L’uomo vero è il cristiano

La sala è gremita quasi oltre il limite della capienza; presenziano rappresentanti di parrocchie, sacerdoti, insegnanti e laici in generale. Ci sono rappresentanze delle testate giornalistiche locali piu’ note e una delegazione di Rai 3 Basilicata. Tutti attendiamo – ancora intabarrati nella policromia dei nostri cappotti e delle nostre sciarpe in palese contrasto con il grigiore piovoso di fine inverno – l’arrivo di sua ecc. za mons. Crociata accompagnato dal nostro arcivescovo e dal vicario generale don Tonino Cardillo; dopo breve attesa il vescovo accompagnato dal vicario – si avvia alla cattedra visibilmente felice con l’atteso ospite a sua volta sorridente e forse – un po’ emozionato. Subito l’alto prelato porge i saluti a mons. Crociata rammentando che la Basilicata racchiude in sè la parola “Speranza”in quanto l’etimo rinvierebbe al verde dei boschi o – molto piu’verisimilmente – alla luce. Il segretario generale della C.E.I. presenta ufficialmente il documento “ Educare alla buona vita del vangelo” e mons. Ricchiuti sottolinea come nel convegno precedente era emersa l’attenzione a cogliere l’urgenza dei cambiamenti parrocchiali unitamente alla autoformazione permanente che ci libera dalla morte del pensiero. Ciò premesso l’alto prelato ospite si compiace di quanto l’assemblea sia ricca e qualificata e di come la stessa ubbidendo ad una logica di “grazia e necessità” sia già incamminata ad un percorso educativo quantomai gradito e storicamente non rinviabile. Il documento – prosegue il vescovo – è aiuto vantaggioso e strumento privilegiato in cui il soggetto sono le chiese locali e così ne presenta le linee essenziali traccianti un quadro complessivo della situazione attuale. Chiarisce che il documento risulta diviso in tre parti:

1) Genere letterario del documento;

2) Utilizzazione dello stesso ovvero i risvolti pastorali;

3) Struttura del documento per nuclei problematici.

La situazione delle diocesi – ribadisce il vescovo – è simile ma occorre evidenziare un punto complessivo pur rispettando le individualità delle diocesi stesse. Questo tema non è scelta obbligata né casuale adottata tra altre indifferentemente e possibili, non è una presa di atto notarile; la chiesa deve evangelizzare e l’educazione rappresenta la frontiera, il luogo proprio della missione evangelizzatrice. Chiude così il riferimento al genere letterario. Per quanto riguarda la struttura del documento essa è lineare – continua appassionato l’alto prelato ogni chiesa procede secondo la propria realtà e secondo il proprio contesto socio – culturale ben espresso e ragionato nei primi quattro capitoli del documento che presenta come centro Gesù il maestro e la responsabilità pastorale. Passa poi alla disamina dei contenuti per i quali fa presente che la stessa introduzione è significativa perché adotta una formula ripresa nel documento: Umanesimo integrale e trascendente; ciò vuol dire che i vescovi esercitano il ministero con l’educazione alla fede e non mostrano disinteresse per l’aspetto umano dell’educazione. Non è consigliabile una separazione del genere, fede e vita viaggiano insieme come anche la pratica religiosa e la responsabilità civile. Se si facesse separazione tradiremmo la fede; occorre – conclude il vescovo – far crescere l’uomo in tutte le dimensioni educative perché Educare vuol dire Introdurre alla realtà. Nel documento fiammeggia la “pretesa”di rivendicare una verità oggettiva: l’Uomo Vero è il Cristiano colto, inteso ed interpetrato nella sua pienezza. Mons.Crociata chiarisce che ogni epoca è fatta a strati (passato, presente e futuro) ed educare in un mondo in cui le opinioni divergono risulta quantomai arduo, quasi una sfida perché implica la scelta di educare a scegliere in una storicità disorientante nel migliore dei casi! I vescovi – incalza l’alto presbitero – rilevano e rivelano la frammentazione della società che annacqua le identità personali. La religione parrebbe essere ridotta a mera esperienza personale sfociante in una impercettibile dissociazione tra razionalità ed emotività; si segue la logica imbarazzante del ”va’dove ti porta il cuore”. Infine l’Educazione viene percepita come “abilitazione tecnica”quindi come arida e dunque sterile praticità. L’educazione passa per Cristo in Libertà e Grazia assieme alla consapevolezza di essere strumenti e non fautori. L’educazione richiede Autorevolezza e Testimonianza. Come nostro Signore Gesù Cristo! Tutto questo mons. Crociata lo esponeva con semplicità di ragionamento senza perdere di profondità, con linguaggio appropriato ma comprensibile senza svilire la ricchezza dei contenuti, con l’Autorevolezza e la Testimonianza cui costantemente il proprio ministero lo chiama. Infine il vescovo raccoglieva e rispondeva ai vari ed interessanti interventi della platea.

Nino di Bari

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