L’Azione Cattolica riflette sul proprio ruolo alla luce della “Christi Fidelis Laici”

aciAcerenza, 11 gennaio, Centro Congressi Mons. Gala.

Dopo un breve riferimento all’attività svolta la presidente, Ada Grippo, presenta il tema della giornata: una riflessione sul laicato a pochi giorni dalla celebrazione della decima giornata diocesana per la pace.

Citando il compianto pontefice Giovanni Paolo II la presidente afferma che, soprattutto in questo momento, non è lecito rimanere in ozio e, facendo propria una riflessione del Cardinale Tettamanzi: ”Questa è l’ora dei laici, è necessario che essi si inseriscano a pieno titolo e con un proprio ruolo nella missione della Chiesa. E’ necessario passare dalla teoria conciliare sui laici ad un’autentica prassi ecclesiale.”

Il compito specifico dei laici è, come ha precisato il Papa Benedetto XVI a Verona, “di agire in ambito economico, sociale e politico per costruire un giusto ordine nella società”. Questo obiettivo può essere perseguito percorrendo la via della spiritualità, della comunione, del dialogo. La vita associativa dell’AC trova dunque il suo punto di forza nello stare insieme, per pregare, per discutere e per confrontarsi, per compiere il discernimento delle situazioni concrete, per maturare orientamenti, per agire in spirito di servizio, e soprattutto per inaugurare, con la testimonianza del laicato cattolico, una nuova stagione di dialogo fra la Chiesa e la società.

L’arcivescovo Mons. Ricchiuti ha detto: “Vi confermo la mia vicinanza che fa appello a 140 anni di storia dell’AC, 140 anni di esperienza feconda. Anche oggi i frutti verranno perché vedo con gioia il vostro impegno. Il mio desiderio è camminare con voi.”

Poi, riprendendo e rilanciando il discorso della Presidente, l’Arcivescovo rileva come il laico utilizza la domenica, il giorno della comunità, dell’incontro, del dialogo, della preghiera e della riflessione condivisa secondo lo stile della comunione ecclesiale per poi svolgere nella settimana il suo coerente impegno in ambito produttivo, economico, politico per ordinare il mondo secondo il Vangelo.

In vista di tale impegno diviene centrale nella vita dei laici cattolici la domanda: “E voi chi dite che io sia?” In questa domanda l’iscritto all’Azione Cattolica trova il senso e la prospettiva del suo impegno.

Oggi celebriamo il battesimo del Signore. La liturgia di oggi ci offre la prima risposta a questa domanda. Gesù scende nell’acqua per farsi battezzare per condividere con noi in pienezza la dimensione umana. Allora si squarciano i cieli è il Padre svela l’identità di Gesù: “Questi è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto”.

Nel momento in cui il Padre svela l’identità del suo figlio diletto definisce anche la nostra identità come fratelli in Cristo, figli dello stesso padre e coeredi. Recuperiamo come AC la nostra identità di figli e coeredi per portare al mondo questa buona novella e per ordinare il mondo secondo Cristo.

Poi Fausto traccia una sintesi per grandi linee ma con molta efficacia della “Cristhi fidelis laici” di Giovanni Paolo II.

Il padrone esce di prima mattina e chiama operai per la sua vigna fino a tarda sera. Anche noi siamo stati chiamati ma il nostro impegno non sarà produttivo se non assumiamo Cristo come punto di forza. Cristo è la vite e noi siamo i tralci. Noi tutti siamo tralci dell’unica vite. Questa considerazione fonda la comunione ecclesiale. La vigna è il mondo che deve essere trasformato, cioè ordinato a Cristo. Egli stesso ha detto: “Vi ho costituito perché andiate e portiate frutto perché siate buoni amministratori della grazia di Dio”. L’ascolto della parola e la formazione costituiscono la linfa che, collegandoci a Cristo, ci consente di portare più frutto.

Dobbiamo evitare la tentazione di rimanere nella Chiesa come consumatori del sacro. Dobbiamo anche evitare di essere cristiani in chiesa ed opportunisti fuori, non possiamo legittimare la separazione tra fede e vita. In quanto laici partecipiamo al sacerdozio di Cristo, un sacerdozio di indole secolare che ci consente di gestire la conflittualità per orientarla alla pace, di valorizzare le diversità fra noi come ricchezza che si esprime in una comunione organica.

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