Messaggio Natalizio di S.E. l’Arcivescovo.

NataleormeCarissimi fratelli e sorelle,

desidero innanzitutto porgere a ciascuno di voi e a tutti voi, sacerdoti, religiose, genitori, giovani e ragazzi, i miei più gioiosi e fraterni auguri per un Natale colmo di speranza e per un 2010 ricco di giorni di pace!

Sicuramente vi state preparando anche quest’anno, ringraziando il Signore, a trascorrere le feste natalizie nelle vostre comunità parrocchiali e nelle vostre case: vi invito ad un’intensa partecipazione alle liturgie e, intorno al presepe famigliare, vi auguro momenti di serena intimità.

Senza dimenticare gli anziani, i sofferenti nel corpo o nello spirito, i poveri e i bisognosi: a loro, in particolare, giunga il mio e il vostro più affettuoso pensiero pieno di preghiera e di fiducia.

Veniamo da giorni e viviamo vicende, in Italia e nel mondo, che sembrano remare contro la fiducia e contro la speranza in un clima di esasperato conflitto tra popoli e nazioni, di relazioni interpersonali che non lasciano molto spazio alla condivisione e alla solidarietà, di rifiuto e di emarginazione dello ‘straniero’, di una giustizia e di una pace che invece di abbracciarsi sembrano allontanarsi sempre più l’una dall’altra.

La bellezza della vita, la centralità della persona umana, la tutela dell’ambiente, la politica, l’economia, il lavoro: dovrebbero, queste tematiche, affascinare, offrire momenti di dialogo e di confronto costruttivi, promuovere la ‘convivialità delle differenze’ e affrettare il cammino dell’umanità verso un futuro meno drammatico e più sereno.

Ma, anche intorno a questi temi e lungo questo cammino, spesso si è gli uni contro gli altri, ci si contrappone e non se ne discute serenamente e ragionevolmente, con le conseguenze negative che sono davanti ai nostri occhi.

E’ dunque, quello che stiamo vivendo, un tempo che provoca una domanda e invoca una risposta che interpellano le nostre coscienze e alle quali in un modo tutto particolare noi cristiani, discepoli del Signore e portatori nella storia della Buona Notizia(il Vangelo), non possiamo sottrarci.

Per non cedere alla tentazione, vinti dalla stanchezza e dallo scoraggiamento, di fermarci lungo la strada e di addormentarci, intiepidendo la nostra fede, chiudendoci all’amore e rinunciando alla speranza.

Sì, carissimi amici, condivido con voi la domanda provocatoria che già il profeta Isaia, molti secoli prima della venuta di Gesù Cristo, in un momento difficile per il popolo di Israele, formula con queste parole: “Sentinella, quanto resta della notte?”(Is 21,11), là dove la notte diventa metafora di questa nostra storia così confusa e complessa, priva di punti di riferimento e generatrice di disorientamento e paura.

Non sono forse questi i pensieri che tante volte attraversano la nostra mente, che animano i nostri ragionamenti, che influenzano negativamente slanci ed entusiasmi?

Ed ecco la rassegnazione prendere il posto dell’attesa paziente e operosa, la chiusura in sé stessi che intristisce e crea solitudine, le scelte di vita e i comportamenti dannosi per sé e per gli altri.

Ma, “la sentinella risponde: viene il mattino, poi anche la notte: se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!”(Is 21,12).

Dunque, la notte ha un termine, non è eterna, deve passare per lasciare il posto alla luce: così è avvenuto e avverrà ancora per la notte o le notti dell’umanità.

In che modo?

La risposta è nell’evento dell’Incarnazione, nel gesto di amore di Dio che si fa incontro all’uomo in quel Figlio e in quel Bambino, di cui ci ha fatto dono, rivestito totalmente della nostra carne e dimorando, Lui che è il principio e la fine di tutto, nel tempo e nello spazio.

Questo è, carissimi fratelli e sorelle, il senso più profondo e più vero del NATALE per noi, cristiani, prima di tutto, perché possa diventare professione di fede, testimonianza di carità e portatore di speranza.

Riapriamo i nostri occhi allo splendore della nascita del Salvatore, risvegliamoci dal torpore e dalla pigrizia e riprendiamo il cammino in compagnia del Dio-con-noi.

Sant’Agostino scrive: “…….La Verità che il cielo non è sufficiente a contenere è sorta dalla terra per essere adagiata in una mangiatoia. Con vantaggio di chi un Dio tanto sublime si è fatto tanto umile? Certamente con nessun vantaggio per sé, ma con grande vantaggio per noi, se crediamo.

Ridèstati, uomo: per te Dio si è fatto uomo!”(Sermone, 185)

Buon Natale, fratelli e sorelle!

Vi abbraccio e vi benedico!

Acerenza, 16. XII. 2009

Vostro
+ don Giovanni, Arcivescovo

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