San Rocco tra storia e devozione

Una raffigurazione di San RoccoDomenica 15 Aprile, presso il convento di San Francesco, si è tenuta la seconda giornata di studio rocchiana, organizzata dagli Amici del Pellegrino, con il tema “San Rocco tra storia e devozione”. Sono intervenuti: Franco Mattia, Paolo Ascagni, Gianpaolo Vigo, Adriano Badoer, Michele Iannuzzi e Nicola Montesano. Il giornalista RAI Edmondo Soave ha coordinato i vari interventi.

Dopo i saluti e i ringraziamenti del parroco Don Nicola Moles e del sindaco Pasquale Pepe, la parola è passata a Franco Mattia, vice presidente del Consiglio regionale della Basilicata. Egli, sottolineando l’importanza dell’incontro, simbolo eloquente della vitalità, della dedizione e dell’impegno assunti dalle associazioni rocchiane in Italia e nel mondo, ha insistito sulla necessità di una giornata regionale da dedicare al culto di San Rocco. Per la realizzazione di un appuntamento nazionale, aperto alle parrocchie, alle confraternite e ai comitati di festa, dovranno impegnarsi il Consiglio regionale, la Chiesa e l’amministrazione comunale.

Il vescovo don Giovanni Ricchiuti ha focalizzato l’attenzione sull’aspetto religioso della festa di San Rocco. “Si vuole purificare la devozione con il rischio di sradicarla. Ma ciò deve essere impedito perché la religiosità di popolo è il fondamento della chiesa”-ha affermato. Ricordando la sua esperienza vissuta lo scorso agosto, don Giovanni ha affermato che la festa patronale ha ritrovato il modo di far rivivere la fede, grazie anche all’impegno degli Amici del Pellegrino. Questi accolgono i pellegrini nello stesso modo in cui San Rocco accoglie le vite spezzate dei numerosi devoti. Monsignor Ricchiuti ha concluso augurando che Tolve diventi un centro di raduno di confraternite e che rilanci una buona e vera testimonianza di fede in questo tempo indifferente e distaccato dalla religione.

Edmondo Soave con un breve excursus sulla vita del Santo ha lasciato la parola a Paolo Ascagni, direttore della rivista “Vita Sancti Rochi”. Egli ha affermato che le conoscenze storiche su San Rocco sono ridotte poiché sono state contaminate da “incrostazioni” leggendarie che rendono il lavoro storico complicato. Tolve - La processione  di San RoccoNell’ultimo periodo, però, si sta assistendo al rifiorire degli studi storici e ad un nuovo culto della figura del santo prettamente devozionale. Confrontando le agiografie di diversi autori si notano punti di contatto e punti in cui le varie versioni divergono. Ad esempio tutti sono concordi nell’affermare che San Rocco sia nato a Montpellier, mentre divergono sul nome della madre: secondo alcuni si chiamava Libera, secondo altri Franca. Ascagni si è poi soffermato sulle località visitate dal Santo ed ha affermato che il suo culto è nato a Piacenza, città che non compare sulle agiografie. Il lavoro storico relativo al Santo è iniziato nell’Ottocento e si è sviluppato soltanto nel Novecento. Nel 1479 a Milano è stato ritrovato il primo documento su San Rocco, mentre nel Quattrocento il suo culto non si era ancora sviluppato in Francia. Quindi, ha sostenuto Ascagni, possiamo affrmare che il culto è nato in Italia e si è sviluppato progressivamente in Austria, Germania, Belgio, Francia ed, infine, in Spagna.

Dopo Ascagni è intervenuto Gianpaolo Vigo, presidente dell’associazione “San Rocco Italia”.Egli ha delineato i caratteri generali dell’associazione internazionale ed ha affermato che Montpellier è in contatto con venti nazioni. Vigo ha auspicato l’organizzazione di progetti in cui possano coordinarsi le varie regioni delle comunità europee, la creazione di cammini locali rocchiani e a Tolve la costruzione di un museo della religiosità popolare curato dagli Amici del Pellegrino.

La parola è passata quindi a Adriano Badoer, rappresentante dell’Arciconfraternita della Scuola Grande di San Rocco di Venezia. Egli ha asserito che le confraternite a Venezia fungono da ammortizzatori sociali e si occupano dei bisognosi. Le scuole di carità veneziane si dividono in piccole o minori e grandi. In passato le prime erano circa ottanta e potevano contare su almeno 1000 iscritti, ad esse appartenevano le corporazioni dei mestieri. Le seconde erano inizialmente sette ma ne sono sopravvissute soltanto quattro, fra cui quella di San Rocco, ricca di materiale storico e artistico; si conservano tra gli altri dipinti di Tintoretto, Tiziano e Giorgione.

Nicola Montesano, storico medievale, ha affrontato il tema della storia della festa di San Rocco a Tolve. Un primo culto embrionale del Santo risale almeno al 1543, essendo già attestato nella visita pastorale di quell’anno del vescovo Michele Saraceno. Nel 1647-48 poi, il regno di Napoli è devastato dalla peste bubbonica e anche a Tolve si ricorre all’intercessione di San Rocco nonostante il patrono di Tolve fino ad allora fosse stato San Nicola. Nel 1700 Tolve passa ai Carafa, che fanno allargare la chiesa , i lavori si conclusero nel 1753 e la chiesa venne destinata al culto di San Rocco.

Il convegno si è concluso con l’intervento di Michele Iannuzzi, presidente dell’associazione “Amici del pellegrino” che ha focalizzato l’attenzione sugli ex-voto e sul loro valore. L’ex-voto è un oggetto che il devoto dona al santo come ringraziamento per una grazia ricevuta o come risoluzione di una promessa. è errato definirlo come mera ricompensa, esso infatti si carica di un valore affettivo particolare e definisce un legame destinato a restare per sempre tra il devoto e il santo. Tutti i pellegrini, dopo la visita al Santo, rivedono gli ex-voto donati e rinnovano di anno in anno tale legame. Iannuzzi ha insistito perciò sulla necessità di costiturire un museo degli ex voto e della religiosità popolare a Tolve, affinché tale patrimonio di fede e di cultura non vada perduto e possa essere valorizzato.

Come ha ribadito il professor Venezia che ha voluto esprimere il suo pensiero “a proposito della vita di San Rocco; “Solum certum nihil certum esse”, ossia, l’unica cosa certa è che niente è certo. C’è bisogno di conoscer meglio la vicenda biografica di San Rocco e di indagare sulla diffusione del culto in suo onore, specie qui nel Mezzogiorno d’Italia, dove è ormai appurato il Santo non giunse mai in vita ma è ancora tanto venerato. Ben vengano dunque in futuro altre iniziative come questa nella nostra comunità, San Rocco ci rappresenta ed è necessario saperne di più.

Ilaria Pappalardo

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