La questione educativa oggi.

Convegno Diocesano Ecclesiale 21 settembre.

Si avverte oggi una profonda differenza tra una generazione ed un’altra prima mai sperimentata a tal punto che qualcuno parla di mutazione antropologica.

Ma non è cambiata la natura umana, le differenze che si osservano vanno infatti rapportate agli orizzonti culturali.   Quando Dio creò Adamo gli dette il compito di dare un nome a tutte le cose che Dio aveva creato. E da quel momento l’uomo elabora un codice simbolico che gli consenta di rappresentarsi, comprendere e gestire il creato.

Il cucciolo d’uomo nasce nudo, inerme, plasmabile. In queste condizioni ha bisogno di adulti che si prendano cura di lui, che lo accompagnino fino alla conquista di una soglia di autonomia. Nessuno si educa da solo, ma nello stesso tempo nessuno può essere plasmato senza il concorso della sua volontà. Così l’educazione si sviluppa nell’interazione con l’adulto in un gioco di accettazione e di ribellione all’interno del quale nasce e si rafforza la libertà e la personale iniziativa dell’educando.

Il sistema culturale che l’uomo ha sviluppato è estremamente complesso, il bambino ha bisogno di un percorso di iniziazione durante il quale egli si appropria di questo patrimonio avvalendosi dell’adulto che svolge un delicato e responsabile compito di mediazione. La scoperta della mediazione è un obiettivo importante per la formazione di menti libere. L’educazione è oggi in profonda crisi perchè il sistema  politico e economico hanno messo in campo una comunicazione subdola e sofisticata che tende ad eludere ogni altra forma di mediazione e condiziona i soggetti nella percezione dei propri bisogni e nella organizzazione del proprio sistema di pensiero.  Per queste ragioni la Chiesa mette oggi fra le sue priorità la sfida educativa. I giovani infatti in un sistema opulento sono i nuovi poveri, non poveri di spirito ma poveri di spiritualità, non schiavi ma incapaci di gestire la propria libertà, perchè non sono stati accompagnati in un adeguato percorso di iniziazione alla vita.

La grande partecipazione che sta caratterizzando il Convegno Ecclesiale di Acerenza è un segno di speranza. Gli educatori di ispirazione cristiana avvertivano un profondo disagio,  un senso di solitudine di fronte alle gravissime responsabilità del proprio compito, e sentivano urgente il bisogno di confrontarsi sul tema dell’educazione.

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