Anzi, le origini nella mitologia greca

Anzi, panoramaLe sue origini “leggendarie” ne fanno discendere il toponimo da Anzi, figlio di Ulisse e Circe.La sua comparsa documentaria, invece, parla di un’antica Anxia. E’ la “Tabula peutingeriana”, risalente al governo imperiale di Teodosio (347-395 a.C.) a rendere nota al mondo l’esistenza del centro appartenente alla comunità montana Camastra Alto Sauro. Un paese incastonato in uno sprone di roccia nuda, a un’altitudine che varia fra i 550 e gli oltre 1150 metri, e rappresentato da uno stemma che presenta una torre merlata sopra tre monti e sui merli tre spighe di grano. Simbolo dell’antico castello, che ancora oggi veglia dall’alto sulla cittadina fondata millenni or sono dai Pelasgi, che avevano abbandonato la città enotria di Laraia. Fortificata dai Goti nel 408 d.C., occupata dai Longobardi meno di due secoli dopo, Anzi fu resa importante dai Normanni. Nel 1133 re Ruggiero la “sbancò”, mentre nel 1191 fu la volta dell’imperatore Enrico VI. Passato sotto gli angioini e i feudatari Guevara, l’abitato di Anzi passò nel 1568 ai marchesi Carafa di Belvedere.
Un titolo – quello di marchesi – che divenne solo nominale dal 1810, una volta abolito il feudalesimo.
Poco meno di duemila, al censimento Istat del 2001, gli anzesi rimasti in paese. Nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, erano più del doppio, ben 4074. A metà dello scorso secolo, invece, si è avuta l’ultima impennata, con la popolazione che era salita dai 2299 abitanti de 1921 ai 3371 del 1951 (fonte Istat).
Di intatto oggi, rispetto al passato, è rimasto poco. Questo poco è la torre del palazzo marchesale dei Carafa. Oltre a questa, da vedere ci sono anche l’arco della piazza, i palazzi Fittipaldi, Pomarici, Rossi, De Stefano, D’Aquino e Lovece. Una particolare attenzione la meritano le chiese. La cappella di Santa Maria del Rosario e della Seta ha origini che si perdono nei secoli addietro. Lo stile romanico del sacrario di santa Lucia conferma la tradizione locale che lo vuole risalente al XII secolo. Alla chiesa della Trinità o di S.Antonio e’ legata la figura di Antonio Scirosci, un frate francescano che per la sua corposa dottrina ecclesiale ottenne la laurea dottorale ed il berretto rosso a quattro punte della “Sorbona”, prestigiosa accademia parigina. All’interno, un quadro del Pietrafesa, all’anagrafe Giovanni De Gregorio, raffigurante la Trinità e l’Incoronazione della Vergine con gli Angeli, e una Madonna del Rosario del XVI secolo di Michele Manchelli.
Infine, la chiesa di san Donato, già di sant’Andrea e di san Giuliano Eremita.
Fra le ricette tipiche di Anzi, le patate fritte con peperoni crusch e i freciedd al ragù.
Informazioni e curiosità su Anzi sono reperibili presso il curato sito Internet www.anzibasilicata.it

ricerca sitografica a cura di Antonino Palumbo

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