Metterci il cuore

E’ da qualche tempo che nella Chiesa e nella società parliamo di EDUCAZIONE e i termini con cui ne discutiamo, –  ‘sfida’, ‘urgenza’, ‘emergenza’, – evidenziano sin troppo chiaramente che il problema c’è e che non possiamo far finta di niente.

Le  tradizionali ‘agenzìe’ educative, – famiglia, scuola, chiesa e associazioni, –  con i loro attori, –  genitori, insegnanti, sacerdoti e formatori a vario titolo, –  a volte non sanno più quali siano le formule e le strategìe pedagogiche più idonee per la formazione delle giovani generazioni.

Si vive,  a tal riguardo,  come una sensazione  di impotenza resa ancor più grave dalle varie cattedre massmediatiche da cui partono autentici  ‘capolavori(si fa per dire!) teorici’  e  ‘modelli educativi’ destabilizzanti qualsiasi tentativo di progetto formativo.

E gli argini che si costruiscono risultano essere  troppo fragili e deboli per poter resistere al fiume in piena di messaggi, di comportamenti e di atteggiamenti che sembrano assediare quegli ambienti educativi dove si tenta,  nonostante tutto,  di aiutare a  pensare e  a  riflettere nella convinzione che non c’è futuro per quella società dove si rinuncia ad educare.

Anche nelle nostre comunità ecclesiali le cose non vanno molto bene a motivo, dobbiamo confessarlo, di un’atavica e precaria formazione permanente degli adulti e delle famiglie cui, da qualche tempo, si associa un difficile rilancio della  ‘passione’  educativa di sacerdoti, associazioni e movimenti ecclesiali.

Sollecitate però dai molti interventi,  su questo tema, di Benedetto XVI,  le Chiese che sono nella nostra Italia hanno voluto “dedicare un’attenzione specifica al campo educativo”(card. Angelo Bagnasco, Presidente della C.E.I.) nel coraggioso invito a farsi “discepoli del Signore Gesù, il Maestro che non cessa di educare a un’umanità nuova e piena”(idem).

E così il 4 ottobre 2010, festa di san Francesco d’Assisi, venivano consegnati  dall’ Episcopato italiano gli

Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020(pubblicati successivamente il 28 di ottobre) dal titolo Educare alla vita buona del Vangelo.

Un documento che ha avuto una vasta eco nelle nostre comunità e che ha trovato molta condivisione nella società civile e al quale il numero 17 di Orme di Speranza ha già dedicato alcune pagine per offrirne  una prima guida alla lettura e alla conoscenza.

Illustri relatori, poi, (S.E. Mons. Mariano Crociata, Segretario generale della C.E.I., il dott. Ernesto Diaco, vice-responsabile del Progetto Culturale e Don Paolo Gentili, direttore del Ufficio Nazionale per la Pastorale della famiglia) hanno presentato, in diocesi,  gli Orientamenti pastorali ai delegati del Convegno Ecclesiale, ai giovani e alle famiglie.

La strada dunque è tracciata, bisogna percorrerla con pazienza e con attesa(dieci anni non sono pochi!), nel tentativo, sorretto dalla grazia del Signore Gesù, l’unico Maestro, di tornare ad assaporare l’avventura dell’educazione con realismo e con utopìa, allo stesso tempo.

EDUCARE SI PUO’, abbiamo detto nel Convegno Ecclesiale Diocesano di settembre 2010, e dunque con determinazione, con ostinazione direi, continuiamo a crederci e a impegnarci scrivendo passo dopo passo le pagine di quell’ ‘agenda pastorale educativa’ cui il documento dei vescovi italiani dedica l’intero capitolo 5.

Ma in tutta questa progettazione pastorale dobbiamo metterci il cuore, perché come scriveva San Giovanni Bosco in una sua lettera agli educatori: “Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi”.

Da qualche giorno siamo,  come Chiesa, in cammino quaresimale e in quanto comunità ecclesiale sarebbe bello poter offrire una testimonianza di maternità e di capacità educativa per questo nostro mondo per favorire unicamente il sorgere di una civiltà dell’amore.

Le pagine di questo nuovo numero di Orme di Speranza, nel racconto e nella narrazione del cammino della nostra chiesa particolare, possano costituire ancora una volta motivo di gioia per quanto la grazia del Signore ci consente di operare e, allo stesso tempo, sollecitazione ad una maggiore disponibilità e generosità ad amare Cristo e a servire la Chiesa.

Acerenza, 13 marzo 2011
Prima Domenica di Quaresima

Vostro
+ don Giovanni

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