“Tre sere” sul Vangelo di Luca

Nei giorni 25, 26 e 27 novembre, presso la Sala Ricevimenti “Villa Arcobaleno” (nel territorio di Brindisi Montagna) si è tenuta l’ormai tradizionale “Tre-sere biblica” della nostra Arcidiocesi, iniziativa che ha avuto inizio nel 2006 e che è giunta così al quarto anno di vita.

Le tre sere hanno avuto per oggetto il Vangelo di Luca. Relatore delle conferenze è stato padre Giovanni Claudio Bottini, OFM, Docente di Esegesi del Nuovo Testamento e Decano dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme.

Padre Bottini ha dedicato la prima sera ad un’introduzione generale al terzo Vangelo. La seconda si è, invece, soffermato sulla presentazione di Gesù offerta da Luca alla luce soprattutto dei “titoli cristologici”. Infine, la terza sera ha fissato l’attenzione sulla Chiesa nel Vangelo di Luca, in particolare sulla “comunità cristiana di Luca”, mettendo a fuoco le seguenti questioni: Quale comunità Luca ha di fronte? Quale comunità intende “generare” attraverso la sua opera?

È impossibile in poche righe ragguagliare i gentili lettori di “Orme di speranza” sui contenuti delle relazioni di padre Claudio, che sono state seguite con interesse ed attenzione dalle numerose persone convenute (l’Arcivescovo, i sacerdoti, i catechisti, altri “operatori pastorali”, ma anche semplici “appassionati della Parola”). Mi limito, pertanto, a riprendere i punti centrali delle tre conferenze, nell’auspicio che la pubblicazione delle relazioni di padre Claudio consenta ulteriori approfondimenti a quanti lo desiderassero.

In base a fonti antichissime, sostanzialmente confermate dagli studiosi, il terzo Vangelo è frutto dell’opera letteraria di Luca, un cristiano proveniente dal paganesimo, collaboratore di San Paolo nell’opera dell’evangelizzazione (cf. Col 4,14; Fm 23; 2Tm 4,11). Come si può chiaramente evincere dal Prologo del Vangelo (cf. Lc 1,1-4), nel redigere la sua opera, Luca agì da autentico storico, compiendo «ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi» (cf. Lc 1,3), al fine di offrirne un «resoconto ordinato», in grado di costituire un solido e sicuro fondamento alla fede di Teofilo, il misterioso interlocutore al quale Luca si rivolge all’inizio del Vangelo. Attraverso questo nome, che significa “amico di Dio”, è possibile che Luca interpelli direttamente ciascuno dei suoi lettori per invitarlo ad accedere ad una conoscenza più approfondita del Signore Gesù. Quanto alla data di composizione del terzo vangelo, le ipotesi più accreditate permettono di collocarla intorno agli anni 70/80. La comunità alla quale Luca si rivolge appare come una comunità cristiana non palestinese, bisognosa di essere confermata nella fede, forse per il fatto che sta vivendo il “dramma” della morte dei testimoni diretti della vita terrena e del ministero pubblico di Gesù. Ad essa Luca annuncia il Vangelo di Gesù, da lui definito Kyrios, il titolo che l’Antico Testamento (testo dei LXX) attribuisce a Dio e che la Chiesa riferì al Cristo glorificato.

Nelle sue grandi linee narrative, Luca sembra seguire da vicino il racconto di Marco. Presenta, inoltre, molti paralleli con Matteo, soprattutto in relazione all’insegnamento di Gesù. Vi sono, infine, delle notizie “inedite”, raccolte da Luca soprattutto nel cosiddetto “grande inserto lucano”, la lunga sezione del viaggio di Gesù dalla Galilea a Gerusalemme (9,51-18,24). Proprio la Città Santa gioca un ruolo decisivo nello schema complessivo dell’Opera lucana: verso di essa tende tutto il cammino di Gesù; in essa si compie il Mistero della Passione, Morte, Risurrezione ed Ascensione di Gesù; da essa prende il via il movimento “centrifugo” della comunità cristiana delle origini che porterà il Vangelo sino agli estremi confini della terra. Si vede, così, che nello schema complessivo dell’Opera Lucana, gli Atti degli Apostoli sono stati concepiti come un libro secondo rispetto al Vangelo, con l’intenzione da parte di Luca di mettere in luce che il Mistero di Cristo continua ad essere presente ed operante nella storia attraverso l’azione dello Spirito Santo nella Chiesa.

