiera, l’agire e il soffrire ed il Giudizio. Insomma un quadro sintetico ma ricco di spunti per la crescita e la riflessione di tutti.</p>
<p>Con la caduta delle ideologie che hanno seminato illusioni di speranza, il cristianesimo conosce oggi una nuova opportunità di riproporre la speranza della Redenzione attraverso la persona di Cristo. È una opportunità da cogliere tutti insieme per comunicare agli sfiduciati e agli smarriti di cuore la speranza che salva e che, insieme all’amore, rende migliore già questa nostra vita terrena.</p>
<p>Al cristiano non è concesso il lusso della disperazione o addirittura la sensazione di non potersi salvare: senza la speranza vana sarebbe anche la nostra vita. Alla Chiesa non è dato perdere la speranza al pari del mondo. Ci sia di monito l’atteggiamento di Renzo del Manzoni al lazzaretto nella speranza di rivedere l’amata Lucia che non trovò: «Così svanì affatto quella cara speranza, e andandosene, non solo portò via il conforto che aveva recato, ma, come accade le più volte, lasciò l’uomo in peggiore stato di prima».</p>
<p>Don Nico Baccelliere</p>
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		<title>&#8220;Ad limina apostolorum&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2007 22:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Tonino Cardillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

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		<description><![CDATA[Pellegrinaggio regionale Basilicata a Roma

Mercoledì, 11 Aprile 2007, numerosi pellegrini della Basilicata hanno partecipato in Piazza San Pietro all&#8217;Udienza Generale del Papa, in occasione della visita &#8220;ad limina apostolorum&#8220;.
Il titolo risale ai primi secoli ed esprime molto bene il senso spirituale del cammino che i vescovi del mondo intero compiono a Roma ad intervalli regolari: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pellegrinaggio regionale Basilicata a Roma<br />
</em></p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/05/adl01.jpg" title="“Ad limina apostolorum” - I pellegrini lucani contraddistinti dal cappellino giallo" rel="lightbox[223]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/05/adl01.miniatura.jpg" alt="“Ad limina apostolorum” - I pellegrini lucani contraddistinti dal cappellino giallo" title="“Ad limina apostolorum” - I pellegrini lucani contraddistinti dal cappellino giallo" align="left" /></a>Mercoledì, 11 Aprile 2007, numerosi pellegrini della Basilicata hanno partecipato in Piazza San Pietro all&#8217;Udienza Generale del Papa, in occasione della visita &#8220;<em>ad limina apostolorum</em>&#8220;.</p>
<p>Il titolo risale ai primi secoli ed esprime molto bene il senso spirituale del cammino che i vescovi del mondo intero compiono a Roma ad intervalli regolari: rendere omaggio agli Apostoli Pietro e Paolo, loro padri e maestri nella fede, e vedere Pietro nella persona del suo Successore, la cui missione è quella di presiedere alla carità di tutte le Chiese e di confermare i fratelli nella fede.</p>
<p>I pellegrini di ogni età, contraddistinti dal loro cappellino giallo, fin dalle prime ore della giornata hanno manifestato interesse ed entusiasmo nell&#8217;attesa di vedere, per alcuni la prima volta, Papa Benedetto XVI , &#8220;il nuovo Pontefice&#8221;. I sei Vescovi, rappresentanti la Conferenza Episcopale di Basilicata, si sono uniti alla gioia dei tanti lucani presenti all&#8217;Udienza.<span id="more-223"></span></p>
<p>Il Papa alla fine del suo discorso ha rivolto parole di speranza per la Basilicata, dicendo :&#8221;<em>Esorto voi tutti a tenere salda la vostra vita sulla roccia dell&#8217;indefettibile Parola di Dio, per essere fedeli annunciatori agli uomini del nostro tempo</em>&#8220;.</p>
