Omelia per la Messa Crismale – giovedì 01.04.2010

Sorelle e fratelli carissimi, per grazia del Signore e convocati dalla Chiesa ci ritroviamo in questa nostra carissima Basilica Cattedrale, dedicata alla Vergine Maria, assunta in cielo, affidati all’intercessione di San Canio, vescovo e martire, patrono dell’Arcidiocesi e ai Santi delle nostre comunità, per celebrare la liturgia eucaristica della Messa Crismale e vivere un momento di straordinaria comunione tra il Vescovo e i suoi presbiteri che rinnoveranno le promesse dell’ Ordinazione Sacerdotale. E siamo tutti qui, insieme, in quella visibile e armoniosa ecclesialità che, pur nella diversità dei ministeri esercitati, dei compiti pastorali affidati e delle appartenenze alle associazioni o ai movimenti, fa di noi quella realtà di comunione di carità, in Cristo Gesù, che amiamo chiamare il Popolo di Dio. Perciò sono particolarmente felice di accogliervi, tutti e ciascuno, con un ideale abbraccio fraterno e paterno e porgervi un saluto di “ grazia” e di “ pace”: a lei, Mons. Michele, amato e venerato fratello arcivescovo, mio immediato predecessore, cui esprimo sincera gioia per la sua presenza; a voi, carissimi presbiteri qui presenti, e i confratelli che oggi per diversi motivi sono assenti fisicamente, con cui condivido ogni giorno le gioie e le speranze, le fatiche e le sofferenze nel servire Cristo e la Chiesa in un reciproco scambio di fraternità, di collaborazione e di amicizia e a cui va, specialmente in questo Anno Sacerdotale, carissimi fratelli e sorelle, tutto il mio e il vostro più bel GRAZIE!; a voi, carissime/i religiose/i, con l’augurio di una vita consacrata ricolma di preghiera, di fraternità e di gioia; a voi, carissimi giovani seminaristi, perché possiate rispondere con generosità alla chiamata del Signore e con responsabilità alle attese delle nostre comunità; a voi, sorelle e fratelli laici, che a diverso titolo e come operatori pastorali rappresentate oggi le comunità parrocchiali, le associazioni e i movimenti di questa nostra chiesa particolare per la quale vi impegnate con generosità e con ammirevole dedizione. Benvenuti a tutti mentre, dopo la proclamazione della Parola e al termine dell’omelìa, ci disponiamo a vivere i segni e i gesti di questa solenne e suggestiva liturgia della Benedizione degli Oli nella mattina del Giovedì Santo. L’ascolto della Parola. I brani della Sacra Scrittura, or ora ascoltati, sono di un’ incomparabile bellezza e le parole da cui sono composti sono state per noi la voce del Signore, il Verbo eterno di Dio, compimento messianico dell’attesa e delle promesse antico testamentarie. “ Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato(Lc 4, 21)”. Come duemila anni fa nella sinagoga di Nazareth, così oggi in questa chiesa quelle parole di Gesù vanno diritte al nostro cuore mentre idealmente anche i nostri occhi incrociano i Suoi in uno sguardo reciproco colmo di stupore e ricco di amore. Ma, quale Scrittura si compiva e si compie, oggi, per noi? Veniva a compiersi in quel Lettore, giovane uomo conosciuto a Nazareth, perché sussurravano tra di loro i presenti nella sinagoga : “Non è costui il figlio di Giuseppe?(Lc 4,22)”, l’antica profezia di Isaia che parlava di un tempo futuro in cui lo Spirito del Signore, cioè la presenza di Dio misteriosa e straordinaria allo stesso tempo, ,si sarebbe manifestata sul profeta stesso come vocazione per una missione apportatrice di libertà e di dignità, soprattutto per coloro che ne erano privi. Gesù applica a sé stesso il testo di Isaia che diventa così il Suo progetto di annuncio della Buona Notizia, in modo che la storia dell’umanità si trasformi in “tempo di grazia” e non in eventi di sciagura, le tristi logiche del potere e dell’ oppressione in dinamiche di servizio e di liberazione, il lutto e la morte in gioia e in vita. E su di Lui lo Spirito che, accreditandoLo come l’unico e il vero Messia, Lo unge, Lo consacra e Lo invìa per una evangelizzazione, in totale obbedienza al Padre, ricca di amore, di