La Giornata ebraico-cristiana cambia tema

Dopo le critiche per la nuova preghiera per gli ebrei del Venerdì Santo

ROMA, mercoledì, 26 novembre 2008 – Dopo le lamentele da parte di numerosi esponenti ebraici in merito al cambiamento della preghiera per il popolo ebraico del Venerdì Santo (cfr. ZENIT, 21 novembre 2008), la Giornata ebraico-cristiana, che si celebra tutti gli anni il 17 gennaio, cambierà tema.
Lo ha annunciato il Vescovo di Terni-Narni-Amelia, monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, parlando ai delegati diocesani riuniti in convegno a Roma, ricorda il Sir.
“Questo incidente – ha affermato il presule – non può far saltare per noi una riflessione sul rapporto ebraico-cristiano che rimane essenziale. Semmai ci spinge a farlo ancora di più”.
La Giornata, dunque, “continuerà e andrà fatta con grande tenacia e con profonda spiritualità”.
“Per senso di fraternità con gli ebrei”, ha tuttavia spiegato, “sospenderemo la riflessione che dal 2006 stiamo facendo insieme sui dieci comandamenti”.
Si è quindi deciso “di riflettere sul rapporto tra ebrei e cristiani sottolineando l’importanza delle Scritture, alla luce del recente Sinodo e della partecipazione, per la prima volta, di un rabbino tra i Vescovi di tutto il mondo”.
L’ufficio della Cei per l’ecumenismo e il dialogo farà presto arrivare ai delegati diocesani il nuovo sussidio per la celebrazione della Giornata.
“Naturalmente se ci sono ebrei che nelle diocesi vogliono partecipare alle iniziative della Giornata, noi non glielo impediremo – ha dichiarato monsignor Paglia –. Ma ciò dipende dai rapporti che ognuno di noi ha con i rabbini e con i fratelli ebrei”.
La linea scelta è quella “di non enfatizzare” l’incidente, “anche perché una sua eccessiva sottolineatura contraddirebbe quello che vogliamo fare e cioè appianare la situazione. La nostra saggezza ci aiuterà a ricucire gli strappi”.
Al convegno è intervenuto questo martedì l’Arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, che ha sottolineato che la “finalità del dialogo interreligioso non è, come alcune correnti teosofiche lasciano intendere, la creazione di una religione universale, sincretistica, che riconosce un minimo comune denominatore” presente in tutte le religioni.
Nel dialogo ecumenico, ha osservato, le Chiese hanno “una piattaforma comune e condivisa” che ovviamente non può esistere nel dialogo interreligioso, per cui le finalità sono diverse.
Nel dialogo interreligioso, inoltre, non bisogna esitare a mostrare la propria identità religiosa. “Non si può fare tabula rasa della propria identità cristiana”, ha concluso l’Arcivescovo.

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