<p><a href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/05/adl02.JPG" title="“Ad limina apostolorum” - La celebrazione eucaristica dei Vescovi lucani" rel="lightbox[223]"><img src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/05/adl02.miniatura.JPG" alt="“Ad limina apostolorum” - La celebrazione eucaristica dei Vescovi lucani" title="“Ad limina apostolorum” - La celebrazione eucaristica dei Vescovi lucani" align="right" /></a>Il pellegrinaggio si è concluso con la visita alla tomba dell&#8217;Apostolo Pietro e con la celebrazione eucaristica presieduta dai nostri Vescovi e concelebrata dai sacerdoti, guide spirituali del grande pellegrinaggio lucano. Al sacro rito hanno preso parte numerose autorità locali, provinciali e regionali, come testimonianza di unità e servizio del bene comune.</p>
<p>Don Tonino Cardillo</p>
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		<title>&#8220;Gesù di Nazaret&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2007 08:35:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione alla lettura del libro di Joseph Ratzinger Benedetto XVI
L&#8217;opera cristologica, che da poche settimane il Santo Padre ha offerto allo studio e alla meditazione dei credenti e di tutti coloro che sinceramente &#8220;cercano il volto di Dio&#8221;, «non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Introduzione alla lettura del libro di Joseph Ratzinger Benedetto XVI</em></p>
<p><a title="Papa Benedetto XVI" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/deusce.jpg" rel="lightbox[212]"><img title="Papa Benedetto XVI" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/04/deusce.miniatura.jpg" alt="Papa Benedetto XVI" align="left" /></a>L&#8217;opera cristologica, che da poche settimane il Santo Padre ha offerto allo studio e alla meditazione dei credenti e di tutti coloro che sinceramente &#8220;cercano il volto di Dio&#8221;, «<em>non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del volto del Signore</em>» (p.20). Questo potrebbe significare riscoprire nell’autore innanzi tutto la figura del credente che non smette mai di lasciarsi interrogare dalla sua fede, mosso dal profondo desiderio di giungere alla conoscenza della verità su se stesso: «<em>Solo a partire da Dio si può comprendere l’uomo e solo se egli vive in relazione con Dio, la sua vita diventa giusta. Dio però non è un lontano sconosciuto. Egli ci mostra il suo volto in Gesù; nel suo agire e nella sua volontà riconosciamo i pensieri e la volontà di Dio stesso</em>» (p.157).</p>
<p>Per introdursi nella lettura dell&#8217;opera è necessario soffermarsi adeguatamente sulle pagine iniziali della premessa (7-19) in cui l&#8217;autore si preoccupa di fornire la chiave metodologica per una giusta comprensione di quanto poi scriverà nel corso del libro. <span id="more-212"></span>Questa premessa metodologica ci informa che è intenzione dell&#8217;autore, attraverso un confronto serio e scientifico con altri teologi ed esegeti, presentare come storicamente fondata la relazione tra il Gesù di Nazaret, che ha condotto la sua esistenza in un tempo e luogo ben precisi (il Gesù storico pre-pasquale), e il Cristo della fede, vale a dire quel Gesù Cristo che è giunto fino a noi attraverso la predicazione e la testimonianza della Chiesa e che continua ad essere il Vivente, operante attraverso il suo Santo Spirito nella vita della Chiesa e del mondo intero.