Brindisi Montagna, “culla” del medioevo

Brindisi Montagna - panoramaLa prima notizia storiografica certa relativa a Brindisi Montagna (già Brindisi di Montagna; la preposizione di è stata cancellata con un decreto del presidente della Repubblica G. Gronchi) risale al 1268, anno in cui Carlo I d’Angiò, con regio decreto, affidò il feudo di Brindisi ed Anzi a Guidone da Foresta, nominandolo Primus Dominus Brundusii de Montanea et Ansiae, “primo signore di Brindisi di Montagna ed Anzi” (cf. A. Pisani, Cronistoria, 45). Da otto anni, in ricordo del conferimento del feudo, l’ultima domenica d’ottobre, si celebrano annualmente le “Giornate medievali”.

È evidente che l’inizio della storiografia (ossia della storia in quanto documentata) non coincide con l’inizio della storia di Brindisi. In mancanza di documenti d’archivio, si possono fare delle congetture.

In base ad esse, è stato ipotizzato che l’origine della comunità brindisina (o brindisese, come qualcuno preferisce per sottolineare la diversità rispetto alla città pugliese; cf. D. Allegretti, Peregrinazioni e pellegrinaggi brindisesi, 11) risalirebbe al tempo della seconda guerra punica, quando alcuni soldati romani, forse dispersi o forse stanchi di combattere, si stabilirono in vetta al monte su cui sorge l’attuale paese.

Si trattava forse di soldati provenienti dalla città di Brindisi di Puglia e da qui potrebbe derivare il misterioso nome di Brundusium de Montanea, o Brondusium de Montanis o Brundisium de Monte (cf. AA. Vari, Brindisi di Montagna in età moderna, 47). Sono state avanzate anche altre ipotesi, secondo cui l’origine di Brindisi viene ricondotta agli Eruli o ai Longobardi. A. Pisani le considera «semplici congetture, senza una fondata e persuasiva dimostrazione» (cf. Cronistoria, 44).

Brindisi Montagna, il castelloLe notizie in nostro possesso permettono di distinguere due fasi nella storia di Brindisi: la prima va dal 1268 (anno dell’assegnazione del feudo a Guidone da Foresta) al 1456, quando due terribili terremoti, il 5 ed il 30 dicembre, colpirono Campania, Lucania ed Abruzzo, causando numerose vittime (tra trenta e sessantamila). A seguito dei due terremoti, l’abitato di Brindisi, che allora si estendeva tra le Coste di Fonzo ed il piano di Mincio dalle parti dell’attuale Aia di Brindisi fu distrutto e completamente abbandonato, poiché i pochi superstiti rinunciarono a riedificare le loro case e si stabilirono nei paesi vicini. (cf. A. Pisani, Cronistoria, 44; D. Allegretti, Peregrinazioni e pellegrinaggi brindisesi, 29). Negli anni in cui il paese giace distrutto e disabitato, avviene un fatto importante: nel 1505 i Certosini di Padula erigono a Grancia (cioè fattoria, azienda rurale di proprietà della Certosa) la Rettoria di San Demetrio, ubicata nel territorio di Brindisi (cf. A. Pisani, Cronistoria, 31).

La seconda fase della storia documentabile di Brindisi ha inizio tra il 1534 ed il 1536. In quegli anni l’imperatore Carlo V si prodigò molto per favorire con onori simbolici, doni e privilegi, l’accoglienza in Italia meridionale dei Greci e degli Albanesi che cercavano di sfuggire all’invasione ottomana. Tra gli “espatriati” (che furono circa 25000), una trentina di famiglie provenienti dalla città greca di Corone (nel Peloponneso) si insediarono nel territorio di Brindisi e riedificarono il paese. Il 29 giugno del 1595 i Coronei di Brindisi decisero di riedificare (a croce greca) la vecchia chiesa di S. Nicolò, nucleo originario dell’attuale Chiesa Madre di S. Nicola Vescovo. Ai Greci si aggiunsero, nel 1628, alcune famiglie albanesi originarie di Croia. Dal 1628 Brindisi ottenne dal conte di Bisignano la possibilità di avere dei sacerdoti propri di rito greco. Nel 1727 arrivò il primo parroco di rito latino, don Gerardo Amati, che si preoccupò di dare alla Chiesa Madre l’attuale configurazione a croce latina e, più in generale, di latinizzare la comunità brindisina (cf. A. Pisani, Cronistoria, 18-19; D. Allegretti, Peregrinazioni e pellegrinaggi brindisesi, 31-33.40-50).

Nei sec. XVIII-XIX-XX, Brindisi condivide la sorte dei paesi vicini, passando dal dominio austriaco (1707-1734), a quello dei Borboni di Spagna (1735-1806 e 1815-1860), con la parentesi bonapartiana (1806-1815), fino all’unità d’Italia (1860-1861). Dal 1860 al 1864 Brindisi visse sotto la minaccia delle bande di briganti che infestavano i boschi circostanti. Tra gli eventi tumultuosi di quegli anni ve n’è uno che ha segnato profondamente la memoria collettiva dei brindisini (cf. A. Pisani, Cronistoria, 77; D. Allegretti, Tradizioni popolari in Brindisi Montagna, 1): il 2 novembre 1861, grazie ad un’improvvisa coltre di nebbia che ammantò il paese, i brindisini furono risparmiati dall’incursione delle bande di Crocco, Borjes e Serravalle. La tradizione attribuisce il fatto all’intervento miracoloso della Madonna delle Grazie, alla quale i brindisini sono molto devoti.

don Cesare Mariano

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