Una “favola” attuale… d’altri tempi

Abitacolo del bastone di San Canio ad AcerenzaC’era una volta, tanto tempo fa, un vescovo africano soave e retto, che amava Dio e le sue creature sopra ogni cosa. Compagno delle sue forze era un pastorale silente e fedele, vigoroso sostenitore di un uomo di tanta fede.

Il vescovo aveva scelto il suo bastone fra mille, ma il suo occhio si era posato sul più “prezioso”: un bastone ligneo, nodoso e privo di riccio. I due compagni di viaggio vivevano nella povertà e nell’amore… finché un giorno il prefetto di Cartagine, spaventato da “segni” straordinari, condannò il povero vescovo alla decapitazione. Il boia ebbe paura di eseguire la condanna e preferì abbandonarlo, su una precaria imbarcazione, in alto mare.

L’affiatato connubio approdò, miracolosamente, sulle coste della Campania dove continuò il suo cammino evangelico. Ma la vita di un grande uomo non poteva spegnersi in silenzio; così, durante la crudele persecuzione di Diocleziano, fu martirizzato, alla presenza fedele e muta del caro pastorale. Era il 1° settembre dell’anno 305 e il vescovo martire era San Canio.

Il 25 maggio del 799 le Sante Reliquie giunsero, per volere del vescovo Leone, nella Cattedrale di Acerenza, dalla cui cresta dell’alta cima il santo sembra gettare il suo occhio vigile e benevolo sull’intera Diocesi… Ma cosa accadde al fedele Bastone?…continuò a servire il suo Compagno… il Vescovo Leone, insieme al corpo, trasportò ad Acerenza anche il Pastorale di San Canio. Fu subito deposto e custodito nel cavo di un Altare dedicato al Santo, dal cui foro circolare di appena 15 cm di diametro può essere visto e venerato. Da allora si verifica un fatto straordinario, un fenomeno mai spiegato e inspiegabile con le leggi della fisica: il Bastone si muove spontaneamente per cui a volte è talmente vicino all’apertura da potersi toccare con le dita, altre è invece a metà o in fondo all’abitacolo da potersi appena vedere. Noi fedeli crediamo che il Sacro Bastone ligneo, nodoso e privo di riccio, silente e fedele continui a sostenere noi e il nostro cescovo Giovanni Ricchiuti nel Cammino di fede, nel rispetto della povertà e nell’esempio del nostro umile e Glorioso “pastore” San Canio.

Antonia Saluzzi

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