Per amor di sintesi, ripropongo lo schema complessivo del terzo Vangelo proposto da padre Bottini:

Prologo 1,1–4

Nascita di Giovanni dil Battista e di Gesù 1,5–2,52

Inizi della vita pubblica 3,1–4,13

Gesù in Galilea 4,14–9,50

In cammino verso Gerusalemme 9,51–19,27

Gesù a Gerusalemme 19,28–21,38

Passione e morte di Gesù 22,1–23,56

Risurrezione e ascensione di Gesù 24,1–53

Nella seconda sera, il focus si è spostato sul grande protagonista del terzo Vangelo: il Signore Gesù. Difatti, da qualsiasi versante ci si collochi nell’osservare il terzo Vangelo e lo sviluppo delle sue tematiche, qualunque chiave di lettura si scelga di adottare (la struttura geografico-teologica, lo schema promessa-compimento-missione, la tematica del Regno di Dio, quella della storia della salvezza, della vita del cristiano, dei titoli cristologici) non si può non constatare che Gesù di Nazareth è il centro dell’esposizione lucana. Nel presentare i lineamenti del volto di Gesù Cristo secondo il ritratto di San Luca, padre Bottini ha proposto un percorso scandito da sette tappe:

1. Gesù, centro della storia della salvezza;

2. Gesù Messia-Re;

3. Gesù Profeta;

4. Gesù Salvatore degli uomini;

5. Gesù realizzatore della salvezza offerta da Dio a tutti;

6. Gesù Signore;

7. Gesù modello del discepolo.

I sette punti sopra elencati sono altrettante prospettive alla luce delle quali emerge che Gesù è il centro della storia della salvezza compiuta da Dio a beneficio d’Israele (è, infatti, il Messia-Re ed il Profeta di Dio di cui parla l’Antico Testamento) e, nella pienezza dei tempi, rivolta a tutti i popoli della terra. Infatti, Gesù è il Salvatore di tutte le genti (come emerge dalle liberazioni dal demonio e dalle guarigioni fisiche e spirituali da lui operate) ed è il Signore-giudice di tutti gli uomini. Infine, il ritratto di Gesù è destinato a divenire quello di ogni suo discepolo. Gesù è, infatti, il maestro che il discepolo deve seguire sempre e dovunque, il modello a cui conformarsi in tutto (nella via della pace, della lode, della gioia, della croce) per entrare con lui nella sua gloria, la gloria del Paradiso.

La terza ed ultima sera, il relatore si è soffermato sul tema della Chiesa nel Vangelo di Luca. La comunità che, “in filigrana”, emerge dalle pagine del terzo Vangelo, è formata da cristiani di seconda generazione, animati da una fede appassionata in Gesù e da un grande slancio missionario, ma messi alla prova da problemi interni di varia natura e da difficoltà e persecuzioni esterne. Il principale problema che la comunità di Luca si trovò a fronteggiare fu il cosiddetto “ritardo della parusia” (= la seconda venuta di Cristo nella gloria per porre fine alla storia umana ed introdurla nel Regno dei cieli, nelle dimensioni della perfezione e dell’eternità). Da alcuni testi del Nuovo Testamento (cf. 1 Ts 4,17; 1 Pt 4,5; Eb 10,25; Ap 22,20) vediamo che i cristiani della prima generazione attendevano come imminente il ritorno di Cristo nella gloria. È naturale, quindi, immaginare che Luca, in quanto pastore e maestro della seconda generazione cristiana, si sia trovato a fare i conti con la necessità da una parte di non lasciar attenuare la fede nella futura manifestazione di Gesù come Signore del tempo e della storia, dall’altra di offrire alla comunità cristiana un “assetto di navigazione” che le permettesse di affrontare un percorso storico magari anche molto lungo. In particolare, in alcuni testi come ad esempio l’introduzione alla parabola delle mine del c. 19 (v. 11: “Gesù disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi credevano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro”), emerge la preoccupazione di Luca di mettere in guardia i fedeli dall’impazienza rispetto alla manifestazione futura del Regno e di far fruttificare nel presente i doni ricevuti da Dio. D’altro canto, vi sono dei testi in cui l’impaziente attesa della venuta del Signore viene, per così dire, soddisfatta, in quanto Luca adotta una prospettiva di “escatologia realizzata”, mostrando che il regno di Dio è già venuto e si è realizzato in Gesù, in quanto egli è l’autobasileia, il Regno di Dio personificato. È in tal senso emblematica la parte iniziale della cosiddetta “piccola apocalisse” lucana (17,20-37). Ai farisei che gli domandano “Quando verrà il regno di Dio?”, Gesù risponde così: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!» (17,20-21).

Con quest’articolata concezione escatologica, assieme ad altri grandi teologi di quel tempo, Luca permise alla Chiesa dei suoi giorni di prendere coscienza di essere chiamata a vivere “nel tempo” e “nel mondo” la fedeltà al Vangelo. Inoltre, a fronte delle defezioni causate dalle prime persecuzioni e delle conseguenti richieste da parte di alcuni di essere riammessi nella comunione ecclesiale, Luca pone l’accento da una parte sulla vigilanza e sulla testimonianza, dall’altra, alla luce del comportamento di Gesù con i peccatori, sulle tematiche della conversione e del perdono.

Luca riflette anche sul fatto “paradossale” che la salvezza apportata da Cristo aveva trovato accoglienza soprattutto da parte dei pagani e si era scontrata contro il muro d’incredulità della maggioranza dei Giudei. In questo stato di cose, guidato dallo Spirito Santo, Luca tratteggia una comunità cristiana distaccata dalle cose terrene, vigilante in attesa dell’incontro con il Signore, tutta intenta ad osservare con radicalità il Vangelo, nell’ardente speranza che tutti, anche i “fratelli maggiori ebrei”, possano un giorno unirsi nella fede nel Signore Gesù, Re d’Israele e Salvatore del mondo.

don Cesare Mariano

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