<a title="Benedetto XVI" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/05/gmcs.jpg" rel="lightbox[212]"><img title="Benedetto XVI" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2006/05/gmcs.miniatura.jpg" alt="Benedetto XVI" align="right" /></a> «<em>Per la mia presentazione di Gesù questo significa anzitutto che io ho fiducia nei Vangeli. Naturalmente do per scontato quanto il Concilio e la moderna esegesi dicono sui generi letterari, sull&#8217;intenzionalità delle affermazioni, sul contesto comunitario dei Vangeli e il loro parlare in questo contesto vivo. Pur accettando, per quanto mi era possibile, tutto questo, ho voluto fare il tentativo di presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, come il &#8220;Gesù storico&#8221; in senso vero e proprio. Io sono convinto, e spero che se ne possa rendere conto anche il lettore, che questa figura è molto più logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni. Io ritengo che proprio questo Gesù – quello dei Vangeli – sia una figura storicamente sensata e convincente</em>» (p.17-18).</p>
<p>È determinante accogliere la «provocazione» contenuta in queste parole: «<em>io ho fiducia nei Vangeli</em>», vale a dire ri-considerare dall’inizio la relazione tra la fidarsi e il comprendere, poiché oggi tanti cristiani-cattolici, facilmente influenzati da una subdola operazione che mira a distruggere la fondatezza storica della fede cristiana e a svuotare la figura di Gesù della sua natura divina, ritengono che per poter esprimere un atto di fede responsabile va preteso continuamente dai Vangeli che essi rendano ragione di se stessi. Invece il «Gesù di Nazaret» di J. Ratzinger, inserendosi nel percorso maggiormente accreditato della riflessione biblico-teologica cristiana, ribadisce che Dio si lascia incontrare da chi si avvicina a Lui con un atteggiamento di fiducia e di umiltà. Questo non significa rinunciare al rigore scientifico della ricerca storica, come ribadisce l&#8217;autore stesso: «<em>Va detto innanzi tutto che il metodo storico – proprio per l’ intrinseca natura della teologia e della fede – è e rimane una dimensione irrinunciabile del lavoro esegetico. Per la fede biblica infatti è fondamentale il riferimento a eventi storici reali […]. Se dunque la storia, la fattività, in questo senso appartiene essenzialmente alla fede cristiana, quest&#8217;ultima deve esporsi al metodo storico. È la fede stessa che lo esige</em>» (p.11). Vuol dire invece ritenere che la scelta di fidarsi della testimonianza resa dalla comunità apostolica nella stesura dei Vangeli costituisce la condizione metodologica necessaria e adeguata senza la quale il metodo storico, lasciato a se stesso, non riesce a far emergere dai testi scritturistici tutta la pienezza del loro significato (cf p.19). La fede dunque è la condizione imprescindibile per entrare nella comprensione del Mistero di Gesù. È quanto S. Anselmo esprime in una preghiera particolarmente bella e commovente:</p>
<p>&#8220;<em>Insegnami a cercarti e mostrati a chi ti cerca; perché non posso cercarti se tu non me lo insegni, né posso trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderando e ti desideri cercando, che io ti trovi amando e ti ami trovandoti […]. Infatti non cerco di comprendere per credere; ma credo per comprendere. In verità mi sono convinto che non potrei comprendere se non credessi</em>&#8221; (Proslogion I). C&#8217;è da augurarsi che soprattutto tanti cristiani-cattolici si lascino affascinare e interrogare dalla lettura di questo libro «<em>perché si possano rendere conto della solidità degli insegnamenti che hanno ricevuto</em>» (Lc 1,4), «<em>affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina</em>» (Ef 4,14).</p>
<p>Filippo Nicolò</p>
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		<title>«Ora, vivo, trionfa»</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2007 13:43:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani e Società ]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mistero della morte alla luce della Sacra Scrittura
