Diciamo con Maria la nostra disponibilità a Cristo perchè egli possa nascere nella nostra vita

L’Arcivescovo S.E. Mons. Giovanni Ricchiuti ha indirizzato in preparazione del Natale un messaggio che trovate nell’ultimo numero della rivista “Orme di Speranza”, è stato distribuito in tutte le Chiese della Diocesi ed è stato pubblicato anche sul sito diocesano http://www.diocesiacerenza.it/ dove trovate anche il testo della bellissima omelia che S.E. l’Arcivescovo ha rivolto ai fedeli nella notte di Natale. Qui di seguito una sintesi dell’omelia tenuta nella Messa delle undici nel giorno di Natale.

Auguri a voi, alle vostre famiglie ed alle vostre parrocchie che oggi annunciano il Natale e lo fanno in comunione con la Diocesi.

Benedetto chi ha visto il Natale del Signore.

Dio che aveva parlato attraverso i profeti ora ci parla attraverso il suo Figlio, Parola per eccellenza. La Parola che, nel dispiegarsi dei secoli, Dio aveva rivolto al popolo di Israele e, attraverso il popolo di Israele, a tutta l’umanità, ora con Giovanni si attualizza: “In principio era il Verbo … e il Verbo si fece carne”.

La storia è scandita da momenti di vitalità e di gioia che si caratterizzano con l’accoglienza della Parola ed eventi di sofferenza e di necrosi che si caratterizzano con il rifiuto. Anche la nostra vita personale è scandita dall’accoglienza e dal rifiuto. Ma nonostante il rifiuto e l’infedeltà dell’uomo quella Parola si è fatta carne e chiede la nostra disponibilità per attualizzarsi nella nostra vita, per accogliere le nostre debolezze e venire ad abitare fra noi.

Non dunque un Dio lontano e invisibile ma un Dio vicino, questa è l’originalità del cristianesimo. Non un dio che governa la vita dell’uomo ma che lo interpella su un progetto d’amore, di solidarietà e di salvezza. Solo questa domanda può dare senso alla nostro nascere ed al nostro morire. Giovanni Battista registrò le prime risposte a questa domanda: “Venne la luce ma non la videro, è venuto tra i suoi ma non lo hanno accolto”.

La drammaticità della vicenda umana si spiega appunto con questo mancato ascolto, anzi da qualche anno a questa parte si moltiplicano le inchieste su Gesù. Diversi studiosi oggi, sordi alla sua Parola si sforzano di indagare sulla vita di Gesù con gli strumenti dell’antropologia e della storiografia, ma non riescono a cogliere la misteriosa grandezza dell’evento. Non la carne, non il sangue possono attingere a questo mistero ma solo coloro che accolgono Dio che si fa dono all’uomo. Ed a questo uomo confuso, smarrito si rivolge il profeta quando dice: “Prorompete in canti di gioia o rovine di Gerusalemme.”

Questo è il senso del Natale oggi. Questo è il senso del nostro presepe. Un presepe ambientato sulle rovine morali e spirituali del nostro tempo.

Su queste rovine oggi si accende la stella cometa e gli angeli annunciano che Dio si è fatto uomo, è nato per noi un fratello che darà ragione del nostro sentirci fratelli, perché Egli ci ama fino in fondo. Facciamo quindi spazio al Signore nella nostra Vita perché ogni giorno sia per noi il Natale del Signore.

Allora anche la nostra fragilità, anche l’esperienza del peccato illuminata dalla luce del Natale sarà purificata perché possiamo rendere testimonianza al Signore e renderlo così presente nel mondo. Diciamo con Maria la nostra disponibilità a Cristo perché Egli possa nascere nella nostra vita.

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