perdono, di fraternità, e rivolta con uno sguardo particolare a “consolare” i poveri e gli afflitti. Da questa unzione-consacrazione messianica di Gesù, come da una sorgente, non poteva restare esclusa la Chiesa, descritta nel brano dell’Apocalisse come un regno e come popolo sacerdotale offerti da Cristo per la gloria del Padre, frutto di quel sacrificio di amore e di redenzione che lo costituisce Signore della Storia, principio e compimento di ogni umana attesa. La benedizione degli Oli, quello dei Catecumeni, degli Infermi e il Sacro Crisma, significa per noi, oggi, ripensare all’ identità della Chiesa come popolo profetico, sacerdotale e regale. Ma in queste parole nulla di gloriosamente umano, né di scenari fantasmagorici o di bagliori e luccichii, ancorchè liturgici, anzi l’umile e serena consapevolezza di una comunità santa e peccatrice, bisognosa di conversione e di riconciliazione, di un’ecclesia semper reformanda! Popolo di viandanti e di pellegrini, che ‘canta e cammina’, che celebra e vive e a cui non sono estranee né la fatica del cammino, né la tentazione di deviare per scorciatoie più agevoli ma rischiose e, ancor più grave, di cedere alla stanchezza. Ecco dunque nelle parole e nel segno della Messa Crismale, il senso più profondo di questa celebrazione come memoria dell’unzione catecumenale e crismale, ricevuta nel Grande Sacramento o nella Sacra Ordinazione, e certezza di forza e fiducia nel momento della sofferenza fisica. Ed è bello per noi sentire ancora oggi, sul nostro petto, sulla nostra fronte e nelle nostre mani, la freschezza, lo splendore e il profumo di quelle unzioni che ci hanno consacrato come nuove creature, ci hanno reso forti nella lotta contro il male e idonei all’annunzio del Vangelo. Ma in questi giorni di tristezza e di sofferenza per la Chiesa, a motivo degli scandali di cui siamo venuti a conoscenza e per i quali proviamo vergogna, noi tutti dobbiamo dire: KYRIE, ELEISON! Signore, abbi pietà! ed invocare su questa ferita ‘ l’olio della consolazione e il vino della speranza’, senza ergerci a giudici di nessuno, disposti ad accettare questa prova, a lasciarci macinare, come olive sotto i torchi, perché ne fluisca una Chiesa rinnovata dalla grazia del perdono e riconciliata con quanti sono stati umiliati e offesi dal grave peccato di alcuni suoi figli. Ci sembreranno allora ancor più suggestive le parole di Isaia: “…..PER CONSOLARE TUTI GLI AFFLITTI, PER DARE AGLI AFFLITTI DI SION UNA CORONA INVECE DELLA CENERE, OLIO DI LETIZIA INVECE DELL’ABITO DA LUTTO, VESTE DI LODE INVECE DI SPIRITO MESTO(IS 61, 2-3)”. Che gli Oli, oggi benedetti, sciolgano le ruggini dell’apatia, della stanchezza, della sfiducia e della rassegnazione, che il loro profumo si espanda, a partire da questa Basilica Cattedrale, nelle nostre comunità, dove questa sera si avrà cura di metterli ben in evidenza sulla mensa eucaristica, e che lascino dietro di sé scìe inebrianti di gioia, di speranza, di fraternità. Per una Chiesa il cui volto riappaia sempre più bello e affascinante e per una testimonianza di vita cristiana luminosa e trasparente. Forti nella fede, profeti della gioia, servitori del Regno di Dio: è il mio augurio per questa Messa Crismale! Fratelli e sorelle, prima della Benedizione degli Oli, non senza commozione per noi e per voi tutti, ci apprestiamo a vivere il momento della rinnovazione delle promesse dell’Ordinazione Presbiterale. Il “SI’, LO VOGLIO!” rinnovato davanti a questa assemblea nel Giovedì Santo conserva, ve lo assicuro, tutta la freschezza e tutto il sapore di quel giorno, vicino o lontano negli anni, in cui le mani del Vescovo sulla nostra testa ci trasmettevano lo Spirito del Signore per una vita generosamente e irreversibilmente offerta per Cristo e per la Chiesa. In questo Anno Sacerdotale poi, carissimi fratelli nel ministero sacerdotale, questo momento si carica ancora di più di gratitudine, di gioia e di responsabilità. Di gratitudine al Signore per l’inestimabile dono della chiamata al sacerdozio ministeriale e