Da&#8217;, o Signore, a ciascuno la sua morte. / La morte che fiorì da quella vita, / in cui ciascuno amò, pensò, sofferse. Le parole della preghiera del poeta R.M. Rilke esprimono con grande efficacia la concezione biblica della morte. Tutta la Bibbia è percorsa, infatti, dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il mistero della morte alla luce della Sacra Scrittura</em></p>
<p><a title="«Ora, vivo, trionfa»" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/odsalbarosa.jpg" rel="lightbox[168]"><img title="«Ora, vivo, trionfa»" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/odsalbarosa.miniatura.jpg" alt="«Ora, vivo, trionfa»" align="right" /></a><em>Da&#8217;, o Signore, a ciascuno la sua morte. / La morte che fiorì da quella vita, / in cui ciascuno amò, pensò, sofferse</em>. Le parole della preghiera del poeta R.M. Rilke esprimono con grande efficacia la concezione biblica della morte. Tutta la Bibbia è percorsa, infatti, dalla certezza che la morte, in quanto compimento, <em>fioritura </em>della vita dell&#8217;uomo, è &#8211; proprio come la vita stessa &#8211; una realtà di cui l&#8217;uomo non può disporre autonomamente, in quanto l&#8217;uomo è costitutivamente <em>rapporto con Dio</em>. Qui si trova la radice della <em>sacralità</em>ed <em>intangibilità</em>della vita dell&#8217;uomo: «La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l&#8217;azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine» (cf. <em>Donum vitae</em>, intr. 5; cit. in <em>Cat. Chiesa Catt.</em>, n. 2258).<span id="more-168"></span></p>
<p>La definizione più autentica dell&#8217;<em>io </em>dell&#8217;uomo biblico è, infatti, la seguente: <em>io sono Tu che mi fai essere</em>. Il &#8220;Tu&#8221; di cui si parla è Dio stesso, il Mistero che è all&#8217;origine di tutto. Poiché Dio entra nella definizione di <em>ciò che è umano</em>, la pienezza dell&#8217;umano &#8211; la sua verità e la sua libertà &#8211; è data dall&#8217;obbedienza a Dio, obbedienza che ha la sua prima e più evidente espressione nella libera accoglienza della <em>dipendenza creaturale </em>da Lui (qui si trova la radice feconda dell&#8217;<em>umiltà</em>). Su questa linea, il compimento della vita, la morte, non può essere concepito in nessun modo come una realtà che l&#8217;uomo si dà da sé ma, al contrario, come <em>qualcosa </em>che egli riceve da Dio.</p>
<p>Non che la Bibbia affermi che la morte sia stata voluta direttamente da Dio. L&#8217;Altissimo non ha creato la vita e la morte come due realtà contrapposte. Dio è, infatti, «amante della vita» (cf. Sap 11,26), è il Dio della vita (cf. Sap 1,13; Sal 18,47; Gs 3,10; Ger 10,10) e tutta la Creazione è frutto del suo amore per la vita. La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo (cf. Sap 2,23-24) ed a causa del peccato dell&#8217;uomo. Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1008: «<em>La morte è conseguenza del peccato</em>. Interprete autentico delle affermazioni della Sacra Scrittura e della Tradizione, il Magistero della Chiesa insegna che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato dell&#8217;uomo. Sebbene l&#8217;uomo possedesse una natura mortale, Dio lo destinava a non morire. La morte fu dunque contraria ai disegni di Dio Creatore ed essa entrò nel mondo come conseguenza del peccato».</p>
<p>Proprio perché estranea al progetto originario di Dio sulla sua creatura, l&#8217;uomo percepisce la morte come una realtà angosciante, contraddittoria, ultimamente incomprensibile. Il desiderio più potente che è nel cuore umano è, infatti, il desiderio di vivere, anzi di <em>vivere con Dio</em>: «il desiderio di vivere è sempre, per l&#8217;uomo biblico, il desiderio di essere-con-Dio» (cf. A. Bonora, «Morte», <em>N</em><em>uovo Diz. di Teol. Biblica</em>, p. 1017). È per questa ragione che l&#8217;angoscia dinanzi alla morte, nella Bibbia, non sfocia nella disperazione, ma si apre sempre alla preghiera, al grido rivolto al Dio della vita, perché si prenda cura del destino della sua creatura (bellissima a tale riguardo l&#8217;invocazione del <em>Dies irae</em>:<em> Gere curam mei finis</em>, cioè: <em>prenditi cura, o Signore, del mio destino</em>).</p>
