Cancellara un paese da presepe

Lo stemma di CancellaraIl paese ha antichissime origini, X-VII secolo a.C. come è testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti in località “Serra del Carpine”. Cancellara è citata per la prima volta nel 1189 nel dizionario storico-blasonico del Di Crollalanza, inserita nel sistema amministrativo del Giustizierato di Basilicata, quando Eustachio Santoro era barone di Cancellara, Castelnuovo e Casale di S. M. di Giambove.

Infatti è solo dopo l’anno mille, nel periodo di influenza Federiciana, che si può parlare di una vera e propria “Terra Cancellariae” e sono di quest’ epoca l’imponente castello medievale che domina il paese e l’ antico borgo.

Sorse come centro fortificato, munito di castello e di mura, intorno al Mille per opera dei Normanni. Il territorio, fu assegnato dagli Angioini ai de Beaumont. Successivamente appartenne agli Acquaviva D’Aragona, che ristrutturarono il Castello, ai Monteforte, Acciaiuoli, Orsini Del Balzo, Zurlo, Caracciolo, Capano ed infine venne acquistato dai Carafa per passare poi agli Arcamone, che nel 1775 lo vendettero a Benedetto Candida.

Il 1700 rappresentò per il paese un periodo di grandi trasformazioni: fu il secolo di maggiore espansione urbanistica e demografica nonché di notevole crescita culturale ad opera soprattutto dei frati francescani minori del Convento dell’ Annunziata. Nel 1799 aderì agli ideali della Repubblica Partenopea.

Da ricordare sono anche i frequenti terremoti che nel corso dei secoli hanno danneggiato notevolmente Cancellara. Degni di nota sono: quello del 1694, quello del 1857 che fece diverse vittime e quello del 1980 che rovinò la Chiesa Madre e rese inagibile il castello rendendo necessario anche l’ abbattimento di parte del piano superiore.

Sicuramente il simbolo di Cancellara è il castello medievale, situato in posizione dominante l’abitato, conserva ancora la caratteristica struttura feudale a fuso. Il castello fu costruito dalla famiglia Acquaviva d’Aragona intorno al trecento ed ospitò in un passato glorioso i vari principi feudali: i Caracciolo, i Carafa, i Pappacoda. Agli inizi del 1600 riveste un ruolo di notevole importanza nella vita del feudo ed è punto di riferimento per la comunità cittadina. Nel 1694 fu semidistrutto dal terremoto e rimase diruto per lungo tempo e ricostruito agli inizi dell’Ottocento; successivi eventi sismici ne hanno modificato l’ aspetto a come ci appare oggi.

Alle spalle del castello, proseguendo per le caratteristiche viuzze del borgo antico si trova la chiesetta di S. Caterina di Alessandria (VI secolo), conosciuta anche come Cappella di S.Antonio nel cui interno c’è una pietra tombale che chiude il vano dove sono conservati i resti di Pietro Cancellario, comandante Romano che, secondo la tradizione, ha dato il nome e l’origine al paese. In essa è possibile ammirare affreschi di Giovanni Todisco da Abriola e Luca del Giovanni da Eboli raffiguranti episodi della vita di S. Giorgio e S. Caterina.

In adiacenza al castello interessante è la Chiesa Madre di Santa Maria del Carmine, costruita nel XVI sec. con facciata interamente rifatta, caratterizzata da un particolare campanile a cuspide; all’ interno della chiesa si può ammirare il quadro della Madonna Delle Grazie del cinquecento.

Dal piazzale antistante la chiesa e il castello percorrendo una stretta e caratteristica stradina si raggiunge la Cappella di San Rocco, risalente al XV secolo. Una particolarità è costituita dal campanile e dall’orologio settecentesco, ancora oggi funzionante, con uno speciale sistema di ingranaggi ancora integri nonostante gli anni. Con i rintocchi diversi di due campane, una per le ore ed una per i quarti d’ora, udibili da buona parte del comprensorio comunale, scandisce con precisione le 24 ore della giornata, suddivise in blocchi di 6 ore e 4/4.

Da piazza S. Rocco, proseguendo per via V. Emanuele III si giunge in Largo Monastero ove si trova il Convento e la chiesa annessa della SS. Annunziata, fondati nel 1604 dai coniugi don Marino Caracciolo e donna Ippolita Pappacoda de la Nois, signori e padroni di Cancellara. La Chiesa, con portale in pietra locale scolpita, datato 1763, presenta un interno a due navate e conserva dipinti di G. Balducci e G. De Gregorio, detto il Pietrafesa.

Ciò che più colpisce iI visitatore che giunge a Cancellara soprattutto se arriva al tramonto, quando si accendono le luminarie nelle strade, è l’ aspetto “presepistico” del paese che dona un senso di estrema pace e tranquillità. Oltre alle bellezze architettoniche a Cancellara certamente si possono trovare aria salubre e prelibatezze culinarie: dalla pasta fatta in casa, ai latticini, all’ ottimo vino e olio e soprattutto la rinomata “salsiccia di Cancellara” (la sauz’ zza) la cui tradizione viene rinnovata annualmente il 3 febbraio in occasione della festività di S. Biagio (Santo Patrono).

Leggende e misteri sul castello di Cancellara

Il castello di CancellaraDiverse sono le leggende e i misteri che aleggiano sul castello di Cancellara a cui non si è ancora riusciti a dare una risposta.

Si racconta che quando fu costruito il castello, l’architetto, ignoto, volle costruire ben 365 stanze, numero che ricorda i giorni dell’anno. Forse perché così il barone poteva goderne la luce da ogni angolo.

A proposito della luce vi è un aneddoto molto interessante; pare che ancora oggi, qualcuno conosca una stanza del castello dove non compare per niente la luce. Molti hanno tentato di illuminarla, ma non c’è stato nulla da fare. Alcuni abitanti di Cancellara pensano che ivi fosse l’inizio dell’Inferno e, per questo, non tutti pensano di trovarla per non finirci direttamente da vivi.

Altra leggenda è quella della stanza del tesoro: pare che ci fosse una stanza contenente un tesoro il cui pezzo pregiato fosse una chioccia d’ oro con i pulcini anch’ essi dorati. Molti l’ hanno cercata ma mai trovata, o forse il primo… Come ogni castello anche quello di Cancellara pare avesse un passaggio segreto che sbucasse fuori dal centro abitato, si presuppone vicino la fiumara; molti sono i misteri sul percorso di tale passaggio di certo è che quando eravamo bambini i ragazzi più grandi per impressionarci ci raccontavano di strane storie di fantasmi e “munacidd” che esistevano all’ interno di una grotta la cui apertura è visibile dalla fiumara.

Tra leggende e misteri comunque di certo c’è che secoli fa il castello e la piazza sottostante (piazza Sedile) fossero ad uno stesso livello e che uno smottamento li abbia collocati nella posizione attuale.

Pino Peluso

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