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“Non c’è Salvezza che nel Mistero dell’Incarnazione”

Omelia per la Messa della Notte di Natale 2009

Sorelle e fratelli carissimi,

nel porgervi il mio più cordiale e affettuoso ‘benvenuti!’ alla celebrazione della liturgia eucaristica della notte di Natale, in questa Basilica Cattedrale, in comunione gioiosa con la Chiesa e con le comunità parrocchiali della nostra Arcidiocesi, voglio confidarvi lo stupore e l’ incanto di quella notte prodigiosa, lì a Betlemme, la cui oscurità e il cui silenzio vennero riempiti di luce divina e di voce angelica: “… Vi annuncio una grande gioia… : oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, …. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”(Lc 2,10-13).

Amo sperare che quanti siete qui possiate dirmi: sì, è vero, anche noi siamo stupiti e pieni di meraviglia!

E’ la notte, quella del Natale del Signore, che ha cambiato la storia del mondo, per la quale noi stiamo rendendo grazie a Dio contemplando le sue meraviglie, raccolti intorno alla mensa eucaristica e affascinati dallo sguardo del Bambino Gesù.

La Parola di Dio, or ora proclamata e ascoltata, nella visione profetica di Isaia, nella splendida pagina evangelica di San Luca e nella profonda riflessione dell’apostolo Paolo, ci ha fatto comprendere che i sentieri della storia sono diventati la strada percorsa da Dio, viandante e pellegrino anche Lui, per venire incontro all’umanità e annunciarle la buona notizia della salvezza.

Una salvezza non sbandierata in parole e promesse vane e illusorie, non accompagnata da segni e gesti potenti e trionfanti, non acclamata da folle schiamazzanti e plaudenti: niente di tutto questo!

Al contrario, mentre su Israele incombe la minaccia di un’ invasione devastante e umiliante, in una terribile e drammatica situazione di scoraggiamento e di disorientamento, “il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”(Is 9,1).

Ed ecco la salvezza: “Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”(Is 9,5).

Il profeta Isaia aveva visto bene e aveva guardato lontano, verso un altro bambino e verso un altro figlio, non più e soltanto speranza di Israele nella continuità della dinastia regale, ma speranza di salvezza per tutta l’umanità.

Ma tutto questo accade e avviene in un ‘alloggio’ di fortuna, a Betlemme(la casa del pane) dove Giuseppe e Maria trovano accoglienza e, improvvisamente , per quest’ultima ‘si compiono i giorni del parto’.

Intorno a loro eventi di importanza storica mondiale: Cesare Augusto vuole sapere quanti abitanti ci siano nel suo impero forse nel punto massimo di potenza e di dominio su popoli e nazioni.

Maria compie quei gesti con cui ogni madre, teneramente e delicatamente, accoglie un nuovo bambino: il Suo grembo si apre per dare alla luce il figlio, lo avvolge in fasce e lo adagia in una mangiatoia!

Fratelli e sorelle, fermiamoci un momento e sgraniamo i nostri occhi, come bambini davanti al presepio, per cercare di comprendere l’incomprensibile, di vedere l’invisibile e di toccare con mano “la grazia di Dio apparsa e portatrice di salvezza a tutti gli uomini”(Tt 1,11).

Sì, perchè quel bambino, Gesù, è il Figlio di Dio, è il nostro Salvatore: la sua divinità nella nostra umanità, la nostra umanità nella sua divinità, la sua e la nostra storia compenetrate l’una nell’altra, Lui non estraneo a noi, noi non estranei a Lui.

Tra qualche momento, alla proclamazione della professione di fede, ci inginocchieremo e diremo ancora una volta: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

La Parola di Dio dunque ha generato questa verità su Dio e sull’uomo nell’evento dell’ Incarnazione che i Padri della Chiesa hanno descritto nelle mirabili e profonde pagine dei loro scritti sorprendentemente attuali anche per noi cristiani di questo tempo, chiamati ad essere testimoni e annunciatori di quella verità.

“La Verità che è nel seno del Padre è sorta dalla terra perché fosse nel seno di una madre. La Verità che regge il mondo intero è sorta dalla terra perché fosse sorretta da mani di donna. La Verità che alimenta incorruttibilmente la beatitudine degli angeli è sorta dalla terra perché venisse allattata da un seno di donna. La Verità che il cielo non è sufficiente a contenere è sorta dalla terra per essere adagiata in una mangiatoia. Con vantaggio di chi un Dio tanto sublime si è fatto tanto umile? Certamente con nessun vantaggio per sé, ma con grande vantaggio per noi, se crediamo. Ridéstati, uomo: per te Dio si è fatto uomo.”(2)

“Riconosci, cristiano la tua dignità….. Ricòrdati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del Regno di Dio. ….Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole…. Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il sangue di Cristo”.(3)

Nella cultura del nostro tempo, non ovviamente in tutta, provvidenzialmente, tentata dal vivere il presente e dal progettare il futuro a prescindere da Dio, come se Dio non ci fosse, in una autoreferenzialità e in un delirio di onnipotenza in forza delle quali il credere in Dio sarebbe, per l’uomo, un segno di debolezza e la rivelazione biblica del Dio-Bambino, ancor peggio, una ’favola’ da raccontare ai fanciulli, siamo chiamati, come credenti, ad affermare che la Fede non è ridurre Dio allo schermo dietro il quale ci nascondiamo per paura di affrontare la vita o all’illusorio Salvatore che, sottraendoci alla nostra responsabilità, costituisca la risposta alle nostre domande e la soluzione dei nostri problemi.