dei molti o dei pochi anni di presbiterato(il 2010 ci vede festeggiare i 25° di don Peppino Maraula, il 60° di Mons, Anselmo Saluzzi e il 50° di Mons. Domenico Venezia) e di quella che sale dal popolo di Dio, dal vostro vescovo, dalle comunità nelle quali state vivendo la vostra fraternità e la vostra paternità, per le vostre parole e i vostri silenzi, per i felici momenti pastorali e per quelli in cui registrate fallimenti e delusioni. Vi dico e vi diciamo GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE! Di gioia perché un prete non può essere un uomo triste dal momento che la Buona Notizia da testimoniare e annunciare è generatrice di speranza e di fiducia. Uomo di Dio, ma di un Dio gioioso, e discepolo di Gesù Cristo che, come abbiamo ascoltato nell’ odierna proclamazione delle letture, ha visto il suo ministero nella luce della gioia per tutti gli uomini, in particolare per gli ‘afflitti’ di ogni tempo. Di responsabilità nella fedeltà di Cristo perché in Lui si radica la nostra fedeltà, quella che i nostri orecchi hanno udito nella Liturgìa di Ordinazione nel momento in cui le nostre mani venivano unte con il Sacro Crisma: “Il Signore Gesù Cristo, che il Padre ha consacrato in Spirito santo e potenza, ti custodisca per la santificazione del suo popolo e per l’offerta del sacrificio”. Una sintesi mirabile del nostro ministero: mani per sempre profumate e giunte in preghiera per il nostro popolo, per celebrare l’eucarestia, per assolvere i peccatori, per abbracciare la gioia e il dolore, per immergerle anche nel fango e nella sporcizia delle miserie morali ma senza sporcarle mai! Come non pensare in questo momento alla bufera di scandali che si è scatenata nella Chiesa(e a tal proposito da tutti noi va al Santo Padre il nostro più affettuoso pensiero di solidarietà e di condivisione del suo magistero e del suo operato)a causa di quei confratelli le cui mani sono diventate vergognosi e squallidi attentati alla dignità di tanti ragazzi. Non sono “mostri”, sono “nostri” fratelli per i quali eleviamo al Signore la grazia della conversione e della purificazione insieme ad un cammino di giustizia che li veda chiedere perdono per il male commesso alle loro vittime. E’ l’Anno Sacerdotale, un dono spirituale di Papa Benedetto XVI, che stiamo vivendo anche come presbiterio diocesano attraverso soprattutto momenti di spiritualità, di adorazione eucaristica nei giovedì sacerdotali, di preghiera per le vocazioni e di memoria colma di gratitudine per i tanti presbiteri che hanno guidato nel remoto o nel recente passato le nostre comunità parrocchiali. Li raccomandiamo oggi all’amore misericordioso del Padre, mentre ad alcuni di loro, per l’esemplarità di vita e per il ricordo lasciato nel cuore di tanti fedeli,( S.E.Mons. Donato Pafundi, Don Giovanni Mezzadonna, Mons. Giuseppe Libutti, Don Antonio Locantore, Don Rocco Mirauda, Mons. Donato Zotta e Mons. Miche Gala) sono state dedicate le pagine di un libro, curato con passione da don Giuseppe Greco, e che proprio oggi vede la luce, dal titolo: “Spiega le ali verso il cielo. Profili sacerdotali nella diocesi di Acerenza”. Affidiamoci, carissimi fratelli presbiteri, a Maria, Madre della Chiesa e dei Sacerdoti, chiediamo l’intercessione di San Canio, vescovo e martire, di San Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, e di tutti i Santi perché veglino sulle nostre esistenze di pastori e di guide del popolo di Dio! Fratelli e sorelle carissimi, proseguiamo nella liturgia di questa Messa Crismale e preghiamo il Cristo, Unico, Eterno e Sommo Sacerdote che attraverso l’unzione degli Oli benedetti e consacrati ci conduca alla gioiosa consapevolezza della nostra identità: “Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa(1Pt 2, 9)”. Perché a Cristo: “……appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. AMEN!(1Pt 4,11)”. Acerenza, Basilica Cattedrale, 01. 04. 2010 Giovedì della Settimana Santa + Giovanni Ricchiuti Arcivescovo di Acerenza

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