La figlia Maria Luisa nel ringraziare la comunità diocesana ricorda commossa il padre Luigi Forenza.

Gino-Forenza-1Cattedrale S. Maria Assunta

Acerenza  –  2 gennaio 2010

E’ desiderio della mia famiglia esprimere un ricordo di mio padre.

Quando Renato Cantore e Rocco Brancati hanno telefonato chiedendo un profilo per il TG3-Basilicata della RAI, ci siamo ritrovati a dover fare in pochi minuti un resoconto della sua vita a cui non avevamo pensato pur vivendo con mio padre quotidianamente. E’ emersa una lista di svariate attività svolte nell’arco della sua esistenza. Oggi è stato ricordato con affetto il suo impegno nell’Azione Cattolica Diocesana come Presidente. Suo riferimento è stato certamente il Concilio Vaticano II, ma anche encicliche sociali come la “Rerum novarum”. Da sociologo si è impegnato nella società, e credo che la sua formazione nell’Azione Cattolica degli anni ’50 lo abbia segnato profondamente. Mio padre era nato nel 1933, non ha fatto la guerra, e negli anni ’50 era un ventenne. Questa esperienza ha lasciato un’impronta che ha segnato anche la sua vita lavorativa.

Negli anni ’60 si occupa di sviluppo culturale nei programmi della Cassa per il Mezzogiorno, in Calabria a Crotone e in Sicilia a Catania. Poi giunge a Potenza dove apre un centro U.N.L.A. (Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo) la cui biblioteca diventa un riferimento per la città, soprattutto in un momento in cui i giovani ponevano domande e cercavano risposte. Ricordo che a volte a tavola raccontava dei libri che sparivano dagli scaffali, e commentava: “Almeno leggono”. La sua idea era che attraverso la lettura si potesse educare ad una libertà di pensiero e che il seminare fosse la cosa più importante, indipendentemente dalla raccolta. Era convinto che ogni individuo avesse la sua storia e la sua strada da percorrere e maturare. Nella libreria del suo studio si trovava di tutto. C’erano le encicliche, ma anche Marx, Sartre, Maritain, Mounier, Freud. Non vi erano indicazioni di lettura, ma una libera scelta da commentare eventualmente a tavola. Negli stessi anni ’70 organizzò attività teatrali e cinematografiche, nella parrocchia di don Peppino Nolè (a Potenza) “La settimana del ragazzo”, un’iniziativa interamente dedicata agli adolescenti. Diventa poi Sovrintendente ai Beni Librari per la Regione Basilicata e anche in questa occasione si dedica a un progetto di sviluppo culturale creando e sistematizzando una rete di biblioteche che potesse essere collegata a un circuito telematico nazionale . Operativo di paese in paese, ha creduto profondamente nelle possibilità di crescita di questa regione. Nel 1980, con il terremoto, organizza un gruppo di giovani volontari per il recupero di libri sotto le macerie. In particolar modo, chiesa dopo chiesa, si preoccupa di portare in salvo manoscritti, incunaboli, cinquecentine che, restaurate, saranno parte di una mostra nella Biblioteca Vaticana. Il periodo del terremoto, lo ricordo molto bene, è stato un momento di tragedia ma anche di grande risveglio e presa di consapevolezza da parte dei lucani delle loro forze, dei loro talenti, delle loro possibilità di andare avanti e promuovere sviluppo. In contemporanea c’era per mio padre l’impegno nella chiesa, sostenuto da un amico come mons. Giuseppe Vairo, suo padre spirituale, arcivescovo di Acerenza e poi Potenza.

In questa chiesa lui è stato battezzato, ha celebrato il matrimonio, ha operato come presidente di Azione Cattolica, ed ora è qui… Era molto legato a questa cattedrale che ha una storia importante, ed era orgoglioso di farla conoscere ai suoi colleghi in visita, anche stranieri. E’ un luogo costruito per essere un tempio di Dio, luogo dove poter far macerare, lievitare il ‘tempio dell’uomo’, che è il tempio più difficile da edificare. Io credo che lui nella sua vita abbia tentato di fare questo, ci abbia provato. E quando è sopraggiunta la malattia che ha colpito prima la scrittura, poi la parola, poi gli arti, nella sofferenza ha scelto la vita. C’era il dolore ma lui si è concentrato sull’impulso di vita. Era un cattolico, ed era un cristiano. E il Cristianesimo insegna ad attraversare la sofferenza, che può essere un momento di depressione o autocommiserazione, ma può diventare anche un momento di trasmutazione del proprio sè, può essere un’occasione di maggiore consapevolezza della vera natura dell’essere umano, di maggiore visibilità delle forze che lo animano. E lui ha proprio scelto di vivere fino all’ultimo istante. E sicuramente ora è nella luce, più vivo che mai, perché era convinto che lo Spirito anima la vita materiale.

Maria Luisa Forenza

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