Il Natale del Signore, al contrario, mette in luce la sconfinata passione di Dio per la sua creatura umana svelandole, allo stesso tempo, quale sia il senso pieno del nascere e del morire, del gioire e del soffrire, del cercare e dello scoprire, del pensare e dell’ amare, del donare e del ricevere.

In un’epoca poi, come la nostra, crocevia di fedi e di religioni, e ce ne accorgiamo anche nelle nostre piccole comunità, la celebrazione di questa festa è per noi, cristiani, motivo per indicare la novità, l’unicità e l’originalità rappresentate dalla nascita di Gesù: è il Figlio di Dio inviato dal Padre a salvare l’umanità, è il Messìa di pace e di giustizia, è l’approdo sicuro di chiunque cerchi Dio con sincerità e con buona volontà, è l’Amico dell’uomo che gli viene incontro e cammina al suo fianco.

Il Concilio Vaticano II° a questo proposito afferma: “La Chiesa Cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo nelle religioni non cristiane. Essa però annuncia, ed è tenuta ad annunziare, il Cristo che è ‘via, verità e vita’(Gv 14,6) in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato a Se stesso tute le cose”.(4)

E’ Gesù Cristo, luminoso mistero di INCARNAZIONE, il Testimone del progetto salvifico di Dio.

Ma questa notte e questo giorno di Natale, pur così belli e gioiosi nella contemplazione dell’Emmanuele, il Dio-con-noi, e così unicamente suggestivi per i sentimenti di bontà, di solidarietà e di com-passione che sanno far fiorire nei nostri cuori verso i tanti nostri fratelli e sorelle, che sono nella sofferenza e nel dolore,

non possono ridursi a emozioni passeggere e a colpevoli silenzi di coscienza.

Non per cedere al pessimismo, carissimi, ma molte domande affollano la mente in riferimento alle vicende di questo nostro mondo:

c’è ancora posto per la speranza, se le previsioni del futuro non promettono nulla di buono?

Quando ritorneremo ad essere custodi della terra, se continua a prevalere la logica del possesso e dell’abuso di essa e delle sue risorse a danno dell’ umanità?

L’accoglienza ed il rispetto della vita, un valore spesso assediato e minacciato, troveranno ancora uomini e donne disponibili a riconoscerla come dono e a servirla?

Quando verrà la pace, se ancora sentiamo parlare di ricorso alle armi giusto e necessario, in un anacronistico e terrificante ritorno dell’antico ‘se vuoi la pace, prepara la guerra’?

I deserti della fame e della miseria, dell’ingiustizia e della prevaricazione, attraversati da popoli in cerca di dignità, torneranno a fiorire, se i paesi dell’opulenza e della ricchezza non promuoveranno progetti di solidarietà e di giustizia?

E volgendo lo sguardo in casa nostra non mancano preoccupazioni e problemi gravi.

Il nostro pensiero va a quanti, negli ospedali, nelle case per gli anziani, nei centri di accoglienza dei diversamente abili, nelle famiglie in difficoltà, nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro soffrono, attendono e sperano in un futuro di fiducia e di maggiore serenità.

Un futuro che in modo particolare tocca i bambini, i ragazzi e i nostri giovani perché crescano, guidati dai loro genitori e dagli altri educatori, sani e santi, ‘in età, in sapienza e in grazia’, docili e responsabilmente liberi e perché i loro sogni e i loro progetti trovino realizzazione in una società che dia loro lavoro e dignità.

Nella celebrazione dell’Eucarestia, che ora andiamo a continuare, le domande, i pensieri e le preoccupazioni diventino una personale e comunitaria ‘lettera al Bambino Gesù’ che, ne siamo certi, ci risponderà regalandoci speranza, amore, impegno di carità, capacità di perdono e di comprensione, disponibilità a lasciarci avvolgere, come i pastori di Betlemme, dalla luce per alzarci e metterci idealmente in cammino per vedere ancora una volta, con gli occhi della fede, l’avvenimento preparato dal Signore.

“E’ questo l’augurio che faccio a tutti: che sentano un vagito di bontà nel loro cuore…. Questo Natale sia la pasqua dei fragili”, scrisse la grande poetessa Alda Merini, deceduta qualche mese fa, e ricordata ieri sulla prima pagina di AVVENIRE.

Il versetto del Salmo Responsoriale: “OGGI E’ NATO PER NOI IL SALVATORE” diventi, fratelli e sorelle, sulle nostre labbra il canto quotidiano della gioia e della certezza che non c’è salvezza se non in un Dio che si è incarnato per amore, che ci ha amato fino a morire, che è morto per darci la vita ed è risorto perché ci vuole eternamente felici con Lui.

Vi auguro un Santo Natale e giorni natalizi sereni e gioiosi! AMEN! COSI’ SIA!

Acerenza, 25 Dicembre 2009

+ Giovanni Ricchiuti

Arcivescovo di Acerenza

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