Giustizia educativa ed equità sociale

E’ necessario proporre alla scuola grandi obiettivi

Nonostante le suggestioni della illegalità e della devianza, che nella province contermini danno luogo a situazioni molto difficili, la Basilicata è prima in Italia per pace sociale e ordine pubblico. Noi riteniamo che questo sia il risultato dell’eccellente lavoro prodotto in regione dalle agenzie educative, la famiglia, la Chiesa e la scuola. La scuola lucana ha una storia importante per il pensiero pedagogico che ha espresso e per l’attività didattica che ha messo in campo. Essa, tuttavia, non riesce a far presa sui giovani, che sognano il proprio futuro in altre realtà territoriali, attirati come farfalle dalle tremolanti luci metropolitane, dove inevitabilmente rischiano di bruciarsi le ali. Con la loro “benevola irruzione”, i vescovi lucani squarciano il velo su verità molto dura, con le quali chi ha la responsabilità di progettare il futuro del nostro territorio dovrebbe necessariamente confrontarsi. “Come può – dicono i vescovi – mancare l’attenzione verso i luoghi in cui si costruisce il futuro? E’ necessario proporre alla scuola grandi obiettivi mettendola in condizione di attuare la giustizia educativa, fondamento di ogni equità sociale ed istituzionale, specialmente nei confronti dei ragazzi che la scuola perde, rendendo povero il nostro futuro”.

Messaggio forte, esplicito. E’ lecito attendersi che qualcosa cambi in regione per effetto di questo messaggio. Temo di no. In fondo, si tratta solo di un documento pastorale, una nobile voce che grida nella solitudine del deserto. Perché cambi qualcosa davvero sarebbe necessario rilanciare la grande idea progettuale che ci fu proposta in occasione del convegno ecclesiale di Palermo. Inculturare la fede. Questa idea presupponeva la valorizzazione del laicato cattolico, impegnato a promuovere nel quotidiano una cultura e una prassi politica, economica, scientifica, coerente con le indicazioni del magistero. Così oggi, in Basilicata, il messaggio dei vescovi potrebbe costituire un momento di reale svolta nell’ipotesi che: i docenti delle scuole lucane, soprattutto quelli che si muovono nell’ambito dei movimenti ecclesiali, facciano seguire al messaggio dei vescovi un’approfondita riflessione pedagogica per rilanciare, nella scuola pubblica, le grandi potenzialità del personalismo cristiano; i giornalisti cattolici promuovano attenzione da parte della stampa, perché il discorso pedagogico al sud non sia un ozioso monologo degli uomini della scuola; nell’ipotesi, infine, che i politici che si ispirano al pensiero sociale della Chiesa si attivino, perché la scuola disponga di strutture funzionali, sicure e dignitose e perché la scuola lucana, soprattutto nei piccoli centri, possa darsi un progetto caratterizzato da “grandi obiettivi”, in grado di promuovere per la nostra regione risorse umane capaci di progettare un futuro sostenibile in un territorio ricco di tutto (ambiente, acqua, energia, storia, arte), dove però non devono mancare la risorsa uomo, la cultura dell’iniziativa economica e politica, il pensiero produttivo. In un Mezzogiorno sfiduciato è necessario inculturare la fede, per promuovere fiducia e disponibilità; la speranza, per promuovere capacità progettuale; la carità, per promuovere la cultura dell’impegno solidale. Non si tratta di svuotare il discorso teologico per infarcirlo di un facile e banale sociologismo. Si tratta invece di comprendere a fondo la storia dell’incarnazione. Cristo si è fatto uomo per elevare gli uomini al rango di figli di Dio. Non avrebbe senso alcuna fiducia, se non garantita da Cristo, alcun amore se non fecondato dallo Spirito Santo, alcuna speranza se non radicata nel patto di alleanza del Sinai. Dio è fedele. Inculturare la fede non significa immaginare la cultura come patrimonio esclusivo dei credenti. Bisogna anzi prendere atto che la cultura è patrimonio comune e che la città dell’uomo dà diritto di cittadinanza a tutti, anche a coloro che orientano le proprie idealità in altri orizzonti valoriali.

E’ necessario dunque aprire un confronto aperto per costruire un progetto condiviso per la nostra regione, ove tutti abbiano la possibilità e sentano il dovere di esercitare creativamente per la propria capacità di proposta. E’ necessario che in questo spazio la Chiesa, senza pretendere corsie privilegiate, partecipi a tutti la gioia dell’annuncio: la novità di Cristo che fa nuove tutte le cose.

Particolare attenzione in Basilicata, dove per ovvie ragioni demografiche non ci sono le condizioni per una diffusione capillare delle suole cattoliche, va riservata alla scuola pubblica, rispettando la sua laicità ma valorizzando al meglio tutti gli insegnanti che si ispirano al personalismo cristiano. Sono tanti, dotati di forti motivazioni e professionalità.

La religione deve permeare di sé tutta la cultura, umanistica e scientifica e per fare ciò, pur rimanendo gli insegnanti di religione una risorsa preziosa da curare con particolare attenzione, vanno accompagnati, sostenuti dai colleghi di altre discipline che si riconoscano nella ispirazione cristiana. Da soli non posso bastare.

Donato Pepe

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