Quegli occhi rivolti all’altare…

La pietà popolare resiste nei nostri piccoli centri

Pietragalla - La processione di S. Teodosio“Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli”. Una delle beatitudini più presenti nelle piccole comunità in cui ancora si assapora e si respira il clima della pietà popolare. Basterebbe entrare in una chiesa nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio per incontrare, nel silenzio e nella pace che regnano assoluti, un capo velato ed un viso intenso che, rivolto all’altare verso il tabernacolo fissa con immobilità il Signore consacrato ed i suoi occhi parlano il linguaggio dell’amore.

E’ uno dei primi segni tangibili della pietà popolare, la donna si alza, si avvicina ad un altare, depone una moneta, accende una candela, si segna con la croce e silenziosamente sguscia via portando nel cuore una forza ed una pace che non hanno simili.

Questa è una delle caratteristiche della pietà popolare che si incontra ancora nei piccoli centri e che riempie le strade dei paesini durante le feste locali. Le lunghe processioni, i canti, le preghiere ed, a volte, delle vere e proprie nenie, che sembrano sgorgate dai rivi e dai monti danno agli uomini del terzo millennio la consapevolezza che il Dio che si è fatto storia e che è quotidianamente nella storia degli uomini cammina al nostro fianco, segna il nostro passo, prega con le nostre parole.

“Ed il cristianesimo diventa allora per tutti indipendentemente dallo stato d’animo, da quel che hai sentito, che non hai sentito, dal tuo parere, da quel che è lucido o che è oscuro in te, un fatto, un uomo che si dilata nella storia che si fa uomo, che è presenza della salvezza all’uomo, che è il significato della storia”.

Gli uomini avvertono il bisogno di sottolineare i momenti delle feste religiose e riprendono le forze, i sorrisi, la ricchezza di spirito per la realizzazione delle stesse. I fermenti che animano le stradine ed i vialetti del paese, le luminarie, gli addobbi, il suono delle bande cittadine vanno tutti letti nell’appartenenza al Signore, nella gioia e nel dolore di una esistenza consumata nella Sua volontà, un Signore che tutto vede, tutto conosce e le cui orme sono costantemente presenti negli itinerari terreni.

Ai sacerdoti compete il rinforzo e la rivitalizzazione di questi momenti, la capacità di collocarsi nell’animo dei fedeli e di riproporre attraverso riti e venerazioni particolari e personali, la presenza di Dio che ci ha amati e ci ama al punto di sacrificare il suo unico Figlio per la salvezza dell’umanità.

Non bisognerebbe mai sradicare da un contesto le tradizioni religiose e non, ma, avendo rispetto delle stesse, correggere, approfondire, far interiorizzare quei sentimenti primitivi ed originari che sono alla base di tutta la pietà popolare e che offrono linfa vitale alle popolazioni ancestralmente legate ai luoghi, ai riti ed alle tradizioni.

don Giordano Stigliani

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