Prove tecniche di unità

unita1CONVEGNO NAZIONALE DEI DELEGATI PER L’ECUMENISMO E IL DIALOGO INTERRELIGIOSO IN UNITATE SPIRITUS (ROMA, 24-27 NOVEMBRE)

Un traguardo importante per i tanti immigrati nel Sud Italia è stato quanto stabilito, dal punto di vista religioso e dell’integrazione culturale, nel Convegno nazionale degli addetti cattolici alle questioni ecumeniche. Nella “splendida cornice” del Clarhotel, già casa dei Claretiani, è avvenuto il primo incontro ufficiale tra le diocesi di Italia e le tre grandi giurisdizioni ortodosse storiche nel nostro Paese. L’evento era nato solo per raccogliere i suggerimenti pratici riguardanti i rapporti “di vicinato” tra le diocesi e i credenti non cattolici ma è divenuto un vero vertice esecutivo nazionale della Metropolia greco-ortodossa, della nascente Arcidiocesi russa in Italia e della neonata diocesi rumena e dei cattolici rappresentati dai Vescovi dell’Ufficio nazionale CEI per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso (UNEDI). Benchè nel programma fossero equamente distribuiti i tempi delle relazioni nelle “aree“ ortodossia, protestantesimo, ebraismo e islam, tutta l’attenzione e la tensione dei presenti si è concentrata nelle decisioni pratiche che i cattolici dovranno adottare secondo le richieste del metropolita Zervos del Patriarcato Ecumenico, dell’Arcivescovo Innokentij e del vescovo rumeno Siluan. Decisione unanime dei Delegati è stata quella di riconoscere come interlocutori primi i rappresentanti di quelle giurisdizioni, ad ogni livello, persino negli Uffici CEI, di più, di riconoscerli come interlocutori indispensabili, come in una vera Conferenza episcopale “allargata”, continuano, insomma, le prove tecniche di unità. Le prove erano non di unificazione bensì dell’Unità perchè il confronto dei delegati con i singoli gerarchi orientali dava l’impressione di un dialogo tra i fedeli e i propri pastori, come se fossero i vescovi propri dei delegati!

I cattolici chiedevano a ciascun rappresentante ortodosso decisioni specifiche locali o in materia dell’amministrazione dei sacramenti con lo stesso impegno e i medesimi scopi che esistono tra i delegati cattolici ed i propri ordinari. Persino le tensioni tra i relatori ortodossi avevano il carattere eccessivamente schietto di una disputa tra parrocchie di paese.

La franchezza estrema era moderata dal diplomatico Mons. Paglia ma evidenziava i pregiudizi dei cattolici verso gli orientali separati in Italia (si accusava una competizione tra i ministri ortodossi), e le effettive difficoltà di giurisdizione tra Russi e Costantinopoli. Tutto ciò ha fatto cadere il tono formale, i cattolici e gli ortodossi si sono espressi con la massima chiarezza fino a rasentare “incidenti diplomtici” di sua eminenza Zervos con alcuni delegati diocesani e con l’arcivescovo russo. Non ci sono state maschere di buonismo né dichiarazioni di principi generici. Ci sono state domande precise e risposte pratiche.unita

Il tema reale che si è manifestato è stato ovviamente l’amministrazione dei sacramenti e il (difficile) riconoscimento dei competenti ministri, risultato sarà la raccolta delle proposte dei delegati diocesani in un vade mecum o addirittura di un Direttorio in materia di sacramenti e liturgia. Sacramenti e liturgia sono gli ambiti più complessi in cui si vive e definisce l’appartenenza ecclesiale degli orientali. Intanto, dice il vescovo Siluan dei rumeni, rimane l’impossibilità di partecipazione eucaristica tra cattolici ed ortodossi e si chiede di non imputare generali colpe verso gruppi stranieri in Italia in occasione di delitti; occorre non enfatizzare le contese interortodosse (come per i luoghi di culto tra russi e greco-ortodossi, per esempio), sottolinea Zervos e sua eminenza Innokentij ricorda il diritto degli stranieri di conservare beni e identità religiosi senza recriminazioni da parte degli Italiani che stigmatizzarono la collaborazione politico religiosa degli Orientali.

L’arcivescovo di Acerenza ha già anticipato quanto raccomandato al Convegno: la Caritas e i gruppi ecumenici lavorino strettamente per favorire anagrafi e contatti, evitare incomprensioni e sopratutto per evitare che qualcuno passi alla Chiesa di Roma allo scopo di garantirsi aiuti socio-economici.

sac. Giuseppe Nardozza

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