<p><a title="«Ora, vivo, trionfa»" href="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/ods169.jpg" rel="lightbox[168]"><img title="«Ora, vivo, trionfa»" src="http://ormedisperanza.altervista.org/wp-content/uploads/2007/04/ods169.miniatura.jpg" alt="«Ora, vivo, trionfa»" align="left" /></a>Difatti, la Bibbia è percorsa dalla lucida consapevolezza che, anche se la morte non è stata voluta direttamente da Dio, essa non sfugge al suo potere. Quando si dice che Dio «fa morire e fa vivere» (cf. Dt 32,39; 1Sam 2,6; 2Re 5,7; Sal 30,4; Tb 13,2; Gc 4,12) si mette in luce che la morte non è una divinità indipendente dal volere dell&#8217;Altissimo (come nella mitologia cananaica) ma una realtà soggetta al suo dominio. Proprio nella certezza che con il morire non si cade nelle mani di un&#8217;altra divinità, ma si rimane in relazione con YHWH, il Dio dell&#8217;Alleanza, si trova già nell&#8217;Antico Testamento il germe della speranza nella vita eterna, cioè in una relazione di comunione con Dio che duri per l&#8217;eternità e che compia il desiderio di vita che è nel cuore dell&#8217;uomo (cf. A. Bonora, «Morte», p. 1013).</p>
<p>Questo germe di speranza giunge a compimento nella Pasqua di Cristo. Il Figlio di Dio, il <em>Logos</em> incarnato, accetta liberamente di entrare nel Mistero della morte per liberare l&#8217;uomo dal dominio della stessa e dargli in dono la vita eterna. Affiorano alla memoria le parole del <em>Victimae paschali</em>: <em>Morte e vita / si sono affrontate in un mirabile duello. / Il Signore della vita era morto; / ma ora, vivo, trionfa</em>.</p>
<p>Vivendo la morte come atto d&#8217;obbedienza amorosa al Padre, Cristo ha vinto la morte, non semplicemente eliminandola, ma <em>assumendola </em>e con ciò <em>trasformandola </em>dal suo interno. Alla luce dell&#8217;Avvenimento pasquale di Cristo e della sua Signoria sul tempo e sullo spazio, ormai della morte resta solo il <em>sembiante</em>: «La morte mantiene la sembianza (<em>sembiante</em>) di morte, cioè la sua tragica laidezza: tutto di noi e in noi si ribella a questo dato. E, tuttavia, sotto questa sembianza si nasconde la vera vita perché, nella morte/resurrezione di Gesù, alla morte è stato strappato via il pungolo velenoso. Essa non è più un cadere nel nulla, un <em>puro perire</em>, ma è vera nascita nell&#8217;abbraccio eterno del Padre» (cf. A. Scola, <em>&#8220;Guariscimi e rendimi la vita&#8221; (Is 38,16).</em> Salute e salvezza: un centro di gravità per la medicina (Siena 1999), p. 23).</p>
<p>Incorporato a Cristo nel Battesimo, il cristiano è posto in comunione sacramentale con la morte e la Resurrezione di Cristo: «Qui sta la novità essenziale della morte cristiana: mediante il Battesimo, il cristiano è già sacramentalmente &#8220;morto con Cristo&#8221;, per vivere una vita nuova; e se noi moriamo nella grazia di Cristo, la morte fisica consuma questo &#8220;morire con Cristo&#8221; e compie così la nostra incorporazione a lui nel suo atto redentore» (cf. <em>Cat. Chiesa Catt.</em>, n. 1010).</p>
<p>In forza della comunione con Cristo risorto sperimentata nel <em>qui ed ora </em>della fede, il cristiano guarda con speranza e fiducia alla morte e sa di <em>poterla </em>(è la libertà ad essere interpellata dalla Grazia) ricevere dal Dio della vita come il compimento dell&#8217;esistenza terrena e la <em>fioritura </em>della vita eterna. Tutto questo nella certezza che il destino di Cristo, il suo destino di morte e resurrezione è anche il destino di tutti coloro che gli appartengono.</p>
<p>d. Cesare Mariano</p>
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